SALVIAMO IL FOSSO DELLA NOCE A SASSARI - NO AL CANALONE CHE DISTRUGGERA' UN POLMONE VERDE

Il problema

L’Amministrazione Comunale di Sassari, volendo risolvere un rischio idrogeologico relativo alla vallata del FOSSO DELLA NOCE, un fondo valle interno alla Città (luogo storico e di alta valenza ambientale in quanto è il più grande polmone verde all’interno del centro abitato), ha messo in campo un progetto specifico utilizzando oltre 5 milioni di euro, ma la soluzione esposta pone forti dubbi oltre che agli esperti anche ai cittadini che hanno avuto la capacità di visionare le previsioni del progetto, visibile nel sito del Comune e di confrontarsi con propri consulenti. 

Un canalone in parte in cemento armato e in parte in massi ciclopici, di forma trapezoidale lungo 800 metri, largo 7 e profondo 2,5 metri andrebbe ad insistere su un luogo che il PUC cittadino ha destinato a diventare parco cittadino.

La soluzione del “CANALONE” è una soluzione errata e quindi inaccettabile e da respingere democraticamente ma con fermezza. 

NON PUO’ ESSERVI UNA SOLA SOLUZIONE!

Chiediamo che l’Amministrazione comunale accolga le istanze e le offerte di collaborazione da parte di altri professionisti (si vedano le disponibilità offerte da docenti e tecnici della facoltà di Agraria dell’Università di Sassari e di studiosi del CNR) e chieda urgentemente ai progettisti di aderire ad un nuovo approccio ideativo allo scopo di studiare la soluzione alternativa tenendo conto delle criticità del progetto da loro presentato.

CRITICITA

1)      Il vero problema sono i due TERRAPIENI di Viale Trento e Viale Trieste che attraversano perpendicolarmente la valle del Fosso della Noce, creando in tale modo due sbarramenti che eviterebbero, in caso di piogge eccezionali, il deflusso delle acque che non fossero drenate dal fondo valle.

“In caso di piena non esistono degli sfoghi. Quindi l’unica maniera per consentire all’acqua di defluire e non continuare ad accumularsi nella conca è aprire dei varchi. Bisognerebbe ritagliare delle aperture nei terrapieni di una decina di metri di diametro e inserire uno scatolone in calcestruzzo. Questo semplice accorgimento, tra l’altro non particolarmente oneroso, aumenterebbe il livello di sicurezza idraulica”.

Lo dicevano 10 anni fa gli stessi progettisti che invece, oggi, propongono il canalone contestato!

La soluzione progettuale prevede invece l’apertura - nei due terrapieni e per il passaggio dello scarico - di un tubolare del diametro di metri due e cinquanta che appare sottodimensionato davanti alla portata  del canalone di sette metri.

2)      Il gravissimo danno ambientale è una certezza: radere al suolo tutta la vegetazione nel fondo valle per la lunghezza di ottocento metri e una larghezza indicativa di dieci metri (compresa una futura pista ciclabile di 3 metri ora non finanziata coi fondi reperiti) significa distruggere la più significativa parte della vegetazione arborea e arbustiva matura, che costituisce il maggior polmone verde sopravvissuto nei quartieri limitrofi, capace di purificare l’aria creando anche un microclima, accertato dagli studiosi, che risponde alla mitigazione del calore estivo e smorzamento degli eventi piovosi.  Rasa al suolo tutta la vegetazione si prevede di sventrare la valle con uno scavo di varie profondità e larghezze, lungo gli ottocento metri di tutta la valle urbana  che costituisce  il prezioso habitat del centro città.

3)      Per valutare la dimensione del danno, si sappia che il volume di scavo sarebbe superiore ai sedicimila metri cubi che corrisponde più o meno alla dimensione di un palazzo di cinquanta appartamenti alto cinque piani. Si immagini il traffico di ruspe ed escavatori e  camion in quella pista aperta nella stretta valle, tutto l’andirivieni di grossi camion per buttare altrove l’enorme quantità di buona terra strappata al terreno, stratificato nei secoli,  dove  ancora oggi vegetano centinaia di alberi e arbusti che verrebbero abbattuti.  

Se mai un giorno dovessero essere reperite altre economie (tra l’altro queste dovrebbero essere ingenti, poiché per dare attuazione agli intenti della mobilità lenta ossia pedonale o ciclabile dovranno essere previste altri interventi per gli attraversamenti all’interno dei due terrapieni di viale Trieste e viale Trento ) il risultato che si otterrà sarà solo rendere fruibile la vallata con la sola pista ciclopedonale di larghezza metri 3 (peraltro stretta da una parte tra la recinzione che proteggerebbe le proprietà private e dall’altra dalla paratia alta metri tre in ferro/legno prevista in PFTE a protezione del canale) poiché gran parte – se non la totalità - del fondovalle sarà occupato dal contestato canale. Con buona pace del PUC del comune di Sassari che prevedeva la vallata del Fosso della Noce (unitamente alla vallata dell’Eba Giara) come Parco Urbano!

