Un vitello vivo come premio di lotteria? No, grazie. Fermiamo questa pratica a Calatafimi

Firmatari recenti
Antonella Merlo e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

Il 3 maggio 2026, a Calatafimi Segesta (TP), l'Associazione Ceto Massari assegnerà come primo premio della lotteria della Festa del SS. Crocifisso un vitello vivo di circa 300 kg. Un essere senziente ridotto a oggetto da vincita, esibito come fosse merce qualsiasi. 

Non è folklore. Non è tradizione da proteggere. È la mercificazione di una vita.

Cosa e a chi lo chiediamo

Chiediamo al Comune di Calatafimi Segesta e al Garante Regionale dei Diritti degli Animali della Sicilia di intervenire immediatamente per revocare l'assegnazione del vitello vivo come premio della lotteria prevista per il 3 maggio 2026.

Cosa abbiamo fatto

LNDC Animal Protection ha già scritto al Comune e all'ASP Veterinaria di Trapani il 24 marzo 2026, chiedendo formalmente la revoca del premio.  Il Comune ha trasmesso gli atti alle autorità competenti senza prendere posizione e l’Associazione Ceto Massari ha risposto che dal punto di vista amministrativo tutto è in regola.

Per loro la questione è chiusa. Per noi non lo è mai stata: non si tratta di carte in ordine. Si tratta di etica e tutela degli animali.

Perché è sbagliato 

Un essere senziente non diventa un oggetto solo perché qualcuno ha compilato i moduli giusti.

Offrire un animale vivo come premio normalizza l'idea che una vita abbia un valore di scambio, che si possa vincere, cedere, ricevere come un pacco. È un messaggio sbagliato in qualsiasi contesto. Lo è ancora di più in una festa pubblica, comunitaria, che coinvolge famiglie e bambini.

Ogni bambino che vede un vitello messo in palio impara qualcosa: che gli animali sono cose. Che la loro vita ha un prezzo. Che è normale trattarli così. Non è normale. E non lo accetteremo mai.

Nessuna tradizione giustifica di trattare una vita come un premio. Una comunità che si riconosce in valori religiosi e civili ha gli strumenti — e la responsabilità — di scegliere simboli all'altezza di quei valori. Un vitello vivo in palio non lo è.

Firma ora

Mancano pochi giorni al 3 maggio. Ogni firma conta. Fai sentire la tua voce: un animale non è un premio.

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Il problema

Il 3 maggio 2026, a Calatafimi Segesta (TP), l'Associazione Ceto Massari assegnerà come primo premio della lotteria della Festa del SS. Crocifisso un vitello vivo di circa 300 kg. Un essere senziente ridotto a oggetto da vincita, esibito come fosse merce qualsiasi. 

Non è folklore. Non è tradizione da proteggere. È la mercificazione di una vita.

Cosa e a chi lo chiediamo

Chiediamo al Comune di Calatafimi Segesta e al Garante Regionale dei Diritti degli Animali della Sicilia di intervenire immediatamente per revocare l'assegnazione del vitello vivo come premio della lotteria prevista per il 3 maggio 2026.

Cosa abbiamo fatto

LNDC Animal Protection ha già scritto al Comune e all'ASP Veterinaria di Trapani il 24 marzo 2026, chiedendo formalmente la revoca del premio.  Il Comune ha trasmesso gli atti alle autorità competenti senza prendere posizione e l’Associazione Ceto Massari ha risposto che dal punto di vista amministrativo tutto è in regola.

Per loro la questione è chiusa. Per noi non lo è mai stata: non si tratta di carte in ordine. Si tratta di etica e tutela degli animali.

Perché è sbagliato 

Un essere senziente non diventa un oggetto solo perché qualcuno ha compilato i moduli giusti.

Offrire un animale vivo come premio normalizza l'idea che una vita abbia un valore di scambio, che si possa vincere, cedere, ricevere come un pacco. È un messaggio sbagliato in qualsiasi contesto. Lo è ancora di più in una festa pubblica, comunitaria, che coinvolge famiglie e bambini.

Ogni bambino che vede un vitello messo in palio impara qualcosa: che gli animali sono cose. Che la loro vita ha un prezzo. Che è normale trattarli così. Non è normale. E non lo accetteremo mai.

Nessuna tradizione giustifica di trattare una vita come un premio. Una comunità che si riconosce in valori religiosi e civili ha gli strumenti — e la responsabilità — di scegliere simboli all'altezza di quei valori. Un vitello vivo in palio non lo è.

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