Salviamo la scuola dall'algoritmo e dal precariato - Democrazia, stabilità, dignità


Salviamo la scuola dall'algoritmo e dal precariato - Democrazia, stabilità, dignità
Il problema
A ogni inizio di anno scolastico, in un ciclo ininterrotto - che perdura che perdura da decenni, migliaia di studenti, in ogni scuola, in ogni classe, attendono nuovi docenti, che non è detto restino con loro per i restanti anni o per l'anno in corso. Potrebbe, infatti, trattarsi di:
- un docente appena entrato in ruolo, al quale tuttavia non hanno ancora assegnato la sede definitiva;
- un docente non di ruolo, che ha però oltre 3 anni di servizio ed attende (invano, e magari da anni) di entrare di ruolo (cioè di avere un contratto a tempo indeterminata), a cui è stata conferita una "nomina" fino al termine delle lezioni (30 giugno) o al 31 agosto dell'anno in corso (per cui, l'anno seguente, potrebbe non essere nominato nella stessa scuola; docenti che negli anni hanno accumulato dozzine di contratti e hanno cambiato sede di lavoro ogni anno o anche più volte nello stesso anno;
- un neodocente, con meno di tre anni di servizio, non di ruolo;
- un docente che è stato saltato dall'algoritmo ed è obbligato ad accettare supplenze brevi da Graduatorie d'istituto (GI), se arrivano, di poche settimane, o di qualche mese, con promessa di proroga, e non sempre a tempo pieno (può trattarsi di docenti con meno o più di tre anni di servizio);
- infine, potrebbe trattarsi di un docente che non è in nessuna graduatoria, ma ha inviato una lettera di "messa a disposizione" (MAD), convocato a esaurimento delle graduatorie.
Come si vede, si tratta di ben cinque situazioni differenti, di cinque forme diverse di precarietà (a cui forse ne vanno aggiunte altre) di cui tendenzialmente sono all'oscuro gli studenti, le loro famiglie, nonché i neodocenti giovani, appena entrati nel ciclo della produzione e riproduzione di ciò che, non da oggi, chiamiamo precariato della scuola. Questa categoria è, in effetti, inadeguata a descrivere la molteplicità e la varietà delle situazioni, la singolarità di ogni caso, su centinaia di migliaia ogni anno. Un autentico sistema di sfruttamento dei docenti - unico nel suo genere, in Europa - perpetrato ai danni degli insegnanti, un processo di differenziazione e discriminazione apparentemente illogico, ma sostanzialmente fondato sulla logica del risparmio, risultato di anni di indifferenza (da parte di chi ne è stato sempre consapevole), di deficienze burocratiche, di autentiche politiche di destrutturazione della funzione pubblica nel comparto scuola. Si parla ogni ogni anno di centinaia di migliaia di docenti, spesso padri e madri di famiglia, obbligati a sopravvivere per anni in una assurda dialettica fra contratti brevi e sussidio di disoccupazione, obbligati a cambiare sede di lavoro ogni anno e talvolta anche più volte all'anno. Alcuni di loro riescono a entrare di ruolo solo molti anni dopo l'inizio della carriera (emblematico è l'esempio di un'insegnante delle primarie nella provincia di Palermo, entrata in ruolo, dopo 40 anni di servizio v. qui). Altri, sfiniti dallo stress procurato da questa forma di sfruttamento, decidono di rinunciare alla professione. Discriminati anche sul piano dei diritti, rispetto alle lavoratrici e ai lavoratori stabili, nei loro confronti non sono sempre riconosciuti i diritti fondamentali (se non a seguito di ricorsi da farsi di anno in anno).
La Corte di Giustizia ha già più volte richiamato l'Italia, invitandola ad adeguare le sue politiche di reclutamento degli insegnanti alle clausole 4 e 5 dell'Accordo quadro sul "lavoro a tempo determinato" stipulato fra i paesi membri dell'Unione europea (direttiva CE 1999/70). Nello specifico, il nostro paese è sanzionato sia per la trasgressione del "principio di non discriminazione" fra lavoratori precari e lavoratori stabili (clausola 4), sia per "abuso di reiterazione di contratti brevi" (clausola 5). Per 25 anni, l'Italia non ha adottato le "misure preventive" necessarie a contrastar tali abusi reiterati che, negli anni, hanno determinato una differenziazione paradossale fra docenti di ruolo, precari e sub-precari - da qualche giornalista definita "sindrome della supplentite cronica" (v. Dal precariato al sottoprecariato della scuola).
