Il RAZZISMO VERDE oltre che una SPECULAZIONE sembra una MALATTIA MENTALE, dovete farci caso!


MASSIMA SOTTOSCRIZIONE E CONDIVISIONE DELLA URGENTE PETIZIONE:
Se qualche agronomo o forestale o altro studioso pubblica qualche post inneggiando alla bellezza o utilità o curiosità di qualche pianta, fungo o animale esotico naturalizzato da noi, subito nei commenti troverete le frecciate volte a demonizzare quella specie e a stigmatizzare quel post da parte di qualche fanatico professionista del biocidio, o suo seguace, che vorrebbe eliminare completamente dal territorio quella specie in tutti i modi possibili e immaginabili.
TEME PERTANTO CHE QUESTI POST DI VERO AMORE PER LA NATURA POSSANO INTRALCIARE LA SUA PROPAGANDA RAZZISTA!
Non so avete letto il mio ultimo post sull'ultima demonizzazione, una pianta esotica acquatica in nord Italia, grandissima fitodepuratrice delle acque, e sono stati capaci di prosciugare un intero lago per eliminarla, mettendo una griglia alla uscita del lago nei confronti di fiumi emissari per bloccare eventuali porzioni della stessa, anche ricerche genetiche di DNA ambientale per capire se fosse già giunta nel fiume ... Strumentalizzazione di giovani studenti messi a fare tesi da triennale per dare una parvenza di scientificità a tutto questo sotto il supporto di baroni accademici della più Falsa ecologia.
È ovvio che sia giunta da lì la pianta anche in quei fiumi, ci mancherebbe pure!
E speriamo anzi ... Ora dichiarano però di essere stati "bravi" (sì ma direi come i bravi di Don Rodrigo in "I Promessi Sposi" del Manzoni) e di aver ben utilizzato tutti quei soldi pubblici per eliminare completamente quella pianta da lì, ovviamente vi lascio immaginare a voi con che danno ambientale ecosistemico reale se si prosciuga un lago!
Gente persino capace di pubblicare articoli presentandoli come scientifici per indicare proprio le pratiche di biocidio, di eradicazione, con tutte le possibili scuse e il loro contrario per demonizzare quella specie presa di mira.
E stiamo mantenendo interi istituti statali che in nome della tutela di ecosistemi e biodiversità stanno facendo proprio questo schifo di demonizzazioni e biocidi.
Vanno ovviamente cancellati e tolta ad essi ogni gestione della biodiversità italiana e non solo!
La demonizzazione si estende anche a specie autoctone che magari in quanto abbastanza esuberanti si impongono all'attenzione e vengono bollate dannose da eliminare anche quelle! In ultimo è toccato ai Cormorani in Italia ad esempio accusati di mangiare troppo pesce ...
E non solo, un odio poi incommensurabile nei confronti delle varietà domestiche anche assai tradizionali ed identitarie per i territori e che girano libere per pascolo brado, per vagantismo, o del tutto randagie.
Apriti cielo se in un post si mostra un gatto libero e fertile che può quindi mettere al mondo liberamente prole o accoppiarsi con gatti più selvatici, secondo il professionista del biocidio rovinando la purezza razziale dei selvatici, ovviamente con scarsa comprensione da parte sua della teoria evoluzionista, tanti commenti negativi da parte sua in tale post, presentando il gatto domestico come la rovina della fauna selvatica per predazione.
Ma lo sa che il gatto domestico era già presente in Salento ad esempio nella colonia magnogreca di Taranto dove compare su alcune monete mentre gioca con il fondatore ecista ("oikistes") mitico della colonia Falanto?
Lo sa che il gatto selvatico è presente in Salento già dal Pleistocene come dimostra la paleontologia?
Se il gatto domestico doveva estinguere specie selvatiche o rovinare la purezza dei gatti selvatici beh tutto questo è già avvenuto in questi secoli e deve farsene una ragione ora siamo in una fase di equilibrio ormai raggiunto.
Per demonizzare ulteriormente il gatto domestico si è arrivati ad una follia tassonomica di cui ulteriormente dirò maggiormente in un altro post: sono stati capaci negli ultimi anni di definire veramente in concessi che dovevano essere scientifici il gatto domestico come specie a sé, benché esso sia semplicemente una sottospecie della medesima specie, e come sottospecie sue parenti sono i gatti selvatici nordafricani ed europei!
