#StopCrimesInPalestine

Firmatari recenti
Giuseppe Musolino e altri 18 hanno firmato di recente.

Il problema

 

 

 

Appello promosso da:

Massimo Amato, storico ed economista

Laura Boldrini, deputata ed ex Presidente della Camera dei deputati

Gianni Giovannetti, giornalista

Aggiornamento dell'1 ottobre 2024 - Questo appello è stato scritto prima dello scoppio della crisi in Libano, del massacro indiscriminato di civili da parte dell’esercito israeliano e dell’invasione del  territorio.
Va ricordato che ciò che sta accadendo in Medio Oriente, ha un’unica radice:  l’occupazione pluridecennale della Palestina e il rifiuto di lunga data di dare seguito alla legittima richiesta del popolo palestinese del diritto all’autodeterminazione.
Più la crisi assume un carattere regionale più diviene imperativo porre fine alla carneficina a Gaza e alla violenta aggressione militare israeliana in Cisgiordania. Per questo gridiamo: #STOPCRIMESINPALESTINE

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Bombe, mancanza di acqua, di cibo, malattie, infezioni, virus della poliomielite. Cos'altro deve accadere a Gaza perché la comunità internazionale intimi al governo di Israele di fermarsi?

Nessuna persona democratica esita a condannare i crimini perpetrati nell’attacco di Hamas del 7 ottobre, né  dimentica l’intollerabile prigionia degli ostaggi israeliani.

Ma in questo momento, nell’inferno di Gaza, e ora anche in Cisgiordania, un altro popolo, quello palestinese, soffre sotto un attacco sistematico e indiscriminato che rischia di causare il suo annientamento.

In questo momento, e prima che sia troppo tardi, c'è una sola cosa da fare: fermare i crimini di guerra e contro l’umanità che la condotta della guerra dell’attuale governo israeliano sta moltiplicando, a Gaza e in Cisgiordania.

 

Chiediamo al Governo italiano e alla Commissione europea di mettere in atto tutti gli strumenti a loro disposizione non solo per giungere a un immediato cessate il fuoco e alla liberazione degli ostaggi, ma anche perché cessino immediatamente la detenzione arbitraria senza limiti di tempo dei prigionieri palestinesi e le pratiche di tortura ormai accertate, e perché si attui il rispetto incondizionato dei diritti umani.

Chiediamo che il diritto internazionale sia fatto valere senza eccezioni per nessuno, e che ogni paese democratico si faccia carico degli obblighi che derivano dai provvedimenti già emessi dalla Corte internazionale di giustizia, che intimano al governo di Israele di cessare ogni azione volta a perpetuare e aggravare il massacro in corso, e che gli ordinano di lasciare immediatamente i territori illegalmente occupati. 

Chiediamo l’interruzione dell’invio delle armi al Governo israeliano, le sanzioni nei confronti di Netanyahu e dei suoi ministri che incitano all’odio e la sospensione dell’accordo di associazione Israele-UE, che si basa sul rispetto dei diritti umani. 

Chiediamo che il diritto e la legalità internazionale prevalgano sull’uso della forza.

 

Oltre all’uccisione di un numero intollerabilmente alto di palestinesi – ormai più di 42.000 persone, la gran parte anziani, donne e bambini –, oltre alla distruzione sistematica di ogni infrastruttura, assistiamo da mesi anche a un massacro senza precedenti degli operatori umanitari e dei giornalisti, mentre le autorità israeliane vietano alla stampa internazionale di entrare a Gaza, impedendole di informare l’opinione pubblica, come accade nei peggiori regimi autoritari.

Ogni ora che passa la strage diventa più atroce e il baratro più profondo.

E il rischio è che, nelle more di dichiarazioni di circostanza, vada perso non solo il senso del diritto, non solo l’aspirazione a una soluzione politica del conflitto, ma vada persa innanzitutto la nostra umanità.

Una voce ha già risuonato, in Europa, in Palestina e in Israele, che si appella alla giustizia internazionale. Una voce che facciamo nostra. È l’Appello internazionale lanciato da personalità del mondo ebraico, in Israele e nella diaspora.

Facendo nostre le loro parole, affermiamo: “la decisione da prendere è quella di sanzionare con forza questo Stato che sta commettendo i peggiori crimini in piena impunità”.

