Stabilità Docenti Precari, Continuità Didattica per gli Allievi e le Famiglie.


Stabilità Docenti Precari, Continuità Didattica per gli Allievi e le Famiglie.
Il problema
All'attenzione di:
- Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella
- Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara
- I rappresentanti delle istituzioni scolastiche italiane
Con questa petizione chiediamo alle istituzioni di ascoltare le istanze dei docenti precari, che ogni giorno affrontano enormi difficoltà per garantire un’istruzione di qualità ai nostri studenti. Nonostante l’impegno e la dedizione, queste figure essenziali vivono in condizioni di precarietà e instabilità lavorativa che compromettono la loro serenità e il futuro della scuola.
Firma per chiedere:
- Assunzioni con doppio canale:
- Riservare il 50% delle assunzioni alle GPS di prima e seconda fascia, permettendo ai docenti precari di entrare in un percorso di formazione abilitante e gratuita.
- Riservare il restante 50% ai concorsi ordinari.
- Corsi abilitanti gratuiti:
- Sfruttare risorse interne ed esterne per organizzare percorsi di formazione e abilitazione totalmente finanziati dallo Stato, accessibili a tutti i docenti precari.
-
Utilizzare i fondi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) per finanziare tali corsi, coinvolgendo docenti di ruolo già esperti come formatori.
- Riconoscimento dell’esperienza:
- Valorizzare i docenti con anni di servizio, garantendo percorsi di stabilizzazione basati sull’esperienza sul campo.
- Valorizzare i docenti con anni di servizio, garantendo percorsi di stabilizzazione basati sull’esperienza sul campo.
- Trasparenza e collaborazione:
- Coinvolgere sindacati scolastici nella gestione dei corsi di formazione per garantire equità e rispetto dei diritti dei lavoratori.
Le motivazioni
Siamo docenti. Siamo tanti, sparsi in tutta Italia, legati da un destino comune: il precariato. Ogni anno, all’inizio di settembre, ci troviamo a vivere lo stesso copione. Una chiamata improvvisa, valigie da preparare in fretta, un nuovo luogo da chiamare casa, una nuova scuola da conoscere. In ogni aula che ci accoglie, troviamo volti nuovi, alunni a cui affezionarci e colleghi con cui collaborare, sempre con la speranza che, questa volta, le cose possano cambiare.
La precarietà è una condizione che ci portiamo addosso come un peso costante. Ogni estate e inizio autunno, mentre il mondo va avanti con i suoi ritmi, noi viviamo un’incertezza logorante. Dove saremo chiamati? Ci sarà una cattedra per noi? Potremo costruire un futuro stabile? La risposta, spesso, è un’incognita che ci accompagna giorno dopo giorno.
Non si fa nemmeno in tempo ad affezionarsi ai propri alunni, a conoscerli veramente, a costruire con loro un legame educativo solido, che già sai che a fine anno scolastico dovrai lasciarli. Il prossimo settembre sarai mandato altrove, e tutto ricomincerà da capo.
Essere precari significa lavorare con dedizione, ma senza la certezza che il nostro impegno venga riconosciuto. Cambiamo istituti, affrontiamo sacrifici personali ed economici, ma ci sentiamo invisibili. La competizione si basa non più sul merito, ma sull'acquisizione di titoli che premiano chi dispone di maggiori risorse economiche.
Sappiamo che il nostro lavoro è importante, eppure veniamo trattati come pedine. Cambiamo istituti, affrontiamo sacrifici personali ed economici, ma ci sentiamo invisibili.
In questo quadro già difficile, le nuove normative previste nei prossimi anni, alcune già in vigore, stanno creando disparità e ingiustizie tra i docenti. Si favoriscono coloro che hanno avuto l'opportunità economica o temporale di acquisire titoli abilitanti, spesso a discapito di chi, pur avendo insegnato per anni con dedizione e competenza, rischia di essere escluso dalla scuola.
L'introduzione della normativa che, dal 2026, richiederà obbligatoriamente una laurea triennale per i docenti ITP, ne è un chiaro esempio. Una decisione che rischia di tagliare fuori migliaia di precari che, pur avendo dimostrato il loro valore sul campo, si trovano improvvisamente considerati non idonei.
