Salviamo il convento di San Marco (Firenze) dal nuovo provvedimento di chiusura

0 hanno firmato. Arriviamo a 25.000.


SINTESI DELLA PETIZIONE (a seguire il testo completo)

Al Maestro Generale dell'Ordine Domenicano Bruno Cadoré

Dopo quattro anni la situazione è tornata al punto di partenza: il Capitolo Provinciale dei Frati Domenicani dell’Italia Centrale ha nuovamente deciso, nel luglio 2017, di chiudere il Convento di San Marco a Firenze; rimarrà aperta la parte del convento che è Museo statale e la chiesa, ma non ci sarà più una comunità di frati e un convento senza frati non è più un vero convento. Dopo la grande mobilitazione - di popolo, di artisti, di intellettuali - per salvare il convento, concretizzata in varie iniziative e soprattutto nella Petizione su www.change.org l’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori e il Maestro Generale dell’Ordine Domenicano, Padre Bruno Cadoré, avevano stipulato un accordo che impegnava i domenicani a tenere aperto il convento almeno fino al termine del processo di beatificazione di Giorgio La Pira, celebre sindaco di Firenze, legato per tanti motivi al convento di San Marco. Ma la Provincia Domenicana, incurante di questo accordo, ha domandato al Generale di chiudere il convento, proprio come quattro anni fa. Il cardinale Betori ha cercato di rimediare contattando il Generale Cadoré, è nato un dialogo da cui è emersa la disponibilità del Generale a non chiudere il convento. Tale disponibilità però non si è tradotta in decisioni concrete e il convento (e i frati che vi risiedono) permane in una situazione di incertezza totale.
Domandiamo al Generale di trovare quanto prima una soluzione, affinché nel convento di San Marco risieda una comunità con un congruo numero di frati, in grado di valorizzare ed incrementare le sue attività.
Ricordiamo qui l’importanza unica del convento: San Marco dal XV secolo fa parte integrante della storia e dell’identità di Firenze, San Marco è il convento domenicano più famoso al mondo e uno dei più ricchi di opere d’arte, uno dei principali centri del Rinascimento, un laboratorio dove si sono fecondate a vicenda la religione cattolica, la cultura e l’arte. Nel corso di quasi sei secoli moltissimi personaggi illustri (nella santità, nella cultura, nell’arte, nella politica) hanno abitato il convento oppure lo hanno frequentato assiduamente. Ancora oggi, benché rimasto con pochi frati, il convento è un punto di riferimento per le tante persone che desiderano un contatto con l’Ordine Domenicano, per gli studiosi di religione e arte che frequentano la chiesa, la biblioteca di spiritualità e le conferenze organizzate dai frati.

Firenze, 20 dicembre 2017

_________________________________________________________________

TESTO COMPLETO DELLA PETIZIONE

È passato un po’ di tempo dalla prima grande Petizione (2013-14) per salvare il Convento di San Marco dalla chiusura (migliaia le firme raccolte, grazie anche a www.change.org e un po’ di tempo dall’accordo del 2015 tra Lei e l’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, accordo che, per quanto ci è dato sapere, impegnava i domenicani a rinviare la soppressione del convento, almeno fino al termine del processo di beatificazione di Giorgio La Pira. Credevamo che la crisi fosse passata e che avremmo assistito ad una nuova fase nella gloriosa e lunga storia del convento, e invece… l’orologio è come tornato indietro al 2013 e alla prima decisione di chiudere San Marco, come se non ci fosse stata tutta quella mobilitazione per salvare il convento, come se non fosse maturata una maggiore consapevolezza del ruolo imprescindibile di San Marco nella città di Firenze, nel mondo della cultura e dell’arte, nella Chiesa.

Siamo sconcertati dalle decisioni prese dal Capitolo Provinciale (San Domenico di Fiesole, 1/18 luglio 2017): 1) il convento deve chiudere entro un anno; 2) la Biblioteca “Arrigo Levasti” di San Marco deve essere declassata a Fondo di spiritualità ed annessa alla Biblioteca “Jacopo Passavanti” di Santa Maria Novella; 3) la gloriosa “Rivista di Ascetica e Mistica” deve cambiare nome ed essere trasformata in pubblicazione esclusivamente digitale da leggersi on line; 4) il recupero e la riapertura (e relativi proventi) dell’antica Farmacia di San Marco dovranno essere gestiti dalla Provincia Domenicana (e non più dal convento).
Con queste decisioni la Provincia ha volontariamente ignorato l’accordo fra Lei, Maestro Generale, e il cardinale G. Betori. Due le motivazioni addotte per una simile rivoluzione. La prima è quella più ricorrente negli ultimi anni, ovvero la mancanza di vocazioni; ma tale giustificazione non regge ad un esame attento, infatti, se la carenza di frati è un fatto incontestabile, basta un minimo di riflessione per capire che, se proprio si deve chiudere qualche convento, è opportuno incominciare da quelli meno importanti e non da quello più prestigioso, e cioè da quello di San Marco. La seconda motivazione viene espressa dal Padre Provinciale in maniera vaga e poco comprensibile: “Le scelte di ristrutturazione […] intendono creare le condizioni per una maggiore libertà nella predicazione, per vivere l’itineranza in modi concreti, con maggiore dinamismo nelle comunità” (Atti del Capitolo Provinciale, pag. 5). Sembra che la presenza dei frati in un convento, come quello di San Marco, sia un ostacolo alla “libertà nella predicazione”; ma è dal 1435 che l’apostolato e la predicazione dei domenicani ha reso San Marco un polo visibile di irradiazione e attrazione, uno strumento assolutamente indispensabile e non un ostacolo alla libertà della missione!

