

siamo un po' prolissi ma facciamo un cappello per dare delle soluzioni tecniche per uscire con un piano in mano per sostenerci economicamente un lavoro in mano dopo la crisi e il cambiamento covid 19 - con aiuto dell koan economist dopo chiusura dell'economia :
riprende il post parte II poi ci sara' la III° TECNICA:
il virus prende la testa della gente dicevamo e nessuno si abbraccia piu' e nessuno si da la mano fine dell' Amicizia oltre che dell'Amore come la intendevamo prima ora si intende da lontano senza contatto con la mascherina!
Il virus colpisce le persone, le fa ammalare, provoca la
polmonite e le uccide.
Questo è quello che risiede nella testa delle persone quando
si parla di pandemie o epidemie. Corretto, se visto in prima
battuta, ma l’effetto del virus è molto più esteso, invisibile
e profondo. Il virus attacca la mente, la infetta e la induce a
trasformarsi. Una trasformazione che non colpisce chi muore.
Colpisce le persone che sopravvivono ma che non saranno
mai più come prima (nel bene e nel male).
Le persone stanno vivendo un enorme trauma sociale. Il trauma
è un evento considerato negativo o negativo nel suo momento
di accadimento, che induce un forte distress (stress negativo)
nel soggetto ricevente. Di solito sono situazioni altamente
fuori dal nostro controllo che ci pongono in una condizione di
vittima passiva degli avvenimenti. Facile a dirsi che un trauma
può essere una benedizione e che tutto dipende da come lo
interpretiamo. Facile e errato. Il nostro cervello rettile, la parte
più antica del nostro cervello, preposto alla sopravvivenza
personale e a quella delle persone amate, non la vede così. La
comunicazione da parte di un agente di polizia di un incidente
stradale mortale in cui è stata coinvolta una persona che noi
amiamo origina immediatamente e inevitabilmente un trauma.
Quello che succede dopo è ad appannaggio del cervello
limbico (la parte del cervello preposta alle emozioni) e solo
molto più avanti arriverà a prendersene cura la neocorteccia (la
parte razionale e analitica del nostro cervello). Senza contare
l’impatto sugli altri due nostri cervelli che si estendono dentro
la cavità del cuore e sulla parte addominale (stomaco). Reazioni
antiche, profonde e completamente fuori dal nostro controllo.
Una esposizione a situazioni difficili e dolorose da cui nessuno
è protetto nella vita, mai e in nessun momento. Ma sino a
quando non succede nulla, ogni essere umano crede di essere
indenne da tutto. Ragiona.
Ognuno di noi ha visto probabilmente morire altre persone
ma è ancora vivo. Per il cervello rettile siamo potenzialmente
immortali fino a prova contraria. Un trauma riporta il cervello
rettile ad una coscienza più estesa e ricorda ad ognuno di noi
quanto possiamo essere fragili ed indifesi.
Quella che si sta manifestando è percepito dalle persone come
una apocalisse biblica in cui l’angelo sterminatore conduce il
suo lavoro di mietitura. Miliardi di persone preparate da decine
e centinaia di film apocalittici sanno bene cosa sta succedendo.
Lo hanno visto mille volte e hanno imparato ad amare le serie
tv in cui alla fine solo una piccola parte della razza umana
sopravvive. Hanno visto le sofferenze, le tragedie e i drammi.
Ora li stanno vivendo in prima persona e ne sono sopraffatti.
Le notizie, gli stimoli che raggiungono i cinque sensi sono
frammentati e non vengono bene elaborati dal corpo umano,
con la naturale conseguenza di non riuscire a integrare la
situazione con le proprie reazioni. Non riescono a costruire
una narrazione di quanto si sta verificando.
Quello che accade è quindi la ripetizione del ciclo di analisi di
quanto è accaduto e di quanto sta accadendo, per cercare di
arrivare ad un punto di vista che sia chiaro, coerente e fattivo
per la vita di tutti i giorni e il suo inevitabile fallimento crea
quelle che possiamo chiamare delle: “fissità di comportamento!”
Facciamo un esempio.
La detenzione agli arresti domiciliari per centinaia di milioni di
persone non si è mai verificata nella storia conosciuta dell’essere
umano. Non è mai accaduto che le abitazioni private di milioni
di persone diventassero delle celle detentive, e che i secondini
fossero le stesse forze dell’ordine o dell’esercito preposto alla
nostra protezione. Il trauma della perdita della propria libertà
è un trauma profondo, incancellabile nella mente di chi lo sta
vivendo. La ricerca continua di spiegazioni quali: “sarà giusto
altrimenti moriranno altre persone” oppure: “non è giusto, non
ho piu’ la libertà di muovermi” oppure ancora: “ma se porto
la mascherina e sto distante dalle persone perchè non posso
uscire?”, porta la persona a rimuginare continuativamente sulla
perdita della propria libertà consolidando lo stato di detenuto.