CONSIDERAZIONI E IPOTESI DI SOLUZIONI ALTERNATIVE

Il vero rischio nel caso di una bomba d’acqua è l’ostacolo delle due “dighe” di viale Trento e Viale Trieste prive di idonei scarichi delle acque meteoriche, ed è su questo punto che l’intervento progettuale dovrebbe porre attenzione con l’importante finanziamento di quasi  SEI MILIONI di EURO.

1)      Per mitigare il rischio idrogeologico del terrapieno di viale Trento occorre realizzare un ampio sottopasso che esperti hanno dimensionato della larghezza di almeno cinque metri e altezza di quattro metri, tale da consentire l’attraversamento di mezzi meccanici e garantire l’ampio deflusso delle acque anche in casi di piovosità eccezionale, avendo anche predisposto a monte e a valle del terrapieno il ripristino dell’alveo naturale di scorrimento.

2)      Nel considerevole tratto vallivo in continua pendenza, che separa i due terrapieni, sono stati effettuati alcuni spianamenti per ricavare dei parcheggi pavimentati, in tali spazi è necessario provvedere in tutto o in parte la rimozione dei manufatti ripristinando il drenaggio anche in maggiore ampiezza, tale da consentirne l’utilizzo come spazio di laminazione del flusso idrico.

I cittadini

CHIEDONO

al Sindaco Campus e al Consiglio comunale, nell’interesse della città, prima che si completi l’iter amministrativo dell’appalto:

- che vengano rispettati i diritti di informazione e partecipazione ambientale dei e delle sassaresi che devono essere pienamente coinvolti in ogni processo decisionale riguardi modifiche sostanziali dell'ambiente naturale del Fosso della Noce e del territorio della città in generale;

- di recepire le istanze dei Comitati, accogliere le offerte di collaborazione dell’Università, del CNR ed altri studiosi, inducendo i tecnici  incaricati a prestarsi al confronto per redigere una soluzione alternativa. 

La soluzione presentata  dall’amministrazione comunale non appare certamente un “ intervento di grande valenza naturalistica” come si vorrebbe far credere. Tutt’altro, la soluzione appare peggiore della peggior bomba d’acqua che potrebbe colpire il Fosso della Noce

Questa petizione aveva 3710 sostenitori

Il problema

L’Amministrazione Comunale di Sassari, volendo risolvere un rischio idrogeologico relativo alla vallata del FOSSO DELLA NOCE, un fondo valle interno alla Città (luogo storico e di alta valenza ambientale in quanto è il più grande polmone verde all’interno del centro abitato), ha messo in campo un progetto specifico utilizzando oltre 5 milioni di euro, ma la soluzione esposta pone forti dubbi oltre che agli esperti anche ai cittadini che hanno avuto la capacità di visionare le previsioni del progetto, visibile nel sito del Comune e di confrontarsi con propri consulenti. 

Un canalone in parte in cemento armato e in parte in massi ciclopici, di forma trapezoidale lungo 800 metri, largo 7 e profondo 2,5 metri andrebbe ad insistere su un luogo che il PUC cittadino ha destinato a diventare parco cittadino.

La soluzione del “CANALONE” è una soluzione errata e quindi inaccettabile e da respingere democraticamente ma con fermezza. 

NON PUO’ ESSERVI UNA SOLA SOLUZIONE!

Chiediamo che l’Amministrazione comunale accolga le istanze e le offerte di collaborazione da parte di altri professionisti (si vedano le disponibilità offerte da docenti e tecnici della facoltà di Agraria dell’Università di Sassari e di studiosi del CNR) e chieda urgentemente ai progettisti di aderire ad un nuovo approccio ideativo allo scopo di studiare la soluzione alternativa tenendo conto delle criticità del progetto da loro presentato.

CRITICITA

1)      Il vero problema sono i due TERRAPIENI di Viale Trento e Viale Trieste che attraversano perpendicolarmente la valle del Fosso della Noce, creando in tale modo due sbarramenti che eviterebbero, in caso di piogge eccezionali, il deflusso delle acque che non fossero drenate dal fondo valle.

“In caso di piena non esistono degli sfoghi. Quindi l’unica maniera per consentire all’acqua di defluire e non continuare ad accumularsi nella conca è aprire dei varchi. Bisognerebbe ritagliare delle aperture nei terrapieni di una decina di metri di diametro e inserire uno scatolone in calcestruzzo. Questo semplice accorgimento, tra l’altro non particolarmente oneroso, aumenterebbe il livello di sicurezza idraulica”.

Lo dicevano 10 anni fa gli stessi progettisti che invece, oggi, propongono il canalone contestato!

