Combattiamo il randagismo: basta cani e gatti morti in strada!

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In un paese in cui più si scende al sud e più ci si accorge che la vita degli animali di strada vale meno di zero, le parole del filosofo Immanuel Kant sono attuali e così tristemente vere: possiamo conoscere il cuore di un uomo già dal modo in cui tratta gli animali. 

Canili lager, forze dell’ordine impreparate e prive di organico per affrontare l’ordinario, sindaci che non applicano i regolamenti esistenti, ASL veterinarie prive di risorse, un marasma di associazioni di volontariato così frammentate da non riuscire nemmeno a collaborare tra di loro per le cose basilari, e in tutto ciò il vuoto, l’assenza di uno Stato che dovrebbe gestire in modo univoco e imprescindibile il fenomeno del randagismo. A pagare le conseguenze di questo vuoto sono solo gli animali: denutriti, maltrattati, investiti, avvelenati. Siamo tutti bravi a indignarci per la morte di un cane o di un gatto, ma cosa c’è prima del rammarico? Cosa si sarebbe potuto fare per evitare di raccogliere una carcassa dall’asfalto?

Lo sai cosa può accaderti se mentre sei in auto ti capita di vedere un animale ferito a bordo strada? Sai cosa prova chi ogni giorno si preoccupa di sfamare e curare gli animali del quartiere e all’improvviso scopre che qualcuno li ha avvelenati? La prima reazione è di chiamare aiuto: i carabinieri, i vigili, l’ASL, i volontari… e l’unica risposta che ricevi ha il tanfo stantio di un barile vuoto e sballottato da una parte all’altra. Io ho chiamato, Ministro. L’ho fatto varie volte e le risposte ottenute mi hanno spinto a fare da solo, perché alla fine si è soli. Animali di strada e cittadini. Siamo soli e uniti da un sentimento che va oltre la burocrazia, oltre l’ignoranza e l’incapacità, un sentimento che si nutre di compassione. 

Non possiamo sperare di risolvere il problema dei lupi, degli orsi, dell’inquinamento urbano e marino, se prima non dimostriamo al mondo che sappiamo risolvere la questione del randagismo. Non è necessario guardare ai successi dei paesi del Nord Europa per comprendere quale può essere la strada virtuosa da seguire. Potrei parlarle del modello olandese e del modo in cui è stata affrontata la questione ma credo che lei conosca le scelte normative dei Paesi Bassi meglio di me. Non è necessario andare all’estero, in Italia c’è chi sa come fare il proprio lavoro. In alcune realtà della Toscana o di altre città virtuose ci sono riusciti, le amministrazioni hanno compreso l’importanza degli sforzi per contrastare il randagismo. Per quale ragione non si può applicare un modello comportamentale identico per tutti? Perché devono essere sempre i singoli a fare la differenza? Mancanza di fondi? Di volontà? Di certo non sono la persona più competente per offrirle suggerimenti normativi, non sono un giurista e nemmeno un esperto di finanza pubblica, la tematica è così vasta che non può essere affrontata con una semplice mail ma credo che molto possa essere fatto, mi consenta però una riflessione.

Le persone corrono ad acquistare animali di razza mentre i canili sono pieni di creature che nessuno vuole: cosa accadrebbe se si offrissero sgravi fiscali in favore di famiglie adottanti? E quali potrebbero essere gli effetti sul commercio dei pet se aumentasse la tassazione sulla compravendita di cuccioli con pedigree così da contrastare il mercato nero dei piccoli negozi di quartiere? Le strade sono colme di cani e gatti randagi: occorre una campagna massiva di sterilizzazioni, gratuita e obbligatoria per gli enti locali, così come l’istituzione di un corpo operativo riconosciuto dal legislatore e che operi nell’ambito dei singoli comuni. Bisogna favorire la costituzione di oasi feline comunali: ci sono tanti terreni vuoti che potrebbero essere bonificati e avere una funzione alternativa alle discariche abusive, per esempio. Si potrebbe finanziare i canili con le donazioni delle aziende private e offrire a tali controparti dei benefici fiscali. Bisogna incoraggiare il volontariato nelle scuole, nelle università, insomma… c’è un mondo da cambiare ma niente è impossibile. 

Quella al randagismo è una guerra di civiltà. Una guerra che l’Italia sta perdendo.