La ghigliottina dell'algoritmo
Un altro dettaglio che penalizza gravemente la posizione dei docenti precari e che favorisce il perpetrarsi di questa sconvolgente situazione, concerne le procedure di reclutamento. Ciò a causa di un algoritmo, che è andato a sostituire le tradizionali procedure che si svolgevano in presenza e soprattutto erano organizzate da impiegati in carne ed ossa. Essenzialmente, il funzionamento dell'algoritmo - introdotto durante la pandemia - non rispecchia i principi democratici che sono stati alla base della selezione degli insegnanti fino all'a.s. 2020-2021. Tantissimi infatti sono i ricorsi in tutto il paese, da parte di docenti con molti anni di esperienza, nelle prime posizioni delle graduatorie, che si sono visti saltati da colleghi appena entrati nelle graduatorie, al primo turno. Il problema riguarda anche le categorie protette, in quanto l'algoritmo talvolta salta anche i riservisti e le categorie fragili. Già nell'a.s. 2015-2016, il Ministero dell'istruzione aveva usato un algoritmo per la mobilità docenti, creando un grande scompiglio, assegnando le sedi di lavoro con una logica incomprensibile, al punto che finì sotto inchiesta. Il nuovo algoritmo ha iniziato a dare letteralmente i numeri sin dalla sua prima perfomance (a.s. 2021-2022), escludendo dal primo turno centinaia di docenti in tutto il paese, ma al contempo escludendoli completamente anche dai successivi turni di nomina. Ciò sarebbe stato impossibile con il sistema tradizionale. Ma il governo ha sempre sostenuto che l'algoritmo ha funzionato bene, cioè non ha mai riconosciuto il suo malfunzionamento (che invece hanno in seguito riconosciuto vari tribunali). In previsione delle assegnazioni per l'a.s 2022-2023, ha invece emanato una nuova un'ordinanza (O.M. n. 112 6/5/2022). L'articolo 12 di tale ordinanza sembrerebbe illustrare una procedura "normale"; in realtà si tratta di un testo che legittima il malfunzionamento dell'algoritmo, che anzi rende ancora più incomprensibili i meccanismi per cui l'algoritmo assegna cattedre senza rispettare il merito, considerando i docenti "rinunciatari" su cattedre in scuole non indicate nella domanda (di cui comunque non si conosce la disponibilità prima di presentarla), di fatto escludendo i candidati sin dal primo turno, anche se nel secondo turno ci sono i posti disponibili nelle scuole scelte dai candidati. Questo meccanismo, obbliga i docenti, letteralmente falcidiati (si parla oramai di "ghigliottina dell'art. 12"), ad accontentarsi di eventuali chiamate da istituti, se arrivano, e ad entrare così in un altro regime amministrativo, dovendo iniziare a lavorare sapendo che per mesi potrebbero non ricevere regolarmente gli stipendi, a mettersi nell'ottica di "resistere" alle conseguenze materiali, psicologiche e sociali che ciò comporta (v. qui L'algoritmo nella produzione del subprecariato della scuola).
Le drastiche ricadute di questo metodo si possono immaginare - ricadute non solo sulla vita dei docenti precari e delle loro famiglie, ma anche sulla qualità del sistema scuola nel suo insieme, sul loro rapporto con gli studenti e con la comunità scolastica, trovandosi costretti, ogni anno, se non più volte all'anno, a passare da una scuola all'altra, a dover salutare centinaia di studenti per incontrarne altri, rifare ogni anno - o più volte all'anno - le procedure formali, dopo la presa di servizio, accumulando anni di esperienza discontinua.
