#StopCrimesInPalestine


#StopCrimesInPalestine
Il problema
Appello promosso da:
Massimo Amato, storico ed economista
Laura Boldrini, deputata ed ex Presidente della Camera dei deputati
Gianni Giovannetti, giornalista
Aggiornamento dell'1 ottobre 2024 - Questo appello è stato scritto prima dello scoppio della crisi in Libano, del massacro indiscriminato di civili da parte dell’esercito israeliano e dell’invasione del territorio.
Va ricordato che ciò che sta accadendo in Medio Oriente, ha un’unica radice: l’occupazione pluridecennale della Palestina e il rifiuto di lunga data di dare seguito alla legittima richiesta del popolo palestinese del diritto all’autodeterminazione.
Più la crisi assume un carattere regionale più diviene imperativo porre fine alla carneficina a Gaza e alla violenta aggressione militare israeliana in Cisgiordania. Per questo gridiamo: #STOPCRIMESINPALESTINE
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Bombe, mancanza di acqua, di cibo, malattie, infezioni, virus della poliomielite. Cos'altro deve accadere a Gaza perché la comunità internazionale intimi al governo di Israele di fermarsi?
Nessuna persona democratica esita a condannare i crimini perpetrati nell’attacco di Hamas del 7 ottobre, né dimentica l’intollerabile prigionia degli ostaggi israeliani.
Ma in questo momento, nell’inferno di Gaza, e ora anche in Cisgiordania, un altro popolo, quello palestinese, soffre sotto un attacco sistematico e indiscriminato che rischia di causare il suo annientamento.
In questo momento, e prima che sia troppo tardi, c'è una sola cosa da fare: fermare i crimini di guerra e contro l’umanità che la condotta della guerra dell’attuale governo israeliano sta moltiplicando, a Gaza e in Cisgiordania.
Chiediamo al Governo italiano e alla Commissione europea di mettere in atto tutti gli strumenti a loro disposizione non solo per giungere a un immediato cessate il fuoco e alla liberazione degli ostaggi, ma anche perché cessino immediatamente la detenzione arbitraria senza limiti di tempo dei prigionieri palestinesi e le pratiche di tortura ormai accertate, e perché si attui il rispetto incondizionato dei diritti umani.
Chiediamo che il diritto internazionale sia fatto valere senza eccezioni per nessuno, e che ogni paese democratico si faccia carico degli obblighi che derivano dai provvedimenti già emessi dalla Corte internazionale di giustizia, che intimano al governo di Israele di cessare ogni azione volta a perpetuare e aggravare il massacro in corso, e che gli ordinano di lasciare immediatamente i territori illegalmente occupati.
Chiediamo l’interruzione dell’invio delle armi al Governo israeliano, le sanzioni nei confronti di Netanyahu e dei suoi ministri che incitano all’odio e la sospensione dell’accordo di associazione Israele-UE, che si basa sul rispetto dei diritti umani.
Chiediamo che il diritto e la legalità internazionale prevalgano sull’uso della forza.
Oltre all’uccisione di un numero intollerabilmente alto di palestinesi – ormai più di 42.000 persone, la gran parte anziani, donne e bambini –, oltre alla distruzione sistematica di ogni infrastruttura, assistiamo da mesi anche a un massacro senza precedenti degli operatori umanitari e dei giornalisti, mentre le autorità israeliane vietano alla stampa internazionale di entrare a Gaza, impedendole di informare l’opinione pubblica, come accade nei peggiori regimi autoritari.
Ogni ora che passa la strage diventa più atroce e il baratro più profondo.
E il rischio è che, nelle more di dichiarazioni di circostanza, vada perso non solo il senso del diritto, non solo l’aspirazione a una soluzione politica del conflitto, ma vada persa innanzitutto la nostra umanità.
Una voce ha già risuonato, in Europa, in Palestina e in Israele, che si appella alla giustizia internazionale. Una voce che facciamo nostra. È l’Appello internazionale lanciato da personalità del mondo ebraico, in Israele e nella diaspora.
Facendo nostre le loro parole, affermiamo: “la decisione da prendere è quella di sanzionare con forza questo Stato che sta commettendo i peggiori crimini in piena impunità”.