Il detenuto che rispetta la propria pena e che si adatta alla
situazione.
Ad un certo punto la detenzione diventa una fissità di
comportamento, il dolce ventre materno, la valvola di
sicurezza, e diventerà parte integrante del comportamento dei
sopravvissuti o degli adattati ad un nuovo mondo pandemico.
Hai letto bene. Non è detto che se ne esca.
Devi immaginare anche un potenziale futuro in cui il mondo
sarà esattamente come quello che stiamo vivendo adesso, anche
potenzialmente peggiorato. Quando ti dicono: “tutto finirà”,
hanno ragione, ma non ti hanno detto in quanto tempo. Anche
le invasioni barbariche in Italia sono finite, semplicemente
lo hanno fatto dopo 500 anni. Anche una guerra mondiale
finisce, magari cinque anni dopo. E non puoi certo permetterti di vivere di sola speranza.
La speranza è il motore delle azioni che conduci nella vita di
tutti i giorni. Rivediamo insieme quali sono le caratteristiche
del trauma:
1. È originato da un evento stressorio (distress) emotivo e fi-
sico;
2. La persona non sa come affrontare tale evento, perchè è
privo di risposte emotive, cognitive e pratiche per poterlo
affrontare;
3. La persona non può fare niente per impedire l’accadimento
o non ha potuto fare niente per evitarlo;
4. La persona è incapace di elaborare tale avvenimento ed è
bloccata emotivamente, creando un macigno nella propria
memoria esperienziale;
Esistono due tipologie di traumi, essenzialmente.
Trauma improvviso: un solo evento, di potenza devastante,
che colpisce all’improvviso il soggetto. La persona rimane
incredula, sprovvista di risposte e senza nessuna possibilità
di azione. La morte improvvisa di una persona cara, la
comunicazione di un tumore maligno e similari. Qui entriamo
nello studio del meccanismo post traumatico.
Trauma cumulativo: esso viene causato da ripetuti eventi
stressanti che danneggiano progressivamente la risposta
delle persone coinvolte in paura, sofferenza, impotenza,
rabbia, incredulità. Sono molto più’ pericolosi del primo
tipo di trauma perché non possono essere affrontati con
una strategia terapeutica targettizzata. Sono tanti shock
progressivi che si accumulano e si stratificano nelle persone.
La pandemia è un trauma cumulativo sia personale che sociale.
Un trauma condiviso in cui mal comune diventa zero gaudio
e massicciamente doloroso. Essere tutti sulla stessa barca,
quando la barca in realtà è l’unico spazio vitale e anche l’oceano
è infetto, induce un senso di soffocamento e di rassegnazione.
Questo tipo di trauma, il cumulativo, casa danni alla salute
psicologica e fisica delle persone e induce nel tempo
depressione e ansia. Vediamo insieme quindi alcune delle
inevitabili conseguenze di quello che stiamo vivendo.
Incubi: la dissociazione e l’incapacità di elaborare un trauma
continuo e costante come quello cumulativo, innesca il
meccanismo di difesa. Grazie a questo siamo pronti, grazie ai
sogni, a gettare nel nostro inconscio gli scarti giornalieri che
devono poi essere smaltiti durante i sogni. Difficoltà a dormire
ed incubi diventano parte integrante di quello che dovrebbe
essere un momento di riposo.
Ansia e nervosismo: il cervello rettile ha la buona abitudine
a non farsi trovare impreparato la seconda volta. Per questo
motivo aumenta il livello di ansia, nervosismo e diminuisce
la tolleranza. Il cervello rettile cerca di prevedere i prossimi
pericoli, ma la tensione che sviluppa non può tenere conto di
una situazione di trauma cumulativo in cui gli shock sono ogni
giorno diversi e imprevedibili.
Impermeabile emozionale: l’essere umano si adatta a tutto
se sopravvive. Le emozioni forti, negative, nel caso del trauma
cumulativo, si presentano continuativamente e costantemente
senza possibilità di preparazione preventiva. La risposta del
nostro cervello limbico è molto semplice. Indossare un
impermeabile e indurre una sorta di anestesia emozionale.
Farsi scivolare addosso gli eventi traumatici, rendere ordinario
l’orrore e imparare a sentire meno emozioni possibili. Una
sorta di disconnessione emozionale.
Impotenza sociale: il trauma cumulativo aiuta l’insorgere
nella persona il senso di impotenza, aumentato a dismisura
dall’isolamento indotto dai social network e da internet. Superata
la fase della rabbia le persona cadono nell’accettazione e infine
nella rassegnazione. Una passiva rassegnazione accompagnata
dalla certezza che ogni sforzo sia totalmente inutile. Il finale è
la depressione.
