Tutela degli spot storici del surf

Il problema

Molte persone quando sentono parlare di surf pensano subito a posti come la California, le Hawaii o l’Australia. A quelle onde perfette col tubo di acqua azzurra. Ma il surf si pratica anche in Italia, e abbiamo campioni internazionali come Leonardo Fioravanti che ha partecipato anche alle olimpiadi e Roberto D’Amico. E abbiamo anche onde molto belle, dal Tirreno all’Adriatico.

Si è partiti con i pionieri negli anni ‘80 che toglievano le vele alle tavole da windsurf e oggi soprattutto in alcune località il surf è parte integrante della cultura locale. Non solo uno sport, ma uno stile di vita, una cultura di amore per la natura e per il mare che spesso si sviluppa intorno ad uno spot, rendendolo storico nei decenni e creando una vera e propria comunità intorno a questo, che va avanti di generazione in generazione.

E i surfisti sono abituati a ritrovarsi per surfare, quando ci sono onde, negli spot della propria città. Lo spot è il luogo dove si può fare surf. Quella parte di mare dove in determinate condizioni, con determinate mareggiate, si creano delle onde, solitamente vicino alla spiaggia.

Uno spot è storico quando viene surfato da molti anni, spesso dai surfisti locali ma anche da chi arriva da fuori.

Molti spot rischiano di scomparire, per esempio quando vengono costruite scogliere per evitare l'erosione.

Le scogliere non solo cancellano quello spot impedendo alle onde di formarsi, ma possono avere un impatto sia paesaggistico che ambientale decisamente negativo. Esistono alternative come pennelli, moli perpendicolari o reef artificiali. E sono già stati applicato in numerosi posti. Anche perchè in certe nazioni come il Portogallo gli spot storici sono già tutelati.

Tutelare uno spot storico, significa tutelare una cultura, una tradizione, dei ricordi e una comunità composta da tutte quelle persone che hanno creato un mondo intorno a quel luogo magico.

La tutela di uno spot è oltretutto strettamente correlata all'articolo 9 della nostra costituzione che dice:

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”

 

Nel 1998 è stato istituito il Ministero dei beni e delle attività culturali; esso ha il compito di tutelare, conservare e valorizzare il patrimonio culturale ed è suddiviso in 4 dipartimenti:

dipartimento per i beni culturali e il paesaggio;

dipartimento per i beni archivistici e librari;

dipartimento per la ricerca, l’innovazione e l’organizzazione;

dipartimento per lo spettacolo e lo sport.

 

Diversi di questi dipartimenti sono direttamente collegati al tema: sport e spettacolo sono inerenti al surf, sia come attività sportiva che come spettacolo nelle competizioni. Il bene culturale è il surf inteso come tradizione culturale e relativa comunità. Il paesaggio legato alla tutela del paesaggio marittimo, e la ricerca e l’innovazione in relazione alle tecnologie per evitare l’erosione e salvaguardare l’ambiente.

 

I beni culturali:

“Sono denominati in questo modo i beni che presentano interesse artistico, storico, archeologico, etno-antropologico, archivistico e bibliografico, sia immobili, come ville, parchi, giardini, basiliche, pubbliche piazze, vie, siti minerari, elementi di architettura rurale, sia mobili, come libri, quadri, manoscritti, carteggi, fotografie, e documenti in genere, sia ancora come universalità di mobili, come collezioni e raccolte.”

Anche in questo caso il surf e gli spot rientrano appieno, per un interesse sia storico, in quanto parliamo di spot dove si fa surf da decenni, che etno-antropologico in quanto di cultura umana (antropologia) con particolare attenzione ai prodotti della vita sociale e culturale dei popoli (etnologia).

 

Il decreto legislativo 490/90, rivisitata poi dal d. lgs. 22 gennaio 2004 n. 42, conosciuto come “Codice dei beni culturali e del paesaggio” va esteso quindi anche alla tutela degli spot storici, includendoli nei beni culturali e del paesaggio.

Firmate la petizione per proteggere gli spot storici del surf.

