Stop ad arco e frecce per il controllo del cinghiale in Trentino

156

Raggiungiamo 200 firme!
Le petizioni con più di 1.000 sostenitori hanno 5 volte più possibilità di vincere!

Il problema

Chiediamo alla Provincia autonoma di Trento di sospendere l'uso di arco e frecce per il controllo del cinghiale in Trentino e di verificarne scientificamente i rischi per gli animali e per la sicurezza delle persone.


La Giunta della Provincia autonoma di Trento ha approvato il 3 luglio 2026 una nuova disciplina per il controllo del cinghiale che introduce, in via sperimentale, anche l'utilizzo dell'arco.

Chiediamo che questa decisione venga riesaminata e che l'utilizzo dell'arco venga sospeso fino a quando non siano disponibili e pubblicamente verificabili dati scientifici sufficienti sulla sua efficacia, sul benessere degli animali e sulla sicurezza delle persone.

PERCHÉ SIAMO CONTRARI

1. Un animale ferito non dev'essere condannato a una morte lenta

Non contestiamo la necessità di una gestione della fauna selvatica quando questa sia scientificamente e ambientalmente necessaria.

Contestiamo però l'utilizzo di un metodo di abbattimento quando non siano adeguatamente dimostrati i suoi risultati in termini di rapidità della perdita di coscienza, mortalità immediata e riduzione al minimo della sofferenza.

Una freccia che non raggiunga correttamente un organo vitale può ferire il cinghiale senza provocarne immediatamente la morte. L'animale può fuggire e rimanere ferito per un periodo prolungato prima di essere eventualmente ritrovato.

Per questo chiediamo che la Provincia renda pubblici i dati relativi a:

percentuale di animali abbattuti immediatamente;

percentuale di animali feriti ma non immediatamente uccisi;

tempi di perdita di coscienza;

tempi tra ferimento e morte;

numero di animali feriti che non vengono recuperati;

efficacia delle procedure di ricerca degli animali feriti.

Riteniamo che nessun metodo di abbattimento debba essere utilizzato senza adeguate garanzie che la sofferenza dell'animale venga ridotta al minimo possibile.

2. La distanza di tiro deve essere scientificamente giustificata

La selettività dell'arco è strettamente legata alla precisione del tiro.

Chiediamo quindi alla Provincia di rendere pubblici i dati scientifici che dimostrino l'efficacia del metodo alle diverse distanze e, in particolare, di spiegare quali evidenze giustifichino la distanza massima prevista dalla disciplina provinciale.

Vogliamo sapere quanti animali vengono effettivamente abbattuti immediatamente e quanti vengono feriti senza essere immediatamente uccisi alle diverse distanze di tiro.

3. Dev'essere valutata la sicurezza pubblica

L'arco è estremamente  silenzioso. Questa caratteristica può essere considerata un vantaggio perché riduce il disturbo acustico, ma può anche creare un problema di sicurezza.

Un escursionista, un cercatore di funghi, un ciclista, un residente o un'altra persona che si trovi nei pressi dell'area interessata potrebbe non rendersi conto che è in corso un'attività di abbattimento.

Il problema aumenta nel caso in cui l'animale venga ferito e fugga dalla zona del tiro.

Un cinghiale ferito e spaventato può attraversare sentieri, strade o altre aree frequentate e comportarsi in maniera imprevedibile.

Chiediamo pertanto una specifica valutazione del rischio che consideri l'intera sequenza:

tiro → eventuale ferimento → fuga dell'animale → ricerca → recupero.

La valutazione deve comprendere anche i possibili rischi per gli animali domestici e per la fauna selvatica.

4. Chiediamo trasparenza

Prima di avviare la sperimentazione, chiediamo alla Provincia di pubblicare integralmente:

i pareri tecnici e scientifici utilizzati per assumere la decisione;

gli studi sull'efficacia dell'arco;

i dati disponibili sull'utilizzo dell'arco in altre Regioni;

i dati relativi agli animali feriti e non recuperati;

le valutazioni relative alla sicurezza pubblica;

le motivazioni scientifiche alla base delle distanze di tiro previste.

---

LA NOSTRA RICHIESTA:

Chiediamo alla Provincia autonoma di Trento, alla Giunta provinciale e al Consiglio provinciale di:

SOSPENDERE L'UTILIZZO DELL'ARCO PER IL CONTROLLO DEL CINGHIALE

fino a quando non siano state effettuate e rese pubbliche valutazioni scientifiche indipendenti e complete riguardanti:

il benessere degli animali;

il rischio di ferimento e sofferenza prolungata;

l'effettiva percentuale di abbattimenti immediati;

la probabilità di mancato recupero degli animali feriti;

la sicurezza di cittadini, escursionisti e altri frequentatori del territorio;

i rischi per animali domestici e fauna selvatica.

Gestire la fauna può essere necessario. Ma la gestione non può prescindere dal rispetto dell'animale e dalla sicurezza delle persone.

Chiediamo alla Provincia autonoma di Trento di dimostrare, dati alla mano, che il metodo scelto rispetti entrambi questi principi.

FIRMA E CONDIVIDI
Se condividi questa richiesta, firma la petizione e aiutaci a farla conoscere.

avatar of the starter
evelina masturzoPromotore della petizione

Aggiornamenti sulla petizione