Stop alla diffusione di materiale pornografico non consensuale

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Sentiamo spesso di ragazze, a volte anche ragazzi, che arrivano a togliersi la vita perché video e foto di loro momenti intimi iniziano a circolare in rete, il tutto ovviamente senza il loro consenso.
Ma sappiamo tutti come e chi si nasconde dietro questo sistema?
Al momento in Corea del Sud è in corso un'indagine, aperta in seguito alla denuncia di alcune persone, vittime dello stesso sistema usato anche qui in Italia.

La diffusione avviene sopratutto tramite alcune app come Telegram o WhatsApp dove si creano dei gruppi il cui fine è lo scambio di materiale di qualsiasi tipo: video di violenze e stupri, informazioni private delle vittime, materiale pedopornografico, revenge porn, anche selfie innocenti che scatenano commenti a sfondo sessuale e degradatori dai partecipanti alla chat.
La circolazione in rete di tali materiali è estremamente rapida, grazie al poco controllo ed al fatto che gli utenti si sentono al sicuro da possibili conseguenze a causa della crittografia che protegge le chat.
Cito le parole di un utente: "Telegram esiste apposta per fare tutto quello che è illegale e perverso ... Le femmine sono soltanto carne da fottere e stuprare, da sbattere in rete punto e basta".
Tali violenze, fisiche, verbali e psicologiche dovrebbero essere inammissibili, le punizioni per gli autori di questi reati dovrebbero essere chiare e forti.

Per questo avanziamo una richiesta al Ministro degli Interni Luciana Lamorgese, affinché si adoperi in modo tale che le forze di polizia agiscano prontamente per tracciare i reati che vengono commessi ogni giorno su queste piattaforme.

Allo stesso modo chiediamo a Telegram e Whatsapp di attivarsi in modo tale che queste piattaforme non divengano porto franco per chi, ogni giorno, si macchia di reati come revenge porn e pedo pornografia e che collaborino, quando richiesto, con le forze dell'ordine.

Vogliamo chiedere allo Stato, alla Polizia Postale ed a chiunque possa fare qualcosa in merito di agire, di non lasciare sole le vittime, di identificare e perseguire coloro che hanno preso parte alla condivisione di materiali simili, nel tentativo di fermare queste pratiche che portano le vittime a non riuscire più a vivere serenamente la propria vita, portandole spesso alla drastica e disperata decisione di privarsene.