Stop alla speculazione energetica in Sardegna


Stop alla speculazione energetica in Sardegna
Il problema
Al Presidente della Regione Sardegna, al presidente del consiglio e a tutti i consiglieri regionali
Vi chiediamo di approvare una legge urgente per una moratoria delle autorizzazioni di qualsiasi tipo di impianto e infrastruttura per la produzione energetica e di realizzazione di reti di trasmissione a effetto immediato in attesa dell'elaborazione di un piano energetico ambientale regionale.
“La produzione di energia da fonti rinnovabili è certamente auspicabile e da sostenere, ma dipende da dove, cosa, come, se serve e a chi serve. Non è per niente vero che sia tutto molto green e altamente ecosostenibile.
Nella realtà italiana della transizione ecologica siamo al Far West, all’accaparramento della terra e del mare, all’incremento del già devastante consumo del suolo.
Il passaggio alle rinnovabili deve essere un’opportunità di miglioramento dell’economia e della tutela ecologica mentre sta diventando l’ennesima occasione di speculazione selvaggia di cui pagano le conseguenze i cittadini, il territorio, l’economia, la fauna, la flora e l’ambiente.
Con il progressivo smantellamento di ogni forma di tutela e il continuo tentativo di togliere voce a governi regionali, autonomie locali comunità e singoli cittadini, gli speculatori hanno oggi campo aperto e sono lanciati nell’accaparramento di consistenti fette di territorio e di mare per l’installazione di impianti di produzione energetica senza rispettare alcun criterio di salvaguardia dell’ambiente, degli ecosistemi, delle risorse economiche e culturali locali.
In particolare la Sardegna è stata designata come uno dei principali bersagli di tale attacco speculativo per cui, in assenza di norme di tutela e a causa della completa latitanza da parte dell’amministrazione regionale, rischiamo di vedere il nostro suolo ricoperto di pannelli fotovoltaici e di venire inondati da migliaia di pale eoliche la cui altezza all’apice arriva fino a 220 metri per quelle installate a terra e oltre 300 metri per quelle a mare. Queste pale, la cui vita utile è di poche decine di anni, poggiano su piattaforme da oltre 1.000 metri cubi di cemento e per le quali, assieme alle infrastrutture sotterranee, non è prevista la rimozione a fine impiego, implicando con ciò la progressiva devastazione e impermeabilizzazione del suolo, con conseguenze nefaste sull'ambiente. Vi è poi da considerare che per la realizzazione di queste imponenti strutture devono essere impiegate centinaia di betoniere, pertanto, per il transito dei mezzi devono essere realizzate le vie di accesso e, a causa del peso dei veicoli, della dimensione delle pale e dei diversi componenti, essendo gli impianti solitamente ubicati in zone rurali, devono essere realizzati novi accessi, spesso ampliando e modificando gli stradelli, smontati i muretti a secco, con anche interventi pesanti che vanno a intaccare macchia e sottobosco. È così facilmente comprensibile quanto talvolta ci sia veramente poco di sostenibile in questi impianti. A tutto ciò si aggiunge il problema della sicurezza degli aerogeneratori per i quali non sempre sono garantiti i dovuti controlli e manutenzione, rappresentando un pericolo enorme per via dei cedimenti strutturali e per il concreto pericolo di incendio o esplosione, come avvenuto recentemente a Villacidro, Guspini e Macchiareddu.
In tale scenario si aggiunge il fotovoltaico: “Solo in Sardegna nel 2021 sono stati ricoperti più di un milione di mq di suolo, il 58% del totale nazionale e si prevede un aumento al 2030 compreso tra i 200 e i 400 kmq di nuove installazioni a terra che invece potrebbero essere realizzate sui tetti di edifici esistenti Il suolo perso in un anno a causa dell’installazione di questa tipologia di impianti sfiora i 180 ettari.” *
L’annunciato decreto del ministro Frattin ha posto come obiettivo al 2030 la Sardegna di installare ulteriori 6 Gigawatt impianti di produzione energetica da rinnovabili.
Ma le nuove richieste di connessione hanno già raggiunto al 30 giugno 2023 l’incredibile numero di 718, per una potenza complessiva di 56,08 Gigawatt che si vanno ad aggiungere agli impianti esistenti e a quelli già autorizzati.
