STOP al Parco Eolico "Monte Croce di Ferro": 7 nuove torri da 200 metri sui crinali

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Il problema

STOP al Parco Eolico "Monte Croce di Ferro": 7 nuove torri da 200 metri sui crinali di Borgo Val di Taro

La procedura di VIA è stata avviata nell'ambito dell'Autorizzazione Unica nazionale ex art. 9 del D.Lgs. 190/2024 — un altro pezzo di Appennino parmense messo sul mercato dell'industria eolica

 
Cosa sta succedendo

Sul portale delle Valutazioni Ambientali del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) è stata pubblicata l'istanza di Valutazione di Impatto Ambientale per il progetto eolico denominato "Monte Croce di Ferro": 7 aerogeneratori da 6,1 MW ciascuno, per una potenza complessiva di 42,7 MW, da realizzare nel Comune di Borgo Val di Taro (PR), comprese le opere di connessione alla Rete di Trasmissione Nazionale (cod. MYTERNA n. 202001646).

Non è un progetto nuovo. Se ne parla dal 2022, quando la società proponente — Borgotaro Wind S.r.l., con sede a Bolzano — presentò istanza per un impianto di 7 torri e 30 MW sui terreni della comunalia di Pontolo. Oggi il progetto torna, con turbine più grandi e più potenti, incardinato nella nuova procedura di Autorizzazione Unica introdotta dal Testo Unico sulle Rinnovabili (D.Lgs. 25 novembre 2024, n. 190): lo stesso impianto normativo pensato per accelerare e semplificare le autorizzazioni, che negli ultimi anni ha già permesso ad altri progetti eolici di eludere un confronto reale con i territori interessati.

Il progetto

Le 7 torri, alte complessivamente circa 200 metri, sarebbero installate sul crinale che collega il Passo del Brattello, il Monte Croce di Ferro (1.178 m) e il Monte Molinatico — uno spartiacque che segna il confine tra Emilia e Toscana, tra la Val di Taro e la Lunigiana. Un crinale già segnato da ripetitori e antenne, ma ancora percorso da faggete di pregio, sentieri escursionistici e memoria storica: qui passa un tratto della Grande Escursione Appenninica (GEA) e della Via degli Abati, e su questi stessi versanti sono stati rinvenuti insediamenti di cacciatori stagionali risalenti a oltre cinquemila anni fa, attratti dal passaggio migratorio dei cervi. È inoltre cuore della zona di raccolta del Fungo di Borgotaro IGP, il prodotto simbolo dell'economia locale.

Un impatto che non si somma, si moltiplica: Borgo Val di Taro già nel mirino di "Parma A"

Questo è il punto che rende il progetto "Monte Croce di Ferro" particolarmente grave, e che nessuna Valutazione di Impatto Ambientale può permettersi di ignorare.

Borgo Val di Taro è già uno dei Comuni compresi nel perimetro del mega-progetto "Parma A": 47 aerogeneratori, 291,4 MW, proposto da Duferco Sviluppo S.p.A. sugli stessi crinali appenninici tra Val Ceno e Val Taro, oggetto di una petizione che ha già raccolto migliaia di firme. Se anche "Monte Croce di Ferro" venisse autorizzato, il territorio di un singolo Comune montano si troverebbe a dover assorbire due impianti industriali eolici distinti, valutati separatamente, senza che nessuna procedura ne consideri realmente l'impatto cumulativo su paesaggio, fauna, viabilità e comunità. È esattamente il meccanismo di frazionamento dei progetti che la normativa ambientale dovrebbe prevenire, non incentivare.

Vincoli che non si possono ignorare

I boschi, i crinali e le aree montane sopra i 1.200 metri sono beni paesaggistici tutelati ai sensi del D.Lgs. 42/2004 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio). L'intero Appennino parmense, inclusa quest'area, è classificato a elevata pericolosità idrogeologica nei Piani di Assetto Idrogeologico dell'Autorità di Bacino del Po: scavare fondazioni per torri da 200 metri su crinali già soggetti a frane e dissesto non è un dettaglio tecnico da mitigare, è un rischio da evitare.

