Cittadinanza Italiana per Adelina 113

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Firma anche tu affinché vengano riconosciuti i diritti e i meriti ad Adelina113!
 
 
                                                                    Al Presidente della Repubblica                                                                                       Sergio Mattarella
 
OGGETTO: Alma Sejdini – Nazionalità XXX
 
 
Signor Presidente, Le scriviamo per sottoporLe con urgenza la situazione di Alma Sejdini. La storia di Alma è ben conosciuta alla cronaca, con il nome Adelina 113, una donna simbolo di legalità e coraggio per il suo attivismo nella lotta al traffico di esseri umani di donne e minori costrette alla prostituzione.
 
Certe di poter contare sulla sua indiscussa fedeltà alla nostra Costituzione in merito ai diritti umani, fondati sui principi di solidarietà politica, economica e sociale, veniamo a chiederLe di fare tutto quello che è in suo potere e nel più breve tempo possibile, al fine che ad Alma Sejdini,   sia data la Cittadinanza Italiana, e possa così finalmente vedere rispettati i suoi diritti, (ma non solo), anche riconosciuti i suoi meriti.
 
Prima di farLe una sintesi della storia di Alma Sejdini, dobbiamo ricordarLe che già nel 2018, Alma Sejdini fece un accorato appello, sia attraverso i media che in via ufficiale, al Ministero dell’Interno e a Lei Presidente, e proprio dal suo Ufficio fece seguito una lettera di risposta, che alleghiamo, che pareva desse speranza di una pronta soluzione, in seguito poi rimasta elusa.

Così, non possiamo non informaLa, di quanta amarezza e disperazione, Alma abbia sentito e sopportato in questi ultimi due anni di silenzio e indifferenza, e abbia incassato ulteriore dolore nel riscontrare, nel frattempo, le innumerevoli onorificenze, premiazioni, riconoscimenti, (2018/2019) rilasciate dallo Stato Italiano, che per nulla togliere ai meriti per ognuna delle persone meritevoli, hanno duramente sottolineato l’ulteriore senso di abbandono nei suoi confronti.


Alma Sejdini nasce a Durazzo in Albania, il 14 luglio 1974. Arriva in Italia nel 1996, dopo essere stata rapita, stuprata in gruppo per settimane, sottoposta a disumane torture sessuali per essere iniziata alla prostituzione coatta. Portata in Italia su un gommone viene venduta al racket e schiavizzata, costretta a prostituirsi sui marciapiedi, in diverse città italiane.
 
Dopo circa quattro anni di schiavitù, nella città di Varese, trova il coraggio di ribellarsi e chiede aiuto facendo il numero 113. Da quel momento, Alma Sejdini, diventa Adelina 113, e la sua stretta collaborazione con le forze dell’ordine permette alle stesse, di fermare il racket locale, arrestando una quarantina di sfruttatori, tutti condannati successivamente con 15/20 anni di carcere.
 
Ma l’impegno di Adelina è stato, da allora, costante, quotidiano, e la sua esperienza di vita, la sua conoscenza delle metodologie di reclutamento, sia di violenza, sia di sfruttamento, ha permesso di salvare molte donne su tutto il territorio nazionale e a contribuire attraverso le sue competenze a sensibilizzare in merito al  traffico di esseri umani che porta migliaia di donne in cerca di una vita migliore, ad essere prostituite e a diventare schiave sessuali. Adelina non solo si è battuta per contrastare la tratta, ma si è impegnata per la dignità di tutte le donne, contro l’omertà e la collusione sociale che spesso si riscontra nel tema della prostituzione.

Per quasi vent’anni Adelina ha collaborato con le Forze dell’Ordine, le Procure, innumerevoli Associazioni; ha partecipato ad iniziative, convegni, dibattiti ed è stata voce e immagine per diverse campagne di sensibilizzazione; ha scritto libri, ha collaborato con canali radio, giornali nazionali e partecipato a diverse trasmissioni televisive.
 
Per ultimo, ma per primo, ha portato la sua voce in diverse occasioni al Senato, e nonostante le sue condizioni, molto recentemente, a ottobre di quest’anno, ha parlato al Senato, in qualità di esperta sul fenomeno della prostituzione, per la Prima commissione, Affari Costituzionali. È sconcertante, Signor Presidente, che in tutti questi anni, nonostante l’attivismo di Adelina, nessuno si sia mosso al fine di darle quel minimo di riconoscimento, quale la tranquillità di esistere per lo Stato al quale ci si presta.  Eppure, è chiaramente palese che l’impegno di Adelina non è e non può passare inosservato.


Ma ancora oggi, dicembre 2019, i documenti di Adelina sono una condanna esistenziale: Cittadinanza XXX e certamente, Signor Presidente, Lei sa cosa possano significare in termini di vita, salute, lavoro, futuro, quelle tre XXX. Certamente nulla che possa abbracciare la nostra Costituzione. Nella primavera ad Adelina viene riscontrato un tumore al seno. I mesi di attesa per il rinnovo del permesso provvisorio, hanno portato a quel drammatico ritardo nelle cure, che ha aggravato notevolmente la situazione arrivando ad oggi a un tumore metastatico.  Adelina, vive a Pavia, in una stanza, concessa dalla Curia, ed è al settimo mese di chemioterapia, e per quanto riguarda la sua malattia, sono in programma ad oltranza altri cicli di chemio per i prossimi mesi del nuovo anno.
 
In questo momento drammatico, non ha nessuno vicino, nessuno che l’accudisca, che si prenda cura di lei, e per colpa di quelle XXX, l’Inps, pur riconoscendo la sua invalidità al 100%, non le riconosce una pensione e un accompagnamento, che seppure non le permetterebbe l’autonomia totale, quantomeno potrebbe coprire quel minimo di necessità indispensabile.

Signor Presidente, Adelina è oggi. 

L’aiuto necessario è un aiuto che deve arrivare ora, non tra mesi, non tra anni e pure essendo certe che Lei accoglierà con la massima sensibilità e urgenza, questo nostro appello, dobbiamo informaLa che ci attiveremo in ogni modo, affinché Adelina possa vedere riconosciuta la sua storia di donna coraggiosa e avere quella Cittadinanza finora negata.
 
Alleghiamo un documento con sintesi articoli giornali/media.
 
Ci appelliamo nuovamente al Suo ruolo di Garante della Costituzione e alla sua sensibilità istituzionale perché intervenga al più presto nel merito, e con fiducia attendiamo un sollecito riscontro.
 
 
Sinceri saluti e un augurio Signor Presidente per un anno di Giustizia Umana.
 
 
 
 
CONTATTI: Marzia Schenetti – email: dimmi784@hotmail.it – 
https://www.youtube.com/watch?v=hZDd6prqIpo

Claudia Forini, Presidente Coop. Sociale Centro Donne Mantova – 

Marina Brasiello, Presidente Ass. Vittime di violenza Io No.