IL CASALETTO NON SI TOCCA, STOP AL BANDO!

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Gentilissime,

solo pochi giorni fa abbiamo avuta notizia della messa a bando della Casa Famiglia “Fratelli Lumière” (cfr. Determinazione dirigenziale del Dipartimento Politiche Sociali del Comune di Roma, Numero Protocollo QE/61454/2020 del 07/10/2020, Oggetto: (DISABILITA’) Avviso pubblico per l’individuazione di organismi idonei cui affidare in regime di accreditamento, la gestione delle strutture residenziali socio assistenziali per le persone con disabilità residenti nel Comune di Roma: Casa Famiglia “Fratelli Lumière” sita Roma, in Largo Fratelli Lumière n. 35/36).

Questa notizia ci ha lasciato non solo sconcertati, ma soprattutto fortemente preoccupati.

Premesso che in questo momento storico – caratterizzato da incertezze e notevoli difficoltà organizzative, soprattutto in merito alla presa in carico di persone con disabilità fisica e intellettiva – ogni minimo cambiamento di gestione andrebbe valutato con estrema cura e soprattutto ancor più condiviso con tutte le parti sociali, l’aspetto che più ci preoccupa è che, come è noto, la struttura e l’organizzazione della Casa Famiglia è parte di un progetto più ampio che include le attività del Centro Diurno “Fratelli Lumière” che accoglie circa 95 utenti con disabilità.

Siamo a conoscenza di un protocollo d’intesa firmato dal V Dipartimento del Comune di Roma e la ASL RM A IV distretto (oggi ASL ROMA 1 – 3° distretto) nel 2002 in cui veniva data la gestione della struttura alla Asl con l'accordo delle associazioni dei familiari presenti nel territorio. Sappiamo per esperienza diretta che la struttura si è posta da subito come uno degli esempi più importanti e validi a Roma di integrazione tra i servizi socio-sanitari in ambito di disabilità. Un vero e proprio modello in cui, per una volta, la lungimiranza progettuale ha prodotto dei risultati incredibili e ineccepibili in termini di inclusione e riabilitazione, di comunità e cura.

Una proficua sinergia che ha visto coinvolti sia il Comune che la ASL, i quali, da anni, condividono la politica di sostegno all'inclusione sociale. Una collaborazione che ha reso possibile che il "Casaletto" – così la chiamiamo tra di noi questa struttura – diventasse un luogo bello, accogliente e vissuto pienamente dagli 8 utenti della Casa Famiglia e dai circa 95 utenti dei laboratori del Centro Diurno, ma anche dal territorio circostante.

Cineforum di quartiere, trekking urbani per il Municipio, attività di giardinaggio in collaborazione con scuole e associazioni, laboratori per il pane, set fotografici con realtà del territorio, iniziative culturali e altro. In questi quasi vent’anni è stato elaborato un piano strategico di inclusione sul territorio che ha coinvolto direttamente sia gli utenti dei laboratori del Centro Diurno, sia gli utenti della Casa Famiglia, sempre pronti ad accogliere con entusiasmo, negli spazi esterni e interni della struttura, le persone con disabilità e le loro famiglie, ma anche i cittadini e gli abitanti della zona che si sono visti restituire servizi per la comunità.

Stiamo parlando di azioni non solo numericamente e qualitativamente importanti, ma soprattutto di attività fondamentali a livello di benessere psico-sociale per gli utenti dei servizi di zona, e di attività socio-culturali a beneficio del quartiere. Si tratta di attività che hanno dimostrato una profonda conoscenza e capacità di cura della struttura, degli utenti e del territorio.

Ora, il passaggio dalla ASL al Comune che delega al nuovo ente da individuare la gestione della struttura e la formulazione del progetto socio-riabilitativo, ci fa temere fortemente che quanto raccontato fino a qui possa essere compromesso senza alcuna ragione.

In particolare, ci chiediamo:

- Perchè il Comune decide all'improvviso di modificare un'esperienza così positiva e che si è contraddistinta per funzionalità, efficienza ed efficacia, ridimensionando il ruolo della ASL che si è posta negli anni come attiva promotrice e regista di progetti innovativi, garantendo una presenza costante e la messa in rete di tutti gli attori che a vario titolo hanno concorso alla realizzazione di tali progetti?

- Un modello di Casa Famiglia così integrata con il territorio, un vero e proprio valore aggiunto che costituisce per gli utenti e le famiglie una garanzia di qualità, non rischia di essere improvvisamente e ingiustamente vanificato?

- Un improvviso cambiamento non rischia di produrre confusione e disorientamento negli utenti della Casa Famiglia e del Centro Diurno Lumière, anche in considerazione del fatto che i due progetti convivono dentro la stessa struttura?

- Perchè un rapporto così proficuo e di reale integrazione tra servizi sociali e sanitari – che sappiamo essere fondamentale per lo sviluppo sociale della città e non sempre di facile realizzazione – non viene preservato anzi viene trasfigurato con un semplice atto burocratico?

Queste le nostre domande, queste le nostre preoccupazioni.

Ci sembra quanto mai importante, in questo momento, che decisioni cosi importanti che riguardano in primo luogo le persone con disabilità, siano precedute da un momento di confronto e di ascolto degli utenti stessi, delle famiglie, degli operatori e della cittadinanza che ha attivamente preso parte a questo progetto sin dalla sua nascita.

In questo senso vi chiediamo di revocare quanto prima l'avviso pubblico e di convocare un incontro pubblico, alla presenza di entrambe le istituzioni coinvolte, comprese le associazioni dei familiari, in cui possano ricevere spazio le nostre preoccupazioni e siano rivisti insieme i termini dell'accordo.

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