Inasprimento delle pene per il reato di sevizie ai danni degli animali


Inasprimento delle pene per il reato di sevizie ai danni degli animali
Il problema
La zooerastia è la pratica di avere rapporti sessuali con animali, in genere domestici, quali cani, gatti, maiali, cavalli, pecore. Un fenomeno difficile da monitorare, ma che persiste, e non solo in forma teorica nei testi di psicopatologia sessuale. Così come altre perversioni, quali la necrofilia o la coprofilia, la zooerastia può coinvolgere individui dalla vita ordinaria, affetti dal disturbo sessuale che li induce a mettere in pratica la fantasia di accoppiarsi con un essere non consenziente ma sottomesso, come l'animale. In questo caso si tratta di zoofilia sadica, quando l'eccitamento sessuale si fissa sull'animale tanto da raggiungere l'orgasmo solo in presenza di quello, nella realtà o nell'immaginazione. Per quanto riguarda l’aspetto normativo, purtroppo, bisogna sottolineare che questa aberrante pratica, che in Italia smuove un giro d’affari che si aggira sui venti milioni di euro l’anno, non viene ancora considerata un reato sanzionabile. Lorenzo Croce, direttore dell’Aidaa, da tempo si batte affinchè la zoofilia sia circoscritta e fermata.
L’esiguo numero di condanne connesse a tale fenomeno e segnalate nel nostro Paese configurano la fattispecie di maltrattamento di animali o atti osceni in luogo pubblico
E’ il caso della prima sentenza del genere, risalente allo scorso anno, in cui Christian Galeotti, ex proprietario di un allevamento di cani a San Genesio, vicino Bolzano, venne condannato per zoopornografia. Le indagini del caso partirono dopo la segnalazione di alcune ragazze del posto, alle quali era stato proposto di partecipare a film porno insieme ad alcuni cani.
Le autorità, nel corso di un controllo, oltre a constatare le pessime condizioni igienico-sanitarie in cui vivevano gli animali ospitati nell’allevamento, rinvennero nove cortometraggi porno con protagonista un attrice inglese ed alcuni cani.
Il gup di Bolzano condannò Galeotti a due anni di reclusione, con pena sospesa, e al pagamento delle spese processuali della Lav, oltre agli ingenti costi di mantenimento, custodia, cura e riabilitazione dei cani di cui l’associazione aveva ottenuto l’affidamento, pari a 39mila euro. Ilaria Innocenti, responsabile nazionale LAV settore Cani e gatti, in quell’occasione dichiarò: “Si tratta di una sentenza molto importante e innovativa che riconosce anche, a ragione, come l’impiego di animali nella pornografia li costringa a comportamenti insopportabili per le loro caratteristiche etologiche, configurando un reato ai sensi dell’articolo 544-ter del codice penale, ovvero maltrattamento di animali. Siamo soddisfatti anche per l’entità della pena accessoria inflitta all’allevatore, ovvero la massima prevista dall’articolo 544-sexies del Codice penale: per tre anni non potrà esercitare attività di trasporto, commercio o allevamento di animali.
Avendo riguardo alla succitata sentenza, i firmatari chiedono che la pratica della zooerastia, abuso sessuale compiuto da uomo o donna ai danni di un animale, diventi azione delittuosa non più ascrivibile al reato di maltrattamento, ma, in base all’art. 544-ter del codice penale, che contempla il reato di sevizie, venga inserito nel corpo normativo della Legge 20 luglio 2014 n.189, uno specifico comma che caratterizzi e sanzioni tale pratica di abuso come violenza sessuale vera e propria, con conseguente rimodulazione e inasprimento dell'entità della pena.

Maurizio ZucconPromotore della petizione
Questa petizione aveva 1339 sostenitori
Il problema
La zooerastia è la pratica di avere rapporti sessuali con animali, in genere domestici, quali cani, gatti, maiali, cavalli, pecore. Un fenomeno difficile da monitorare, ma che persiste, e non solo in forma teorica nei testi di psicopatologia sessuale. Così come altre perversioni, quali la necrofilia o la coprofilia, la zooerastia può coinvolgere individui dalla vita ordinaria, affetti dal disturbo sessuale che li induce a mettere in pratica la fantasia di accoppiarsi con un essere non consenziente ma sottomesso, come l'animale. In questo caso si tratta di zoofilia sadica, quando l'eccitamento sessuale si fissa sull'animale tanto da raggiungere l'orgasmo solo in presenza di quello, nella realtà o nell'immaginazione. Per quanto riguarda l’aspetto normativo, purtroppo, bisogna sottolineare che questa aberrante pratica, che in Italia smuove un giro d’affari che si aggira sui venti milioni di euro l’anno, non viene ancora considerata un reato sanzionabile. Lorenzo Croce, direttore dell’Aidaa, da tempo si batte affinchè la zoofilia sia circoscritta e fermata.
L’esiguo numero di condanne connesse a tale fenomeno e segnalate nel nostro Paese configurano la fattispecie di maltrattamento di animali o atti osceni in luogo pubblico
E’ il caso della prima sentenza del genere, risalente allo scorso anno, in cui Christian Galeotti, ex proprietario di un allevamento di cani a San Genesio, vicino Bolzano, venne condannato per zoopornografia. Le indagini del caso partirono dopo la segnalazione di alcune ragazze del posto, alle quali era stato proposto di partecipare a film porno insieme ad alcuni cani.
Le autorità, nel corso di un controllo, oltre a constatare le pessime condizioni igienico-sanitarie in cui vivevano gli animali ospitati nell’allevamento, rinvennero nove cortometraggi porno con protagonista un attrice inglese ed alcuni cani.
Il gup di Bolzano condannò Galeotti a due anni di reclusione, con pena sospesa, e al pagamento delle spese processuali della Lav, oltre agli ingenti costi di mantenimento, custodia, cura e riabilitazione dei cani di cui l’associazione aveva ottenuto l’affidamento, pari a 39mila euro. Ilaria Innocenti, responsabile nazionale LAV settore Cani e gatti, in quell’occasione dichiarò: “Si tratta di una sentenza molto importante e innovativa che riconosce anche, a ragione, come l’impiego di animali nella pornografia li costringa a comportamenti insopportabili per le loro caratteristiche etologiche, configurando un reato ai sensi dell’articolo 544-ter del codice penale, ovvero maltrattamento di animali. Siamo soddisfatti anche per l’entità della pena accessoria inflitta all’allevatore, ovvero la massima prevista dall’articolo 544-sexies del Codice penale: per tre anni non potrà esercitare attività di trasporto, commercio o allevamento di animali.
Avendo riguardo alla succitata sentenza, i firmatari chiedono che la pratica della zooerastia, abuso sessuale compiuto da uomo o donna ai danni di un animale, diventi azione delittuosa non più ascrivibile al reato di maltrattamento, ma, in base all’art. 544-ter del codice penale, che contempla il reato di sevizie, venga inserito nel corpo normativo della Legge 20 luglio 2014 n.189, uno specifico comma che caratterizzi e sanzioni tale pratica di abuso come violenza sessuale vera e propria, con conseguente rimodulazione e inasprimento dell'entità della pena.

Maurizio ZucconPromotore della petizione
PETIZIONE CHIUSA
Condividi questa petizione
I decisori

Presidente della Repubblica Italiana
Matto Renzi
Matteo Orlando
Aggiornamenti sulla petizione
Condividi questa petizione
Petizione creata in data 29 febbraio 2016
