Vogliamo bandi per l'assegnazione delle migliaia di case vuote a L'Aquila!

Il problema

Vogliamo un bando per l’assegnazione degli alloggi di proprietà pubblica (progetto case e appartamenti equivalenti) a chi ne ha bisogno!


C.A.S.A. (Come Abitare Senza Abitazioni?) è una campagna organizzata da cittadini e cittadine aquilane provenienti da soggetti ed esperienze diverse, ma che si pongono un obiettivo chiaro: chiedere alle istituzioni vere politiche abitative per la comunità aquilana, che a 14 anni dal terremoto si ritrova in una situazione paradossale quanto incredibile: vivere un’emergenza abitativa nonostante la città sia stracolma di case di proprietà pubblica oggi vuote. All’Aquila, infatti, per una famiglia con reddito basso è impossibile ottenere un alloggio pubblico.


Sul territorio ci sono, circa 5.724 alloggi del Progetto Case e Map, di cui 698 appartamenti sono agibili e non abitati. Nonostante ciò, la graduatoria del bando del 2020 per l’assegnazione di tali alloggi ha lasciato decine e decine famiglie in attesa di conoscere la propria sorte. In aggiunta a questo, nel febbraio 2023, il Comune pubblica un nuovo bando che prevede l’assegnazione di appena 40 moduli abitativi per famiglie, e altri 10 alloggi tra c.a.s.e. e  m.a.p per soggetti separati/divorziati con figli. Offerta che riteniamo insufficiente rispetto al reale fabbisogno che c’è oggi in città, sempre crescente a causa della crisi e dell’aumentare del costo della vita. 

Senza contare che i dati su Case e Map dell’Aquila sono frutto di elaborazioni ufficiose: il Comune dell’Aquila, infatti, non è trasparente nel comunicare quanti e dove sono gli alloggi, né se esiste una mappatura aggiornata. Sembra incredibile, ma a oltre 13 anni dal terremoto nessuno sa qual è il reale stato dell’arte.

Oltre alle aree Case e Map ci sono poi circa 364 alloggi equivalenti, di cui 210 agibili e non abitati. Si tratta di appartamenti ricostruiti dallo Stato e diventati di proprietà del Comune proprio con l’obiettivo di avere un patrimonio adeguato alle politiche abitative. 

Tutto il contrario di quello che sta accadendo: case vuote, nuove e sicure, ricostruite con i soldi nostri, di proprietà pubblica, sono infatti da tempo lasciate colpevolmente all’abbandono.

Con questa raccolta firme chiediamo che questi alloggi, di proprietà pubblica, vengano assegnati a chi ne ha bisogno, attraverso un bando ADEGUATO di assegnazione che abbia criteri trasparenti: che diano priorità a famiglie e singoli con difficoltà economiche, disabilità sociale e psicofisica, minori o disabili a carico; persone escluse dai circuiti dell’accoglienza e a chi non ha una fissa dimora. Chiediamo inoltre che questi alloggi siano assegnati in numero congruo alla loro disponibilità e alle esigenze delle famiglie che li richiedano, perché non sono più accettabili bandi che mettano a disposizione pochissimi appartamenti e ultra-periferici, in una città dove i trasporti pubblici e i servizi nelle periferie sono quasi inesistenti.

Chiediamo, inoltre, che il canone sia proporzionato alla situazione reddituale dell’inquilino, esattamente come avviene per l’edilizia residenziale pubblica. 

Chiediamo infine che gli alloggi destinati alla residenzialità universitaria, anch’essi fermi da tempo, vengano resi accessibili a tutti/e gli/le studentesse in modo che sia effettivamente garantito il Diritto allo Studio. Tutto questo continua ad essere surreale, in una città che viene definita “universitaria” e dove gli alloggi pubblici per studenti e studentesse assegnatari di borse di studio sono poche decine, peraltro “a tempo determinato”. La residenza Campomizzi, infatti, rimane in deroga da anni e per il prossimo anno accademico è stata stabilito il trasferimento di questi (pochi) alloggi nel quartiere di Cansatessa, a 7 km dal centro, senza servizi e mezzi. Che fine ha fatto il famigerato “collegio di merito” Ferrante d’Aragona, che dovrebbe dare appartamenti diffusi nella città attraverso gli alloggi equivalenti? Pretendiamo risposte su questo da chi quel collegio l’ha voluto e fondato: Comune, Gran Sasso Science Institute e Università degli studi. 

Il diritto ad avere una casa è un diritto fondamentale per permettere alle persone di avere un tenore di vita volto a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, come si afferma anche nell’articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Un diritto che non può essere negato e ignorato colpevolmente dalle istituzioni in un paese che dovrebbe promuovere il rispetto per la dignità umana.

