Abolizione dell’obbligo di iscrizione all’albo professionale per i dipendenti pubblici

0 hanno firmato. Arriviamo a 500.


Si chiede che venga modificata la normativa attualmente vigente affinché, per i lavoratori dipendenti pubblici, lo svolgimento della professione per l’ente pubblico di appartenenza non richieda l’obbligo di iscrizione al relativo albo professionale.

1. Premessa

Nel corso degli ultimi anni, la normativa è intervenuta in più occasioni in merito all'obbligatorietà dell’iscrizione all’albo professionale per i lavoratori pubblici che svolgono la propria professione per conto dell’ente di appartenenza.

Ultima modifica in tal senso si è avuta con la legge n.3/2018; in essa, infatti, si stabilisce che per l'esercizio delle professioni indicate nella legge, in qualunque forma giuridica, sia necessaria l'iscrizione all’albo del rispettivo ordine professionale.

Come risulterà chiaro nel seguito del testo, tali nuove disposizioni rappresentano un inutile, ingiustificato aggravio per la generalità dei lavoratori dipendenti pubblici, fino a introdurre evidenti motivi di ingiustizia e di discriminazione.

2. Il ruolo dell’ordine professionale per il professionista dipendente pubblico

La L.3/2018, nell’istituire i nuovi ordini professionali sanitari, ne definisce anche il ruolo. In particolare, gli ordini professionali:

  • agiscono quali organi sussidiari dello Stato al fine di tutelare gli interessi pubblici connessi all'esercizio della professione;
  • promuovono e assicurano l'indipendenza, l'autonomia e la responsabilità delle professioni e dell'esercizio professionale, la qualità tecnico-professionale, la valorizzazione della funzione sociale, la salvaguardia dei diritti umani e dei principi etici dell'esercizio professionale indicati nei rispettivi codici deontologici, al fine di garantire la tutela della salute individuale e collettiva;
  • vigilano sull’attività professionale dei propri iscritti.

I principi suddetti, ai quali si affiancano anche l’obbligo di iscrizione alla specifica cassa previdenziale e la formazione continua degli iscritti, tendono a garantire il mantenimento della professionalità nell’esercizio delle proprie prerogative, in particolare nel rapporto diretto tra cittadino e professionista che esercita la libera professione.

I lavoratori alle dipendenze di enti pubblici, tuttavia, sono già soggetti a verifiche e obblighi dettati dall’appartenenza all’ente stesso. In particolare, infatti, per chi lavora nel pubblico:

  • il possesso di una adeguata la professionalità è garantita dai requisiti di accesso (titolo di studio), verificato mediante selezioni a evidenza pubblica (concorsi) e sottoposto a un continuo controllo interno (valutazione);
  • il codice deontologico è stabilito per legge (vedi codice di comportamento dei dipendenti pubblici);
  • il versamento dei contributi previdenziali, come d’altronde le tasse sui redditi, avviene sistematicamente attraverso la trattenuta automatica dallo stipendio, senza alcuna possibilità di ritardo o elusione.

In aggiunta, e particolarmente rilevante, l'ente pubblico persegue per propria natura e ruolo istituzionale l'interesse della collettività, espresso attraverso l’operato del proprio personale. Per questo motivo, l’ente pubblico stesso svolge, nei confronti dei propri dipendenti (professionisti e non), buona parte delle funzioni che lo Stato assegna agli ordini in quanto “organi sussidiari per la tutela degli interessi pubblici”.

3. Il professionista dipendente pubblico e la libera professione

Precedentemente alla L.3/2018, le professioni sanitarie erano regolate dal D.Lgs.C.P.S. 233/1946 e gli ordini professionali sanitari erano previsti solamente per medici-chirurghi, veterinari, farmacisti e ostetriche e l’iscrizione all’ordine non era obbligatoria per i sanitari impiegati nella pubblica amministrazione e che non svolgessero attività libero professionale.

D’altronde è un fatto assodato che proprio per tali figure professionali non è infrequente l’esercizio della libera professione, in taluni casi contemporaneamente all’attività come dipendente pubblico.

Questa non è tuttavia una prerogativa accessibile a tutti i lavoratori pubblici. Rappresenta anzi una eccezione sia al dettato costituzionale [1] che all’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche [2], come anche evidenziato in un parere del Consiglio di Stato [3]. L’esercizio della professione al di fuori del rapporto di pubblico impiego, infatti, è consentito solo ai lavoratori dipendenti pubblici con un regime di part-time non superiore al 50%, mentre a tutti gli altri lavoratori è concesso di esercitare tali attività solo occasionalmente, a seguito di autorizzazione esplicita da parte della propria amministrazione (da conseguire per ogni singolo incarico), e limitatamente a cifre modeste (tipicamente inferiori a 5000 euro all’anno).

Va da se che con tali limitazioni, la generalità dei dipendenti pubblici non ha l’interesse, o la possibilità, di esprimere la propria professionalità anche in regime libero-professionale.

Paradossalmente, invece, nel nuovo quadro delineato si è avuta una proliferazione degli ordini professionali sanitari (che adesso comprendono quello dei medici-chirurghi e degli odontoiatri, dei veterinari, dei farmacisti, dei biologi, dei fisici, dei chimici, delle professioni infermieristiche, della professione di ostetrica e dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione).

Non si può non notare che molte di tali figure professionali esercitano la propria attività in modo esclusivo alle dipendenze di strutture pubbliche e che talune professionalità hanno poco senso se inquadrate in un rapporto libero-professionale.