Da Carlo Grotti Trevisan - surfista e amante del mare

avatar of the starter
Carlo TrevisanPromotore della petizione

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Il problema

Molte persone quando sentono parlare di surf pensano subito a posti come la California, le Hawaii o l’Australia. A quelle onde perfette col tubo di acqua azzurra. Ma il surf si pratica anche in Italia, e abbiamo campioni internazionali come Leonardo Fioravanti che ha partecipato anche alle olimpiadi e Roberto D’Amico. E abbiamo anche onde molto belle, dal Tirreno all’Adriatico.

Si è partiti con i pionieri negli anni ‘80 che toglievano le vele alle tavole da windsurf e oggi soprattutto in alcune località il surf è parte integrante della cultura locale. Non solo uno sport, ma uno stile di vita, una cultura di amore per la natura e per il mare che spesso si sviluppa intorno ad uno spot, rendendolo storico nei decenni e creando una vera e propria comunità intorno a questo, che va avanti di generazione in generazione.

E i surfisti sono abituati a ritrovarsi per surfare, quando ci sono onde, negli spot della propria città. Lo spot è il luogo dove si può fare surf. Quella parte di mare dove in determinate condizioni, con determinate mareggiate, si creano delle onde, solitamente vicino alla spiaggia.

Uno spot è storico quando viene surfato da molti anni, spesso dai surfisti locali ma anche da chi arriva da fuori.

Molti spot rischiano di scomparire, per esempio quando vengono costruite scogliere per evitare l'erosione.

Le scogliere non solo cancellano quello spot impedendo alle onde di formarsi, ma possono avere un impatto sia paesaggistico che ambientale decisamente negativo. Esistono alternative come pennelli, moli perpendicolari o reef artificiali. E sono già stati applicato in numerosi posti. Anche perchè in certe nazioni come il Portogallo gli spot storici sono già tutelati.

Tutelare uno spot storico, significa tutelare una cultura, una tradizione, dei ricordi e una comunità composta da tutte quelle persone che hanno creato un mondo intorno a quel luogo magico.

La tutela di uno spot è oltretutto strettamente correlata all'articolo 9 della nostra costituzione che dice:

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”

 

Nel 1998 è stato istituito il Ministero dei beni e delle attività culturali; esso ha il compito di tutelare, conservare e valorizzare il patrimonio culturale ed è suddiviso in 4 dipartimenti:

dipartimento per i beni culturali e il paesaggio;

dipartimento per i beni archivistici e librari;

dipartimento per la ricerca, l’innovazione e l’organizzazione;

dipartimento per lo spettacolo e lo sport.

 

Diversi di questi dipartimenti sono direttamente collegati al tema: sport e spettacolo sono inerenti al surf, sia come attività sportiva che come spettacolo nelle competizioni. Il bene culturale è il surf inteso come tradizione culturale e relativa comunità. Il paesaggio legato alla tutela del paesaggio marittimo, e la ricerca e l’innovazione in relazione alle tecnologie per evitare l’erosione e salvaguardare l’ambiente.

 

I beni culturali:

“Sono denominati in questo modo i beni che presentano interesse artistico, storico, archeologico, etno-antropologico, archivistico e bibliografico, sia immobili, come ville, parchi, giardini, basiliche, pubbliche piazze, vie, siti minerari, elementi di architettura rurale, sia mobili, come libri, quadri, manoscritti, carteggi, fotografie, e documenti in genere, sia ancora come universalità di mobili, come collezioni e raccolte.”

Anche in questo caso il surf e gli spot rientrano appieno, per un interesse sia storico, in quanto parliamo di spot dove si fa surf da decenni, che etno-antropologico in quanto di cultura umana (antropologia) con particolare attenzione ai prodotti della vita sociale e culturale dei popoli (etnologia).

 

Il decreto legislativo 490/90, rivisitata poi dal d. lgs. 22 gennaio 2004 n. 42, conosciuto come “Codice dei beni culturali e del paesaggio” va esteso quindi anche alla tutela degli spot storici, includendoli nei beni culturali e del paesaggio.

Firmate la petizione per proteggere gli spot storici del surf.

Da Carlo Grotti Trevisan - surfista e amante del mare

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Carlo TrevisanPromotore della petizione

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Petizione creata in data 2 agosto 2024