

Salviamo Villa Nardini a Noventa di Piave (Venezia)
Il problema
Rivolta Architettonica, movimento che tra i propri scopi pone la tutela della storicità, dell'identità e della qualità dei luoghi, ha appreso di un intervento previsto al n. 36 di via Romanziol, che - secondo le informazioni rese pubbliche - prospetterebbe la demolizione di un edificio dalle forme neogotiche (detta villa Nardini) e del suo giardino per lasciare spazio a un nuovo complesso di villette a schiera.
Ci chiediamo come tale intervento si coordini con i principi enunciati dallo stesso Piano degli Interventi di Noventa di Piave, che parla di qualità dei tessuti urbani, valorizzazione della forma della città, sostanza fisica dei luoghi, servizi eco-sistemici e superamento di una pianificazione fondata esclusivamente su indici e quantità.
Di fronte alla demolizione di una villa che è divenuta elemento identitario del territorio e parte della memoria collettiva della cittadina - fortemente connessa alle architetture e ai giardini ispirati alla tradizione veneta e veneziana - quelle parole rischiano di apparire come un involucro di belle intenzioni dietro il quale si cela una pratica urbanistica che rischia di compromettere il valore storico, paesaggistico e testimoniale di ciò che esiste.
Il giardino, inoltre, non è una superficie edificabile residuale: è parte del valore prospettico e paesaggistico della villa e rappresenta una risorsa verde all'interno del tessuto urbano.
Riteniamo pertanto che questo intervento costituisca un esempio emblematico di una modalità di gestione del territorio che, in nome della trasformazione e della valorizzazione immobiliare, rischia di consumare proprio quei caratteri che rendono unico e riconoscibile un luogo.
Da un lato, il nuovo Piano degli Interventi dichiara di voler superare una pianificazione indifferente alla «sostanza fisica dei luoghi», di voler porre al centro la forma della città; dall'altro, l'intervento in questione sembra prospettare la cancellazione di un elemento fisico riconoscibile della storia urbana locale e la sua sostituzione con un nuovo insediamento dai caratteri anonimi e generici.
La stampa locale riferisce come motivazione addotta per autorizzare questa demolizione la presunta costruzione dell’edificio nel secondo Novecento. La datazione della villa, in realtà, è questione assai più complessa, a causa della scarsità della documentazione. Non è da escludere che l’immobile originario fosse effettivamente una delle ville neogotiche otto-novecentesche presenti nella zona, parzialmente recuperato dopo le distruzioni della Grande Guerra, per poi subire ulteriori modifiche nel secondo dopoguerra. Una verifica formale limitata ai soli dati disponibili da parte degli enti preposti, come il prendere come anno di costruzione il primo dato catastale disponibile, rischia di non cogliere la complessità storica e l’importanza culturale dell’immobile.
A prescindere dalla data di costruzione, chiediamo che la valutazione non si limiti a dati formali ma consideri il valore urbano e paesaggistico di un elemento così fortemente radicato nella memoria collettiva e così caratteristico del paesaggio veneziano.
Chiediamo quindi all’Amministrazione comunale di:
- Rendere conoscibili gli atti relativi all’intervento previsto, con particolare riferimento al titolo edilizio, autorizzazioni paesaggistiche, documentazione storica e architettonica, nonché chiarire quali siano i criteri e gli opportuni parametri di qualità utilizzati per questa operazione, secondo quanto previsto dal Piano degli Interventi.
- Chiarire la fonte documentale della datazione dell’edificio e l’eventuale esistenza di relazioni, perizie o istruttorie che ne abbiano valutato il carattere storico-testimoniale.
- Verificare urgentemente, nei limiti delle competenze e della normativa applicabile, se sussistano misure utili a evitare una trasformazione irreversibile del lotto al fine di salvaguardare almeno la facciata dell’edificio e il suo giardino.
- Promuovere un confronto con proprietà, proponente e progettisti che possa combinare l’interesse privato immobiliare con la conservazione delle emergenze storiche e paesaggistiche di Noventa, passando per la valutazione di soluzioni progettuali architettoniche alternative.
- Intraprendere al più presto una ricognizione aggiornata delle emergenze di valore storico-testimoniale, al fine di assicurare una tutela più efficace di numerose emergenze storiche, paesaggistiche e luoghi rilevanti per la memoria collettiva cittadina, quali quella in oggetto.
Ci auguriamo che l'Amministrazione voglia cogliere questa occasione per riconsiderare il proprio approccio.