Senso di colpa: nel caso in cui il trauma cumulativo coinvolga
le azioni delle persone coinvolte, esse stesse possono generare
un profondo senso di colpa e di vergogna per quanto messo
in campo anche se la responsabilità è indiretta. Un incidente
stradale mortale che ti vede alla guida della vettura genera
comunque un senso di colpa, anche se un camion ti è venuto
addosso e tu non hai potuto fare nulla. La pandemia è un tipo
di situazione di questo tipo. Ogni persona è un veicolo di
morte colpevole indirettamente della morte di altre persone.
Malattie psicosomatiche: la continua e costante presenza
di shock ripetuti rende impossibile il principio di guarigione
e logora l’organismo delle persone originando problemi
importanti quali dolori muscolari, gastriti, attacchi di panico,
ansia, depressione, problemi alla pelle, emicranie, perdita dei
capelli, impotenza e molto altro ancora.
Possiamo quindi arrivare a definire la nuova tipologia di cliente
che ti trovi e ti troverai di fronte nei prossimi anni, forse
decenni. Un cliente più malato di quanto non fosse prima, con
un sonno disturbato. Nervoso, ansioso e irritabile con costanti
cadute in momenti di depressione. Poco incline all’empatia e
al coinvolgimento emozionale, quindi tendenzialmente freddo.
Incapace di prendere decisioni, incerto con un costante senso
di impotenza e carico di un latente senso di colpa.
I tuoi clienti saranno persone malate sia a livello psicologico
che fisico, molto di più di quanto non lo fossero prima. Questo
colpo non ha fatto altro che far crollare un sistema malato,
instabile e decadente. Sta a te decidere di produrre servizi
o prodotti che sfruttano e amplificano queste situazione (la
strada per fare molto denaro passa dalla leva degli istinti più
bassi e delle paure delle persone e anche della loro precaria
situazione). Oppure puoi decidere di immettere prodotti o
servizi che aiutano le persone a migliorare questa spaventosa
situazione di decadimento, per costruire un mondo migliore.
Questa è la strada in cui si fa meno denaro, molto meno.
Il quadro di partenza però è sempre lo stesso, limpido e
cristallino, mai così chiaro nella storia del business.
Alla fine della seconda guerra mondiale le persone volevano
le lavatrici, le automobili utilitarie, la televisione, il telefono, il
cibo, i vestiti. Tutto quello che era venuto a mancare durante la
guerra. Un momento storico chiaro e semplice per chi faceva
business. Non dovevi creare dei bisogni, i bisogni erano già
presenti.
La guerra era ben presente nella testa delle persone. Poi è nata
una generazione nuova che ha sentito i racconti della guerra,
e poi è nata una terza generazione che non ha più sentito gli
echi delle battaglie.
Di conseguenza gli imprenditori sottoposti alla globalizzazione,
alla diversificazione, si sono impegnati a creare nuovi bisogni,
a costruire falsi idoli e a contribuire alla creazione di un mondo
di idioti, deboli e senza una ragione di esistere. Te lo dico con
certezza perchè anche io ero un idiota e poi a colpi di traumi
personali e di illuminazioni mi sono, forse, in parte svegliato.
Per gli imprenditori come me che credono nella responsabilità
sociale del proprio lavoro è stato un incubo imprenditoriale,
durato fin troppo tempo, che spero possa svanire per un
lungo, lungo tempo. Il tuo compito come imprenditore,
secondo me, è renderti finalmente conto che i tuoi prodotti e
i tuoi servizi sono il mattone della costruzione di una società
migliore. Renderti conto che il trauma cumulativo che stiamo
subendo tutti va compreso e utilizzato al meglio, per costruire
una società più consapevole di se stessa.
Non so, mente ti scrivo, quanto si estenderà questa situazione,
ma qualsiasi cosa accada noi possiamo prendere sotto la nostra
ala il potere di fare quello che è strettamente collegato alla
nostra volontà e alla nostra capacità.
Andiamo ancora più a fondo, voglio soddisfare la tua voglia
di controllo e di conoscenza utile per aiutarti a riacquistare il
potere che ti appartiene. Il trauma si installa nella nostra psiche
e mette radici profonde. Puo portarci a perdita di attenzione,
ad esempio, e difficoltà a rimanere centrati su quello che
facciamo o che dovremmo fare.