Il razzista verde nella sua visione ignorante del passato e miope fissista vuole impedire che le mucche podoliche pascolino nei parchi naturali del sud Italia e non si accorge che esse sono comunque le discendenti del bovino selvatico uro che proprio in quei territori era già presente nel Pleistocene.
Poi il razzista verde esprime contentezza, tutta da appurare realmente, per la diffusione del lupo ad esempio in Pianura Padana negli ultimi anni, ok, ma non si accorge dell'importanza che hanno avuto le specie esotiche, che lui bolla invasive in maniera dispregiativa, naturalizzatesi nel nostro territorio tanto impoverito dall’antropizzazione in questo nostro antropocene, per riattivare le catene alimentari anche a favore di una ripresa e riespansione delle specie autoctone, ad esempio del lupo che in questo momento sta trovando una fonte alimentare importantissima anche nelle tante esotiche nutrie diffuse proprio in Pianura Padana ed entrate nella sua alimentazione quotidiana.
Allo stesso modo i gamberi rossi della Louisiana stanno favorendo da noi una crescita degli ardeidi autoctoni!
Insomma ormai avete gli strumenti per riconoscere i razzisti verdi facilmente, non lasciate loro l'ultima parola, stigmatizzate anche voi in pubblico il loro pensiero affinché la loro propaganda non trovi più ignorante humus su cui diffondersi!
APPROFONDIAMO
A QUALE SPECIE TOCCA OGGI ESSERE DEMONIZZATA?
L'Elodea di Nuttall ...
Io direi una bellissima pianta d'acqua.
Ora prendetevi l'impegno di leggere che cosa hanno combinato lì in Nord Italia, che distruzione di ambiente: hanno prosciugato il laghetto che ovviamente ospitava tantissime altre specie viventi e hanno messo delle griglie. Mettere delle griglie a un bacino che comunica con un fiume?! Rendiamoci conto del danno alla fauna ittica solo per dirne una.
Trovate un articolo in merito dal titolo "Una nuova specie aliena arriva in Italia: cos’è la Peste d’acqua e dove sta colpendo" https://www.notizie.com/2025/02/02/una-nuova-specie-aliena-arriva-in-italia-cose-la-peste-dacqua-e-dove-sta-colpendo/.
Ovviamente la devono chiamare "Peste d'acqua" nel titolo, altrimenti se la chiami Elodea di Nuttall, può sembrare un nome troppo bello e non ce la fai a demonizzarla molto bene!
Povero quel botanico ottocentesco Nuttall che si vede trattata così una pianta che porta il suo nome!
Ora voi pensate quanto è costato questo schifo di intervento mosso da mero razzismo verde.
Inoltre estese analisi molecolari delle acque per verificare se la loro eradicazione ha avuto successo ...
Voglio sapere se c'è ancora qualcuno non consapevole dell'importanza di stigmatizzare e fermare alla radice tutto questo razzismo verde per me totalmente falso ecologico.
Auguriamoci che siano tolti presto a questi tutti i finanziamenti.
E ovviamente da parte mia un in bocca al lupo sempre di lunga vita a tutte le specie viventi fatte oggetto di demonizzazione e interventi da Terzo Reich di eradicazione!
"Segui la pista dei soldi" capirai meglio il RAZZISMO VERDE ... strumentalizzato anche quel ragazzo a cui hanno fatto fare una tesi in merito per dare a tutto questo una parvenza di scientificità!
APPROFONDIAMO
PENSATE A QUALE ABERRAZIONE ANTISCIENTIFICA SI STA ARRIVANDO PUR DI PORRE LE BASI PER GLI ECCIDI DEL "RAZZISMO VERDE"!
Come fa mi chiedo un qualunque zoologo ad accettare questo!
Ebbene sì sono stati capaci di ufficializzare in anni recentissimi la seguente affermazione che anche al più distratto conoscitore della teoria evoluzionista darwiniana farebbe accapponare la pelle:
"IL GATTO DOMESTICO È STATO DEFINITO SPECIE A SÉ!"??
Sì proprio così, non sto scherzando, potete leggerlo qui alla voce "tassonomia": https://en.m.wikipedia.org/wiki/Cat.
