Salviamo le ex Caserme di Via Guido Reni

Il problema

Salviamo le ex Caserme di Via Guido Reni

Nel 2024 inizierà la demolizione del grande complesso di archeologia industriale di fronte al MAXXI.

Chiediamo che i progetti definitivi vengano modificati per salvare ed incorporare le strutture preesistenti. 

L'intento di conservazione e “valorizzazione” delle ex Caserme, appariva in tutte le delibere che si sono succedute negli anni e che hanno portato nel 2013 all’acquisizione da parte di Cassa Depositi e Prestiti e ad una modifica ad hoc del piano regolatore che ne permetteva l'abbattimento, con la conseguente indizione di un bando pubblico per la realizzazione di un nuovo assetto urbanistico della zona.

Il risultato è uno stravolgimento totale dell'esistente per la costruzione ex novo di un Museo della Scienza (che avrebbe invece la sua collocazione naturale nella zona degradata di proprietà del Comune, del Borghetto Flaminio, accanto al Museo Explora), di una struttura ricettiva, di palazzine con negozi sottostanti ed una biblioteca di quartiere.

Come è potuto accadere che uno dei più interessanti complessi di archeologia industriale, intatto e per di più a pochi passi dal centro storico, con un potenziale enorme dal punto di vista urbanistico, economico e sociale, debba lasciare il posto ad un progetto che ripete, con qualche “aggiornamento”, la vecchia e stantia logica dell’edilizia speculativa “romana”?

Vogliamo che Roma segua l'esempio delle grandi capitali e delle altre città italiane, dove il recupero dell'archeologia industriale è al centro dei progetti più interessanti di rinnovamento urbano attraverso la capacità di integrazione degli elementi contemporanei con quelli del passato.

Siamo ancora in tempo.

Ci opponiamo a questa scelta per noi scellerata.  E non solo ci opponiamo in nome di una cultura e storia condivise, del senso estetico, del semplice buon senso, ma soprattutto per ragioni concrete e, a nostro avviso, incontestabili che sostengono e rafforzano la nostra convinzione

Si parla del grande MAXXI che verrà realizzato nei prossimi anni: e quale integrazione più naturale ed “organica” degli attuali padiglioni dell’ex caserma, già esistenti e a pochi metri di distanza? Potrebbero essere integrati nel progetto di in un Museo di arte sperimentale in relazione alle  nuove tecnologie e alla scienza, sull'esempio dei Tanks della Tate Modern di Londra.

Si parla di “sostenibilità”: e quanto più sostenibile sarebbe il recupero e la consolidazione, piuttosto che l’abbattimento e la ricostruzione di migliaia di metri cubi di cemento anonimi e senza storia? 

Si parla di integrazione con il quartiere e percorsi di verde pubblico: è già tutto lì. Un piccolo borgo industriale con spazi comuni aperti e viali di collegamento, che si integrano perfettamente sia con l’antistante via Guido Reni, che con la retrostante via del Vignola e con la “piccola Londra”, un nome, tra l’altro, che richiama la città che forse più di tutte ha fatto del recupero del suo passato industriale la caratteristica urbanistica principale e il punto di forza della sua contemporaneità.

Siamo convinti che rispettando le necessità economiche che un tale intervento richiede, si possa allo stesso tempo preservare gran parte delle strutture esistenti. 

Siamo convinti che la conservazione e l'integrazione ai nuovi progetti delle vecchie architetture sarebbe vincente, manterrebbe quell’atmosfera unica, vintage, che farebbe del nuovo “Polo civico flaminio” come è stato ribattezzato dal comune, un modello da seguire, ed un centro di attrazione indiscutibile per tanti romani e stranieri, arricchendo e completando in questo modo l’offerta del quartiere, unendosi alle realtà del MAXXI e dell’Auditorium.

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Laura LombardiPromotore della petizione

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Il problema

Salviamo le ex Caserme di Via Guido Reni

Nel 2024 inizierà la demolizione del grande complesso di archeologia industriale di fronte al MAXXI.

Chiediamo che i progetti definitivi vengano modificati per salvare ed incorporare le strutture preesistenti. 

L'intento di conservazione e “valorizzazione” delle ex Caserme, appariva in tutte le delibere che si sono succedute negli anni e che hanno portato nel 2013 all’acquisizione da parte di Cassa Depositi e Prestiti e ad una modifica ad hoc del piano regolatore che ne permetteva l'abbattimento, con la conseguente indizione di un bando pubblico per la realizzazione di un nuovo assetto urbanistico della zona.

Il risultato è uno stravolgimento totale dell'esistente per la costruzione ex novo di un Museo della Scienza (che avrebbe invece la sua collocazione naturale nella zona degradata di proprietà del Comune, del Borghetto Flaminio, accanto al Museo Explora), di una struttura ricettiva, di palazzine con negozi sottostanti ed una biblioteca di quartiere.

Come è potuto accadere che uno dei più interessanti complessi di archeologia industriale, intatto e per di più a pochi passi dal centro storico, con un potenziale enorme dal punto di vista urbanistico, economico e sociale, debba lasciare il posto ad un progetto che ripete, con qualche “aggiornamento”, la vecchia e stantia logica dell’edilizia speculativa “romana”?

Vogliamo che Roma segua l'esempio delle grandi capitali e delle altre città italiane, dove il recupero dell'archeologia industriale è al centro dei progetti più interessanti di rinnovamento urbano attraverso la capacità di integrazione degli elementi contemporanei con quelli del passato.

Siamo ancora in tempo.

Ci opponiamo a questa scelta per noi scellerata.  E non solo ci opponiamo in nome di una cultura e storia condivise, del senso estetico, del semplice buon senso, ma soprattutto per ragioni concrete e, a nostro avviso, incontestabili che sostengono e rafforzano la nostra convinzione

Si parla del grande MAXXI che verrà realizzato nei prossimi anni: e quale integrazione più naturale ed “organica” degli attuali padiglioni dell’ex caserma, già esistenti e a pochi metri di distanza? Potrebbero essere integrati nel progetto di in un Museo di arte sperimentale in relazione alle  nuove tecnologie e alla scienza, sull'esempio dei Tanks della Tate Modern di Londra.

Si parla di “sostenibilità”: e quanto più sostenibile sarebbe il recupero e la consolidazione, piuttosto che l’abbattimento e la ricostruzione di migliaia di metri cubi di cemento anonimi e senza storia? 

Si parla di integrazione con il quartiere e percorsi di verde pubblico: è già tutto lì. Un piccolo borgo industriale con spazi comuni aperti e viali di collegamento, che si integrano perfettamente sia con l’antistante via Guido Reni, che con la retrostante via del Vignola e con la “piccola Londra”, un nome, tra l’altro, che richiama la città che forse più di tutte ha fatto del recupero del suo passato industriale la caratteristica urbanistica principale e il punto di forza della sua contemporaneità.

Siamo convinti che rispettando le necessità economiche che un tale intervento richiede, si possa allo stesso tempo preservare gran parte delle strutture esistenti. 

Siamo convinti che la conservazione e l'integrazione ai nuovi progetti delle vecchie architetture sarebbe vincente, manterrebbe quell’atmosfera unica, vintage, che farebbe del nuovo “Polo civico flaminio” come è stato ribattezzato dal comune, un modello da seguire, ed un centro di attrazione indiscutibile per tanti romani e stranieri, arricchendo e completando in questo modo l’offerta del quartiere, unendosi alle realtà del MAXXI e dell’Auditorium.

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Laura LombardiPromotore della petizione

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Petizione creata in data 6 marzo 2023