Il mondo ebraico, nella stessa Israele e ancor più nella diaspora, è percorso da un lacerante dibattito che in Italia ha ancora troppo poca eco, in cui si osa andare contro narrazioni rassicuranti e demonizzazioni unilaterali. Come cittadine e cittadini italiani ed europei, sosteniamo il loro interrogarsi sulla storia che li riguarda e soprattutto sul futuro, cercando la via della pace con i propri vicini e con la propria coscienza.
Il popolo palestinese ha diritto alla propria auto-determinazione, così come Israele ha diritto a esistere in sicurezza.
Ma Israele ha il dovere di rispettare la legalità internazionale, il che vuol dire porre fine alle stragi e a decenni di occupazione, attuare il rispetto incondizionato dei diritti umani, delle norme sancite nella Carta delle Nazioni Unite e degli obblighi prescritti dalle risoluzioni ONU.
È compito del Governo italiano, della Commissione europea e della comunità internazionale sostenere e spingere questo processo fino alla sua completa definizione.
Questo è ciò che chiedono con forza molte organizzazioni della società civile israeliane e palestinesi. Questo è ciò che chiedono, in America e in Europa, gli attivisti di “Not in My Name” e di “Jewish Voice for Peace”, all’unisono con le tantissime realtà pacifiste palestinesi e di tutto il mondo.
Oggi e non domani, è il momento di dire basta agli orrori, di alzare la voce, di fare valere la propria umanità, il rispetto per la giustizia e l’amore per la pace. Per questo ti chiediamo di firmare questo appello.
Primi firmatari e firmatarie:
Viola Ardone, scrittrice
Alessandra Annoni, giurista internazionale
Dunia Astrologo, sociologa
Alessandro Barbero, storico
Sonia Bergamasco, attrice
Marina Calloni, filosofa politica e sociale
Paola Caridi, storica e giornalista
Saverio Costanzo, regista
Emanuele Crialese, regista
Luigi Daniele, giurista internazionalista
Maurizio de Giovanni, scrittore
Pasquale De Sena, giurista internazionalista
Rosita Di Peri, politologa, esperta di Medio Oriente
Luigi Ferrajoli, filosofo del diritto
Anna Foa, storica
Fabrizio Gifuni, attore
Elisa Giunchi, storica del Medio Oriente
Franco Ippolito, presidente Fondazione Basso
Stefano Levi Della Torre, pittore e saggista
Luigi Manconi, sociologo
Fiorella Mannoia, artista
Sandrine Mansour, storica della Palestina
Dacia Maraini, scrittrice
Marco Mascia, Cattedra UNESCO Diritti umani, democrazia e pace, Università di Padova
Tomaso Montanari, storico dell’arte e rettore dell’Università per Stranieri di Siena
Laura Morante, attrice
Andrea Moro, neurolinguista e romanziere
Giorgio Parisi, Premio Nobel per la Fisica
Ottavia Piccolo, attrice
Francesco Profumo, accademico ed ex ministro
Alba Rohrwacher, attrice
Tommaso Salaroli, presidente di Scomodo
Enzo Traverso, storico
Itala Vivan, saggista
Gustavo Zagrebelsky, costituzionalista
Patrick Zaki, difensore dei diritti umani e ricercatore
Alessandra Costante, segretaria generale FNSI
Riccardo Cucchi, giornalista
Tiziana Ferrario, giornalista
Angelo Figorilli, giornalista
Corrado Formigli, giornalista
Rula Jebreal, giornalista
Carmen Lasorella, giornalista
Gad Lerner, giornalista
Alessandra Mancuso, giornalista
Karima Moual, giornalista
Alberto Negri, giornalista
Alberto Nerazzini, giornalista
Vanna Palumbo, Consigliera FNSI e promotrice Appello pro-Palestina
Ilaria Sotis, giornalista
Enzo Amendola, deputato
Stefania Ascari, deputata
Pier Luigi Bersani, politico
Susanna Camusso, senatrice
Ilaria Cucchi, senatrice
Gianni Cuperlo, deputato
Massimo D’Alema, presidente Fondazione ItalianiEuropei
Giuseppe De Cristofaro, senatore
Andrea Giorgis, senatore
Matteo Lepore, sindaco di Bologna
Mimmo Lucano, parlamentare europeo, sindaco di Riace
Andrea Orlando, deputato
Barbara Pollastrini, politica
Arturo Scotto, deputato
Cecilia Strada, parlamentare europea
Alessandro Zan, parlamentare europeo
Luana Zanella, deputata
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Il problema
Appello promosso da:
Massimo Amato, storico ed economista
Laura Boldrini, deputata ed ex Presidente della Camera dei deputati
Gianni Giovannetti, giornalista
Aggiornamento dell'1 ottobre 2024 - Questo appello è stato scritto prima dello scoppio della crisi in Libano, del massacro indiscriminato di civili da parte dell’esercito israeliano e dell’invasione del territorio.