Questa situazione, che riguarda tutto il Paese, perdurerà uguale nei prossimi anni, se tutti noi non facciamo un gesto, più gesti, se restiamo indifferenti, se non contribuiamo a diffondere il problema, se non facciamo sentire la nostra voce. Tutti devono essere consapevoli delle ricadute che un tale sistema di sfruttamento nel comparto scuola può avere sulla società, dell'impatto che questa riproduzione inarrestabile di diverse forme di precariato e sottoprecariato ha e continuerà ad avere sulla formazione delle nuove generazioni. Non solo, dunque, per salvaguardare la dignità implicita degli insegnanti, ma anche per garantire autentica qualità della scuola, l'invito è a tutti di chiedere al governo:
- la regolarizzazione delle centinaia di migliaia dei lavoratori precari della scuola con più di tre anni di servizio (secondo la clausola 5 della direttiva CE sopra menzionata),
- l'adozione di misure di prevenzione per i ritardi nei pagamenti dei subprecari,
- il ritorno alle tradizionali procedure di reclutamento, oppure l'introduzione di un sistema che rispetti i tradizionali principi e criteri nella democrazia (che con l'algoritmo non sono garantiti).
Questi tre aspetti andrebbero risolti insieme, e potenzialmente potrebbe esserlo con un medesimo atto legislativo, come era stato anche suggerito dal precedente ministro dell'istruzione.
L'Europa non aspetta altro.
A tutti - studenti, genitori, ma anche dirigenti scolastici, rappresentati sindacali, docenti di ruolo, e chiunque abbia davvero a cuore l'istruzione dei nostri figli, il destino della professione insegnante, delle nuove generazioni di studenti e insegnanti nel nostro paese - chiediamo di sottoscrivere questa petizione, di condividerla e promuoverla fra i conoscenti. Firmiamo e invitiamo tutti a fare lo stesso, per il bene del nostro paese, per il futuro di questo paese, per la dignità che dobbiamo sempre salvaguardare, anche nelle peggiori situazioni.
Un grazie di cuore a tutte e tutti.
______________________________________
Di seguito una petizione riguardante l'Algoritmo da parte dell'Avv. Francesco Orecchioni, Membro Comitato Scientifico Sidels- Società Italiana di Diritto e Legislazione Scolastica
Al Ministro dell’Istruzione e del Merito,
On. Giuseppe Valditara
L’assegnazione delle supplenze con l’algoritmo ha prodotto gravi ingiustizie e non appare compatibile col principio meritocratico sancito dall’art. 97 della Costituzione.
Infatti:
1) l’assegnazione delle supplenze avviene non sulla base delle effettive disponibilità, ma in base alle disponibilità registrate dall’ufficio scolastico territorialmente competente, “al proprio turno di nomina”.
Potrebbe accadere dunque che una cattedra sia vacante, ma che per qualche disguido non sia stata registrata dall’ufficio scolastico; quella cattedra sarà assegnata in un altro “turno di nomina” ad un docente collocato in graduatoria in posizione deteriore;
2) l’indicazione delle scuole è quanto mai aleatoria; se si indicano tutte le scuole, si rischia di essere assegnati anche ad una scuola molto lontana dal proprio domicilio; se non si indicano tutte, qualora “in quel turno di nomina” non dovesse comparire nessuna delle sedi richieste, si viene considerati rinunciatario;
3) la “rinuncia” non riguarda solo le sedi indicate in domanda, ma anche quelle sedi che non sono mai state richieste;
4) se dovessero venir fuori ulteriori cattedre (e persino nel caso in cui l’Ufficio abbia dimenticato di “registrare” le cattedre richieste), l’algoritmo “salta” e dimentica i docenti
rimasti senza lavoro perché al loro turno la cattedra non c’era;
5) in caso di assegnazione di una supplenza “a orario non intero” (su “spezzone”), il docente non ha titolo a conseguire alcun tipo di completamento d’orario (in violazione tra l’altro del CCNL della scuola che tale diritto prevede);
6) uno degli aspetti più critici resta l’assegnazione delle supplenze senza un quadro esaustivo delle disponibilità, col risultato che spesso i docenti più meritevoli vengono
“saltati”, mentre le cattedre più appetibili vengono successivamente assegnate a docenti collocati in posizione deteriore;
7) oltre alle profonde ingiustizie che si producono, ciò che non convince è l’idoneità di questo strumento a raggiungere il fine per cui è stato previsto, vale a dire, assicurare l’avvio dell’anno scolastico con tutti gli insegnanti in cattedra.