Per avere un’idea basti considerare che la potenza attualmente installata in Sardegna è di poco superiore ai 5 Gigawatt, di cui oltre 2 Gigawatt di rinnovabili, e che l’isola consuma appena il 60% dell’energia prodotta, mentre il resto viene esportato.
Tali numeri evidenziano la dimensione della speculazione in atto.
A questi numeri si aggiunge la beffa dell’assenza di un piano di dismissione delle tre grandi centrali termoelettriche alimentate a combustibile fossile e dei progetti per la realizzazione di diversi rigassificatori con annessa dorsale del metano più la conversione o la realizzazione di nuove centrali termoelettriche.
Sul territorio sardo si possono già valutare i danni degli impianti esistenti che hanno compromesso il paesaggio e la dotazione archeologica e culturale (spesso calpestati i vincoli di distanza dai beni e già consistente il contraccolpo sul turismo) senza apportare alcun beneficio reale non solo ai sardi ma nemmeno agli altri cittadini italiani.
Discorso a parte merita la nuova connessione Thyrrenian link, un’infrastruttura che, benché tecnicamente si renda indispensabile per il bilanciamento delle reti elettriche in una prospettiva di ampia diffusione delle FER, ha oramai assunto tutti gli aspetti dell’opera speculativa, paragonabile al progetto del ponte sullo stretto di Messina. Portata avanti senza la dovuta concertazione con le comunità interessate, il suo approdo con tanto di centrali di trasformazioni al seguito è stato individuato in piena zona agricola, invece di avere la naturale collocazione in area industriale, e si accompagna ad una grave carenza di impianti di accumulo, indispensabili per dare continuità alla produzione rinnovabile non programmabile, e ad una condizione dell’infrastruttura elettrica nell’isola che rischia di diventare disastrosa. Basti solo pensare ai continui blackout dei giorni più caldi di quest’estate prodotti dall’utilizzo degli impianti di condizionamento dell’aria. Come si può pensare di elettrificare i consumi, promuovere la diffusione dei veicoli elettrici quando già oggi la rete non è in grado di far fronte ai picchi di domanda?
Con questa petizione sosteniamo la richiesta rivolta al Consiglio Regionale della Sardegna di approvare una legge urgente e a effetto immediato per una moratoria delle autorizzazioni di qualsiasi tipo di impianto e infrastruttura per la produzione energetica e di realizzazione di reti di trasmissione in attesa dell’elaborazione di un piano energetico ambientale regionale.
Chiediamo altresì nel più breve termine di deliberare quanto segue:
Alla luce del decreto del governo nazionale in fase di pubblicazione che assegna alla Sardegna una quota di 6 GW di rinnovabili e impone alle regioni di legiferare per l’individuazione dei siti idonei e non idonei entro 189 giorni dalla pubblicazione del decreto:
- di effettuare l’analisi dei reali fabbisogni sulla base di obiettivi concreti e percorribili stabiliti attraverso un confronto con il sistema delle autonomie locali e comitati di cittadini per l’individuazione delle aree idonee ad ospitare le rinnovabili e la loro tipologia e taglia
- di stanziare adeguate risorse finanziarie del bilancio della regione per la promozione ed il finanziamento delle comunità energetiche e per lo studio di PAES, piani di azione per l’energia sostenibile intercomunali per la creazione di distretti energetici rivolti al settore pubblico e a quello privato per l’utilizzo sostenibile delle risorse dei territori
- Chiediamo inoltre che la definizione dei criteri volti ad individuare le aree idonee all’istallazione degli impianti tenga conto delle esigenze delle comunità locali, sia in termini di fabbisogno energetico sia di possibilità di sviluppo presente e futuro. Fondamentale risulta il ripristino delle “buffer zone” (zone cuscinetto) la cui dimensione deve crescere progressivamente con quella degli impianti.
È fondamentale che venga mantenuta la continuità visiva e non solo tra i beni culturali e ambientali. Riguardo quest’ultimi, la mole di progetti rischia di compromettere in modo serio e duraturo tutta una serie di funzionalità ecosistemiche le cui ricadute negative sulla popolazione sull’economia dell’isola non sono calcolabili. Isola che nel 2022 ha perso il 7% della sua popolazione.
