Aggiornamento sulla petizioneUn fondo per fine carriera per gli equini atleti che generano milioni di euroContinuità di tutela per l’equino atleta 🇬🇧 Continuity of Protection for the Equine Athlete
Equi CamminoItalia, Italia
27 gen 2026

Il riconoscimento dell’equino come animale senziente e soggetto tutelato nell’ambito delle attività sportive rappresenta un principio ormai acquisito nell’ordinamento europeo. In particolare, l’articolo 13 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea ha introdotto un obbligo chiaro di considerazione del benessere animale nelle politiche e nelle pratiche che coinvolgono gli equini come atleti.
Durante lo svolgimento dell’attività sportiva, tale principio trova già applicazione concreta attraverso norme e sanzioni volte a prevenire i maltrattamenti, come dimostrano le penalizzazioni previste nei confronti dei fantini in caso di condotte lesive. Questo conferma che l’equino è riconosciuto come soggetto tutelato durante la prestazione.
Tuttavia, l’attuale applicazione dell’articolo 13 risulta prevalentemente limitata al momento della gara e alle condizioni immediate della prestazione sportiva. Non è invece garantita una tutela continua dell’equino durante l’intera carriera sportiva nei casi di sospensione dell’attività, chiusura degli impianti o vuoti gestionali, pur permanendo lo status di equino atleta coinvolto in un sistema sportivo organizzato.
Il benessere dell’equino atleta, infatti, non può essere inteso esclusivamente come assenza di maltrattamenti. Esso deve comprendere anche le condizioni strutturali e organizzative in cui l’animale è inserito, incluse le caratteristiche delle strutture che lo ospitano, la continuità della gestione e la capacità del sistema di garantire il soddisfacimento dei suoi bisogni etologici e funzionali, tra cui la possibilità di allenarsi e competere in modo coerente con il ruolo sportivo che gli è stato attribuito, tenendo conto che l’interruzione delle condizioni necessarie all’allenamento e alla competizione può incidere negativamente sul benessere fisico dell’equino.
In assenza di una continuità strutturale, il riconoscimento dell’equino come atleta rischia di diventare intermittente e dipendente dalla funzionalità del sistema umano, anziché fondato sullo status dell’animale come soggetto senziente coinvolto in un’attività imposta e organizzata dall’uomo.
Esistono esempi concreti che mostrano fino a che punto l’equino sappia adattarsi e collaborare all’interno di un sistema sportivo umano. Equini atleti che hanno partecipato  a competizioni sportive pur essendo non vedenti hanno dimostrato una straordinaria capacità di relazione, fiducia e partecipazione. Oggi, una volta conclusa la carriera agonistica, questi stessi equini sono a riposo. Il loro valore, però, non si è esaurito con la prestazione.
Per questo motivo, modelli che garantiscono una maggiore continuità strutturale e gestionale del sistema sportivo risultano più coerenti con lo spirito dell’articolo 13, poiché riducono il rischio che la tutela dell’equino dipenda esclusivamente dalla funzionalità contingente delle strutture.
In tale prospettiva, la continuità della tutela dell’equino atleta durante la carriera sportiva trova il suo completamento naturale nella fase successiva alla cessazione dell’attività agonistica. Da qui la necessità di un fondo dedicato, capace di garantire continuità e responsabilità nei confronti dell’equino anche una volta terminata l’attività sportiva.
Passo dopo passo.
L’equino è soggetto prima, durante e dopo la carriera.
🇬🇧
The recognition of the equine as a sentient animal and as a protected subject within sporting activities represents a principle that is now firmly established in the European legal framework. In particular, Article 13 of the Treaty on the Functioning of the European Union has introduced a clear obligation to take animal welfare into account in policies and practices involving equines as athletes.
During the performance of sporting activity, this principle already finds concrete application through rules and sanctions aimed at preventing maltreatment, as demonstrated by the penalties imposed on jockeys in cases of harmful conduct. This confirms that the equine is recognised as a protected subject during sporting performance.
However, the current application of Article 13 remains predominantly limited to the moment of the race and to the immediate conditions of sporting performance. Continuous protection of the equine throughout the entire sporting career is not guaranteed in cases of suspension of activity, closure of facilities, or governance gaps, despite the equine retaining its status as an athlete involved in an organised sporting system.
The welfare of the equine athlete cannot be understood solely as the absence of maltreatment. It must also encompass the structural and organisational conditions in which the animal is placed, including the characteristics of the facilities hosting it, the continuity of management, and the system’s capacity to ensure the fulfilment of its ethological and functional needs, including the possibility to train and compete in a manner consistent with the sporting role assigned to the equine, taking into account that the interruption of the conditions necessary for training and competition may negatively affect the equine’s physical well-being.
In the absence of structural continuity, the recognition of the equine as an athlete risks becoming intermittent and dependent on the functionality of the human system, rather than being grounded in the status of the animal as a sentient subject involved in an activity imposed and organised by humans.
Concrete examples show the extent to which equines are able to adapt and collaborate within a human sporting system. Horses that have competed in despite being blind have demonstrated an extraordinary capacity for relationship, trust, and participation. Today, once their competitive careers have ended, these equines are at rest. Their value, however, did not end with performance.
For this reason, systems that ensure greater structural and managerial continuity within the sporting framework appear more consistent with the spirit of Article 13, as they reduce the risk that equine protection depends solely on the contingent functionality of facilities.
From this perspective, the continuity of protection for the equine athlete during the sporting career naturally extends into the phase following the end of competitive activity. Hence the need for a dedicated fund capable of ensuring continuity and responsibility towards the equine even after sporting activity has concluded.
Step by step.
The equine is a subject before, during and after its career.

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