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Daniela ZiniRoma, Italy

Jul 21, 2017
“Cosa è veramente importante per Te?”,
è la domanda che mi sono sentita fare recentemente.
Non me l’aspettavo.
Tuttavia, ho risposto di getto.
La mia attività di scrittore.
Ho realizzato, dopo, che la mia risposta fosse stata breve.
Dovevo, necessariamente, spiegare perché io scrivo, incessantemente, dalla mia più tenera infanzia.
Ed è, per l'appunto, ciò che ho fatto.
Io scrivo dall’età di tre anni.
Molto.
La mia immaginazione non mi dà tregua.
Scrivendo il mio primo romanzo, io ignoravo, naturalmente, tutto del processo narrativo e, due mesi più tardi, lo detti alle fiamme.
Non mi ero sentita, allora, autorizzata a creare.
Avevo compreso che dovevo leggere.
Il più possibile.
E, così, nasce la mia seconda passione: la lettura, che ha il vantaggio di incoraggiarmi, ancora e ancora, a scrivere e, ormai, nessuno dei miei scritti rischia di essere condannato al rogo.
Tutt’altro!
Il 2003 è stato decisivo.
Un segreto a lungo custodito mi era stato rivelato.
La mia reazione immediata fu, naturalmente, di farne un libro, di avviare delle indagini.
Il soggetto sul quale lavoravo era “sensibile”, molto “sensibile”.
Nel corso degli anni, credo di avere consolidato il mio stile.
Scrivere è osare.
Scrivere è assumersi dei rischi.
Scrivere non è un impiego, una occupazione, un passatempo.
Hanno tentato di scoraggiarmi, di intimidirmi.
Resisto.
Vado avanti.
Si scrive per difendere le proprie convinzioni di fronte ai conati di vomito, che assalgono anche troppo sovente.
Si deve essere animati, costantemente, da una forma di ribellione.
“Dopodiché ne avrai abbastanza?”,
mi direte voi.
Ebbene, è molto semplice.
Vedere calpestare i diritti mi rivolta.
Un individuo o un Paese hanno dei doveri.
Nel mondo, cui aspiro, non vi è posto per la vigliaccheria, il tradimento, la violenza.
Naturalmente, noi siamo tutti, individualmente, fallibili.
Per poco che lo siamo tutti nello stesso tempo… è una dittatura che si insedia alla testa di una Nazione.
Io credo nell’utilità di chi scrive, quando aspira a essere una sentinella.
No, non un educatore, no, tutt’altro.
Semplicemente, un individuo, che ci ricorda, nei suoi scritti, che senza l’Altro ci impoveriamo.
Che, senza sforzo, non arriviamo a nulla.
Che, senza cultura, ci perdiamo.
Che, senza Memoria, non riusciamo a costruirci una Storia.
E, senza Storia, come si sa dove si va?
Quando una Nazione inizia a obbligare il suo Popolo a votare; quando un Paese può censurare ogni espressione senza controllo giudiziario; quando un Governo impone le sue leggi, nonostante l’opposizione popolare e, perfino, parlamentare; quando uno Stato si appresta a sorvegliare gli spostamenti, le conversazioni, i computers dei suoi cittadini; quando gli Eletti si vedono ogni giorno inquisiti per corruzione e, poi, prosciolti da un Potere Giudiziario agli ordini; quando il budget militare è il solo mantenuto e i militari presidiano gli edifici pubblici, si può dire, senza troppo esagerare, che tutte le condizioni per stabilire una dittatura siano riunite.
Allora, non resterà che la Rivoluzione.
Non la Rivoluzione che permette a un Popolo di liberarsi dal giogo per stabilire una nuova Democrazia, no!
La Rivoluzione che permette alla Dittatura di divenire legittima, come ci ammonisce George Orwell:
“Il potere non è un mezzo, è un fine. Non si stabilisce una Dittatura nell’intento di salvaguardare una Rivoluzione; ma si fa una Rivoluzione nell’intento di stabilire una Dittatura. Il fine della persecuzione è la persecuzione. Il fine della tortura è la tortura. Il fine del Potere è il Potere.”
E questa Rivoluzione, potrebbe essere, forse, l’uscita della Grecia!
Un altro attentato!
O meglio ancora una catastrofe naturale!
E perché non una rivolta popolare o l’arrivo al potere di FN?
Quello che è certo, è che sono riunite tutte le condizioni perché un Potere autoritario, che si ritrovasse, domani, al potere, avrebbe la capacità tecnica di esercitare un controllo e una sorveglianza di massa sul suo Popolo.
Ed è con il favore di un dramma o di una catastrofe che questa Dittatura prenderebbe forma.
Diranno i cinici:
“Ma se non si ha nulla nascondere, perché non lasciarsi sorvegliare?
Abbeveriamo, quotidianamente, gratuitamente e volontariamente, tutte le banche dati del mondo di nostre informazioni e, poi, invochiamo la privacy se provvedono a raccoglierle?
E quando il terrorismo colpisce, ogni giorno, civili innocenti?”
Non allarmatevi, non tutti sarebbero sorvegliati.
Considerate chi siano i nemici più in vista: Edward Snowden, Chelsea Elisabeth Manning, Julian Assange… pericolosi individui, traditori della Nazione…
I terroristi sono introvabili, loro!
Forse non hanno Facebook o il portatile?
In verità, una buona parte di queste informazioni è inutile.
Non rivela, effettivamente, “nulla da nascondere”!
Non interessa il Potere.
A essere presi di mira sono quelli che vogliono denunciare “quelli che hanno qualcosa da nascondere”.
Non i trafficanti da quattro soldi, non i parassiti di mezza tacca…
Questi sono meno di niente…
Sono i vettori di allerte, i giornalisti troppo ficcanaso, gli analisti “eterodossi”, quelli cui il Potere vuole impedire di nuocergli.
Quelli che barano, ingannano e rubano – e neppure poco! –, sono proprio quelli che, per evitare di venire denunciati e arrestati, fanno votare leggi, che impediscono ai cittadini attenti di rendere pubblico ciò che disturberebbe i loro piccoli affari…
Come in 1984, la massa popolare, che si accontenta di pane e di giochi, non interessa affatto il Potere.
E neppure l’élite.
Non mancherebbe che questo!
Resta, dunque, una piccola frangia di popolazione.
Quelli che sono abbastanza istruiti e che dispongono di abbastanza tempo ed energia per informarsi, riflettere. Sono quelli che possono “cadere” su “qualcosa” e non debbono parlare.
Immaginate se un telegiornale diffondesse la notizia che i “buoni” Stati proteggono i terroristi, fomentano i colpi di Stato, derubano il Popolo e gli mentono…
Il Potere deve, assolutamente, sapere “ciò che si sa”, per, poi, poter impedire di parlare.
Senza controllo giudiziario va da sé!
Con piccoli interventi successivi, ogni nuova legge rafforza poco alla volta il Potere a danno della Giustizia.
Elimina ogni possibilità futura di contestazione.
Ed è grave!
Sarà sufficiente al Potere dire che terrorista è chi pensa diversamente, per potere fare arrestare, legalmente, ogni oppositore.
Noi, possiamo dire, oggi, che ciò non ci riguarda, ma il giorno in cui ci dicessero che ciò che noi pensiamo è contrario a ciò che ci viene richiesto di pensare sarebbe troppo tardi: noi saremmo dei trasgressori.
E, per quanto provassimo, allora, a protestare, vigorosamente, bussando alla porta della stanza 101, noi non saremmo più liberi!
NON ARCHIVIATE IL CASO ALPI-HROVATIN!
Daniela Zini
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