#Stopmicrofibre Marevivo per un'etichetta “a tutela del mare”

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Marevivo ritiene valida la petizione lanciata da Giovanni Schneider su Change.org, che propone un’etichettatura visibile dei capi di abbigliamento che indichi la percentuale di fibre sintetiche e naturali contenute nel capo, e che riporti dei consigli su come lavare i tessuti per minimizzare l’inquinamento delle acque provocato dalle microfibre rilasciate durante il lavaggio in lavatrice.

La nostra associazione ha lanciato già da tempo la campagna #Stopmicrofibre per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema. Un solo carico in lavatrice di capi sintetici, infatti, può produrre milioni di microfibre di dimensioni inferiori ai 5 mm che si riversano in mare dove vengono ingerite dagli organismi marini, entrando così nella catena alimentare.

Il 40% di queste microfibre non viene trattenuto dagli impianti di depurazione e finisce nelle acque dei fiumi, del laghi e soprattutto del mare.

Le microfibre, infatti, si ritrovano sempre più spesso negli organismi filtratori acquatici come mitili e ostriche, ma anche nello stomaco di pesci ed uccelli marini, nei sedimenti, nel sale da cucina e nell'acqua in bottiglia.

La fondazione Ellen MacArthur nello studio “A New textiles economy” ha denunciato come gli abiti scarichino ogni anno mezzo milione di tonnellate di microfibre negli oceani: una quantità pari a oltre 50 miliardi di bottiglie di plastica.

È indispensabile investire sulla ricerca e l’innovazione del settore tessile visto che quasi il 60% di tutti gli indumenti prodotti a livello globale è realizzato in poliestere.

Ci uniamo quindi all’appello di Giovanni per approvare una legge, come sta avvenendo in alcuni stati Americani ed in Nuova Zelanda, per un’etichettatura “a tutela del mare” sui capi di abbigliamento che potrebbe risparmiare all’ecosistema marino un ulteriore pericolo.


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