Infatti, l’assegnazione “automatica” delle supplenze in alcuni casi fa ricadere la scelta su un docente già di ruolo (ma non cancellato dalle graduatorie) o su un docente che
preferisce rinunciare perché la cattedra non gli è gradita.
Inconvenienti che non si verificano in caso di convocazioni in presenza, le quali garantiscono nei fatti una maggiore celerità (oltre che correttezza), mentre l’assegnazione automatica costringe l’Amministrazione a ripetere le operazioni sulle cattedre già assegnate (ma poi rimaste scoperte), tanto che in prossimità dalle vacanze natalizie si continuano ancora a nominare gli insegnanti su cattedre che erano vacanti dal primo giorno di scuola.
Inoltre, come si è evidenziato, l’assegnazione delle supplenze avviene sulla base di elementi estremamente aleatori, certamente incompatibili non solo con i richiamati principi costituzionali, ma persino con la vocazione di questo Ministero che ha fatto del Merito un
valore fondamentale, tanto da fregiarsene nella propria denominazione.
Tanto premesso, i sottoscritti docenti per le ragioni sopra esposte
chiedono:
a) il ritorno alle convocazioni in presenza;
b) in subordine, la possibilità di presentare le domande dopo la pubblicazione del quadro
esaustivo delle disponibilità, nonché,
c) la taratura dell’algoritmo in modo da consentire al docente nominato su una cattedra “a
orario non intero” di ottenere il completamento d’orario
* * *
Link utili per approfondire:
sulle graduatorie: https://www.miur.gov.it/reclutamento-docenti-e-graduatorie
sull'algoritmo: Algoritmo Gps 2022, docenti scavalcati in graduatoria, cosa fare?
https://www.wired.it/article/scuola-supplenze-gps-gae-immissioni-ruolo-algoritmo-ministero/
Sulle violazioni italiane, non solo del comparto scuola, dell'accordo sul lavoro a tempo determinato stabilito dalla direttiva 1999/70/CE :
la direttiva 1999/10/CE, v. clausole 4 e 5 https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:31999L0070&rid=1
Qualche video di orientamento
2016
2013
2023
Breve rassegna stampa

422
Il problema
A ogni inizio di anno scolastico, in un ciclo ininterrotto - che perdura che perdura da decenni, migliaia di studenti, in ogni scuola, in ogni classe, attendono nuovi docenti, che non è detto restino con loro per i restanti anni o per l'anno in corso. Potrebbe, infatti, trattarsi di:
- un docente appena entrato in ruolo, al quale tuttavia non hanno ancora assegnato la sede definitiva;
- un docente non di ruolo, che ha però oltre 3 anni di servizio ed attende (invano, e magari da anni) di entrare di ruolo (cioè di avere un contratto a tempo indeterminata), a cui è stata conferita una "nomina" fino al termine delle lezioni (30 giugno) o al 31 agosto dell'anno in corso (per cui, l'anno seguente, potrebbe non essere nominato nella stessa scuola; docenti che negli anni hanno accumulato dozzine di contratti e hanno cambiato sede di lavoro ogni anno o anche più volte nello stesso anno;
- un neodocente, con meno di tre anni di servizio, non di ruolo;
- un docente che è stato saltato dall'algoritmo ed è obbligato ad accettare supplenze brevi da Graduatorie d'istituto (GI), se arrivano, di poche settimane, o di qualche mese, con promessa di proroga, e non sempre a tempo pieno (può trattarsi di docenti con meno o più di tre anni di servizio);
- infine, potrebbe trattarsi di un docente che non è in nessuna graduatoria, ma ha inviato una lettera di "messa a disposizione" (MAD), convocato a esaurimento delle graduatorie.