Il mondo ebraico, nella stessa Israele e ancor più nella diaspora, è percorso da un lacerante dibattito che in Italia ha ancora troppo poca eco, in cui si osa andare contro narrazioni rassicuranti e demonizzazioni unilaterali. Come cittadine e cittadini italiani ed europei, sosteniamo il loro interrogarsi sulla storia che li riguarda e soprattutto sul futuro, cercando la via della pace con i propri vicini e con la propria coscienza.

Il popolo palestinese ha diritto alla propria auto-determinazione, così come Israele ha diritto a esistere in sicurezza.

Ma Israele ha il dovere di rispettare la legalità internazionale, il che vuol dire porre fine alle stragi e a decenni di occupazione, attuare il rispetto incondizionato dei diritti umani, delle norme  sancite nella Carta delle Nazioni Unite e degli obblighi prescritti dalle risoluzioni ONU.

È compito del Governo italiano, della Commissione europea e della comunità  internazionale sostenere e spingere questo processo fino alla sua completa definizione.

Questo è ciò che chiedono con forza molte organizzazioni della società civile israeliane e palestinesi. Questo è ciò che chiedono, in America e in Europa, gli attivisti di “Not in My Name” e di “Jewish Voice for Peace”, all’unisono con le tantissime realtà pacifiste palestinesi e di tutto il mondo.

 

Oggi e non domani, è il momento di dire basta agli orrori, di alzare la voce, di fare valere la propria umanità, il rispetto per la giustizia e l’amore per la pace. Per questo ti chiediamo di firmare questo appello.

 

Primi firmatari e firmatarie:

Viola Ardone, scrittrice

Alessandra Annoni, giurista internazionale

Dunia Astrologo, sociologa

Alessandro Barbero, storico

Sonia Bergamasco, attrice

Marina Calloni, filosofa politica e sociale

Paola Caridi, storica e giornalista

Saverio Costanzo, regista

Emanuele Crialese, regista

Luigi Daniele, giurista internazionalista

Maurizio de Giovanni, scrittore

Pasquale De Sena, giurista internazionalista

Rosita Di Peri, politologa, esperta di Medio Oriente

Luigi Ferrajoli, filosofo del diritto

Anna Foa, storica

Fabrizio Gifuni, attore

Elisa Giunchi, storica del Medio Oriente

Franco Ippolito, presidente Fondazione Basso

Stefano Levi Della Torre, pittore e saggista

Luigi Manconi, sociologo

Fiorella Mannoia, artista

Sandrine Mansour, storica della Palestina

Dacia Maraini, scrittrice

Marco Mascia, Cattedra UNESCO Diritti umani, democrazia e pace, Università di Padova

Tomaso Montanari, storico dell’arte e rettore dell’Università per Stranieri di Siena

Laura Morante, attrice

Andrea Moro, neurolinguista e romanziere

Giorgio Parisi, Premio Nobel per la Fisica

Ottavia Piccolo, attrice

Francesco Profumo, accademico ed ex ministro

Alba Rohrwacher, attrice

Tommaso Salaroli, presidente di Scomodo

Enzo Traverso, storico

Itala Vivan, saggista

Gustavo Zagrebelsky, costituzionalista

Patrick Zaki, difensore dei diritti umani e ricercatore

Alessandra Costante, segretaria generale FNSI

Riccardo Cucchi, giornalista

Tiziana Ferrario, giornalista

Angelo Figorilli, giornalista

Corrado Formigli, giornalista

Rula Jebreal, giornalista

Carmen Lasorella, giornalista

Gad Lerner, giornalista

Alessandra Mancuso, giornalista

Karima Moual, giornalista

Alberto Negri, giornalista

Alberto Nerazzini, giornalista

Vanna Palumbo, Consigliera FNSI e promotrice Appello pro-Palestina

Ilaria Sotis, giornalista

Enzo Amendola, deputato

Stefania Ascari, deputata

Pier Luigi Bersani, politico

Susanna Camusso, senatrice

Ilaria Cucchi, senatrice

Gianni Cuperlo, deputato

Massimo D’Alema, presidente Fondazione ItalianiEuropei

Giuseppe De Cristofaro, senatore

Andrea Giorgis, senatore

Matteo Lepore, sindaco di Bologna

Mimmo Lucano, parlamentare europeo, sindaco di Riace

Andrea Orlando, deputato

Barbara Pollastrini, politica

Arturo Scotto, deputato

Cecilia Strada, parlamentare europea

Alessandro Zan, parlamentare europeo

Luana Zanella, deputata

 

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Massimo AmatoPromotore della petizione

95.787

Firmatari recenti
Giuseppe Musolino e altri 18 hanno firmato di recente.

