INTERROMPERE I FONDI STATALI A LIBERO

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No non è il LERCIO; è proprio LIBERO QUOTIDIANO, il quotidiano di proprietà Fondazione San Raffaele, 60% - Tosinvest (famiglia Angelucci), 40% (dal 2014), fondato nel 2000 da Vittorio Feltri.

Ecco la successione dei Direttori:
Franco Garnero, direttore responsabile (18 luglio 2000 - 1° gennaio 2007), 
Vittorio Feltri, direttore editoriale (18 luglio 2000 - 15 luglio 2008)
Alessandro Sallusti, direttore responsabile (1° gennaio 2007 - 15 luglio 2008)
Vittorio Feltri, direttore editoriale (18 luglio 2000 - 15 luglio 2008)
Vittorio Feltri (15 luglio 2008 - 1º agosto 2009)
Gianluigi Paragone, ad interim (1º agosto 2009 - 13 agosto 2009)
Maurizio Belpietro (13 agosto 2009 - 18 maggio 2016)
Vittorio Feltri, direttore editoriale (21 dicembre 2010 - 3 giugno 2011)
Pietro Senaldi, direttore responsabile (19 maggio 2016 - in carica)
Vittorio Feltri, direttore editoriale (19 maggio 2016 - in carica).

Nel 2003 Libero ha chiesto ai proprietari del bollettino Opinioni Nuove di prendere in affitto la testata.
Il quotidiano è diventato ufficialmente il supplemento dell'organo ufficiale del Movimento Monarchico Italiano.
In questo modo ha potuto beneficiare di 5.371.000 euro come finanziamento pubblico agli organi di partito, secondo quanto previsto dalla Legge 7 marzo 2001, n. 62.

Il d.P.R. 7 novembre 2001, n. 460 ha favorito la trasformazione in cooperative per tutte le imprese che intendono chiedere finanziamenti pubblici.
Nel 2004 Libero ha acquistato la testata Opinioni Nuove e si è poi trasformato in cooperativa di giornalisti.
Nei sette anni che intercorrono dal 2003 al 2009, Libero ha beneficiato di contributi pubblici per 40 milioni di euro.
Nel 2006 il quotidiano ha chiuso il bilancio con profitti per 187 000 euro.

Nel febbraio 2011, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) con la delibera 63/11/CONS, ha sanzionato il senatore Antonio Angelucci per omessa comunicazione di controllo per i giornali «Opinioni Nuove Libero Quotidiano» («Libero») e «Il Nuovo Riformista». La Commissione Consultiva sull'editoria presso la Presidenza del Consiglio, preso atto della sanzione comminata dall'Agcom, ha stabilito che i due quotidiani dovranno restituire i circa 43 milioni di euro di contributi percepiti negli anni 2006-2010.

Tutt'oggi il quotidiano percepisce i compensi dei finanziamenti pubblici.

Diverse volte Libero si è fatto notare per i suoi titoli irriverenti, forti, di carattere populista; essi sono espressione dei sentimenti anti-grillini, anti-sinistra (soprattutto il PD a governo nella XVII legislatura) e anti-immigrati tipici della fascia d'utenza dei lettori del giornale.
Alle diverse critiche che ne sono scaturite, il direttore Vittorio Feltri ha risposto con queste parole: "Noi non insultiamo nessuno, noi registriamo la realtà.
La raccontiamo per quello che è, punto e chiuso”, anche se le accuse di disinformazione, di cui si parla nel prossimo paragrafo, sembrano in parte smentire questa risposta.

Il 14 novembre 2015, all'indomani degli attacchi terroristici di Parigi, il quotidiano titolò sulla prima pagina Bastardi islamici, scatenando numerose polemiche, soprattutto tra la comunità musulmana.
Il giorno dopo, Maurizio Belpietro, all'epoca direttore del giornale, si difese dicendo testuali parole: "È come se un cattolico uccidesse delle persone e qualcuno scrivesse bastardi cattolici, ci è stato obiettato.
Non tutti gli islamici sono terroristi, non tutti i cattolici sono persone pacifiche.
Vero, ma noi non abbiamo scritto che tutti gli islamici sono terroristi né lo abbiamo pensato (...)
Noi non abbiamo insultato gli islamici in generale. Noi abbiamo scritto: Bastardi (sostantivo) islamici (aggettivo).
La lingua italiana è chiara, non lo è solo per chi è in malafede e non vuole vedere la realtà.".

Tuttavia, a seguito di tale avvenimento, Belpietro venne rinviato a giudizio nel marzo 2017 dal tribunale di Milano con l'accusa per istigazione all'odio razziale.
Nel dicembre dello stesso anno venne assolto, in quanto il fatto non costituisce reato.

Il 23 gennaio 2019 dopo una serie di nuovi titoli a sfondo razzista, anche contro i meridionali, il quotidiano pubblicò sulla prima pagina il titolo "Calano il fatturato e il Pil ma aumentano i gay".

Generando polemiche e le consuete accuse di razzismo sessuale, le persone giustamente si sentono scandalizzate a leggere certi titoli sensazionalistici, fatti per accaparrarsi qualche copia del quotidiano da giustificare la vendita e i finanziamenti pubblici.

Proprio per l'evidente stato di disinformazione e disacculturamento in cui versa il suddetto quotidiano, chiediamo con forza che vengano interrotti ogni tipo di finanziamenti pubblici del quale esso fruisce da tempo.