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Sospendere l’Accordo UE-Israele. Sanzioni contro Israele


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I consoli dei 27 stati membri dell’Unione Europea a Gerusalemme e Ramallah raccomandano che l’UE imponga sanzioni su Israele, impedendo un qualsiasi sostegno finanziario agli insediamenti israeliani, incluse infrastrutture e servizi.

Manda un messaggio ai parlamentari europei chiedendo un loro impegno, in linea con le raccomandazioni dei capi missione, per l’esclusione di aziende israeliane dai programmi europei, per una legislazione nazionale che metta al bando qualsiasi impegno finanziario con gli illegali insediamenti di Israele e per la sospensione dell’Accordo di Associazione UE-Israele come chiesto nella recente lettera di 23 europarlamentari.

Letter to
Parlamento europeo Francesca Barracciu
Parlamento europeo Andrea Cozzolino
Parlamento europeo Leonardo Domenici
and 24 others
Parlamento europeo Roberto Gualtieri
Parlamento europeo Guido Milana
Parlamento europeo Pierantonio Panzeri
Parlamento europeo Mario Pirillo
Parlamento europeo Gianni Pittella
Parlamento europeo Vittorio Prodi
Parlamento europeo Niccolo Rinaldi
Parlamento europeo Debora Serracchiani
Parlamento europeo Patrizia Toia
Parlamento europeo Silvia Costa
Parlamento europeo Sergio Cofferati
Parlamento europeo Salvatore Caronna
Parlamento europeo Francesco De Angelis
Parlamento europeo Francesca Balzani
Parlamento europeo David Sassoli
Parlamento europeo Sonia Alfano
Parlamento europeo Vincenzo Iovine
Parlamento europeo Giommaria Uggias
Parlamento europeo Gianni Vattimo
Parlamento europeo Andrea Zanoni
Parlamento europeo Pino Arlacchi
Parlamento europeo Luigi Berlinguer
Parlamento europeo Rita Borsellino
Parlamento europeo Paolo De Castro
Sospendere l’Accordo UE-Israele. Sanzioni contro Israele.

Nell’annuale rapporto dei capi missione dell’Unione Europea a Gerusalemme e Ramallah per il 2012, i consoli raccomandano di imporre sanzioni sugli insediamenti israeliani. I capi missione raccomandano ai 27 Stati membri dell’UE di impedire tutte le transazioni finanziarie a sostegno delle attività di insediamento di Israele nei Territori palestinesi occupati. Nel rapporto di 15 pagine, con un linguaggio forte, i consoli hanno raccomandato agli Stati membri di «impedire, scoraggiare e sollecitare presa di coscienza sulle implicazioni problematiche delle transazioni finanziarie, inclusi investimenti stranieri diretti, dall'interno della UE, a sostegno di attività relative a insediamenti, infrastrutture, servizi».

Il rapporto raccomanda inoltre di assicurare che i programmi UE non vengano «usati a sostegno degli insediamenti e di attività correlate, inclusi i finanziamenti per ricerca, istruzione o cooperazione tecnica». E propone agli Stati membri di informare i cittadine e le imprese relativamente «ai rischi finanziari e legali connessi all'acquisto di proprietà o fornitura di servizi negli insediamenti».

Le raccomandazioni dei capi missione di garantire che l’importazione di prodotti dalle colonie, «non benefici di tariffe preferenziali» e di assicurare che questi prodotti siano etichettati chiaramente come provenienti dalle aree occupate da Israele, sono state ribadite nella lettera del 22 febbraio ai Ministri degli Affari Esteri dei 27 Stati UE da Catherine Ashton, capo della politica estera, la quale ha fatto appello alla piena applicazione della legislazione della Unione Europea esistente secondo la quale i prodotti degli insediamenti in Cisgiordania, sulle alture del Golan e a Gerusalemme Est non devono ricevere lo stesso trattamento come i prodotti di aree che la UE riconosce come territori sovrani israeliani.

Inoltre, l’11 marzo 23 europarlamentari hanno firmato una lettera indirizzata a Catherine Ashton chiedendo la sospensione dell’Accordo di Associazione UE-Israele perché «la continua autorizzazione per attività di insediamento del governo israeliano, così come numerose violazioni dei diritti umani ampiamente documentate dalle Nazioni Unite e organizzazioni internazionali per i diritti umani, sono in violazione degli impegni di Israele ai sensi dell'articolo 2 dell'Accordo».

I parlamentari europei dovrebbero essere consapevoli che il Trattato di Lisbona vincola la UE a garantire coerenza, nella sua azione esterna, tra politica estera e politica commerciale.

Non credo che la continua occupazione della Cisgiordania; il blocco di Gaza; l'annessione di Gerusalemme est; la creazione e l’espansione degli insediamenti nei Territori palestinesi occupati; lo sfruttamento delle risorse naturali palestinesi a beneficio dei coloni israeliani; la costruzione del Muro sul territorio palestinese; la detenzione illegale di prigionieri palestinesi, tra cui anche bambini, nelle carceri israeliane; e la sistematica discriminazione nei confronti di cittadini palestinesi di Israele, siano coerenti con un rafforzamento delle relazioni UE con Israele.

In questo quadro, Le richiedo il suo pieno impegno per:

- esigere dalla Commissione Europea e da altri importanti organismi della UE di intraprendere una urgente revisione della partecipazione delle aziende di Israele coinvolte nelle violazioni del diritto internazionale, a programmi di ricerca e garantire che vengano esclusi da tali programmi (con particolare riferimento al protocollo commerciale ACAA recentemente approvato e al programma Horizon 2020).

- proporre una legislazione nazionale che metta al bando qualsiasi impegno finanziario con gli illegali insediamenti di Israele e con aziende israeliane direttamente coinvolte o materialmente complici con le violazioni israeliane del diritto internazionale relativamente alla costruzione degli illegali insediamenti di Israele. Questo divieto dovrebbe includere le aziende israeliane che operano negli illegali insediamenti dal mercato europeo, in linea con l'appello lanciato dalle organizzazioni agricole Palestinesi.

- sospendere l'Accordo di associazione UE-Israele

- inviare ad Israele un forte messaggio, che confermi che non ci sarà maggior cooperazione finché Israele non rispetti il diritto internazionale e i diritti del popolo palestinese.