Specie a sé distinta dal gatto selvatico, sia dal gatto selvatico europeo, sia dal gatto selvatico nordafricano!??
Ma sia il gatto selvatico europeo sia il gatto selvatico nordafricano è ben risaputo che sono sottospecie della stessa specie!
Questo è assodato praticamente dai tempi di Linneo, è lapalissiano, è evidente, perché la definizione di specie si fonda su un pilastro inamovibile: due popolazioni (animali in questo caso) appartengono a specie diverse solo se tra i loro individui non è possibile accoppiamento spontaneo con produzione di prole fertile.
Solo quando a partire da specie parenti evolutivamente filogeneticamente tale condizione non è soddisfatta pur mettendo in contatto gli individui di questi due gruppi allora si può parlare di avvenuta speciazione, la nascita di due specie differenti a partire da una ancestrale comune.
Questa condizione non è soddisfatta per il gatto selvatico europeo e per il gatto selvatico nordafricano, motivo per cui essi sono indicati, erano indicati in tempi ancora di scienza positivista vera razionale non politicizzata, come sottospecie della stessa specie.
La specie è definita con nomenclatura binomiale linneana "Felis silvestris".
E i due gruppi sono indicati come sottospecie nel seguente modo:
-) quello nordafricano "Felis silvestris lybica"
-) quello europeo "Felis silvestris silvestris"
Il Gatto selvatico europeo (Felis silvestris silvestris) nel Pleistocene viveva già anche in Salento (vedere le faune pleistoceniche documentate dalla paleontologia per il sito di San Sidero a Maglie-Melpignano: https://www.researchgate.net/figure/Location-of-the-Late-Pleistocene-site-of-San-Sidero-Maglie-Apulia-southern-Italy_fig1_235392101).
L'addomesticazione del gatto, portando a quello che oggi chiamiamo gatto domestico, pare sia avvenuta soprattutto a partire dal Felis silvestris lybica e già nell'Età del Bronzo esso ha iniziato a diffondersi con gli scambi commerciali in Europa, dove però è evidente che, come ancora può accadere oggi, anche all'epoca e tanto più allora essendo la natura selvaggia ancora più integra e il gatto selvatico europeo ancora più diffuso, le ibridazioni tra gatto domestico e gatto selvatico europeo erano all'ordine del giorno, e non meraviglia ad esempio che nella ceramica apula a figure rosse trovata a Ruvo di Puglia e risalente al IV secolo a.C. (vedi immagine) sono rappresentati dei gatti che per striature e grossezza della coda assomigliano più al gatto selvatico europeo che non al più snello e a pelo corto gatto selvatico nordafricano.
Il Gatto domestico di fatto è praticamente sempre una sottospecie di Felis silvestris, chiamata Felis silvestris catus, che non manca di ibridarsi continuamente con le sottospecie selvatiche che condividono i medesimi territori dando prole fertile come appunto deve essere essendo la specie tassonomica sempre la medesima. Il gatto domestico lo ritroviamo raffigurato dalla metà del V sec. a.C. sulle monete della colonia magnogreca di Taranto (https://www.lamoneta.it/topic/157841-taras-ed-il-gatto/) rappresentato su quei coni mentre gioca con Falanto ecista fondatore di quella colonia, dunque come suo animale di compagnia.
Non stupisce che il gatto selvatico europeo abbia sviluppato un pelo più folto per resistere a inverni più rigidi in Europa rispetto al cugino selvatico nordafricano. Il gatto selvatico viveva in Europa già nel Pleistocene come è ampiamente attestato dalla paleontologia per quel tempo, e nel Pleistocene tanta fauna nord africana giungeva frequentemente in Europa attraverso ponti di terra che si creavano quando il livello del mare si abbassava nei passaggi ciclici quaternari tra clima glaciale e clima interglaciale, allo stesso modo appartengono alla stessa specie Homo sapiens neanderthalensis diffuso in Europa nel Pleistocene e Homo sapiens sapiens giunto invece successivamente in una seconda uscita dall'Africa (Out of Africa II) in Europa.