La contraddizione della normativa appare quindi evidente perché equipara il professionista che esercita la propria professione nell’ambito del libero mercato (in modo esclusivo o prevalente), con il lavoratore dipendente pubblico che, pur in possesso della stessa professionalità la esercita a esclusivo beneficio dell'ente pubblico.

Giova al riguardo citare quanto espresso dall’Autorità Nazionale Anticorruzione riferito a un caso analogo [4]: “La circostanza che le prestazioni relative alla progettazione attengono ad un'attività umana prettamente intellettiva e di contenuto corrispondente a quello proprio di una professione liberale, individualmente esercitata, non è idonea a far ritenere che, nel nostro ordinamento, i tecnici appartenenti ad ufficio pubblico svolgano un'attività di libera professione, in quanto autori delle medesime elaborazioni intellettive proprie delle professioni liberali. Quel che, invece, è vero, è che l'attività di progettazione svolta da funzionari pubblici è attività professionalmente qualificata, ma non di libera professione.

Non ultimo, se da una parte il libero professionista ha la facoltà di inserire i costi di iscrizione all’ordine di appartenenza e quelli per la formazione obbligatoria tra quelli sostenuti per l’esercizio della professione, e per questo riceverne un beneficio fiscale, il dipendente pubblico è privato di questa possibilità e sostiene appieno, e inutilmente, tali spese.

4. Situazioni analoghe

L’applicazione dell’obbligatorietà di iscrizione all’ordine professionale da parte dei dipendenti pubblici professionisti è tutt’altro che omogenea e priva di un filo logico comune. Oltre al caso introdotto dalla L.3/2018, vale la pena di citare la situazione dei tecnici pubblici dipendenti, firmatari di progetti nei lavori pubblici, per i quali il disegno di modifica normativa avrebbe previsto l’obbligatorietà di iscrizione all’ordine professionale, in aggiunta al solo possesso dell’abilitazione professionale [5]. Tale ipotesi è successivamente rientrata, sebbene l’obbligo di iscrizione resti in vigore per attività di progettazione nell’ambito del testo unico sull’edilizia (DPR 380/2001), anche se effettuato da tecnici pubblici dipendenti [6].

E’ tuttavia interessante notare la motivazione per cui il Consiglio di Stato ha dato parere negativo riguardo l’obbligo di iscrizione all’albo per i dipendenti pubblici firmatari di progetti nei lavori pubblici ritenendo che “… la nuova previsione comporta – per l’Amministrazione di appartenenza, la [necessità di] sostenere i costi relativi all’iscrizione in Albo del dipendente …” [7], dando così una estensione più amplia alla portata della sentenza della Cassazione, 16 aprile 2015, n. 7776 (imputazione alla pubblica amministrazione di appartenenza dei costi di iscrizione all’albo professionale per gli avvocati-dipendenti pubblici) [8].

Curioso che tale giudizio, espresso prima dell’emanazione della L.3/2018, non sia stato applicato anche in questo caso.

Conclusioni

Se da un lato le funzioni svolte dall’ordine risultano, in sostanza, una duplicazione delle prerogative già esercitate dall’Ente pubblico di appartenenza del lavoratore pubblico, dall’altro talune figure professionali dipendenti a tempo pieno in una struttura pubblica sono obbligate all’iscrizione all’albo di un ordine professionale sostenendo costi che risultano, come largamente illustrato, ingiustificati e iniqui.

Peraltro, tali dipendenti subiscono un trattamento normativo differente rispetto ad altri lavoratori professionisti della pubblica amministrazione per i quali invece è solamente richiesta l’abilitazione professionale.

Per tale motivo si chiede che venga modificata la normativa affinché sia affermato il principio generale che per i lavoratori dipendenti pubblici, lo svolgimento della professione per l’ente pubblico di appartenenza, non richieda l’obbligo di iscrizione al relativo albo professionale, ma si limiti, eventualmente, alla sola richiesta della abilitazione professionale.

Riferimenti

[1] Costituzione Italiana, art.98, c.1 “I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione.”

[2] DECRETO LEGISLATIVO 30 marzo 2001, n. 165

[3] CONSIGLIO DI STATO, SEZ. I – parere 17 marzo 2004 n. 133/2004 (http://www.avvocatinovara.com/i-sanitari-dipendenti-da-enti-pubblici-non-sono-obbligati-ad-iscriversi-all-albo-professionale-consiglio-di-stato-sez-i-parere-17-marzo-2004-n-1332004/)

[4] Atto di Regolazione n. 6 del 04/11/1999 (https://www.anticorruzione.it/portal/public/classic/AttivitaAutorita/AttiDellAutorita/_Atto?ca=103)

[5] UNITEL, Dlgs 50/16:Obbligo di iscrizione all’albo professionale per i dipendenti pubblici, lettera appello (http://www.unitel.it/index.php?option=com_content&view=article&id=5043:dlgs-5016obbligo-di-iscrizione-allalbo-professionale-per-i-dipendenti-pubblici&catid=7:articoli&Itemid=11)

[6] Quesito su dipendenti pubblici. Vs. nota n. 0998 del 13 aprile 2018 (http://ordinearchitetti.ge.it/wp-content/uploads/2018/05/616-Ordine-Genova.pdf)

[7] Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (punto 8, articolo 24, https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/wcm/idc/groups/public/documents/document/mday/ndqx/~edisp/qxb2kxlrg6o5sdftq5dnotcoe4.html)

[8] Corte di Cassazione, Sez. lavoro civile, sentenza 16 aprile 2015, n. 7776 (https://quotidianoentilocali.ilsole24ore.com/pa24.php?idDoc=16870353&idDocType=3)