In tutta la Sardegna si sono formati e continuano a costituirsi comitati spontanei di cittadini allarmati per la repentina crescita dell’invasione energetica in corso e sottoscrivono questa petizione come Coordinamento dei Comitati Sardi contro la speculazione energetica
* Rapporto SNPA (Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente) "Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici Edizione 2021", presentato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale)
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Il problema
Al Presidente della Regione Sardegna, al presidente del consiglio e a tutti i consiglieri regionali
Vi chiediamo di approvare una legge urgente per una moratoria delle autorizzazioni di qualsiasi tipo di impianto e infrastruttura per la produzione energetica e di realizzazione di reti di trasmissione a effetto immediato in attesa dell'elaborazione di un piano energetico ambientale regionale.
“La produzione di energia da fonti rinnovabili è certamente auspicabile e da sostenere, ma dipende da dove, cosa, come, se serve e a chi serve. Non è per niente vero che sia tutto molto green e altamente ecosostenibile.
Nella realtà italiana della transizione ecologica siamo al Far West, all’accaparramento della terra e del mare, all’incremento del già devastante consumo del suolo.
Il passaggio alle rinnovabili deve essere un’opportunità di miglioramento dell’economia e della tutela ecologica mentre sta diventando l’ennesima occasione di speculazione selvaggia di cui pagano le conseguenze i cittadini, il territorio, l’economia, la fauna, la flora e l’ambiente.
Con il progressivo smantellamento di ogni forma di tutela e il continuo tentativo di togliere voce a governi regionali, autonomie locali comunità e singoli cittadini, gli speculatori hanno oggi campo aperto e sono lanciati nell’accaparramento di consistenti fette di territorio e di mare per l’installazione di impianti di produzione energetica senza rispettare alcun criterio di salvaguardia dell’ambiente, degli ecosistemi, delle risorse economiche e culturali locali.
In particolare la Sardegna è stata designata come uno dei principali bersagli di tale attacco speculativo per cui, in assenza di norme di tutela e a causa della completa latitanza da parte dell’amministrazione regionale, rischiamo di vedere il nostro suolo ricoperto di pannelli fotovoltaici e di venire inondati da migliaia di pale eoliche la cui altezza all’apice arriva fino a 220 metri per quelle installate a terra e oltre 300 metri per quelle a mare. Queste pale, la cui vita utile è di poche decine di anni, poggiano su piattaforme da oltre 1.000 metri cubi di cemento e per le quali, assieme alle infrastrutture sotterranee, non è prevista la rimozione a fine impiego, implicando con ciò la progressiva devastazione e impermeabilizzazione del suolo, con conseguenze nefaste sull'ambiente. Vi è poi da considerare che per la realizzazione di queste imponenti strutture devono essere impiegate centinaia di betoniere, pertanto, per il transito dei mezzi devono essere realizzate le vie di accesso e, a causa del peso dei veicoli, della dimensione delle pale e dei diversi componenti, essendo gli impianti solitamente ubicati in zone rurali, devono essere realizzati novi accessi, spesso ampliando e modificando gli stradelli, smontati i muretti a secco, con anche interventi pesanti che vanno a intaccare macchia e sottobosco. È così facilmente comprensibile quanto talvolta ci sia veramente poco di sostenibile in questi impianti. A tutto ciò si aggiunge il problema della sicurezza degli aerogeneratori per i quali non sempre sono garantiti i dovuti controlli e manutenzione, rappresentando un pericolo enorme per via dei cedimenti strutturali e per il concreto pericolo di incendio o esplosione, come avvenuto recentemente a Villacidro, Guspini e Macchiareddu.
In tale scenario si aggiunge il fotovoltaico: “Solo in Sardegna nel 2021 sono stati ricoperti più di un milione di mq di suolo, il 58% del totale nazionale e si prevede un aumento al 2030 compreso tra i 200 e i 400 kmq di nuove installazioni a terra che invece potrebbero essere realizzate sui tetti di edifici esistenti Il suolo perso in un anno a causa dell’installazione di questa tipologia di impianti sfiora i 180 ettari.” *
L’annunciato decreto del ministro Frattin ha posto come obiettivo al 2030 la Sardegna di installare ulteriori 6 Gigawatt impianti di produzione energetica da rinnovabili.
Ma le nuove richieste di connessione hanno già raggiunto al 30 giugno 2023 l’incredibile numero di 718, per una potenza complessiva di 56,08 Gigawatt che si vanno ad aggiungere agli impianti esistenti e a quelli già autorizzati.
Per avere un’idea basti considerare che la potenza attualmente installata in Sardegna è di poco superiore ai 5 Gigawatt, di cui oltre 2 Gigawatt di rinnovabili, e che l’isola consuma appena il 60% dell’energia prodotta, mentre il resto viene esportato.