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Il problema
Rivolta Architettonica, movimento che tra i propri scopi pone la tutela della storicità, dell'identità e della qualità dei luoghi, ha appreso di un intervento previsto al n. 36 di via Romanziol, che - secondo le informazioni rese pubbliche - prospetterebbe la demolizione di un edificio dalle forme neogotiche (detta villa Nardini) e del suo giardino per lasciare spazio a un nuovo complesso di villette a schiera.
Ci chiediamo come tale intervento si coordini con i principi enunciati dallo stesso Piano degli Interventi di Noventa di Piave, che parla di qualità dei tessuti urbani, valorizzazione della forma della città, sostanza fisica dei luoghi, servizi eco-sistemici e superamento di una pianificazione fondata esclusivamente su indici e quantità.
Di fronte alla demolizione di una villa che è divenuta elemento identitario del territorio e parte della memoria collettiva della cittadina - fortemente connessa alle architetture e ai giardini ispirati alla tradizione veneta e veneziana - quelle parole rischiano di apparire come un involucro di belle intenzioni dietro il quale si cela una pratica urbanistica che rischia di compromettere il valore storico, paesaggistico e testimoniale di ciò che esiste.
Il giardino, inoltre, non è una superficie edificabile residuale: è parte del valore prospettico e paesaggistico della villa e rappresenta una risorsa verde all'interno del tessuto urbano.
Riteniamo pertanto che questo intervento costituisca un esempio emblematico di una modalità di gestione del territorio che, in nome della trasformazione e della valorizzazione immobiliare, rischia di consumare proprio quei caratteri che rendono unico e riconoscibile un luogo.
Da un lato, il nuovo Piano degli Interventi dichiara di voler superare una pianificazione indifferente alla «sostanza fisica dei luoghi», di voler porre al centro la forma della città; dall'altro, l'intervento in questione sembra prospettare la cancellazione di un elemento fisico riconoscibile della storia urbana locale e la sua sostituzione con un nuovo insediamento dai caratteri anonimi e generici.
La stampa locale riferisce come motivazione addotta per autorizzare questa demolizione la presunta costruzione dell’edificio nel secondo Novecento. La datazione della villa, in realtà, è questione assai più complessa, a causa della scarsità della documentazione. Non è da escludere che l’immobile originario fosse effettivamente una delle ville neogotiche otto-novecentesche presenti nella zona, parzialmente recuperato dopo le distruzioni della Grande Guerra, per poi subire ulteriori modifiche nel secondo dopoguerra. Una verifica formale limitata ai soli dati disponibili da parte degli enti preposti, come il prendere come anno di costruzione il primo dato catastale disponibile, rischia di non cogliere la complessità storica e l’importanza culturale dell’immobile.
A prescindere dalla data di costruzione, chiediamo che la valutazione non si limiti a dati formali ma consideri il valore urbano e paesaggistico di un elemento così fortemente radicato nella memoria collettiva e così caratteristico del paesaggio veneziano.
Chiediamo quindi all’Amministrazione comunale di:
- Rendere conoscibili gli atti relativi all’intervento previsto, con particolare riferimento al titolo edilizio, autorizzazioni paesaggistiche, documentazione storica e architettonica, nonché chiarire quali siano i criteri e gli opportuni parametri di qualità utilizzati per questa operazione, secondo quanto previsto dal Piano degli Interventi.
- Chiarire la fonte documentale della datazione dell’edificio e l’eventuale esistenza di relazioni, perizie o istruttorie che ne abbiano valutato il carattere storico-testimoniale.
- Verificare urgentemente, nei limiti delle competenze e della normativa applicabile, se sussistano misure utili a evitare una trasformazione irreversibile del lotto al fine di salvaguardare almeno la facciata dell’edificio e il suo giardino.
- Promuovere un confronto con proprietà, proponente e progettisti che possa combinare l’interesse privato immobiliare con la conservazione delle emergenze storiche e paesaggistiche di Noventa, passando per la valutazione di soluzioni progettuali architettoniche alternative.
- Intraprendere al più presto una ricognizione aggiornata delle emergenze di valore storico-testimoniale, al fine di assicurare una tutela più efficace di numerose emergenze storiche, paesaggistiche e luoghi rilevanti per la memoria collettiva cittadina, quali quella in oggetto.
Ci auguriamo che l'Amministrazione voglia cogliere questa occasione per riconsiderare il proprio approccio.

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Petizione creata in data 19 agosto 2026