Il problema

 

 

 

Appello promosso da:

Massimo Amato, storico ed economista

Laura Boldrini, deputata ed ex Presidente della Camera dei deputati

Gianni Giovannetti, giornalista

Aggiornamento dell'1 ottobre 2024 - Questo appello è stato scritto prima dello scoppio della crisi in Libano, del massacro indiscriminato di civili da parte dell’esercito israeliano e dell’invasione del  territorio.
Va ricordato che ciò che sta accadendo in Medio Oriente, ha un’unica radice:  l’occupazione pluridecennale della Palestina e il rifiuto di lunga data di dare seguito alla legittima richiesta del popolo palestinese del diritto all’autodeterminazione.
Più la crisi assume un carattere regionale più diviene imperativo porre fine alla carneficina a Gaza e alla violenta aggressione militare israeliana in Cisgiordania. Per questo gridiamo: #STOPCRIMESINPALESTINE

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Bombe, mancanza di acqua, di cibo, malattie, infezioni, virus della poliomielite. Cos'altro deve accadere a Gaza perché la comunità internazionale intimi al governo di Israele di fermarsi?

Nessuna persona democratica esita a condannare i crimini perpetrati nell’attacco di Hamas del 7 ottobre, né  dimentica l’intollerabile prigionia degli ostaggi israeliani.

Ma in questo momento, nell’inferno di Gaza, e ora anche in Cisgiordania, un altro popolo, quello palestinese, soffre sotto un attacco sistematico e indiscriminato che rischia di causare il suo annientamento.

In questo momento, e prima che sia troppo tardi, c'è una sola cosa da fare: fermare i crimini di guerra e contro l’umanità che la condotta della guerra dell’attuale governo israeliano sta moltiplicando, a Gaza e in Cisgiordania.

 

Chiediamo al Governo italiano e alla Commissione europea di mettere in atto tutti gli strumenti a loro disposizione non solo per giungere a un immediato cessate il fuoco e alla liberazione degli ostaggi, ma anche perché cessino immediatamente la detenzione arbitraria senza limiti di tempo dei prigionieri palestinesi e le pratiche di tortura ormai accertate, e perché si attui il rispetto incondizionato dei diritti umani.

Chiediamo che il diritto internazionale sia fatto valere senza eccezioni per nessuno, e che ogni paese democratico si faccia carico degli obblighi che derivano dai provvedimenti già emessi dalla Corte internazionale di giustizia, che intimano al governo di Israele di cessare ogni azione volta a perpetuare e aggravare il massacro in corso, e che gli ordinano di lasciare immediatamente i territori illegalmente occupati. 

Chiediamo l’interruzione dell’invio delle armi al Governo israeliano, le sanzioni nei confronti di Netanyahu e dei suoi ministri che incitano all’odio e la sospensione dell’accordo di associazione Israele-UE, che si basa sul rispetto dei diritti umani. 

Chiediamo che il diritto e la legalità internazionale prevalgano sull’uso della forza.

 

Oltre all’uccisione di un numero intollerabilmente alto di palestinesi – ormai più di 42.000 persone, la gran parte anziani, donne e bambini –, oltre alla distruzione sistematica di ogni infrastruttura, assistiamo da mesi anche a un massacro senza precedenti degli operatori umanitari e dei giornalisti, mentre le autorità israeliane vietano alla stampa internazionale di entrare a Gaza, impedendole di informare l’opinione pubblica, come accade nei peggiori regimi autoritari.

Ogni ora che passa la strage diventa più atroce e il baratro più profondo.

E il rischio è che, nelle more di dichiarazioni di circostanza, vada perso non solo il senso del diritto, non solo l’aspirazione a una soluzione politica del conflitto, ma vada persa innanzitutto la nostra umanità.

Una voce ha già risuonato, in Europa, in Palestina e in Israele, che si appella alla giustizia internazionale. Una voce che facciamo nostra. È l’Appello internazionale lanciato da personalità del mondo ebraico, in Israele e nella diaspora.

Facendo nostre le loro parole, affermiamo: “la decisione da prendere è quella di sanzionare con forza questo Stato che sta commettendo i peggiori crimini in piena impunità”.