Come si vede, si tratta di ben cinque situazioni differenti, di cinque forme diverse di precarietà (a cui forse ne vanno aggiunte altre) di cui tendenzialmente sono all'oscuro gli studenti, le loro famiglie, nonché i neodocenti giovani, appena entrati nel ciclo della produzione e riproduzione di ciò che, non da oggi, chiamiamo precariato della scuola. Questa categoria è, in effetti, inadeguata a descrivere la molteplicità e la varietà delle situazioni, la singolarità di ogni caso, su centinaia di migliaia ogni anno. Un autentico sistema di sfruttamento dei docenti - unico nel suo genere, in Europa - perpetrato ai danni degli insegnanti, un processo di differenziazione e discriminazione apparentemente illogico, ma sostanzialmente fondato sulla logica del risparmio, risultato di anni di indifferenza (da parte di chi ne è stato sempre consapevole), di deficienze burocratiche, di autentiche politiche di destrutturazione della funzione pubblica nel comparto scuola. Si parla ogni ogni anno di centinaia di migliaia di docenti, spesso padri e madri di famiglia, obbligati a sopravvivere per anni in una assurda dialettica fra contratti brevi e sussidio di disoccupazione, obbligati a cambiare sede di lavoro ogni anno e talvolta anche più volte all'anno. Alcuni di loro riescono a entrare di ruolo solo molti anni dopo l'inizio della carriera (emblematico è l'esempio di un'insegnante delle primarie nella provincia di Palermo, entrata in ruolo, dopo 40 anni di servizio v. qui). Altri, sfiniti dallo stress procurato da questa forma di sfruttamento, decidono di rinunciare alla professione. Discriminati anche sul piano dei diritti, rispetto alle lavoratrici e ai lavoratori stabili, nei loro confronti non sono sempre riconosciuti i diritti fondamentali (se non a seguito di ricorsi da farsi di anno in anno).
La Corte di Giustizia ha già più volte richiamato l'Italia, invitandola ad adeguare le sue politiche di reclutamento degli insegnanti alle clausole 4 e 5 dell'Accordo quadro sul "lavoro a tempo determinato" stipulato fra i paesi membri dell'Unione europea (direttiva CE 1999/70). Nello specifico, il nostro paese è sanzionato sia per la trasgressione del "principio di non discriminazione" fra lavoratori precari e lavoratori stabili (clausola 4), sia per "abuso di reiterazione di contratti brevi" (clausola 5). Per 25 anni, l'Italia non ha adottato le "misure preventive" necessarie a contrastar tali abusi reiterati che, negli anni, hanno determinato una differenziazione paradossale fra docenti di ruolo, precari e sub-precari - da qualche giornalista definita "sindrome della supplentite cronica" (v. Dal precariato al sottoprecariato della scuola).
La ghigliottina dell'algoritmo
Un altro dettaglio che penalizza gravemente la posizione dei docenti precari e che favorisce il perpetrarsi di questa sconvolgente situazione, concerne le procedure di reclutamento. Ciò a causa di un algoritmo, che è andato a sostituire le tradizionali procedure che si svolgevano in presenza e soprattutto erano organizzate da impiegati in carne ed ossa. Essenzialmente, il funzionamento dell'algoritmo - introdotto durante la pandemia - non rispecchia i principi democratici che sono stati alla base della selezione degli insegnanti fino all'a.s. 2020-2021. Tantissimi infatti sono i ricorsi in tutto il paese, da parte di docenti con molti anni di esperienza, nelle prime posizioni delle graduatorie, che si sono visti saltati da colleghi appena entrati nelle graduatorie, al primo turno. Il problema riguarda anche le categorie protette, in quanto l'algoritmo talvolta salta anche i riservisti e le categorie fragili. Già nell'a.s. 2015-2016, il Ministero dell'istruzione aveva usato un algoritmo per la mobilità docenti, creando un grande scompiglio, assegnando le sedi di lavoro con una logica incomprensibile, al punto che finì sotto inchiesta. Il nuovo algoritmo ha iniziato a dare letteralmente i numeri sin dalla sua prima perfomance (a.s. 2021-2022), escludendo dal primo turno centinaia di docenti in tutto il paese, ma al contempo escludendoli completamente anche dai successivi turni di nomina. Ciò sarebbe stato impossibile con il sistema tradizionale. Ma il governo ha sempre sostenuto che l'algoritmo ha funzionato bene, cioè non ha mai riconosciuto il suo malfunzionamento (che invece hanno in seguito riconosciuto vari tribunali). In previsione delle assegnazioni per l'a.s 2022-2023, ha invece emanato una nuova un'ordinanza (O.M. n. 112 6/5/2022). L'articolo 12 di tale ordinanza sembrerebbe illustrare una procedura "normale"; in realtà si tratta di un testo che legittima il malfunzionamento dell'algoritmo, che anzi rende ancora più incomprensibili i meccanismi per cui l'algoritmo assegna cattedre senza rispettare il merito, considerando i docenti "rinunciatari" su cattedre in scuole non indicate nella domanda (di cui comunque non si conosce la disponibilità prima di presentarla), di fatto escludendo i candidati sin dal primo turno, anche se nel secondo turno ci sono i posti disponibili nelle scuole scelte dai candidati. Questo meccanismo, obbliga i docenti, letteralmente falcidiati (si parla oramai di "ghigliottina dell'art. 12"), ad accontentarsi di eventuali chiamate da istituti, se arrivano, e ad entrare così in un altro regime amministrativo, dovendo iniziare a lavorare sapendo che per mesi potrebbero non ricevere regolarmente gli stipendi, a mettersi nell'ottica di "resistere" alle conseguenze materiali, psicologiche e sociali che ciò comporta (v. qui L'algoritmo nella produzione del subprecariato della scuola).
