Lettera nella tempesta

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Lettera nella tempesta

Una lettera nella tempesta è quella che abbiamo scritto in queste ore drammatiche di contagi, di sofferenze e di morte ispirati dalle parole di papa Francesco a non illuderci «di rimanere sempre sani in un mondo malato» e «trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, di solidarietà». La crisi in atto può diventare l’occasione straordinaria per maturare una coscienza sofferta della insostenibilità di un sistema economico che è causa di disuguaglianze profonde, sia a livello planetario che a livello locale, e che semina morte.

Abbiamo quindi evidenziato le seguenti questioni: 1. il grave attentato alla vita promosso dall’avere aziendalizzato il Servizio Sanitario Nazionale con la conseguente chiusura di ospedali e reparti, facendoci scendere agli ultimi posti in Europa per posti letto soprattutto nella medicina di urgenza con l’illusione del risparmio; 2. avere esposto il personale sanitario al contagio per carenza di elementari presidi di sicurezza; 3. avere creato 21 sistemi sanitari all’interno di un unico Stato e cancellato di fatto l’articolo 32 della Costituzione; 4. avere disatteso i piani pandemici preparati dagli scienziati e mai resi operativi. Dinnanzi a questa catastrofe umana, sociale ed economica non vogliamo rimanere paralizzati e denunciando gli errori e le omissioni vogliamo assumerci e promuovere degli impegni per l’oggi e per il futuro, proponiamo di: 1. cancellare  la Sanità Azienda, e tornare ad un Servizio Sanitario Nazionale adeguatamente finanziato e con tutto il personale che occorre; 2. trovare le risorse rinunciando all’acquisto di aerei da combattimento, navi da guerra, sistemi d’arma, ripensando la difesa nazionale, alla luce del fatto che la sfida attuale si chiama epidemia, per cui, per difendersi efficacemente, occorre investire non in armi, ma nella cura della salute pubblica; 3. reperire altre risorse attraverso le Chiese, che beneficiano annualmente dell’8xmille: esse potrebbero rinunciare alla parte del contributo di cui i cittadini italiani non hanno esplicitamente dichiarato la destinazione; 4. mettere a disposizione gli immobili che le diocesi, le parrocchie, le congregazioni religiose non utilizzano, per l’accoglienza di persone e famiglie – italiane e straniere - che sono sulla strada o che vivono un grande disagio abitativo accentuato dalla crisi di queste settimane. 

A chi aderisce al documento proponiamo di destinare una parte del proprio stipendio al sostegno di coloro che più soffrono dall'emergenza del Coronavirus e suggeriamo di aderire alla campagna “Aiutiamo i servizi per i Senza Dimora!”, utilizzando il seguente IBAN: IT98B0503410600000000016777. I fondi raccolti andranno alla fio.PSD (Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora, www.fiopsd.org

Pino Di Luccio, Giorgio Marcello , Sergio Tanzarella

Tra i primi firmatari i vescovi Antonio De Luca e Raffaele Nogaro, dieci gesuiti, parroci, religiosi e religiose e insegnanti. Per le adesioni si può scrivere a: letteranellatempesta@gmail.com o a change.org