Va ricordato che ciò che sta accadendo in Medio Oriente, ha un’unica radice: l’occupazione pluridecennale della Palestina e il rifiuto di lunga data di dare seguito alla legittima richiesta del popolo palestinese del diritto all’autodeterminazione.
Più la crisi assume un carattere regionale più diviene imperativo porre fine alla carneficina a Gaza e alla violenta aggressione militare israeliana in Cisgiordania. Per questo gridiamo: #STOPCRIMESINPALESTINE
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Bombe, mancanza di acqua, di cibo, malattie, infezioni, virus della poliomielite. Cos'altro deve accadere a Gaza perché la comunità internazionale intimi al governo di Israele di fermarsi?
Nessuna persona democratica esita a condannare i crimini perpetrati nell’attacco di Hamas del 7 ottobre, né dimentica l’intollerabile prigionia degli ostaggi israeliani.
Ma in questo momento, nell’inferno di Gaza, e ora anche in Cisgiordania, un altro popolo, quello palestinese, soffre sotto un attacco sistematico e indiscriminato che rischia di causare il suo annientamento.
In questo momento, e prima che sia troppo tardi, c'è una sola cosa da fare: fermare i crimini di guerra e contro l’umanità che la condotta della guerra dell’attuale governo israeliano sta moltiplicando, a Gaza e in Cisgiordania.
Chiediamo al Governo italiano e alla Commissione europea di mettere in atto tutti gli strumenti a loro disposizione non solo per giungere a un immediato cessate il fuoco e alla liberazione degli ostaggi, ma anche perché cessino immediatamente la detenzione arbitraria senza limiti di tempo dei prigionieri palestinesi e le pratiche di tortura ormai accertate, e perché si attui il rispetto incondizionato dei diritti umani.
Chiediamo che il diritto internazionale sia fatto valere senza eccezioni per nessuno, e che ogni paese democratico si faccia carico degli obblighi che derivano dai provvedimenti già emessi dalla Corte internazionale di giustizia, che intimano al governo di Israele di cessare ogni azione volta a perpetuare e aggravare il massacro in corso, e che gli ordinano di lasciare immediatamente i territori illegalmente occupati.
Chiediamo l’interruzione dell’invio delle armi al Governo israeliano, le sanzioni nei confronti di Netanyahu e dei suoi ministri che incitano all’odio e la sospensione dell’accordo di associazione Israele-UE, che si basa sul rispetto dei diritti umani.
Chiediamo che il diritto e la legalità internazionale prevalgano sull’uso della forza.
Oltre all’uccisione di un numero intollerabilmente alto di palestinesi – ormai più di 42.000 persone, la gran parte anziani, donne e bambini –, oltre alla distruzione sistematica di ogni infrastruttura, assistiamo da mesi anche a un massacro senza precedenti degli operatori umanitari e dei giornalisti, mentre le autorità israeliane vietano alla stampa internazionale di entrare a Gaza, impedendole di informare l’opinione pubblica, come accade nei peggiori regimi autoritari.
Ogni ora che passa la strage diventa più atroce e il baratro più profondo.
E il rischio è che, nelle more di dichiarazioni di circostanza, vada perso non solo il senso del diritto, non solo l’aspirazione a una soluzione politica del conflitto, ma vada persa innanzitutto la nostra umanità.
Una voce ha già risuonato, in Europa, in Palestina e in Israele, che si appella alla giustizia internazionale. Una voce che facciamo nostra. È l’Appello internazionale lanciato da personalità del mondo ebraico, in Israele e nella diaspora.
Facendo nostre le loro parole, affermiamo: “la decisione da prendere è quella di sanzionare con forza questo Stato che sta commettendo i peggiori crimini in piena impunità”.