Il mondo ebraico, nella stessa Israele e ancor più nella diaspora, è percorso da un lacerante dibattito che in Italia ha ancora troppo poca eco, in cui si osa andare contro narrazioni rassicuranti e demonizzazioni unilaterali. Come cittadine e cittadini italiani ed europei, sosteniamo il loro interrogarsi sulla storia che li riguarda e soprattutto sul futuro, cercando la via della pace con i propri vicini e con la propria coscienza.

Il popolo palestinese ha diritto alla propria auto-determinazione, così come Israele ha diritto a esistere in sicurezza.

Ma Israele ha il dovere di rispettare la legalità internazionale, il che vuol dire porre fine alle stragi e a decenni di occupazione, attuare il rispetto incondizionato dei diritti umani, delle norme  sancite nella Carta delle Nazioni Unite e degli obblighi prescritti dalle risoluzioni ONU.

È compito del Governo italiano, della Commissione europea e della comunità  internazionale sostenere e spingere questo processo fino alla sua completa definizione.

Questo è ciò che chiedono con forza molte organizzazioni della società civile israeliane e palestinesi. Questo è ciò che chiedono, in America e in Europa, gli attivisti di “Not in My Name” e di “Jewish Voice for Peace”, all’unisono con le tantissime realtà pacifiste palestinesi e di tutto il mondo.

 

Oggi e non domani, è il momento di dire basta agli orrori, di alzare la voce, di fare valere la propria umanità, il rispetto per la giustizia e l’amore per la pace. Per questo ti chiediamo di firmare questo appello.

 

Primi firmatari e firmatarie:

Viola Ardone, scrittrice

Alessandra Annoni, giurista internazionale

Dunia Astrologo, sociologa

Alessandro Barbero, storico

Sonia Bergamasco, attrice

Marina Calloni, filosofa politica e sociale

Paola Caridi, storica e giornalista

Saverio Costanzo, regista

Emanuele Crialese, regista

Luigi Daniele, giurista internazionalista

Maurizio de Giovanni, scrittore

Pasquale De Sena, giurista internazionalista

Rosita Di Peri, politologa, esperta di Medio Oriente

Luigi Ferrajoli, filosofo del diritto

Anna Foa, storica

Fabrizio Gifuni, attore

Elisa Giunchi, storica del Medio Oriente

Franco Ippolito, presidente Fondazione Basso

Stefano Levi Della Torre, pittore e saggista

Luigi Manconi, sociologo

Fiorella Mannoia, artista

Sandrine Mansour, storica della Palestina

Dacia Maraini, scrittrice

Marco Mascia, Cattedra UNESCO Diritti umani, democrazia e pace, Università di Padova

Tomaso Montanari, storico dell’arte e rettore dell’Università per Stranieri di Siena

Laura Morante, attrice

Andrea Moro, neurolinguista e romanziere

Giorgio Parisi, Premio Nobel per la Fisica

Ottavia Piccolo, attrice

Francesco Profumo, accademico ed ex ministro

Alba Rohrwacher, attrice

Tommaso Salaroli, presidente di Scomodo

Enzo Traverso, storico

Itala Vivan, saggista

Gustavo Zagrebelsky, costituzionalista

Patrick Zaki, difensore dei diritti umani e ricercatore

Alessandra Costante, segretaria generale FNSI

Riccardo Cucchi, giornalista

Tiziana Ferrario, giornalista

Angelo Figorilli, giornalista

Corrado Formigli, giornalista

Rula Jebreal, giornalista

Carmen Lasorella, giornalista

Gad Lerner, giornalista

Alessandra Mancuso, giornalista

Karima Moual, giornalista

Alberto Negri, giornalista

Alberto Nerazzini, giornalista

Vanna Palumbo, Consigliera FNSI e promotrice Appello pro-Palestina

Ilaria Sotis, giornalista

Enzo Amendola, deputato

Stefania Ascari, deputata

Pier Luigi Bersani, politico

Susanna Camusso, senatrice

Ilaria Cucchi, senatrice

Gianni Cuperlo, deputato

Massimo D’Alema, presidente Fondazione ItalianiEuropei

Giuseppe De Cristofaro, senatore

Andrea Giorgis, senatore

Matteo Lepore, sindaco di Bologna

Mimmo Lucano, parlamentare europeo, sindaco di Riace

Andrea Orlando, deputato

Barbara Pollastrini, politica

Arturo Scotto, deputato

Cecilia Strada, parlamentare europea

Alessandro Zan, parlamentare europeo

Luana Zanella, deputata

 

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Massimo AmatoPromotore della petizione

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Petizione creata in data 25 settembre 2024