Le strade che risalgono al Passo del Brattello sono infrastrutture di montagna, strette e già oggi vulnerabili a neve, ghiaccio e frane invernali: non sono pensate per sostenere anni di cantiere, trasporti eccezionali di pale lunghe decine di metri e getti di cemento armato per basamenti profondi.

Il crinale ospita inoltre fauna di alto valore conservazionistico — lo stesso comprensorio dove nidificano aquila reale, biancone e lupo appenninico, già documentato nelle osservazioni depositate contro "Parma A" a poca distanza da qui. Le turbine eoliche sono una causa nota di mortalità per rapaci e chirotteri: nessuna compensazione ambientale restituisce una coppia di aquile perduta.

Il cortocircuito democratico

Anche qui si ripete lo schema già visto altrove: una procedura che si decide lontano dal territorio, in nome di una semplificazione normativa pensata a livello nazionale, mentre la comunità locale viene informata a cose quasi fatte. A Borgo Val di Taro un comitato di cittadini, "Crinali Liberi", si è già mobilitato contro l'espansione dell'eolico industriale sui crinali valtaresi, e in Consiglio comunale sono state sollevate più volte le criticità tecniche del progetto — senza che l'Amministrazione comunale abbia mai preso una posizione chiara.

Una società con sede a Bolzano decide il destino del profilo dei crinali che uniscono Emilia e Toscana. I cittadini di Borgotaro vengono a saperlo da un avviso su un portale ministeriale. Anche qui, la risposta corretta non è "qualche integrazione": è dare voce vincolante, non semplicemente consultiva, a chi vive quel territorio.

Perché senza incentivi pubblici questo progetto non esisterebbe

Come per ogni grande impianto eolico industriale in Italia, anche "Monte Croce di Ferro" non starebbe in piedi senza gli incentivi statali garantiti dal GSE, pagati in bolletta da tutti i cittadini. I profitti, garantiti per vent'anni da contratti con lo Stato, andrebbero al proponente privato; i costi — paesaggio deturpato, strade da rifare, fauna perduta — resterebbero al territorio.

Quello che chiediamo

Chiediamo al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica:

Di valutare l'impatto cumulativo del progetto "Monte Croce di Ferro" insieme a quello del già più volte contestato progetto "Parma A", che insiste sullo stesso Comune e sugli stessi crinali appenninici, prima di procedere con qualsiasi valutazione separata.
Di riconoscere che un crinale vincolato dal punto di vista paesaggistico e idrogeologico, attraversato da sentieri storici, habitat di specie protette e già gravato da altri progetti eolici in istruttoria, non supera la soglia minima di compatibilità ambientale.
Di garantire alle comunità di Borgo Val di Taro e della Val di Taro una voce realmente vincolante nel procedimento, non una mera comunicazione a procedura già avviata.
Di archiviare l'istanza di VIA relativa al progetto "Monte Croce di Ferro" nella sua configurazione attuale.
Cosa puoi fare adesso — subito

Firma questa petizione e condividila: con chi vive in Val di Taro, con chi cammina questi crinali, con chi ha a cuore l'Appennino parmense.

Deposita osservazioni formali sul portale ministeriale, come previsto dalla normativa vigente in materia di partecipazione ai procedimenti di VIA. Il link alla procedura è: 👉 https://va.mite.gov.it/it-IT/Oggetti/Info/12151

Se sei un amministratore, un tecnico, un naturalista o semplicemente un cittadino che conosce questi luoghi, il tuo contributo nelle osservazioni formali può fare la differenza concreta nel procedimento.

L'Appennino tra Val Ceno e Val Taro non è un magazzino a cielo aperto per l'industria eolica. Non un progetto alla volta, non con il silenzio come strategia.

 
F.to

Ing. F. Cortesi

 

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Fabrizio CortesiPromotore della petizioneingegnere, ecologista, amante della natura, della equità, della giustizia.

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