Petition updateNon archiviate il caso Alpi-Hrovatin!NON ARCHIVIATE IL CASO ALPI-HROVATIN! 6 001 sostenitori

Daniela ZiniRoma, Italy
Jul 19, 2017
NON ARCHIVIATE IL CASO ALPI-HROVATIN!
A Pompei, nella Casa del Poeta Tragico, vi è un celebre mosaico, raffigurante un cane ringhioso alla catena. Nella parte inferiore, compare la scritta:
“CAVE CANEM”
[“GUARDATI DAL CANE”]
Gli antichi Romani mettevano, così, in guardia il passante dal pericolo di violarne l’accesso. Né le ceneri vulcaniche né i secoli hanno avuto la meglio su queste ellissi impresse sulla pietra.
Se avremo un cane o no, il nostro giudizio differirà, senza dubbio alcuno, sulla necessità o no di legiferare per proteggerci da cani “ringhiosi”.
Anche una appassionata di escursioni come me, ha dovuto, più di una volta, serrare il bastone di marcia per ritrovare una sensazione di relativa sicurezza di fronte a cani “ringhiosi”. E uno degli spaventi più grandi della mia vita è stato, sicuramente, l’incontro di un cane da pastore, a guardia di un gregge di pecore.
Avrei preferito incontrare un lupo!
Ma è risaputo, il cane è un animale domestico, che, opportunamente, “lisciato” e accarezzato e, abilmente, addestrato e manipolato dal suo padrone, sa mostrarsi molto obbediente.
“Non toccare il mio amico!”,
è la parola d’ordine.
La necessità fa legge, si deve pur guadagnare la gamella!
Il cane sa, infatti, per esperienza, che è meglio leccare la mano che non saprebbe mordere…
L’Italia è una grande e bella Democrazia.
Oh, io so che molti di voi ne dubitano.
Io non li comprendo.
È il Popolo che governa, sì o no?
No?
Ebbene, per far tacere i più scettici, mi proverò a dimostrarlo con il rigore del ragionamento seguente. In Italia, sono in molti a guardare la televisione. Ora nessun programma televisivo è, veramente, sovversivo. Se ne deduce che gli italiani siano soddisfatti dei loro rappresentanti e che l’oligarchia, che tiene le redini del Paese, sia ben rappresentativa del Popolo.
L’Italia, è, dunque, una Democrazia!
In Les mains sales, Jean-Paul Sartre fa dire a uno dei suoi personaggi, Hoereder:
“Come tieni alla tua purezza, ragazzo! Come hai paura di sporcarti le mani! Ebbene, resta puro! A che cosa servirà e perché vieni tra noi? La purezza è un ideale da fachiri e da monaci. Voialtri, intellettuali, anarchici, borghesi, ve ne servite come pretesto per non fare nulla. Non fare nulla, restare immobili, serrare i gomiti contro il corpo, portare i guanti. Io, io ho le mani sporche. Fino ai gomiti. Io le ho affondate nella merda e nel sangue. E del resto? Credi davvero che si possa governare innocentemente?”
Il dramma traccia la parabola di un gruppo rivoluzionario che, conquistato il potere con il consenso popolare ed eliminato il tiranno, si trova a fare i conti con la realtà del governare per ritrovarsi a ripetere le stesse azioni liberticide contro le quali aveva combattuto.
A destra come a sinistra uomini si sono sporcati le mani.
Ancora si deve sapere quali!
Il vento di “salubrità” pubblica che ha soffiato, ventitre anni fa, con Mani Pulite, raggiungerà ancora l’Italia?
Vi sottopongo per una riflessione questa testimonianza di Giorgio Bocca, raccolta dal settimanale francese Le Point, nell’edizione del 15-21 maggio 1993. A proposito di Giulio Andreotti, il più “divo” dei nostri uomini di Stato, Bocca procede, da esperto, a una analisi che, condividerete con me, non manca di pertinenza:
“Il mistero di Andreotti è un falso mistero, è il mistero del potere. Riposa su uno dei temi più vecchi del mondo: mentire freddamente, distrattamente, come se si trattasse di qualcun altro. Fintanto che l’autore conserverà il potere, la menzogna prevarrà su tutti i sospetti, perché non è la verità che è in gioco, ma il potere.”
La vita, Niccolò Machiavelli, Sigmund Freud… mi hanno appreso che le menzogne più grosse permettono, sovente, agli impostori, ai demagoghi, ai manipolatori e ai pervertiti di fondare la propria legittimità, imponendo alle folle le loro tavole della legge.
È inaccettabile che politici moralizzatori e sedicenti virtuosi abbiano rapporti così colpevoli con il danaro. La lista dei loro misfatti avrebbe dovuto impedire loro di continuare a impiegare l’arma della “disonestà” e della “generosità” per distinguersi dai loro avversari, dai magistrati che li “perseguitano”, dai giornalisti che li guardano nel fondo degli occhi. La irresponsabilità è divenuta, nei loro ranghi, la regola comune. Solo qualche “subalterno” è abbandonato alla Giustizia.
Spesso, noi non riusciamo a distinguere i contorni di quello che accade intorno a noi. La nettezza non è una caratteristica della vita: bianco o nero. Dobbiamo fare i conti con una scala infinita di grigi.
Il buon uso della Democrazia impone che si lasci la Giustizia stabilire come questi “deviamenti” abbiano avuto luogo e in quali proporzioni. Solo la Giustizia – e voi lo sapete – può dire se abbiano agito dietro ordine – del loro partito, a esempio – o per arricchirsi personalmente.
