Se 80​.​000 italiani cercano futuro in Europa, l’Italia deve cambiare.

Firmatari recenti
Fabio Filippini e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

Alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni,

alla Ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone,
alla Ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini,

Quasi 80.000 italiani hanno presentato domanda al concorso EPSO AD5 per le istituzioni europee, su circa 170.000 candidature totali. Quasi un candidato su due è italiano. Questo dato non è una curiosità statistica, nè può essere solamente attribuibile all'europeismo dei giovani italiani: è il segnale di un problema strutturale del nostro mercato del lavoro.

In Italia, soprattutto all’inizio della carriera, i salari restano tra i più bassi dell’Europa occidentale e per molti giovani il lavoro significa anni di precarietà, compensi insufficienti e nessuna vera autonomia. Se il lavoro non garantisce dignità e possibilità di progettare il futuro, è inevitabile che molti guardino all’estero e considerino la “fuga in Europa” l’unica via per condizioni migliori.

Pertanto, chiediamo: 

  • Un riconoscimento dell'emergenza: il Governo riconosca apertamente il significato di questo fenomeno e consideri salari e qualità del lavoro giovanile come una vera emergenza nazionale, avviando politiche concrete per rendere l’Italia un Paese in cui valga la pena restare;
  • Un’azione decisa: il Governo si impegni per superare il ricorso ai tirocini gratuiti. In un contesto in cui sostenere un tirocinio comporta costi concreti (trasporti, affitto, vita quotidiana), lavorare senza retribuzione non è neutrale: significa selezionare in base al reddito e ampliare le disuguaglianze sociali. Rendere i tirocini sempre retribuiti non è solo una misura di equità, ma una condizione minima per garantire pari accesso alle opportunità e valorizzare davvero il merito.
  • Un cambiamento immediato e concreto: il Governo introduca dei tirocini retribuiti presso ministeri e Parlamento, sul modello delle istituzioni europee, dove i tirocini sono pagati e accessibili a tutti, non solo a chi può permettersi di lavorare gratis. 
    Questa misura non risolverà da sola i problemi strutturali dei salari, ma sarebbe un segnale chiaro: lo Stato italiano vuole avvicinarsi agli standard europei di meritocrazia, trasparenza e accesso equo alle istituzioni.

Vogliamo infatti che lavorare per l’Unione europea sia una scelta tra molte opportunità, non l’unica strada per trovare condizioni dignitose.

Non chiediamo privilegi. Chiediamo che il lavoro dei giovani italiani sia riconosciuto e valorizzato quanto quello dei loro coetanei europei.

Gli oltre 79.000 italiani candidati al concorso EPSO AD5 sono un messaggio forte: vi chiediamo di ascoltarlo.

 

avatar of the starter
Matteo BrizziPromotore della petizione

432

Firmatari recenti
Fabio Filippini e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

Alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni,

alla Ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone,
alla Ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini,

Quasi 80.000 italiani hanno presentato domanda al concorso EPSO AD5 per le istituzioni europee, su circa 170.000 candidature totali. Quasi un candidato su due è italiano. Questo dato non è una curiosità statistica, nè può essere solamente attribuibile all'europeismo dei giovani italiani: è il segnale di un problema strutturale del nostro mercato del lavoro.

In Italia, soprattutto all’inizio della carriera, i salari restano tra i più bassi dell’Europa occidentale e per molti giovani il lavoro significa anni di precarietà, compensi insufficienti e nessuna vera autonomia. Se il lavoro non garantisce dignità e possibilità di progettare il futuro, è inevitabile che molti guardino all’estero e considerino la “fuga in Europa” l’unica via per condizioni migliori.

Pertanto, chiediamo: 

  • Un riconoscimento dell'emergenza: il Governo riconosca apertamente il significato di questo fenomeno e consideri salari e qualità del lavoro giovanile come una vera emergenza nazionale, avviando politiche concrete per rendere l’Italia un Paese in cui valga la pena restare;
  • Un’azione decisa: il Governo si impegni per superare il ricorso ai tirocini gratuiti. In un contesto in cui sostenere un tirocinio comporta costi concreti (trasporti, affitto, vita quotidiana), lavorare senza retribuzione non è neutrale: significa selezionare in base al reddito e ampliare le disuguaglianze sociali. Rendere i tirocini sempre retribuiti non è solo una misura di equità, ma una condizione minima per garantire pari accesso alle opportunità e valorizzare davvero il merito.
  • Un cambiamento immediato e concreto: il Governo introduca dei tirocini retribuiti presso ministeri e Parlamento, sul modello delle istituzioni europee, dove i tirocini sono pagati e accessibili a tutti, non solo a chi può permettersi di lavorare gratis. 
    Questa misura non risolverà da sola i problemi strutturali dei salari, ma sarebbe un segnale chiaro: lo Stato italiano vuole avvicinarsi agli standard europei di meritocrazia, trasparenza e accesso equo alle istituzioni.

Vogliamo infatti che lavorare per l’Unione europea sia una scelta tra molte opportunità, non l’unica strada per trovare condizioni dignitose.

Non chiediamo privilegi. Chiediamo che il lavoro dei giovani italiani sia riconosciuto e valorizzato quanto quello dei loro coetanei europei.

Gli oltre 79.000 italiani candidati al concorso EPSO AD5 sono un messaggio forte: vi chiediamo di ascoltarlo.

 

avatar of the starter
Matteo BrizziPromotore della petizione

I decisori

Presidenza del consiglio dei ministri, Governo Italiano
Presidenza del consiglio dei ministri, Governo Italiano
Aggiornamenti sulla petizione