La soluzione progettuale prevede invece l’apertura - nei due terrapieni e per il passaggio dello scarico - di un tubolare del diametro di metri due e cinquanta che appare sottodimensionato davanti alla portata  del canalone di sette metri.

2)      Il gravissimo danno ambientale è una certezza: radere al suolo tutta la vegetazione nel fondo valle per la lunghezza di ottocento metri e una larghezza indicativa di dieci metri (compresa una futura pista ciclabile di 3 metri ora non finanziata coi fondi reperiti) significa distruggere la più significativa parte della vegetazione arborea e arbustiva matura, che costituisce il maggior polmone verde sopravvissuto nei quartieri limitrofi, capace di purificare l’aria creando anche un microclima, accertato dagli studiosi, che risponde alla mitigazione del calore estivo e smorzamento degli eventi piovosi.  Rasa al suolo tutta la vegetazione si prevede di sventrare la valle con uno scavo di varie profondità e larghezze, lungo gli ottocento metri di tutta la valle urbana  che costituisce  il prezioso habitat del centro città.

3)      Per valutare la dimensione del danno, si sappia che il volume di scavo sarebbe superiore ai sedicimila metri cubi che corrisponde più o meno alla dimensione di un palazzo di cinquanta appartamenti alto cinque piani. Si immagini il traffico di ruspe ed escavatori e  camion in quella pista aperta nella stretta valle, tutto l’andirivieni di grossi camion per buttare altrove l’enorme quantità di buona terra strappata al terreno, stratificato nei secoli,  dove  ancora oggi vegetano centinaia di alberi e arbusti che verrebbero abbattuti.  

Se mai un giorno dovessero essere reperite altre economie (tra l’altro queste dovrebbero essere ingenti, poiché per dare attuazione agli intenti della mobilità lenta ossia pedonale o ciclabile dovranno essere previste altri interventi per gli attraversamenti all’interno dei due terrapieni di viale Trieste e viale Trento ) il risultato che si otterrà sarà solo rendere fruibile la vallata con la sola pista ciclopedonale di larghezza metri 3 (peraltro stretta da una parte tra la recinzione che proteggerebbe le proprietà private e dall’altra dalla paratia alta metri tre in ferro/legno prevista in PFTE a protezione del canale) poiché gran parte – se non la totalità - del fondovalle sarà occupato dal contestato canale. Con buona pace del PUC del comune di Sassari che prevedeva la vallata del Fosso della Noce (unitamente alla vallata dell’Eba Giara) come Parco Urbano!

CONSIDERAZIONI E IPOTESI DI SOLUZIONI ALTERNATIVE

Il vero rischio nel caso di una bomba d’acqua è l’ostacolo delle due “dighe” di viale Trento e Viale Trieste prive di idonei scarichi delle acque meteoriche, ed è su questo punto che l’intervento progettuale dovrebbe porre attenzione con l’importante finanziamento di quasi  SEI MILIONI di EURO.

1)      Per mitigare il rischio idrogeologico del terrapieno di viale Trento occorre realizzare un ampio sottopasso che esperti hanno dimensionato della larghezza di almeno cinque metri e altezza di quattro metri, tale da consentire l’attraversamento di mezzi meccanici e garantire l’ampio deflusso delle acque anche in casi di piovosità eccezionale, avendo anche predisposto a monte e a valle del terrapieno il ripristino dell’alveo naturale di scorrimento.

2)      Nel considerevole tratto vallivo in continua pendenza, che separa i due terrapieni, sono stati effettuati alcuni spianamenti per ricavare dei parcheggi pavimentati, in tali spazi è necessario provvedere in tutto o in parte la rimozione dei manufatti ripristinando il drenaggio anche in maggiore ampiezza, tale da consentirne l’utilizzo come spazio di laminazione del flusso idrico.

I cittadini

CHIEDONO

al Sindaco Campus e al Consiglio comunale, nell’interesse della città, prima che si completi l’iter amministrativo dell’appalto:

- che vengano rispettati i diritti di informazione e partecipazione ambientale dei e delle sassaresi che devono essere pienamente coinvolti in ogni processo decisionale riguardi modifiche sostanziali dell'ambiente naturale del Fosso della Noce e del territorio della città in generale;

- di recepire le istanze dei Comitati, accogliere le offerte di collaborazione dell’Università, del CNR ed altri studiosi, inducendo i tecnici  incaricati a prestarsi al confronto per redigere una soluzione alternativa. 

La soluzione presentata  dall’amministrazione comunale non appare certamente un “ intervento di grande valenza naturalistica” come si vorrebbe far credere. Tutt’altro, la soluzione appare peggiore della peggior bomba d’acqua che potrebbe colpire il Fosso della Noce

I decisori

dott. Gian Vittorio Campus
dott. Gian Vittorio Campus
Sindaco di Sassari
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