Come finirà?
“Lo scopriremo vivendo!”,
ritmava un motivetto di qualche anno fa.
La soluzione a questo problema è, innanzitutto, politica. È combattendo l’indifferenza generale, in primo luogo degli ambienti politici, circa questa nuova criminalità, che la nostra Democrazia ritroverà la sua forza.
Uno sguardo sul problema della corruzione, di cui soffre la quasi totalità dei Paesi occidentali permette di affermare che, se non si presterà attenzione, se non si attueranno misure di urgenza, si perverrà alla destabilizzazione degli Stati e allo screditamento delle classi dirigenti, rafforzando, così, quell’estremismo di destra, cui si è contribuito a scavare un alveo e di cui si è saputo così bene servirsi.
L’Italia, in cui il pericolo politico-mafioso è stato spinto al parossismo, non è un caso isolato. In Grecia, ha devastato l’economia del Paese. In Spagna, in Portogallo, in Irlanda, fino in Francia… il saccheggio presenta le stesse caratteristiche. I nostri cugini europei sono stati serviti: affarismo e corruzione hanno “oliato” tutti gli ingranaggi dell’economia e dello Stato. A questi banchetti partecipa il fior fiore della finanza più avventuriera e avventurosa.
Noi viviamo in un Paese, in cui l’eguaglianza è rivendicata alta e forte, ogni giorno, da tutti i politici, da tutti gli intellettuali, da tutti i giornalisti e da tutti coloro che hanno accesso allo spazio pubblico. Messo in tutte le salse, più o meno, il termine eguaglianza è stato innalzato a quasi dogma dall’ex-presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, durante la prima visita ufficiale a Papa Francesco I, l’8 giugno 2013 [http://ricerca.gelocal.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/06/09/napolitano-papa-ora-dell-uguaglianza-francesco-scherza-qui.html, http://www.huffingtonpost.it/2013/06/08/papa-francesco-incontra-napolitano_n_3408412.html, http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2013/6/8/DIRETTA-STREAMING-Video-l-incontro-tra-Papa-Francesco-e-Giorgio-Napolitano/401076/].
E, tuttavia, una eguaglianza non è rivendicata da alcuno delle personalità citate: l’eguaglianza mediatica.
La causa?
Buona parte di loro ne soffrirebbe direttamente, perché sono i beneficiari, i privilegiati, i ricchi del tempo di parola, a detrimento dei poveri, degli esclusi, degli emarginati della radio e della televisione.
Tutte queste riflessioni mi hanno indotto a un gesto di “spontanea immodestia”, quale quello di lanciare una petizione al capo dello Stato, Sergio Mattarella, in veste di presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, non con la pretesa di dare lezioni a qualcuno, non ne avrei né il titolo né la capacità, ma con il solo scopo di offrire l’occasione a chi – da semplice cittadina come me – ritenga opportuno vivere in mezzo agli Altri con maggiore coscienza dei propri diritti in pieno rispetto di quelli degli altri.
Per me non vi è dubbio alcuno che il giornalista – almeno chi meriti tale nome – debba scrivere tutto ciò che vuole, come vuole, dove vuole e quando vuole.
Nell’era, in cui chiunque può divenire redattore capo del suo blog o inviato speciale di una newsletter e la comunicazione si trova al centro di tutte le strategie, vi propongo di riflettere su questa domanda:
“Un giornalista può essere indipendente?”
Joseph Paul Goebbels, l’uomo della propaganda nazista, è stato il primo politico a comprendere il potere della informazione e della propaganda e a utilizzarlo per la costruzione del Terzo Reich. Sosteneva:
“La propaganda è un’arte, non importa se questa racconti la verità.”
e suggeriva:
“Ripetete una menzogna cento, mille, un milione di volte e diverrà una verità.”
Controllare la stampa, gestire l’opinione pubblica, modificare il pensiero della società attraverso i media… ecco come si costruisce una menzogna, che, dopo una brevissima gestazione, inizia a vivere di vita propria e diviene verità.
Con l’avvento, nelle democrazie contemporanee, di una vita politica imperniata sui media, noi osserviamo due movimenti contraddittori: i media al servizio dei politici e viceversa.
È, dunque, necessario interrogarsi sul potere dei media e la sua influenza sulla vita democratica.
La libertà di parola e di stampa sono garantite in Italia dalla Costituzione:
“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'Autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'Autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'Autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.”
[articolo 21]
E, tuttavia, il mondo dell’informazione italiana, da anni, al centro di profonde trasformazioni, è influenzato dalla presenza di forti potentati consolidati da intrecci politici ed economici.
Migliaia sono Coloro che vorrei ringraziare per avermi offerto, con toccante generosità, qualcosa di prezioso. Mi riferisco a Coloro che, come me, ritengono questi “incontri” una occasione per intrecciare rapporti umani con persone distanti unite da un interesse comune. Non posso, con grande rammarico, menzionarli tutti a rischio di dimenticarne qualcuno; tuttavia, posso garantire che tutti sono e resteranno, sempre, nel mio cuore.
Tutto questo a dimostrazione che, nel nostro Paese, vi è, ancora, responsabilità sociale.
Oggi, sento il piacere di avere molti Amici sparsi per il mondo... Grazie a Change.org anche per questo!
NON ARCHIVIATE IL CASO ALPI-HROVATIN!
Roma, 20 luglio 2017
Daniela Zini
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