SUPERBONUS: GLI IMPIANTI INVECCHIANO, L’AUMENTO DELLA RENDITA CATASTALE RESTA.
SUPERBONUS: GLI IMPIANTI INVECCHIANO, L’AUMENTO DELLA RENDITA CATASTALE RESTA.
Il problema
Migliaia di cittadini hanno aderito al Superbonus confidando in una misura introdotta dallo Stato per migliorare l’efficienza energetica e la sicurezza degli edifici.
Le famiglie hanno affrontato cantieri, anticipato somme, sostenuto spese non agevolate e subito continui cambiamenti normativi, aumenti dei prezzi, blocchi nella cessione dei crediti e, in alcuni casi, il fallimento delle imprese incaricate.
Non tutti hanno realmente recuperato il 110% delle spese sostenute. Molti cittadini hanno ricevuto soltanto una parte dell’agevolazione e hanno dovuto pagare personalmente costi significativi.
Ora, in seguito alla Legge di Bilancio 2024, l’Agenzia delle Entrate sta verificando se, per gli immobili interessati dal Superbonus, sia stata presentata la dichiarazione di variazione catastale quando necessaria.
È giusto aggiornare il Catasto quando i lavori modificano la superficie, la volumetria, la consistenza, la distribuzione o la destinazione d’uso dell’immobile.
Non è invece giusto che interventi esclusivamente finalizzati al risparmio energetico possano determinare un aumento permanente della rendita catastale.
Cappotto termico, infissi, pompe di calore, riscaldamento a pavimento, pannelli fotovoltaici e sistemi di accumulo migliorano le prestazioni energetiche dell’abitazione, ma sono soggetti a usura, invecchiamento tecnologico e sostituzione.
Questi interventi non garantiscono un aumento equivalente e permanente del valore di mercato della casa.
Un immobile non verrà necessariamente venduto a un prezzo più alto solo perché, molti anni prima, sono stati installati una pompa di calore o dei pannelli fotovoltaici. Il prezzo di vendita continuerà a dipendere dal mercato, dalla posizione, dalle condizioni complessive della casa e dal valore residuo degli impianti.
Tra venti o trent’anni, gli impianti realizzati con il Superbonus potrebbero essere obsoleti, sostituiti o completamente privi di valore. La rendita catastale eventualmente aumentata, invece, non si ridurrebbe automaticamente e continuerebbe a produrre effetti fiscali fino alla presentazione di una nuova variazione.
Le conseguenze ricadrebbero non soltanto sugli attuali proprietari, ma anche sui futuri acquirenti e sugli eredi.
Una rendita catastale più elevata può infatti incidere, a seconda dei casi, su:
IMU, quando dovuta;
reddito fondiario imponibile;
valore del patrimonio immobiliare ai fini ISEE;
imposte di registro nelle compravendite;
imposte applicabili a successioni e donazioni;
costi e adempimenti a carico dei futuri proprietari.
L’aumento della rendita non significa quindi che il proprietario abbia guadagnato di più o che riuscirà a vendere la casa a un prezzo superiore. Significa, invece, attribuire all’immobile un maggiore valore fiscale che può continuare a produrre conseguenze anche quando le migliorie che lo avevano determinato avranno perso la propria utilità e il proprio valore.
La stessa Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’aggiornamento catastale non deve scattare automaticamente per tutti gli immobili interessati dal Superbonus. Deve essere valutata, caso per caso, l’effettiva incidenza dei lavori sul classamento e sulla redditività ordinaria dell’immobile.
Questo chiarimento, però, non risolve il problema di fondo: una miglioria energetica destinata a deteriorarsi nel tempo può tradursi in un incremento fiscale potenzialmente permanente.
Non chiediamo di sottrarci agli obblighi catastali né di nascondere modifiche strutturali degli immobili.
Chiediamo una disciplina equa, proporzionata e coerente con la reale durata economica degli interventi.