Aiutaci a spostare l'attenzione su questa grande problematica, firma la petizione, contattaci (sulle nostre pagine) per raccontarci la tua storia e diffondi questo appello. Mobilitiamoci insieme per una città migliore, più vivibile e più equa.

avatar of the starter
Casa L'AquilaPromotore della petizione

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Il problema

Vogliamo un bando per l’assegnazione degli alloggi di proprietà pubblica (progetto case e appartamenti equivalenti) a chi ne ha bisogno!


C.A.S.A. (Come Abitare Senza Abitazioni?) è una campagna organizzata da cittadini e cittadine aquilane provenienti da soggetti ed esperienze diverse, ma che si pongono un obiettivo chiaro: chiedere alle istituzioni vere politiche abitative per la comunità aquilana, che a 14 anni dal terremoto si ritrova in una situazione paradossale quanto incredibile: vivere un’emergenza abitativa nonostante la città sia stracolma di case di proprietà pubblica oggi vuote. All’Aquila, infatti, per una famiglia con reddito basso è impossibile ottenere un alloggio pubblico.


Sul territorio ci sono, circa 5.724 alloggi del Progetto Case e Map, di cui 698 appartamenti sono agibili e non abitati. Nonostante ciò, la graduatoria del bando del 2020 per l’assegnazione di tali alloggi ha lasciato decine e decine famiglie in attesa di conoscere la propria sorte. In aggiunta a questo, nel febbraio 2023, il Comune pubblica un nuovo bando che prevede l’assegnazione di appena 40 moduli abitativi per famiglie, e altri 10 alloggi tra c.a.s.e. e  m.a.p per soggetti separati/divorziati con figli. Offerta che riteniamo insufficiente rispetto al reale fabbisogno che c’è oggi in città, sempre crescente a causa della crisi e dell’aumentare del costo della vita. 

Senza contare che i dati su Case e Map dell’Aquila sono frutto di elaborazioni ufficiose: il Comune dell’Aquila, infatti, non è trasparente nel comunicare quanti e dove sono gli alloggi, né se esiste una mappatura aggiornata. Sembra incredibile, ma a oltre 13 anni dal terremoto nessuno sa qual è il reale stato dell’arte.

Oltre alle aree Case e Map ci sono poi circa 364 alloggi equivalenti, di cui 210 agibili e non abitati. Si tratta di appartamenti ricostruiti dallo Stato e diventati di proprietà del Comune proprio con l’obiettivo di avere un patrimonio adeguato alle politiche abitative. 

Tutto il contrario di quello che sta accadendo: case vuote, nuove e sicure, ricostruite con i soldi nostri, di proprietà pubblica, sono infatti da tempo lasciate colpevolmente all’abbandono.

Con questa raccolta firme chiediamo che questi alloggi, di proprietà pubblica, vengano assegnati a chi ne ha bisogno, attraverso un bando ADEGUATO di assegnazione che abbia criteri trasparenti: che diano priorità a famiglie e singoli con difficoltà economiche, disabilità sociale e psicofisica, minori o disabili a carico; persone escluse dai circuiti dell’accoglienza e a chi non ha una fissa dimora. Chiediamo inoltre che questi alloggi siano assegnati in numero congruo alla loro disponibilità e alle esigenze delle famiglie che li richiedano, perché non sono più accettabili bandi che mettano a disposizione pochissimi appartamenti e ultra-periferici, in una città dove i trasporti pubblici e i servizi nelle periferie sono quasi inesistenti.

Chiediamo, inoltre, che il canone sia proporzionato alla situazione reddituale dell’inquilino, esattamente come avviene per l’edilizia residenziale pubblica. 

Chiediamo infine che gli alloggi destinati alla residenzialità universitaria, anch’essi fermi da tempo, vengano resi accessibili a tutti/e gli/le studentesse in modo che sia effettivamente garantito il Diritto allo Studio. Tutto questo continua ad essere surreale, in una città che viene definita “universitaria” e dove gli alloggi pubblici per studenti e studentesse assegnatari di borse di studio sono poche decine, peraltro “a tempo determinato”. La residenza Campomizzi, infatti, rimane in deroga da anni e per il prossimo anno accademico è stata stabilito il trasferimento di questi (pochi) alloggi nel quartiere di Cansatessa, a 7 km dal centro, senza servizi e mezzi. Che fine ha fatto il famigerato “collegio di merito” Ferrante d’Aragona, che dovrebbe dare appartamenti diffusi nella città attraverso gli alloggi equivalenti? Pretendiamo risposte su questo da chi quel collegio l’ha voluto e fondato: Comune, Gran Sasso Science Institute e Università degli studi. 

Il diritto ad avere una casa è un diritto fondamentale per permettere alle persone di avere un tenore di vita volto a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, come si afferma anche nell’articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Un diritto che non può essere negato e ignorato colpevolmente dalle istituzioni in un paese che dovrebbe promuovere il rispetto per la dignità umana.

Aiutaci a spostare l'attenzione su questa grande problematica, firma la petizione, contattaci (sulle nostre pagine) per raccontarci la tua storia e diffondi questo appello. Mobilitiamoci insieme per una città migliore, più vivibile e più equa.

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