

Siamo tuttə RedStone!
Il problema
La fiamma sociale del Valdarno si sta affievolendo ed è proprio ora il momento di dare carburante alla lotta per crescere e resistere insieme.
Il RedStone nasce come collettivo giovanile che, tramite l’organizzazione dal basso, ha recuperato il Circolo Ricreativo Culturale Restonese APS, convenzionato con l’ARCI, lasciato al suo destino da anni di degrado e chiusura. La linea portata avanti per far rivivere lo spazio sociale è stata quella di consentire la formazione di una comunità antifascista e anticapitalista tramite attività di promozione sociale, per dare un’alternativa di divertimento, nonché di supporto trasversale a tutta la popolazione valdarnese, con il fine di rendere la Rivoluzione Culturale una pratica quotidiana possibile.
Dobbiamo essere coscienti che esiste una questione valdarnese: un territorio unito nel popolo ma diviso amministrativamente, creando isolamento, chiusura e privazione della possibilità di costruirsi un futuro nel proprio territorio, senza prospettive di solidarietà collettiva, soprattutto per le nuove generazioni che si ritrovano in un luogo dove sono nate e cresciute, ma che sono costantemente considerate estranee e da colpevolizzare.
È proprio qui che nasce il circolo “RedStone”: un luogo fondato sul volontariato di giovani studentə e lavoratorə al fine di decommercializzare le vite umane, sostenere lə studentə nel diritto allo studio e nel diritto di assemblea in una scuola volta al profitto e alla capitalizzazione delle competenze, aiutare lə operaiə nelle difficoltà e dare spazio a ciascuno per poter diffondere il proprio lavoro creativo di artistə e band locali emergenti, ma anche internazionali.
Questa è la realtà RedStone, e ad oggi la sua esistenza è minata da un modus operandi volto a delegittimare il lavoro volontario non commercializzato, poiché il supporto che abbiamo dimostrato di saper dare alla comunità, tramite la preservazione del decoro urbano contro forme di criminalità e ogni discriminazione, e tramite il tempestivo mutuo soccorso verso i più bisognosi, è una risorsa soprattutto per le istituzioni e per le loro mancanze dovute a decenni di politiche deplorevoli e miopi per le nuove generazioni.
Le stesse istituzioni e forze dell’ordine, tramite un controllo ossessivo e abusando del loro ruolo, continuano a denigrare le strutture sociali e gli stessi volontari, in una maniera mai costruttiva al fine di preservare la legalità e permetterci di continuare le nostre attività in linea con le normative.
Viviamo in una società ipocrita che contesta e criminalizza la reale risorsa giovanile, ignorando completamente il degrado che viene perpetrato da anni da alcune realtà commerciali, mai chiamate a rispondere del danno che portano alla comunità. Le stesse attività che normalizzano la mercificazione del corpo femminile, la violenza giovanile e padronale. Le belle parole devono essere supportate da un'analisi materiale della società e, purtroppo, dobbiamo constatare che vi sono state specifiche scelte politiche ben precise volte a tutelare situazioni paramafiose poco trasparenti.
Al Circolo RedStone è contestato il reato di abuso di pubblico spettacolo per una negligenza dellə suə volontariə, lə quali tuttavia hanno sempre dimostrato la buona fede di voler dialogare con le istituzioni, agendo sempre con trasparenza e assumendosi le proprie responsabilità.
Oltre al fatto che abbiamo sempre cercato di trovare compromessi con le esigenze della popolazione locale, la quale nei fatti ha dichiarato che non sarà soddisfatta finché non ci sarà la nostra chiusura, facendo ritornare il circolo una discarica e sotterrando la memoria storica di un luogo che nasce dalla Resistenza e dall’occupazione di una ex Casa del Fascio.
La Resistenza è il nostro faro morale e pertanto ci appelliamo a tutta la cittadinanza e a tutte le associazioni antifasciste che hanno a cuore lo spazio sociale RedStone, dimostrando la propria solidarietà alla causa con una firma e, per chi può, lasciando una donazione per avviare un progetto di riqualifica, insonorizzando le stanze e creando ulteriori spazi di aggregazione sociale, di un immobile nato dall’illegalità, col beneplacito di alcune forze politiche allora affini col Circolo e adesso in conflitto, per via della natura antagonista e rivoluzionaria di chi lo gestisce attualmente.
La lotta continua, va avanti e si evolve e faremo di tutto affinché la tana della volpe rivoluzionaria continui a far sognare la comunità del Valdarno.
Vi ringraziamo di cuore per ogni forma di supporto che vorrete darci.
Lə volontariə del RedStone