Le drastiche ricadute di questo metodo si possono immaginare - ricadute non solo sulla vita dei docenti precari e delle loro famiglie, ma anche sulla qualità del sistema scuola nel suo insieme, sul loro rapporto con gli studenti e con la comunità scolastica, trovandosi costretti, ogni anno, se non più volte all'anno, a passare da una scuola all'altra, a dover salutare centinaia di studenti per incontrarne altri, rifare ogni anno - o più volte all'anno - le procedure formali, dopo la presa di servizio, accumulando anni di esperienza discontinua.
Questa situazione, che riguarda tutto il Paese, perdurerà uguale nei prossimi anni, se tutti noi non facciamo un gesto, più gesti, se restiamo indifferenti, se non contribuiamo a diffondere il problema, se non facciamo sentire la nostra voce. Tutti devono essere consapevoli delle ricadute che un tale sistema di sfruttamento nel comparto scuola può avere sulla società, dell'impatto che questa riproduzione inarrestabile di diverse forme di precariato e sottoprecariato ha e continuerà ad avere sulla formazione delle nuove generazioni. Non solo, dunque, per salvaguardare la dignità implicita degli insegnanti, ma anche per garantire autentica qualità della scuola, l'invito è a tutti di chiedere al governo:
- la regolarizzazione delle centinaia di migliaia dei lavoratori precari della scuola con più di tre anni di servizio (secondo la clausola 5 della direttiva CE sopra menzionata),
- l'adozione di misure di prevenzione per i ritardi nei pagamenti dei subprecari,
- il ritorno alle tradizionali procedure di reclutamento, oppure l'introduzione di un sistema che rispetti i tradizionali principi e criteri nella democrazia (che con l'algoritmo non sono garantiti).
Questi tre aspetti andrebbero risolti insieme, e potenzialmente potrebbe esserlo con un medesimo atto legislativo, come era stato anche suggerito dal precedente ministro dell'istruzione.
L'Europa non aspetta altro.
A tutti - studenti, genitori, ma anche dirigenti scolastici, rappresentati sindacali, docenti di ruolo, e chiunque abbia davvero a cuore l'istruzione dei nostri figli, il destino della professione insegnante, delle nuove generazioni di studenti e insegnanti nel nostro paese - chiediamo di sottoscrivere questa petizione, di condividerla e promuoverla fra i conoscenti. Firmiamo e invitiamo tutti a fare lo stesso, per il bene del nostro paese, per il futuro di questo paese, per la dignità che dobbiamo sempre salvaguardare, anche nelle peggiori situazioni.
Un grazie di cuore a tutte e tutti.
______________________________________
Di seguito una petizione riguardante l'Algoritmo da parte dell'Avv. Francesco Orecchioni, Membro Comitato Scientifico Sidels- Società Italiana di Diritto e Legislazione Scolastica
Al Ministro dell’Istruzione e del Merito,
On. Giuseppe Valditara
L’assegnazione delle supplenze con l’algoritmo ha prodotto gravi ingiustizie e non appare compatibile col principio meritocratico sancito dall’art. 97 della Costituzione.