Troviamo questa prospettiva profondamente ingiusta. È come sentirsi dire: "Bravo, fino a oggi hai lavorato bene, ma da domani non servi più." Come se un pezzo di carta potesse, da solo, definire se una persona è un buon insegnante. La realtà è che la preparazione e la capacità di trasmettere conoscenza non dipendono da un titolo, ma dall’esperienza, dall’impegno, dalla passione che mettiamo ogni giorno nel nostro lavoro.
Un’azienda seria investe a proprie spese nella formazione dei propri dipendenti, garantendo loro una preparazione adeguata attraverso percorsi di formazione accessibili e gratuiti. Questo approccio valorizza il lavoro e migliora la qualità complessiva del sistema in cui si opera.
La situazione attuale non solo è profondamente ingiusta, ma rende impossibile garantire la tanto osannata continuità didattica, di cui spesso parlano e ci chiedono le famiglie e che menzionano spesso molti politici. Oggi, è comune che alcune classi cambino quattro o cinque docenti in un anno, impedendo agli studenti di seguire una programmazione coerente e compromettendo il loro apprendimento.
Riteniamo importante sottolineare come il tema del precariato scolastico sia già stato oggetto di attenzione da parte della Comunità Europea, che in passato ha richiamato l’Italia al rispetto delle normative sui contratti a termine. La pratica del rinnovo sistematico dei contratti senza una reale prospettiva di stabilizzazione non solo contrasta con i principi europei, ma mette a rischio la dignità e i diritti di chi lavora nella scuola. Confidiamo che queste istanze vengano ascoltate e affrontate con responsabilità, affinché non sia necessario ricorrere nuovamente alle istituzioni europee per cercare giustizia.
Chiediamo con forza che queste problematiche vengano affrontate con soluzioni concrete, garantendo un futuro più stabile e giusto per tutti i docenti precari, nel rispetto del loro lavoro e della loro dignità.
Firma questa petizione e aiutaci a costruire una scuola più equa, stabile e giusta per tutti: docenti, studenti e famiglie!
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Il problema
All'attenzione di:
- Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella
- Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara
- I rappresentanti delle istituzioni scolastiche italiane
Con questa petizione chiediamo alle istituzioni di ascoltare le istanze dei docenti precari, che ogni giorno affrontano enormi difficoltà per garantire un’istruzione di qualità ai nostri studenti. Nonostante l’impegno e la dedizione, queste figure essenziali vivono in condizioni di precarietà e instabilità lavorativa che compromettono la loro serenità e il futuro della scuola.
Firma per chiedere:
- Assunzioni con doppio canale:
- Riservare il 50% delle assunzioni alle GPS di prima e seconda fascia, permettendo ai docenti precari di entrare in un percorso di formazione abilitante e gratuita.
- Riservare il restante 50% ai concorsi ordinari.
- Corsi abilitanti gratuiti:
- Sfruttare risorse interne ed esterne per organizzare percorsi di formazione e abilitazione totalmente finanziati dallo Stato, accessibili a tutti i docenti precari.
-
Utilizzare i fondi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) per finanziare tali corsi, coinvolgendo docenti di ruolo già esperti come formatori.
- Riconoscimento dell’esperienza:
- Valorizzare i docenti con anni di servizio, garantendo percorsi di stabilizzazione basati sull’esperienza sul campo.
- Valorizzare i docenti con anni di servizio, garantendo percorsi di stabilizzazione basati sull’esperienza sul campo.
- Trasparenza e collaborazione:
- Coinvolgere sindacati scolastici nella gestione dei corsi di formazione per garantire equità e rispetto dei diritti dei lavoratori.
Le motivazioni
Siamo docenti. Siamo tanti, sparsi in tutta Italia, legati da un destino comune: il precariato. Ogni anno, all’inizio di settembre, ci troviamo a vivere lo stesso copione. Una chiamata improvvisa, valigie da preparare in fretta, un nuovo luogo da chiamare casa, una nuova scuola da conoscere. In ogni aula che ci accoglie, troviamo volti nuovi, alunni a cui affezionarci e colleghi con cui collaborare, sempre con la speranza che, questa volta, le cose possano cambiare.