CHIEDIAMO AL GOVERNO, AL MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE E ALL’AGENZIA DELLE ENTRATE:
che gli interventi esclusivamente energetici, quando non modificano superficie, volumetria, consistenza, distribuzione o destinazione d’uso dell’immobile, non determinino da soli un aumento permanente della rendita catastale;
che cappotto termico, sostituzione degli infissi, pompe di calore, riscaldamento a pavimento, fotovoltaico e sistemi di accumulo siano valutati tenendo conto della loro effettiva vita utile, del progressivo deprezzamento e dell’obsolescenza tecnologica;
che un’eventuale variazione della rendita sia proporzionata al valore residuo effettivo delle opere e non al costo originario dei lavori;
che, qualora venga applicato un aumento legato esclusivamente agli impianti energetici, sia prevista una riduzione automatica nel tempo, senza obbligare proprietari ed eredi a sostenere nuove spese tecniche e presentare ulteriori pratiche catastali;
che non vengano applicate sanzioni sulla base del solo fatto che un immobile abbia beneficiato del Superbonus, senza una verifica tecnica individuale e adeguatamente motivata;
che ai cittadini venga garantita la possibilità di dimostrare che gli interventi non hanno determinato un aumento significativo e permanente del valore e della redditività dell’immobile;
che la valutazione tenga conto anche delle spese effettivamente rimaste a carico delle famiglie e della percentuale di agevolazione realmente ottenuta;
che siano pubblicate procedure semplici, uniformi e trasparenti, evitando interpretazioni diverse tra professionisti e uffici territoriali.
Chi ha aderito a una misura dello Stato per migliorare l’efficienza energetica della propria abitazione non deve essere considerato automaticamente più ricco né essere sottoposto a un aumento fiscale permanente.
Gli impianti invecchiano e perdono valore. La rendita catastale non può ignorare questa realtà.
Firma questa petizione per chiedere che gli interventi energetici del Superbonus siano valutati in modo equo, proporzionato e coerente con il loro valore reale nel tempo.
56
Il problema
Migliaia di cittadini hanno aderito al Superbonus confidando in una misura introdotta dallo Stato per migliorare l’efficienza energetica e la sicurezza degli edifici.
Le famiglie hanno affrontato cantieri, anticipato somme, sostenuto spese non agevolate e subito continui cambiamenti normativi, aumenti dei prezzi, blocchi nella cessione dei crediti e, in alcuni casi, il fallimento delle imprese incaricate.
Non tutti hanno realmente recuperato il 110% delle spese sostenute. Molti cittadini hanno ricevuto soltanto una parte dell’agevolazione e hanno dovuto pagare personalmente costi significativi.
Ora, in seguito alla Legge di Bilancio 2024, l’Agenzia delle Entrate sta verificando se, per gli immobili interessati dal Superbonus, sia stata presentata la dichiarazione di variazione catastale quando necessaria.
È giusto aggiornare il Catasto quando i lavori modificano la superficie, la volumetria, la consistenza, la distribuzione o la destinazione d’uso dell’immobile.
Non è invece giusto che interventi esclusivamente finalizzati al risparmio energetico possano determinare un aumento permanente della rendita catastale.
Cappotto termico, infissi, pompe di calore, riscaldamento a pavimento, pannelli fotovoltaici e sistemi di accumulo migliorano le prestazioni energetiche dell’abitazione, ma sono soggetti a usura, invecchiamento tecnologico e sostituzione.
Questi interventi non garantiscono un aumento equivalente e permanente del valore di mercato della casa.
Un immobile non verrà necessariamente venduto a un prezzo più alto solo perché, molti anni prima, sono stati installati una pompa di calore o dei pannelli fotovoltaici. Il prezzo di vendita continuerà a dipendere dal mercato, dalla posizione, dalle condizioni complessive della casa e dal valore residuo degli impianti.
