Medaglia al Merito per il dr. Tommasino e gli altri operatori sanitari vittime del COVID19

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La quotidianità degli operatori sanitari si è purtroppo arrestata a febbraio, in concomitanza con l'inizio dell'emergenza Coronavirus in Italia.
Con il crescere del contagio abbiamo preso consapevolezza di quanto fosse dura la battaglia che ci attendeva. Una lotta infida perché, oltre le inevitabili conseguenze psicologiche ed economiche del virus nel nostro Paese, l’epidemia lascerà ferite che neanche il tempo potrà rimarginare.

Ora che il contagio sembra rallentare, è proprio di una di queste ferite che desidero parlare. Purtroppo, assistiamo all’incessante aumento del medici, infermieri, tecnici e altri operatori sanitari che hanno contratto il Coronavirus nell’atto – eroico, in questo momento storico – di compiere il proprio lavoro, prestando assistenza a quanti sono stati colpiti da questa infida patologia.
Per molti di loro non ci sarà un ritorno a casa né l’ultimo abbraccio ai propri cari, e neppure la commemorazione che avrebbero meritato dopo tanti anni spesi al servizio degli altri.

Non possiamo assolutamente permetterci di lasciarci alle spalle la memoria dei tanti operatori sanitari che sono caduti e che ancora cadranno in questa battaglia.
Scrivendo questa petizione, ho dinanzi agli occhi l’immagine del mio amico e collega dott. Giovanni Tommasino.

Giovanni ha contratto il Covid-19 nell’atto di compiere il proprio lavoro
ed ha purtroppo sviluppato la temibile complicanza della polmonite interstiziale bilaterale, che rende ogni respiro uno sforzo quasi insormontabile. Dopo diversi giorni di lotta disperata, purtroppo Giovanni è diventata l’80esima vittima italiana del Covid-19 tra i medici.
Quel giorno la città di Castellammare ha perso un grande medico ed un grande uomo.

Grande medico perché non ha mai lasciato solo nessuno dei suoi pazienti, continuando, con eccezionale senso di abnegazione, ad alleviare le sofferenze dei propri pazienti con visite domiciliari anche quando è scoppiata l’emergenza sanitaria del Coronavirus, ben consapevole che alcune comorbidità aumentassero per lui la pericolosità di un’eventuale infezione. Nel suo ultimo messaggio affidato ai social, Giovanni ha scritto: «Voi state a casa. Io sono dovuto uscire per forza». Chi lo conosce sa bene che quel «per forza» non era riferito al vincolo di legge che impone al medico di svolgere il proprio lavoro, ma all’imperativo morale e deontologico scaturente dal giuramento ippocratico che Giovanni sentiva nel profondo, esprimendolo quotidianamente nel proprio ambulatorio di Medicina Generale.

Grande uomo perché per molti anni ha servito la sua Città, da persona colta, onesta e intelligente quale era. Ha servito le istituzioni di Castellammare di Stabia con umiltà e determinazione, pagandone un prezzo altissimo. Non è mai sceso a compromessi: né con i suoi avversari politici, che lo hanno osteggiato senza mai riuscire ad incrinarne l’immagine di ottimo cittadino e amministratore, né tantomeno con la malavita che lo ha detestato e molestato, ma senza mai riuscire ad intimidirlo.

Nei tanti tricolori che sventolano in questi giorni dalle case degli italiani si legge tutta la fierezza di un popolo che ha saputo sopravvivere a tante disgrazie, e che ogni volta ha saputo rialzarsi e costruire un’Italia migliore della precedente. E anche stavolta sarà così. Eppure ciò non sarà possibile se prima non avremo celebrato degnamente la memoria di tutti gli operatori sanitari che hanno sacrificato se stessi onorando il giuramento di Servizio. Questi cittadini non possono essere dimenticati.

Per questo vogliamo chiedere al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di Voler accordare a questi cittadini il ringraziamento che dolorosamente si sono meritati sul campo, nell’adempimento del Servizio reso ai propri pazienti e a tutti gli italiani.
Sebbene un’onorificenza non potrà restituirceli, possa la Medaglia al Merito Civile assegnata alla memoria del dott. GIOVANNI TOMMASINO e degli altri operatori sanitari vittime del COVID19 essere di conforto ai loro cari e di esempio per i loro colleghi e per ogni cittadino della Repubblica.