Un'Europa armata non è la nostra Europa Un appello contro Rearm Europe


Un'Europa armata non è la nostra Europa Un appello contro Rearm Europe
Il problema
I repentini cambiamenti avvenuti nello scenario internazionale obbligano tutti noi a una presa di coscienza sul ruolo dell'Europa e sul suo futuro.
Il piano Rearm Europe, presentato dalla Commissione Europea ci vede contrari.
Permettere agli stati di fare investimenti per 800 miliardi di euro sulle armi in deroga al patto di stabilità, cosa che non è stata permessa per affrontare le grandi emergenze sociali della povertà, della marginalità, dell'esclusione, e sostenere questi investimenti con risorse comunitarie ci sembra lontanissimo dagli ideali di pace, equità e democrazia che dovrebbero essere alla base della cultura politica europea.
Una simile scelta, inoltre, sarebbe pagata dai cittadini europei con nuovi tagli ai servizi sociali e alle tutele di famiglie e lavoratori, con la conseguenza di ampliare gli spazi politici per i partiti nazionalisti e di estrema destra, non a caso in crescita in tutti i paesi europei.
Tantomeno il ruolo dell'Europa potrà essere quello di provocare un prolungamento della guerra in Ucraina, che ha devastato e spopolato il paese, causato centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi.
L' Europa deve piuttosto attivare ogni possibile canale diplomatico per arrivare a colloqui di pace con l'obiettivo di giungere ad una pace di compromesso che salvaguardi le popolazioni civili e garantisca la sicurezza di un'Ucraina indipendente.
Oggi, promuovere una politica di riarmo porterebbe solo all'aumento della tensione e a maggiori rischi di escalation.
La politica brutale per cui se vuoi la pace devi preparare la guerra non ci appartiene.
Riteniamo, invece, che la prospettiva debba essere quella del dialogo e della distensione, e della progressiva ricostruzione di una politica di sicurezza collettiva e di un rinnovato quadro di relazioni multilaterali, un mondo multipolare nel quale né l'occidente, né tantomeno la sola Europa potranno dettare da soli regole e condizioni.
Riteniamo, invece, che sia necessaria una riforma dell’ONU che possa tornare a gestire il proprio ruolo di garanzia e di mediazione nelle crisi internazionali.
Chiediamo, dunque, che le forze politiche, i sindacati, le associazioni, del territorio esprimano chiaramente il loro rifiuto verso il piano ReArm Europe e riaffermino la vocazione della Val di Cornia ad essere terra di dialogo e di pace.

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Il problema
I repentini cambiamenti avvenuti nello scenario internazionale obbligano tutti noi a una presa di coscienza sul ruolo dell'Europa e sul suo futuro.
Il piano Rearm Europe, presentato dalla Commissione Europea ci vede contrari.
Permettere agli stati di fare investimenti per 800 miliardi di euro sulle armi in deroga al patto di stabilità, cosa che non è stata permessa per affrontare le grandi emergenze sociali della povertà, della marginalità, dell'esclusione, e sostenere questi investimenti con risorse comunitarie ci sembra lontanissimo dagli ideali di pace, equità e democrazia che dovrebbero essere alla base della cultura politica europea.
Una simile scelta, inoltre, sarebbe pagata dai cittadini europei con nuovi tagli ai servizi sociali e alle tutele di famiglie e lavoratori, con la conseguenza di ampliare gli spazi politici per i partiti nazionalisti e di estrema destra, non a caso in crescita in tutti i paesi europei.
Tantomeno il ruolo dell'Europa potrà essere quello di provocare un prolungamento della guerra in Ucraina, che ha devastato e spopolato il paese, causato centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi.
L' Europa deve piuttosto attivare ogni possibile canale diplomatico per arrivare a colloqui di pace con l'obiettivo di giungere ad una pace di compromesso che salvaguardi le popolazioni civili e garantisca la sicurezza di un'Ucraina indipendente.
Oggi, promuovere una politica di riarmo porterebbe solo all'aumento della tensione e a maggiori rischi di escalation.
La politica brutale per cui se vuoi la pace devi preparare la guerra non ci appartiene.
Riteniamo, invece, che la prospettiva debba essere quella del dialogo e della distensione, e della progressiva ricostruzione di una politica di sicurezza collettiva e di un rinnovato quadro di relazioni multilaterali, un mondo multipolare nel quale né l'occidente, né tantomeno la sola Europa potranno dettare da soli regole e condizioni.
Riteniamo, invece, che sia necessaria una riforma dell’ONU che possa tornare a gestire il proprio ruolo di garanzia e di mediazione nelle crisi internazionali.
Chiediamo, dunque, che le forze politiche, i sindacati, le associazioni, del territorio esprimano chiaramente il loro rifiuto verso il piano ReArm Europe e riaffermino la vocazione della Val di Cornia ad essere terra di dialogo e di pace.

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Petizione creata in data 14 marzo 2025