Tali numeri evidenziano la dimensione della speculazione in atto.
A questi numeri si aggiunge la beffa dell’assenza di un piano di dismissione delle tre grandi centrali termoelettriche alimentate a combustibile fossile e dei progetti per la realizzazione di diversi rigassificatori con annessa dorsale del metano più la conversione o la realizzazione di nuove centrali termoelettriche.
Sul territorio sardo si possono già valutare i danni degli impianti esistenti che hanno compromesso il paesaggio e la dotazione archeologica e culturale (spesso calpestati i vincoli di distanza dai beni e già consistente il contraccolpo sul turismo) senza apportare alcun beneficio reale non solo ai sardi ma nemmeno agli altri cittadini italiani.
Discorso a parte merita la nuova connessione Thyrrenian link, un’infrastruttura che, benché tecnicamente si renda indispensabile per il bilanciamento delle reti elettriche in una prospettiva di ampia diffusione delle FER, ha oramai assunto tutti gli aspetti dell’opera speculativa, paragonabile al progetto del ponte sullo stretto di Messina. Portata avanti senza la dovuta concertazione con le comunità interessate, il suo approdo con tanto di centrali di trasformazioni al seguito è stato individuato in piena zona agricola, invece di avere la naturale collocazione in area industriale, e si accompagna ad una grave carenza di impianti di accumulo, indispensabili per dare continuità alla produzione rinnovabile non programmabile, e ad una condizione dell’infrastruttura elettrica nell’isola che rischia di diventare disastrosa. Basti solo pensare ai continui blackout dei giorni più caldi di quest’estate prodotti dall’utilizzo degli impianti di condizionamento dell’aria. Come si può pensare di elettrificare i consumi, promuovere la diffusione dei veicoli elettrici quando già oggi la rete non è in grado di far fronte ai picchi di domanda?
Con questa petizione sosteniamo la richiesta rivolta al Consiglio Regionale della Sardegna di approvare una legge urgente e a effetto immediato per una moratoria delle autorizzazioni di qualsiasi tipo di impianto e infrastruttura per la produzione energetica e di realizzazione di reti di trasmissione in attesa dell’elaborazione di un piano energetico ambientale regionale.
Chiediamo altresì nel più breve termine di deliberare quanto segue:
Alla luce del decreto del governo nazionale in fase di pubblicazione che assegna alla Sardegna una quota di 6 GW di rinnovabili e impone alle regioni di legiferare per l’individuazione dei siti idonei e non idonei entro 189 giorni dalla pubblicazione del decreto:
- di effettuare l’analisi dei reali fabbisogni sulla base di obiettivi concreti e percorribili stabiliti attraverso un confronto con il sistema delle autonomie locali e comitati di cittadini per l’individuazione delle aree idonee ad ospitare le rinnovabili e la loro tipologia e taglia
- di stanziare adeguate risorse finanziarie del bilancio della regione per la promozione ed il finanziamento delle comunità energetiche e per lo studio di PAES, piani di azione per l’energia sostenibile intercomunali per la creazione di distretti energetici rivolti al settore pubblico e a quello privato per l’utilizzo sostenibile delle risorse dei territori
- Chiediamo inoltre che la definizione dei criteri volti ad individuare le aree idonee all’istallazione degli impianti tenga conto delle esigenze delle comunità locali, sia in termini di fabbisogno energetico sia di possibilità di sviluppo presente e futuro. Fondamentale risulta il ripristino delle “buffer zone” (zone cuscinetto) la cui dimensione deve crescere progressivamente con quella degli impianti.
È fondamentale che venga mantenuta la continuità visiva e non solo tra i beni culturali e ambientali. Riguardo quest’ultimi, la mole di progetti rischia di compromettere in modo serio e duraturo tutta una serie di funzionalità ecosistemiche le cui ricadute negative sulla popolazione sull’economia dell’isola non sono calcolabili. Isola che nel 2022 ha perso il 7% della sua popolazione.
In tutta la Sardegna si sono formati e continuano a costituirsi comitati spontanei di cittadini allarmati per la repentina crescita dell’invasione energetica in corso e sottoscrivono questa petizione come Coordinamento dei Comitati Sardi contro la speculazione energetica
* Rapporto SNPA (Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente) "Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici Edizione 2021", presentato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale)
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Petizione creata in data 28 agosto 2023