COVID 19: Quale filiera alimentare per l’Italia?

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Dafne Chanaz ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Luciana Lamorgese (Ministro dell'Interno) e a

Sorprende molto la chiusura, nella maggioranza delle città Italiane, dei mercati rionali. Nei mercati spesso l’aria circola meglio, i corridoi sono ben più ampi di quelli dei supermercati, tutto si fa alla luce del sole e le pubbliche autorità hanno agio di controllare e supervisionare il rispetto delle norme oltre che di regolamentare eventuali speculazioni sui prezzi in un periodo in cui e' essenziale tale controllo.

 

Eppure è parso evidente, sin dall’inizio, che il cibo si comprasse ‘al supermercato’. In un momento di emergenza, un intero stato delega quindi al settore privato una necessità di importanza vitale per i cittadini ed il loro sistema immunitario: il reperimento di cibo fresco, accessibile, adeguato, meglio se di filiera corta.

 

Le primavera, si sa, è una stagione esplosiva specialmente in agricoltura. In Europa fino a pochi anni fa moriva un’azienda agricola al minuto per la difficoltà dei piccoli produttori di resistere in un contesto globalizzato. Le produzioni agricole di piccola e media scala sono il fiore all’occhiello dell’Italia, che ha il 12% del biologico d’Europa nel 2016, metà della biodiversità vegetale e un terzo della biodiversità animale conservate da molti piccoli agricoltori custodi ed eroici. Un capitale che ci spendiamo assieme ai nostri paesaggi per primeggiare in tutto il mondo da questo punto di vista.

 

Ora se già era difficile sopravvivere per queste persone, che non hanno quasi mai abbastanza prodotto da vendere ai supermercati, la decisione arbitraria e antidemocratica di spostare tutto l’approvvigionamento alimentare del paese sui canali della grande distribuzione li ucciderà in massa, in un periodo in cui si è in piena produzione, con tonnellate di colture di prima qualità che andranno al macero, fragole, fave, asparagi che avrebbero potuto preservare la nostra salute e far sopravvivere il nostro entroterra più prezioso letteralmente gettate via mentre Conad ed Esselunga si sfregano le mani per l’aumento dei profitti in corso. Barcellona, citta' modello su questo fronte, sta riuscendo egregiamente a mantenere aperti i suoi 38 mercati rionali pur nel rispetto delle norme, in quanto servizio di approvvigionamento essenziale.

 

Che dire dei cittadini che si incrociano a migliaia tra file e angusti corridoi, con le mascherine, in spazi chiusi, i famosi supermercati, per comprare cibi conservati, ricchi di zuccheri e grassi e deleteri per la loro immunità?

 

Chiediamo ai sindaci e alle autorità competenti di tutte le città e comuni d’Italia di garantire a tutti i produttori diretti del territorio, in collaborazione con i sindacati e le associazioni di categoria del settore, l’accesso ai mercati rionali  nel rispetto delle norme di sicurezza per poter approvvigionare i cittadini di cibo fresco, economico e sano, in quanto il sistema pubblico di approvvigionamento alimentare, oltre ad essere la culla della democrazia (pensiamo all’Agorà greca), è una precondizione del suo esercizio, essenziale quanto la rete viaria e l’impianto fognario e non derogabile.

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