Sospendiamo l’autoarbitraggio Under 12 nel volley: servono regole e tutele per i bambini

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Il problema

Chiediamo alla Federazione Italiana Pallavolo di sospendere l’introduzione generalizzata dell’autoarbitraggio nella categoria Under 12 per la stagione 2026/2027 e di aprire un confronto con società, tecnici, ufficiali di gara, famiglie ed esperti nella tutela dei minori.

La normativa prevede due modalità:

  • un giovane atleta, a rotazione, viene designato per arbitrare dall’esterno del campo;
  • la gara si svolge senza una persona designata e gli atleti in campo possono fermare il gioco quando ritengono sia stato commesso un fallo

Sono due situazioni diverse, ma entrambe espongono bambini di dieci e undici anni a responsabilità che richiedono regole chiare, formazione e supervisione adulta.

Arbitrare non significa solo vedere una palla dentro o fuori

Nell’Under 12 6 contro 6 occorre gestire rotazioni, ordine di servizio, falli di posizione, quattro tocchi, doppi tocchi, invasioni e contatti con la rete. Riconoscere un fallo di posizione richiede di controllare, nel momento del servizio, la posizione relativa di tutti gli atleti in campo. Non è una valutazione semplice neppure per un adulto senza una preparazione specifica.

Un giovane atleta designato come arbitro dovrà prendere decisioni che potranno essere contestate da compagni, avversari e adulti. Nell’autoarbitraggio senza designazione emerge un altro rischio: il gioco si ferma quando uno degli atleti segnala un fallo.

Chi ha un carattere più forte potrebbe imporre più facilmente la propria interpretazione. Chi è più timido potrebbe non fermare il gioco, rinunciare a sostenere la propria posizione o subire la pressione del gruppo.

Non affermiamo che questo sistema produca automaticamente bullismo. Ma un modello educativo deve prevenire prevaricazioni, derisioni e dinamiche nelle quali prevale chi riesce a imporsi, non chi applica meglio le regole.

Chi proteggerà il minore davanti agli adulti? L'allenatore? Il Dirigente di squadra? In che forma? 
Anche un arbitro adulto e formato può avere difficoltà a gestire una contestazione.

Non possiamo presumere che un bambino di dieci o undici anni sappia affrontare serenamente un allenatore, un dirigente o un genitore che alza la voce, insiste o gli attribuisce la responsabilità del risultato.

Il rischio è concreto.

Nel febbraio 2025, ad Asti, due arbitre di tredici anni furono insultate da alcuni genitori durante una partita di minibasket. Nel 2019, a Carpenedolo, un arbitro di quattordici anni venne contestato e insultato durante una gara Under 13; l’allenatore della squadra in vantaggio ritirò i propri giocatori per interrompere la situazione.

Un minore non deve essere lasciato a difendere una decisione arbitrale davanti a un adulto.

E se la decisione è sbagliata, chi lo accompagnerà dopo l’errore? Con quale formazione? Chi eviterà che si senta responsabile della sconfitta di una squadra o diventi bersaglio di accuse e derisioni?

La tutela non può dipendere dalla sensibilità personale dell’adulto presente in palestra.

Negli altri modelli resta un adulto responsabile.
Nel calcio giovanile, l’autoarbitraggio è accompagnato dal Dirigente-Arbitro, una persona adeguatamente formata che supervisiona la gara, garantisce la sicurezza e interviene quando necessario. La FIGC raccomanda inoltre una formazione preventiva dei bambini e vieta agli adulti di influenzarne le decisioni.

Nel Beach Volley giovanile FIPAV, compresa la categoria Under 14, arbitri e segnapunti possono essere facoltativi, ma la presenza del Supervisore è obbligatoria.

I ruoli sono differenti, ma il principio è lo stesso:

L’autonomia dei giovani non elimina la responsabilità degli adulti.
La competizione non può essere prima costruita e poi banalizzata
L’Under 12 prevede classifica, turni a eliminazione diretta e Finale Territoriale. Questi elementi non sono l’unico problema, ma aumentano il peso delle decisioni e la pressione sugli atleti.

Se la FIPAV ritiene che il risultato non debba essere importante in una categoria così giovane, deve rendere coerente la struttura della competizione. Se invece mantiene classifica e fasi finali, deve riconoscere che il risultato genera aspettative e garantire una supervisione adeguata.

Questa decisione spetta alla Federazione. Non può essere scaricata sui minori, sugli allenatori, sui dirigenti, sulle famiglie o sui lavoratori sportivi.

Che cosa chiediamo. Chiediamo alla FIPAV di:

  • sospendere l’introduzione generalizzata dell’autoarbitraggio Under 12;
  • ripristinare il sistema con arbitro associato; 
  • aprire un tavolo nazionale prima dell’inizio della stagione.

In caso contrario:

  • precisare come verranno gestite semifinali e Finali Territoriali;
  • prevedere in ogni gara o concentramento un adulto formato, riconoscibile e responsabile;
  • vietare agli adulti di contestare direttamente il minore;
  • definire formazione, procedure di intervento, responsabilità e sanzioni;
  • garantire tutele anche nelle dinamiche tra coetanei;

Non chiediamo di rinunciare all’educazione alle regole o all’autonomia, ma bensì chiediamo di non esporre bambini di dieci e undici anni a contestazioni, pressioni e responsabilità che devono restare in capo agli adulti.

Responsabilizzare i bambini non può significare diminuire la responsabilità degli adulti.

Ogni bambino deve poter imparare, sbagliare e crescere senza dover difendere una decisione arbitrale davanti a un adulto o imporsi sui propri coetanei.

DOCUMENTO DI APPROFONDIMENTO

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Diego DonolatoPromotore della petizione

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