Allo stesso modo pare che l'uomo neanderthalensis avesse sviluppato o conservato una maggiore peluria rispetto al cugino rimasto in Africa maggiormente, una peluria del corpo che nonostante le ibridazioni con l'africano Homo sapiens sapiens ancora si riscontra presso gli europei detti di subspecie (razza) caucasoide (europoide).
L'uomo di Neanderthal e l'uomo sapiens sapiens si accoppiarono e con sviluppo di prole fertile, come oggi ci dice la analisi genetica su noi Homo sapiens sapiens di razza caucasoide (europoide), e ciò basta per dire che non ci fu il tempo affinché avvenisse la speciazione, i due gruppi erano rimasti sottospecie della stessa specie, e in parte tornarono a rifondersi generando l'attuale Homo sapiens sapiens europoide.
Lo stesso è accaduto evidentemente quando parliamo di popolazioni europee e africane del gatto selvatico.
Ma il territorio europeo più freddo ha comunque favorito per selezione naturale una conservazione dei caratteri di maggiore adattamento a climi più rigidi, e quindi pelo più lungo e più folto ciò nonostante le ibridazioni, sempre che si possa parlare di ibridazione nel caso di accoppiamenti tra individui che appartengono comunque di fatto alla stessa specie ma a sottospecie diverse.
Anche così colorazioni nel caso del gatto nordafricano più adatte ad una mimetizzazione con aree maggiormente desertiche rispetto invece all'ambiente europeo a più ricca vegetazione e suoli mediamente più umidi.
Il gatto domestico grazie all'aiuto alimentare che gli dà l'uomo, nonché talvolta anche a seguito di una selezione estetica artificiale effettuata nell'allevamento umano, magari anche solo per motivi estetici, sviluppa e conserva caratteristiche che qualora comparissero in individui selvatici come possibile statisticamente, essendo la specie la medesima, verrebbero presto eliminate, in quanto svantaggiose alla vita, dalla selezione naturale, e così al contrario in ambiente domestico sinantropico il gatto può sviluppare ad esempio colorazioni del mantello che in ambiente naturale non gli permetterebbero altrettanto buon mimetismo per la predazione; quando avviene l'ibridazione tra gatto domestico e gatto selvatico e queste caratteristiche selezionate nei domestici si presentano in animali selvatici tali caratteristiche, ci dice bene la teoria evoluzionista, in quanto svantaggiose alla caccia e anche al mimetismo nei confronti dei predatori più grandi e più forti, vengono rapidamente perdute nelle popolazioni che restano a condurre una vita selvatica.
Il problema del purismo verde, della purezza genetica non si presenta grazie alla forgiatura rappresentata dalla selezione naturale nonché grazie al fatto che, come si conferma dalla prole fertile che viene prodotta, parliamo sempre di animali della stessa comune specie.
Ebbene arriviamo alla follia pseudo-tassonomica odierna, ignorando tutti questi fatti naturalistici scientifici si è deciso di affermare che il gatto domestico è una specie a sé, ignorando i discorsi sulla prole fertile che abbiamo fatto, e adducendo che le differenze comportamentali e di habitat o anche di colorazione del mantello, bastano per ritenere una specie a sé il gatto domestico!
Prima considerato ovviamente sottospecie
con la denominazione
"Felis sylvestris catus"
parente delle altre sottospecie mediterranee selvatiche viste
Felis silvestris lybica e
Felis silvestris silvestris,
oggi definito specie a sé con la ridotta denominazione
"Felis catus".
Ma allora come spiegare il fatto che fra i gatti domestici compare in altissima percentuale, e tanto più quando essi vivono in situazioni rurali o del tutto randagie con agente una certa pressione selettiva naturale, il carattere cromatico del mantello del gatto selvatico mediterraneo, ora quello africano a pelo corto e colorazioni più terrose, ora anche quello europeo dal pelo più lungo e folto e colorazioni striate più scure?
Come si può ignorare tutto questo e parlare ancora di vera "scienza"?
Ecco allora che gli autori di cotanta blasfema pseudozoologia di mainstream aggiungono che questa nuova definizione come specie a sé servirà "per favorire le politiche conservazioniste", capiamo pertanto come si tratti proprio di politica, politica della peggiore specie, quella mistificatoria scientista del falso green, per bollare tutti i gatti domestici come nemici dei gatti selvatici, per bollare tanti gatti selvatici come ibridati con il gatto domestico, e legittimare il loro intervento a fondi pubblici e politiche repressive contro gli uni e gli altri con campagne di divieto di libertà, sterilizzazione nonché chiusura in lager gattili in nome di una fumosa impalpabile purezza dei gatti selvatici da tutelare.