La precarietà è una condizione che ci portiamo addosso come un peso costante. Ogni estate e inizio autunno, mentre il mondo va avanti con i suoi ritmi, noi viviamo un’incertezza logorante. Dove saremo chiamati? Ci sarà una cattedra per noi? Potremo costruire un futuro stabile? La risposta, spesso, è un’incognita che ci accompagna giorno dopo giorno.
Non si fa nemmeno in tempo ad affezionarsi ai propri alunni, a conoscerli veramente, a costruire con loro un legame educativo solido, che già sai che a fine anno scolastico dovrai lasciarli. Il prossimo settembre sarai mandato altrove, e tutto ricomincerà da capo.
Essere precari significa lavorare con dedizione, ma senza la certezza che il nostro impegno venga riconosciuto. Cambiamo istituti, affrontiamo sacrifici personali ed economici, ma ci sentiamo invisibili. La competizione si basa non più sul merito, ma sull'acquisizione di titoli che premiano chi dispone di maggiori risorse economiche.
Sappiamo che il nostro lavoro è importante, eppure veniamo trattati come pedine. Cambiamo istituti, affrontiamo sacrifici personali ed economici, ma ci sentiamo invisibili.
In questo quadro già difficile, le nuove normative previste nei prossimi anni, alcune già in vigore, stanno creando disparità e ingiustizie tra i docenti. Si favoriscono coloro che hanno avuto l'opportunità economica o temporale di acquisire titoli abilitanti, spesso a discapito di chi, pur avendo insegnato per anni con dedizione e competenza, rischia di essere escluso dalla scuola.
L'introduzione della normativa che, dal 2026, richiederà obbligatoriamente una laurea triennale per i docenti ITP, ne è un chiaro esempio. Una decisione che rischia di tagliare fuori migliaia di precari che, pur avendo dimostrato il loro valore sul campo, si trovano improvvisamente considerati non idonei.
Troviamo questa prospettiva profondamente ingiusta. È come sentirsi dire: "Bravo, fino a oggi hai lavorato bene, ma da domani non servi più." Come se un pezzo di carta potesse, da solo, definire se una persona è un buon insegnante. La realtà è che la preparazione e la capacità di trasmettere conoscenza non dipendono da un titolo, ma dall’esperienza, dall’impegno, dalla passione che mettiamo ogni giorno nel nostro lavoro.
Un’azienda seria investe a proprie spese nella formazione dei propri dipendenti, garantendo loro una preparazione adeguata attraverso percorsi di formazione accessibili e gratuiti. Questo approccio valorizza il lavoro e migliora la qualità complessiva del sistema in cui si opera.
La situazione attuale non solo è profondamente ingiusta, ma rende impossibile garantire la tanto osannata continuità didattica, di cui spesso parlano e ci chiedono le famiglie e che menzionano spesso molti politici. Oggi, è comune che alcune classi cambino quattro o cinque docenti in un anno, impedendo agli studenti di seguire una programmazione coerente e compromettendo il loro apprendimento.
Riteniamo importante sottolineare come il tema del precariato scolastico sia già stato oggetto di attenzione da parte della Comunità Europea, che in passato ha richiamato l’Italia al rispetto delle normative sui contratti a termine. La pratica del rinnovo sistematico dei contratti senza una reale prospettiva di stabilizzazione non solo contrasta con i principi europei, ma mette a rischio la dignità e i diritti di chi lavora nella scuola. Confidiamo che queste istanze vengano ascoltate e affrontate con responsabilità, affinché non sia necessario ricorrere nuovamente alle istituzioni europee per cercare giustizia.
Chiediamo con forza che queste problematiche vengano affrontate con soluzioni concrete, garantendo un futuro più stabile e giusto per tutti i docenti precari, nel rispetto del loro lavoro e della loro dignità.
Firma questa petizione e aiutaci a costruire una scuola più equa, stabile e giusta per tutti: docenti, studenti e famiglie!
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I decisori

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Petizione creata in data 4 gennaio 2025