Infatti:
1) l’assegnazione delle supplenze avviene non sulla base delle effettive disponibilità, ma in base alle disponibilità registrate dall’ufficio scolastico territorialmente competente, “al proprio turno di nomina”.
Potrebbe accadere dunque che una cattedra sia vacante, ma che per qualche disguido non sia stata registrata dall’ufficio scolastico; quella cattedra sarà assegnata in un altro “turno di nomina” ad un docente collocato in graduatoria in posizione deteriore;
2) l’indicazione delle scuole è quanto mai aleatoria; se si indicano tutte le scuole, si rischia di essere assegnati anche ad una scuola molto lontana dal proprio domicilio; se non si indicano tutte, qualora “in quel turno di nomina” non dovesse comparire nessuna delle sedi richieste, si viene considerati rinunciatario;
3) la “rinuncia” non riguarda solo le sedi indicate in domanda, ma anche quelle sedi che non sono mai state richieste;
4) se dovessero venir fuori ulteriori cattedre (e persino nel caso in cui l’Ufficio abbia dimenticato di “registrare” le cattedre richieste), l’algoritmo “salta” e dimentica i docenti
rimasti senza lavoro perché al loro turno la cattedra non c’era;
5) in caso di assegnazione di una supplenza “a orario non intero” (su “spezzone”), il docente non ha titolo a conseguire alcun tipo di completamento d’orario (in violazione tra l’altro del CCNL della scuola che tale diritto prevede);
6) uno degli aspetti più critici resta l’assegnazione delle supplenze senza un quadro esaustivo delle disponibilità, col risultato che spesso i docenti più meritevoli vengono
“saltati”, mentre le cattedre più appetibili vengono successivamente assegnate a docenti collocati in posizione deteriore;
7) oltre alle profonde ingiustizie che si producono, ciò che non convince è l’idoneità di questo strumento a raggiungere il fine per cui è stato previsto, vale a dire, assicurare l’avvio dell’anno scolastico con tutti gli insegnanti in cattedra.
Infatti, l’assegnazione “automatica” delle supplenze in alcuni casi fa ricadere la scelta su un docente già di ruolo (ma non cancellato dalle graduatorie) o su un docente che
preferisce rinunciare perché la cattedra non gli è gradita.
Inconvenienti che non si verificano in caso di convocazioni in presenza, le quali garantiscono nei fatti una maggiore celerità (oltre che correttezza), mentre l’assegnazione automatica costringe l’Amministrazione a ripetere le operazioni sulle cattedre già assegnate (ma poi rimaste scoperte), tanto che in prossimità dalle vacanze natalizie si continuano ancora a nominare gli insegnanti su cattedre che erano vacanti dal primo giorno di scuola.
Inoltre, come si è evidenziato, l’assegnazione delle supplenze avviene sulla base di elementi estremamente aleatori, certamente incompatibili non solo con i richiamati principi costituzionali, ma persino con la vocazione di questo Ministero che ha fatto del Merito un
valore fondamentale, tanto da fregiarsene nella propria denominazione.
Tanto premesso, i sottoscritti docenti per le ragioni sopra esposte
chiedono:
a) il ritorno alle convocazioni in presenza;
b) in subordine, la possibilità di presentare le domande dopo la pubblicazione del quadro
esaustivo delle disponibilità, nonché,
c) la taratura dell’algoritmo in modo da consentire al docente nominato su una cattedra “a
orario non intero” di ottenere il completamento d’orario
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Link utili per approfondire:
sulle graduatorie: https://www.miur.gov.it/reclutamento-docenti-e-graduatorie
sull'algoritmo: Algoritmo Gps 2022, docenti scavalcati in graduatoria, cosa fare?
https://www.wired.it/article/scuola-supplenze-gps-gae-immissioni-ruolo-algoritmo-ministero/
Sulle violazioni italiane, non solo del comparto scuola, dell'accordo sul lavoro a tempo determinato stabilito dalla direttiva 1999/70/CE :
la direttiva 1999/10/CE, v. clausole 4 e 5 https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:31999L0070&rid=1
Qualche video di orientamento
2016
2013
2023
Breve rassegna stampa

422
I decisori
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Petizione creata in data 24 dicembre 2023