Tutelare utenti diffamati/minacciati da account social falsi

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Perchè adesso?
A seguito della tragedia avvenutasi a Corinaldo l'8/12/2018, sono venuti fuori su Instagram e altri social network account fasulli i quali pubblicando post o storie diffamano la memoria delle vittime e della tragedia in generale. Come potete vedere dall'immagine sovrastante, una delle vittime, Benedetta Vitali, è stata pubblicamente derisa e diffamata da questo account falso che non si è fatto scrupoli a scherzare su una tragedia e su un defunto minorenne. Benedetta aveva infatti 15 anni.
Purtroppo le autorità poco possono fare. La difficoltà enorme che incontrano le forze dell'ordine è infatti quella di risalire al proprietario del "profilo" attraverso il quale è stato commesso il reato, facendo sì che la vittima si trovi senza tutela, una tutela che è garantita dalla nostra Costituzione, ai sensi dell'articolo 24. Le vittime in questo caso sono deceduti e gli unici che possono intervenire sono i loro familiari che poco possono se non segnalare al social network l'account falso. L'unico potere che ha il social network è di bloccare questo account ma la persona che si nasconde dietro allo schermo può benissimo creare altri account fasulli.

Disegno di legge n. 895
Il 24/10/2018 è stato comunicato al parlamento un disegno di legge da parte dell'onorevole Pagano che mira proprio a questo. Il disegno di legge n.895 prevede una modifica al decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70" comunemente conosciuto come Codice dell'e-commerce. L'evolversi delle nuove tecnologie e il prepotente ingresso dei social network nell'ambito della comunicazione, hanno determinato un'espansione significativa della libertà di espressione. Conseguentemente, anche i luoghi tipici di commissione dei reati si sono però espansi, andando ad interessare anche l'ambito dei cosiddetti social network, nonché, più genericamente, di tutti gli hosting provider, vale a dire i fornitori di servizi di memorizzazione permanente. La materia è senz'altro molto delicata, poiché va a toccare l'ambito della libertà tutelata all'articolo 21 della Costituzione, libertà di espressione che costituisce base imprescindibile per ogni solida democrazia.

Il disegno di legge in questione, si pone proprio l'obiettivo di garantire questa libertà, non andando in alcun modo a intaccare quello che è il diritto di espressione del pensiero, ma semplicemente a far sì che le vittime di reati quali, ad esempio, diffamazione e minacce, commesse a mezzo internet, siano agevolmente tutelate. Attraverso questa misura, gli hosting provider potranno più agevolmente fornire alle forze dell'ordine i dati anagrafici collegati al profilo per cui si ipotizza il reato. Identificare con le proprie generalità gli utenti, come previsto dal presente disegno di legge, consente di renderli responsabili in caso di violazioni commesse per il mezzo dei rispettivi account, che potrebbe corrispondere a nickname o pseudonimi e quindi difficilmente rintracciabili. L'identificazione potrebbe svolgersi secondo modalità analoghe a quelle che caratterizzano le procedure di verifica degli account di personalità note o di rilevanza pubblica, così da non impattare eccessivamente l’esercizio della libertà di iniziativa economica di attori privati che dovrebbero inevitabilmente dedicare risorse tecniche e umane alla gestione di questi processi.

Sanzioni
Si è scelto poi di prevedere una sanzione amministrativa, sulla base del fatto che i pilastri che definiscono il regime di responsabilità sono due e si fondano sull’assenza di controllo e di responsabilità editoriale da parte dei fornitori di servizi: essi non “conoscono”, né creano o modificano i contenuti immessi dai destinatari dei loro servizi. Per esempio, se attraverso l’uso di Internet è commesso un illecito, il fornitore di servizi di connettività ne è generalmente estraneo. Così, essi non esercitano una sorveglianza sui contenuti o sulle attività degli utenti in rete. Di conseguenza, questi soggetti non sono responsabili per illeciti commessi a mezzo dei loro servizi. La responsabilità di questi operatori sussiste solo quando abbiano notizia, tramite segnalazioni dell’autorità giudiziaria o amministrativa o notifiche degli utenti sufficientemente circostanziate, di contenuti illeciti e non provvedano tempestivamente alla sua rimozione. L’assunto è dunque che gli Internet service provider siano del tutto neutrali, passivi e svolgano un servizio di natura tecnica che non comporta alcun controllo sui contenuti, né alcuna sorveglianza sugli stessi (che sarebbe, di fatto, impraticabile, dato il numero elevatissimo di contenuti). Inoltre, se questi operatori, specialmente i prestatori di servizi di memorizzazione permanente, fossero gravati da un obbligo di sorveglianza, essi sarebbero equiparati a dei censori privati, in grado di imporre una linea di pensiero/politica, mettendo così a rischio la libertà della rete.

Perchè sottoscriversi a questa petizione?
Sottoscrivendosi si cerca di dare accellerare i tempi di revisione del disegno di legge da parte della commissione parlamentale e cercare di dare giustizia alle vittime della tragedia di pochi giorni fa e alle loro famiglie. Inoltre si cerca di far sì che in futuro comportamenti simili possano essere perseguitati legalmente e che dietro allo schermo ci sia sempre qualcuno che possa rispondere di ciò che scrive o pubblica.