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Il problema
La fiamma sociale del Valdarno si sta affievolendo ed è proprio ora il momento di dare carburante alla lotta per crescere e resistere insieme.
Il RedStone nasce come collettivo giovanile che, tramite l’organizzazione dal basso, ha recuperato il Circolo Ricreativo Culturale Restonese APS, convenzionato con l’ARCI, lasciato al suo destino da anni di degrado e chiusura. La linea portata avanti per far rivivere lo spazio sociale è stata quella di consentire la formazione di una comunità antifascista e anticapitalista tramite attività di promozione sociale, per dare un’alternativa di divertimento, nonché di supporto trasversale a tutta la popolazione valdarnese, con il fine di rendere la Rivoluzione Culturale una pratica quotidiana possibile.
Dobbiamo essere coscienti che esiste una questione valdarnese: un territorio unito nel popolo ma diviso amministrativamente, creando isolamento, chiusura e privazione della possibilità di costruirsi un futuro nel proprio territorio, senza prospettive di solidarietà collettiva, soprattutto per le nuove generazioni che si ritrovano in un luogo dove sono nate e cresciute, ma che sono costantemente considerate estranee e da colpevolizzare.
È proprio qui che nasce il circolo “RedStone”: un luogo fondato sul volontariato di giovani studentə e lavoratorə al fine di decommercializzare le vite umane, sostenere lə studentə nel diritto allo studio e nel diritto di assemblea in una scuola volta al profitto e alla capitalizzazione delle competenze, aiutare lə operaiə nelle difficoltà e dare spazio a ciascuno per poter diffondere il proprio lavoro creativo di artistə e band locali emergenti, ma anche internazionali.
Questa è la realtà RedStone, e ad oggi la sua esistenza è minata da un modus operandi volto a delegittimare il lavoro volontario non commercializzato, poiché il supporto che abbiamo dimostrato di saper dare alla comunità, tramite la preservazione del decoro urbano contro forme di criminalità e ogni discriminazione, e tramite il tempestivo mutuo soccorso verso i più bisognosi, è una risorsa soprattutto per le istituzioni e per le loro mancanze dovute a decenni di politiche deplorevoli e miopi per le nuove generazioni.
Le stesse istituzioni e forze dell’ordine, tramite un controllo ossessivo e abusando del loro ruolo, continuano a denigrare le strutture sociali e gli stessi volontari, in una maniera mai costruttiva al fine di preservare la legalità e permetterci di continuare le nostre attività in linea con le normative.
Viviamo in una società ipocrita che contesta e criminalizza la reale risorsa giovanile, ignorando completamente il degrado che viene perpetrato da anni da alcune realtà commerciali, mai chiamate a rispondere del danno che portano alla comunità. Le stesse attività che normalizzano la mercificazione del corpo femminile, la violenza giovanile e padronale. Le belle parole devono essere supportate da un'analisi materiale della società e, purtroppo, dobbiamo constatare che vi sono state specifiche scelte politiche ben precise volte a tutelare situazioni paramafiose poco trasparenti.
Al Circolo RedStone è contestato il reato di abuso di pubblico spettacolo per una negligenza dellə suə volontariə, lə quali tuttavia hanno sempre dimostrato la buona fede di voler dialogare con le istituzioni, agendo sempre con trasparenza e assumendosi le proprie responsabilità.
Oltre al fatto che abbiamo sempre cercato di trovare compromessi con le esigenze della popolazione locale, la quale nei fatti ha dichiarato che non sarà soddisfatta finché non ci sarà la nostra chiusura, facendo ritornare il circolo una discarica e sotterrando la memoria storica di un luogo che nasce dalla Resistenza e dall’occupazione di una ex Casa del Fascio.
La Resistenza è il nostro faro morale e pertanto ci appelliamo a tutta la cittadinanza e a tutte le associazioni antifasciste che hanno a cuore lo spazio sociale RedStone, dimostrando la propria solidarietà alla causa con una firma e, per chi può, lasciando una donazione per avviare un progetto di riqualifica, insonorizzando le stanze e creando ulteriori spazi di aggregazione sociale, di un immobile nato dall’illegalità, col beneplacito di alcune forze politiche allora affini col Circolo e adesso in conflitto, per via della natura antagonista e rivoluzionaria di chi lo gestisce attualmente.
La lotta continua, va avanti e si evolve e faremo di tutto affinché la tana della volpe rivoluzionaria continui a far sognare la comunità del Valdarno.
Vi ringraziamo di cuore per ogni forma di supporto che vorrete darci.
Lə volontariə del RedStone

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Petizione creata in data 16 giugno 2026