Due parti di noi in continua e costante attività. La parte
traumatizzata e la parte che conduce la vita di tutti i giorni. Nel
trauma cumulativo ogni notizia, ogni avvenimento collegato
allo shock diventa un potenziamento e una riattivazione della
parte di noi colpita. Un post su facebook, uno starnuto, un
decreto legge, una comunicazione del presidente del consiglio,
una sirena di un’ambulanza, una mascherina bianca sul volto.
Non basta.
Anche un semplice pensiero autonomo, conscio od inconscio,
un parola di un amico, una frase ricevuta su whatsapp,
producono lo stesso effetto attivatore. Pensa che i tuoi
prodotti o servizi possono essere degli sciacalli che si nutrono
di carcasse malate oppure delle cure medicinali. Il terrore è
il finale psicologico di questa grande guerra mondiale che
stiamo vivendo. La pandemia ovviamente riporta l’attenzione,
primariamente, sulla situazione epidemiologica con tutte le sue
conseguenze sanitarie. E’ ovvio. Allo stesso tempo è ovvio che
le persone e la massa siano in apprensione nel ricercare tutte le
possibili informazioni su quanto sia pericoloso il virus, quanto
sia mortale, come si propaga e sulle potenziali cure. Pochi o
quasi nessuno prestano la stessa attenzione (anche perché non
preparati culturalmente e professionalmente) alla nascita della
sindrome da apocalisse.
La sindrome da apocalisse è radicata nella nostra cultura
profondamente. Non ti hanno insegnato sin da piccolo che
un giorno sarebbe arrivata la fine del mondo e del giudizio
dell’essere umano? Se ne parla da migliaia di anni, è insito
nelle nostre cellule più recondite del nostro corpo umano.
Sto per dirti qualcosa che ti può spaventare, inorridire o
anche contrariare. La maggior parte della popolazione è
eccitata, coinvolta e speranzosa inconsciamente che il giorno
del giudizio si manifesti. L’apocalisse è nelle narrazioni il
momento che precede la terra promessa, il paradiso per i buoni
e il nuovo eden. Pensa ai miliardi di persone che per decine e
decine di anni hanno vissuto un’esistenza piatta, insignificante,
noiosa, priva di avventura. Una vita indegna di essere vissuta
accompagnata da frigoriferi zeppi e scintillanti, supermercati
pieni di centinaia di marche di biscotti, serate passate a poltrire
davanti a serie televisive avventurose (la vita che le persone
avrebbero voluto vivere ma che non avevano il coraggio di
vivere), di automobili da cambiare ogni due anni con nuovi
finanziamenti. Vite passate ad essere delle macchine da reddito
chiuse in schifosi cubicoli aziendali con le fotografie di una
spiaggia tropicale sul desktop. Quindi il tuo cliente, se questo
passaggio dovesse finire e si dovesse tornare ad un mondo
come prima, sarà un cliente che non vorrà tornare a lavorare in
azienda (ha visto che può lavorare da casa), non vorrà sprecare
la propria vita ad accumulare denaro per comprarsi il nuovo
rolex, non vorrà tornare alla grigia esistenza che precedeva il
Covid-19. Sarà in parte entusiasta della fine di tutto questo,
e in parte triste del tentativo di ripristinare il mondo malato
da cui proveniamo. Sarà un cliente che cercherà di guarire dal
suo trauma personale grazie ad una nuova visione di vita e
così anche la società stessa. Forse accadrà tra cento anni, tra
cinquanta anni o forse tra tre anni. Ma noi impiegati tutto fare che si sentono azienda sua imprenditori, piccoli e medi imprenditori, abbiamo ancora la possibilità di scegliere una coscienza individuale che possa traghettare il popolo verso un nuovo mondo SONO GLI IMPRENDITORI CHE POSSONO CAMBIARE IL MONDO E LA VITA DI TUTTI DEGLI ALTRI DANDO ESEMPIO SOLO CON ESEMPIO SI CAMBIA IL MONDO ! IN QUALCOSA DI MEGLIO AIUTANDOCI AIUTANDO ! .
Verso una cura del tumore maligno mass mediatico,
consumistico, orchestrato dalle multinazionali. Milioni di
imprenditori illuminati che scelgono la creazione di un
benessere condiviso dove il dio denaro cade dal suo altare e
torna ad essere un veicolo di felicità e di benessere per tutti.
Ricorda che il trauma ha una sua funzione, e che l’essere umano
nella sua perfettibilità è un sistema organico che ha sempre un
senso nelle sue azioni. È importante averne conoscenza!!!!!! GRAZIE KOAN DI AVERCI E AVERMI ILLUMINATO E SCRITTO TUTTO QUESTO TE CHE INSEGNI ECONOMIA A TUTTI DA ANNI GRAZIE DA PARTE MIA E DA LEON ! LA TERZA PARTE SEGUE DOMANI ! .