PETIZIONE CHIUSA

Salviamo gli stagni della Falchera a Torino

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I laghetti Falchera sono attualmente al centro di un importante progetto di riqualificazione ad opera del Comune di Torino, approvato nel 2015 dalla precedente Giunta comunale.

 Piccole modifiche ai lavori potrebbero maggiormente preservarne la biodiversità dell'area.

Il progetto dell’assessore La Volta prevede una destinazione mista dell’area : nella zona del lago grande a ridosso dell’istmo che lo separa dal lago nord sarà creata una spiaggia che potrà essere attrezzata consentendo l’utilizzo di piccole imbarcazioni, l’affitto di sdraio e attività sportive remiere. E’ prevista in questa zona la realizzazione di un piccolo fabbricato di servizio (club house) e di un pontile. La parte est dello stesso lago presenta le condizioni favorevoli per la creazione di una zona umida con attrezzature minime per l’osservazione diretta e lo studio degli uccelli e della vegetazione (birdwatching), mentre per il lago piccolo è previsto il completo prosciugamento.

 Sebbene intenda risolvere un problema annoso e pluridecennale di degrado e di abbandono dell’area, il presente progetto sembra a nostro parere, non cogliere appieno l’importanza naturalistica del sito.  

Il birdwatching negli ultimi anni ha conosciuto, finalmente anche in Italia, una costante crescita in termini di interesse da parte dei comuni cittadini, uscendo dalla nicchia del mondo scientifico e accademico.

Va da sé che sia aumentato il numero di persone che esplorano il territorio con il binocolo in mano, sempre in ricerca di nuovi spazi verdi anche vicino casa, dove poter osservare uccelli selvatici e altre piccole meraviglie del mondo naturale.

Il mondo del birdwatching è poi estremamente organizzato e preciso: ogni osservatore può inserire le proprie osservazioni all’interno di banche dati on-line sia a livello nazionale (www.ornitho.it che regionale (www.aves.piemonte.it nella quale vengono registrati luogo, data e specie osservata, informazioni a loro volta validate da una riconosciuta platea di esperti.

E’in questo contesto che da qualche tempo ormai, giungono sempre più segnalazioni di specie rare e interessanti anche da luoghi inaspettati, se non proprio trascurati in passato, dagli appassionati; è questo il caso dei laghetti Falchera.

 Ultima tra le segnalazioni di estremo interesse è l’avvistamento di 6 Basettini (Panurus biarmicus) nei pressi dei radi canneti posti lungo l’istmo di terra che separa i due specchi d’acqua. Il Basettino è un passeriforme assai raro in Piemonte che predilige i canneti lungo stagni, laghetti e paludi, tutti ambienti sempre più minacciati dallo sviluppo antropico e pressoché assenti dall’area urbana torinese, che per la specie in questione rappresenta l’unico luogo di presenza relativa all’inverno in corso e conseguente motivo della recente folta presenza di birdwatchers e ornitologi nell’area.

Sempre presso i laghetti Falchera sono state inoltre segnalate negli ultimi anni altre specie ormai rare in provincia di Torino, tipiche degli ambienti umidi, quali il Tarabusino (Ixobrychus minutus), il Tarabuso (Botaurus stellaris) o la Schiribilla (Porzana parva); si tratta, in questo caso, di specie altresì incluse nell’Allegato I della Direttiva Uccelli 2009/147/CE, osservate ovviamente insieme a specie più comuni e presenti con un buon numero di individui (Germano reale, Gallinella d’acqua, Folaga, Tuffetto, Svasso maggiore, Migliarino di palude, Passera mattugia ecc.) a dimostrazione dell’importanza ecologica del sito.

 La preoccupazione che ci preme far notare è come così tante e diversificate modalità di fruizione dell’area possano coesistere su una superficie così ridotta; in particolare si sottolinea la plateale conflittualità tra gli interventi previsti ai fini della fruizione ludico-ricreativa e quelli previsti ai fini della conservazione della biodiversità, aspetto oltretutto preso in considerazione dal progetto originale.

Un’area umida di piccole dimensioni, come si deve considerare quella dei laghetti Falchera, presente in un contesto del tutto urbanizzato, rappresenta un ecosistema decisamente fragile.

Per questo motivo riteniamo lecito sostenere che, a fronte del prosciugamento di uno degli stagni e della realizzazione degli interventi destinati alla libera fruizione di gran parte delle sponde, con addirittura la possibilità di navigazione del laghetto, si possa ritenere del tutto inutile la creazione di un capanno per l’osservazione della fauna selvatica nella stessa area, per il semplice fatto che, per i motivi sopra indicati, si avrebbe la ragionevole certezza che la stessa fauna scomparirebbe dall’area.

 La nostra proposta è quella di fare tesoro di esperienze già maturate nella nostra regione, come il Centro Cicogne e Anatidi di Racconigi (http://www.cicogneracconigi.it/ o l’oasi della Madonnina a Sant’Albano Stura (http://www.oasimadonnina.eu/ dove, grazie all’impegno mostrato nel perseguire i dettami di una fruizione specificatamente dedicata alla scoperta delle peculiarità naturalistiche delle aree, hanno fatto di queste iniziative virtuosi punti di riferimento nell’ambito dell’educazione ambientale e della conservazione della natura.

 Suggeriamo quindi di non perdere la preziosa occasione di avere anche all’interno dell’ambito urbano della città di Torino un ottimo esempio di corretta coesistenza tra realtà urbana e biodiversità con tutti i vantaggi che ne possano derivare in termini di educazione civica e riqualificazione delle aree periferiche.

Sollecitare infine la cittadinanza a prendere parte alla gestione e cura nel tempo di questa importante risorsa naturale, coinvolgendo associazioni locali o semplici comitati di cittadini, nello spirito di ciò che avvenne ad esempio per il Parco Colletta di Torino, dove svariate realtà locali hanno contribuito nel tempo a preservare un’area di pregio della nostra città e ancora oggi fruita dai cittadini in piena libertà.

Chiediamo pertanto di poter inviare le nostre osservazioni per preservare la naturalità dell’area, in modo da non pregiudicare la sua trasformazione in un’area del tutto artificiale, con il prosciugamento del bacino più piccolo e la trasformazione in spiaggia di quello più grande.



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