Tra venti o trent’anni, gli impianti realizzati con il Superbonus potrebbero essere obsoleti, sostituiti o completamente privi di valore. La rendita catastale eventualmente aumentata, invece, non si ridurrebbe automaticamente e continuerebbe a produrre effetti fiscali fino alla presentazione di una nuova variazione.
Le conseguenze ricadrebbero non soltanto sugli attuali proprietari, ma anche sui futuri acquirenti e sugli eredi.
Una rendita catastale più elevata può infatti incidere, a seconda dei casi, su:
IMU, quando dovuta;
reddito fondiario imponibile;
valore del patrimonio immobiliare ai fini ISEE;
imposte di registro nelle compravendite;
imposte applicabili a successioni e donazioni;
costi e adempimenti a carico dei futuri proprietari.
L’aumento della rendita non significa quindi che il proprietario abbia guadagnato di più o che riuscirà a vendere la casa a un prezzo superiore. Significa, invece, attribuire all’immobile un maggiore valore fiscale che può continuare a produrre conseguenze anche quando le migliorie che lo avevano determinato avranno perso la propria utilità e il proprio valore.
La stessa Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’aggiornamento catastale non deve scattare automaticamente per tutti gli immobili interessati dal Superbonus. Deve essere valutata, caso per caso, l’effettiva incidenza dei lavori sul classamento e sulla redditività ordinaria dell’immobile.
Questo chiarimento, però, non risolve il problema di fondo: una miglioria energetica destinata a deteriorarsi nel tempo può tradursi in un incremento fiscale potenzialmente permanente.
Non chiediamo di sottrarci agli obblighi catastali né di nascondere modifiche strutturali degli immobili.
Chiediamo una disciplina equa, proporzionata e coerente con la reale durata economica degli interventi.
CHIEDIAMO AL GOVERNO, AL MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE E ALL’AGENZIA DELLE ENTRATE:
che gli interventi esclusivamente energetici, quando non modificano superficie, volumetria, consistenza, distribuzione o destinazione d’uso dell’immobile, non determinino da soli un aumento permanente della rendita catastale;
che cappotto termico, sostituzione degli infissi, pompe di calore, riscaldamento a pavimento, fotovoltaico e sistemi di accumulo siano valutati tenendo conto della loro effettiva vita utile, del progressivo deprezzamento e dell’obsolescenza tecnologica;
che un’eventuale variazione della rendita sia proporzionata al valore residuo effettivo delle opere e non al costo originario dei lavori;
che, qualora venga applicato un aumento legato esclusivamente agli impianti energetici, sia prevista una riduzione automatica nel tempo, senza obbligare proprietari ed eredi a sostenere nuove spese tecniche e presentare ulteriori pratiche catastali;
che non vengano applicate sanzioni sulla base del solo fatto che un immobile abbia beneficiato del Superbonus, senza una verifica tecnica individuale e adeguatamente motivata;
che ai cittadini venga garantita la possibilità di dimostrare che gli interventi non hanno determinato un aumento significativo e permanente del valore e della redditività dell’immobile;
che la valutazione tenga conto anche delle spese effettivamente rimaste a carico delle famiglie e della percentuale di agevolazione realmente ottenuta;
che siano pubblicate procedure semplici, uniformi e trasparenti, evitando interpretazioni diverse tra professionisti e uffici territoriali.
Chi ha aderito a una misura dello Stato per migliorare l’efficienza energetica della propria abitazione non deve essere considerato automaticamente più ricco né essere sottoposto a un aumento fiscale permanente.
Gli impianti invecchiano e perdono valore. La rendita catastale non può ignorare questa realtà.
Firma questa petizione per chiedere che gli interventi energetici del Superbonus siano valutati in modo equo, proporzionato e coerente con il loro valore reale nel tempo.
Aggiornamenti sulla petizione
Condividi questa petizione
Petizione creata in data 4 agosto 2026