Ma dove sta il paradosso? Che da un lato sappiamo che è la selezione naturale che, per quanto detto, conserva le caratteristiche del gatto selvatico nonostante incroci con esemplari domestici, dall'altro nell'evidenza che se fosse il gatto domestico una specie a sé non si potrebbe accoppiare con prole fertile con gatti selvatici minacciandone secondo il credo razzista verde la purezza razziale del gatto selvatico!
Avendolo definito come specie a sé ora il gatto domestico lo hanno persino incluso nella lista di proscrizione del razzismo verde delle 100 specie più invasive del mondo, come qualcosa quindi da eliminare persino nella nostra Italia dove vive almeno dal tempo della Magna Grecia, e forse già in Salento giunto con minoici e micenei nell'Età del Bronzo.
E' una lista invece quella di creature straordinarie per la loro grande adattabilità e diffusione (demonizzata come "invasività"!), grandi organicatrici stoccatrici di CO2 nella catena alimentare in forma di biomasse; specie che stanno rivitalizzando e naturalizzando a costo zero anche territori degradati ed impoveriti dall'uomo, specie meravigliose definite anche come "le conquistatrici della natura", e per certi versi con similitudini con la stessa nostra specie animale l'Homo sapiens sapiens che però pensate un po' non è stata inclusa in quella lista, quando invece dovrebbe comparire al primo posto per capacità di danneggiamento diretto della natura!
Stesso tipo di demonizzazione stanno facendo contro i cani in nome della purezza del lupo, sebbene il cane dal lupo discende, e così contro i maiali che vivono allo stato brado con la scusa di rovinare la purezza dei cinghiali, dicendo anche questi ultimi già impuri da ibridazione con i maiali delle razze domestiche locali (che dal cinghiale comunque sempre discendono), per eliminare gli uni e gli altri dal territorio in selvatico!
Ovviamente essendo una operazione poco scientifica ma politica, quella che qui stiamo stigmatizzando, ovunque troviamo il gatto ben indicato ancora come sottospecie Felis silvestris catus.
Vediamo questa foto: https://www.fondazionegrossetocultura.it/wp-content/uploads/2020/11/gatto-selvatico-felis-silvestris-foto-immagini-660x330.jpg
Gatto (Felis silvestris) nello stato selvatico in Europa nella forma tipica del Felis silvestris silvestris, ma come escludere che non sia un domestico Felis silvestris catus randagio-ferale in forme ancestrali (atavismo) o fortemente ibridato con i selvatici? Sono queste appositamente sollevate questioni di lana caprina che fanno comodo ai professionisti del biocidio razzisti-puristi verdi che hanno bisogno per le loro strumentalizzazioni speculative avverse ai gatti domestici di presentare ciò che va semplificato nella visione, (e questo dovrebbe sempre tentare di far la vera Scienza perché come diceva il grande fisico Isaac Newton "la Natura è semplice"), come se fosse invece complesso complicato, tanto più che non tutti gli studiosi escludono, almeno per alcune razze di gatti domestici europei, come giusto che sia, un forte contributo genetico dato dai locali gatti selvatici europei!
Infine poiché il gatto domestico vive ormai in Sud Italia fin dal tempo della Magna Grecia almeno, non bisogna dimenticare che esso comunque grosso modo quando si aggira in natura occupa la stessa nicchia ecologica del cugino gatto selvatico già presente dal Pleistocene almeno, inoltre se doveva fare dei danni alla piccola fauna autoctona questi sono già stati compiuti secoli e secoli or sono e oggi si è raggiunta ormai una situazione di equilibrio, motivo per cui è assolutamente mistificatorio presentare oggi quei medesimi gatti domestici come un problema, tanto più se pensiamo poi che i gatti domestici vengono alimentati oggi dai loro padroni ben più che in passato motivo per cui hanno anche meno esigenze di predazione per quanto ovviamente il loro istinto predatorio sia ancora presente ed è giusto che sia così.