

Buongiorno a tutti i firmatari,
Negli ultimi giorni la petizione ha continuato a registrare una crescita costante. Le firme ad oggi sono quasi 37.000 e le condivisioni continuano a salire.
Insieme alla petizione sta crescendo anche la nostra consapevolezza sulla tematica.
Due sono i punti che ci proponiamo di approfondire: quali sono le soluzioni che lo Stato, un’azienda, un cittadino possono adottare per far sì che avvenga un riciclo virtuoso dei rifiuti? Quanti e quali sono i territori coinvolti in Italia, e in che modo una realtà grande può imparare da una piccola e viceversa?
Una novità importante per il nostro lavoro risale a poche ore fa: si parla di noi su Il Fatto Quotidiano, grazie a un articolo scritto dalla direttrice di Change.org, Stephanie Brancaforte.
In pochi giorni, oltre 30.000 persone hanno firmato una petizione per salvare Roma dall’emergenza rifiuti. Gli autori – ragazzi preoccupati per la situazione della Capitale e impegnati a difendere l’ambiente – hanno incentrato l’appello sulle ripercussioni sulla salute pubblica chiedendo soluzioni di governance ai decisori interessati.
[Leggi di più: Il Fatto Quotidiano]
Nell’articolo vengono citate anche altre petizioni che affrontano questo tipo di tematica, come quella promossa da Debora Fabietti per richiedere l’eliminazione delle plastiche monouso, che ad oggi ha raccolto quasi 738.000 firme. #Bastaplastica fa parte di un’altra realtà citata nell’articolo, #RinascimentoVerde, un movimento presente su Change.org, che include venti petizioni tramite le quali "i cittadini chiedono alla politica impegni concreti per salvare l'ambiente", e che hanno ricevuto l’appoggio totale di 1,3 milioni di utenti. [Fonte: Change.org]
Non basta però raccogliere i rifiuti per liberarsi del problema, così come non basta sostituire la plastica.
Bisogna attuare un modello virtuoso di riciclo dei rifiuti.
In Italia, Legambiente ha premiato Treviso per l’impegno in merito a questa tematica.
In provincia la raccolta dei rifiuti nei 50 Comuni serviti (circa 900 mila persone) è gestita da una società pubblica, Contarina. In che modo? Differenziazione spinta della raccolta; campagna di ingenti investimenti; favorendo il riutilizzo di ogni tipo di materiale possibile, compresi i pannolini per bimbi; una tariffa puntuale, per cui ogni cittadino paga in rapporto alla effettiva produzione di rifiuto (e ovviamente paga meno chi ricicla di più). Risultato, oggi Treviso registra un tasso di raccolta differenziata dell’85%. Tutto il rifiuto organico viene sminuzzato e avviato a trasformazione in compost, generando ottimo fertilizzante e gas. Quel poco che resta - il residuo non riciclabile è calcolato in 58 chilogrammi per abitante l’anno - viene trasformato in energia, bruciato nei due impianti presenti in Veneto (sostanzialmente più che adeguati al fabbisogno regionale). Nel giro di tre anni Treviso però punta a salire a quota 96% di differenziata, e ridurre a soli dieci chili per abitante annui lo scarto che va comunque bruciato.
Rai News: Intervista ad Alessandro Manera, assessore all'ambiente del Comune di Treviso
Bisogna denunciare.
Sempre Stephanie Brancaforte, nell’articolo scritto per Il Fatto Quotidiano, cita il Plastic Radar di Greenpeace, un servizio per segnalare via Whatsapp la presenza di rifiuti in plastica che inquinano spiagge, mari e fondali (da quest’anno anche di fiumi e laghi). [Fonte: Greenpeace]
Ma denunciare può significare anche non far finta di niente se si vede una persona buttare a terra un rifiuto per strada. Può significare anche tenere d’occhio noi stessi, i nostri consumi e le nostre abitudini.
La crisi in corso ci costringe a prendere atto degli eccessi della nostra collettività, esposti platealmente come biancheria sporca. [Stephanie Brancaforte, Il Fatto Quotidiano]
Passiamo, poi, da quella che è la rete virtuale di evoluzione e risoluzione dell’emergenza, a quella che è la rete territoriale su cui si estende il problema. Quella dei rifiuti, infatti, è una problematica che non riguarda solo Roma, ma tutto il territorio italiano (e non solo). Questa minaccia non conosce confini né geografici né tantomeno politici. Non è più una questione particolare: l’emergenza è generale. Per questo c’è bisogno che il problema venga portato all’attenzione di tutti.
Pochi giorni fa, a Palermo, Legambiente ha richiesto “di far partire subito un piano operativo per estendere in pochi mesi la differenziata porta a porta in tutta la città, facendo sparire i cassonetti e, contestualmente, avviare un serio sistema di controlli e sanzioni per i cittadini che non si adegueranno”.
Basta scuse. Non ci sono alibi che tengano per giustificare il fatto che nel 2019, una città come Palermo debba ancora aspettare per avere una gestione dei rifiuti decente.
Noi ci sentiamo allo stesso modo per Roma. Ci troviamo tutti nel vivo di un’emergenza che ci riguarda senza guardarci in faccia. Siamo tutti cittadini del mondo nell’affrontare questo problema. Per questo dobbiamo prendere ispirazione da quelle realtà che si stanno migliorando per imparare a migliorare noi stessi, e cercare di essere per primi una fonte di ispirazione per gli altri.
Stiamo organizzando un evento di discussione e sensibilizzazione che partirà proprio dai due punti che vi abbiamo esposto all’inizio di questo aggiornamento. Vi scriveremo i dettagli nei prossimi giorni.
Buona domenica!