Il mondo ebraico, nella stessa Israele e ancor più nella diaspora, è percorso da un lacerante dibattito che in Italia ha ancora troppo poca eco, in cui si osa andare contro narrazioni rassicuranti e demonizzazioni unilaterali. Come cittadine e cittadini italiani ed europei, sosteniamo il loro interrogarsi sulla storia che li riguarda e soprattutto sul futuro, cercando la via della pace con i propri vicini e con la propria coscienza.
Il popolo palestinese ha diritto alla propria auto-determinazione, così come Israele ha diritto a esistere in sicurezza.
Ma Israele ha il dovere di rispettare la legalità internazionale, il che vuol dire porre fine alle stragi e a decenni di occupazione, attuare il rispetto incondizionato dei diritti umani, delle norme sancite nella Carta delle Nazioni Unite e degli obblighi prescritti dalle risoluzioni ONU.
È compito del Governo italiano, della Commissione europea e della comunità internazionale sostenere e spingere questo processo fino alla sua completa definizione.
Questo è ciò che chiedono con forza molte organizzazioni della società civile israeliane e palestinesi. Questo è ciò che chiedono, in America e in Europa, gli attivisti di “Not in My Name” e di “Jewish Voice for Peace”, all’unisono con le tantissime realtà pacifiste palestinesi e di tutto il mondo.
Oggi e non domani, è il momento di dire basta agli orrori, di alzare la voce, di fare valere la propria umanità, il rispetto per la giustizia e l’amore per la pace. Per questo ti chiediamo di firmare questo appello.
Primi firmatari e firmatarie:
Viola Ardone, scrittrice
Alessandra Annoni, giurista internazionale
Dunia Astrologo, sociologa
Alessandro Barbero, storico
Sonia Bergamasco, attrice
Marina Calloni, filosofa politica e sociale
Paola Caridi, storica e giornalista
Saverio Costanzo, regista
Emanuele Crialese, regista
Luigi Daniele, giurista internazionalista
Maurizio de Giovanni, scrittore
Pasquale De Sena, giurista internazionalista
Rosita Di Peri, politologa, esperta di Medio Oriente
Luigi Ferrajoli, filosofo del diritto
Anna Foa, storica
Fabrizio Gifuni, attore
Elisa Giunchi, storica del Medio Oriente
Franco Ippolito, presidente Fondazione Basso
Stefano Levi Della Torre, pittore e saggista
Luigi Manconi, sociologo
Fiorella Mannoia, artista
Sandrine Mansour, storica della Palestina
Dacia Maraini, scrittrice
Marco Mascia, Cattedra UNESCO Diritti umani, democrazia e pace, Università di Padova
Tomaso Montanari, storico dell’arte e rettore dell’Università per Stranieri di Siena
Laura Morante, attrice
Andrea Moro, neurolinguista e romanziere
Giorgio Parisi, Premio Nobel per la Fisica
Ottavia Piccolo, attrice
Francesco Profumo, accademico ed ex ministro
Alba Rohrwacher, attrice
Tommaso Salaroli, presidente di Scomodo
Enzo Traverso, storico
Itala Vivan, saggista
Gustavo Zagrebelsky, costituzionalista
Patrick Zaki, difensore dei diritti umani e ricercatore
Alessandra Costante, segretaria generale FNSI
Riccardo Cucchi, giornalista
Tiziana Ferrario, giornalista
Angelo Figorilli, giornalista
Corrado Formigli, giornalista
Rula Jebreal, giornalista
Carmen Lasorella, giornalista
Gad Lerner, giornalista
Alessandra Mancuso, giornalista
Karima Moual, giornalista
Alberto Negri, giornalista
Alberto Nerazzini, giornalista
Vanna Palumbo, Consigliera FNSI e promotrice Appello pro-Palestina
Ilaria Sotis, giornalista
Enzo Amendola, deputato
Stefania Ascari, deputata
Pier Luigi Bersani, politico
Susanna Camusso, senatrice
Ilaria Cucchi, senatrice
Gianni Cuperlo, deputato
Massimo D’Alema, presidente Fondazione ItalianiEuropei
Giuseppe De Cristofaro, senatore
Andrea Giorgis, senatore
Matteo Lepore, sindaco di Bologna
Mimmo Lucano, parlamentare europeo, sindaco di Riace
Andrea Orlando, deputato
Barbara Pollastrini, politica
Arturo Scotto, deputato
Cecilia Strada, parlamentare europea
Alessandro Zan, parlamentare europeo
Luana Zanella, deputata
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Petizione creata in data 25 settembre 2024