Se passiamo ad esaminare i provvedimenti singolarmente, troviamo incongruenze ed aspetti che non riusciamo a ricomporre nel quadro del bene comune, quello dell’Ordine Domenicano e quello della Chiesa, fiorentina e universale.
La Biblioteca di Spiritualità “A. Levasti” è nata dalla volontà testamentaria dello studioso Arrigo Levasti (1886-1973), che donava i suoi libri proprio al convento di San Marco, a condizione che costituissero il fondo inscindibile di una biblioteca aperta al pubblico; da questo primo lascito è sorta e cresciuta la biblioteca, con una sua identità e storia, totalmente indipendente dalla Biblioteca Domenicana che si trova a Santa Maria Novella. La Biblioteca “Levasti” fin dall’inizio è stata più che una semplice biblioteca, è stata un luogo di incontro e discussione, in altre parole anche un luogo privilegiato di apostolato. Ridurla a Fondo di spiritualità di un’altra biblioteca significa stravolgere la sua fisionomia, anzi cancellarla. Infine facciamo notare che, essendo le due biblioteche fisicamente lontane, la gestione unificata complicherà enormemente ogni attività, per i bibliotecari e per gli utenti.
Azzerare la versione cartacea della “Rivista di Ascetica e Mistica” (fondata nel 1929 con il nome “Vita cristiana”, una delle più illustri riviste di spiritualità) e proiettare la rivista sul web può sembrare molto moderno e aperto al futuro, invece a noi sembra semplicemente irrealistico. Le riviste di filosofia, teologia, soprattutto quelle di spiritualità sono molto diverse da quelle scientifiche: queste ultime possono trovare nel web un luogo appropriato, mentre i lettori delle prime preferiscono, de facto, avere la pubblicazione fra le mani, magari mentre stanno facendo una riflessione o una meditazione, a computer spento. Questa è la realtà, non tenerne conto, significherà perdere la grande maggioranza degli abbonati senza acquisirne di nuovi. Altrettanto infelice è la decisione di cambiare il nome alla rivista, tornando a quello originario, “Vita cristiana”, quello che è durato un numero inferiore di anni. Ormai la rivista è conosciuta con il nome “Rivista di A. e M.”, mutarlo è un modo per creare confusione nei lettori e negli studiosi, che crederanno di aver a che fare con due riviste completamente diverse. E poi non si deve trascurare il perché, nel 1956, si era passati dal nome generico “Vita cristiana” a quello più specifico di “Riv. di A. e M.”: il direttore di allora, il Padre Innocenzo Colosio, aveva voluto significare un salto di qualità, da una rivista di taglio educativo-devozionale ad una rivista di taglio più colto, scientifico-filosofico-teologico e aperta allo studio delle altre religioni. Cosa dobbiamo pensare, che il cambiamento di nome significhi un ritorno alle origini anche per quanto riguarda il taglio della rivista? Ulteriore grave inconveniente che si avrebbe rinunciando al cartaceo, è la perdita di tutti i cambi, cioè di tutte le altre riviste di spiritualità e teologia e filosofia, quelle che arrivano sotto forma di scambio con “Riv. di A. e M.”.
La Farmacia di San Marco, aperta nel 1450 e chiusa nel 1995, era una delle glorie del convento; i frati hanno aspettato a lungo, da parte degli imprenditori, una proposta valida per poterla riaprire, quando finalmente è arrivata, la Provincia Domenicana l’ha bocciata senza portare motivazioni convincenti. Ormai la Provincia aveva deciso di chiudere il convento ed era pregiudizialmente ostile ad ogni proposta che potesse, in qualche modo, conferire nuova linfa a San Marco. Decidendo di chiudere il convento e di avocare a sé il progetto di riapertura della Farmacia, la Provincia va contro il principio di sussidiarietà e toglie a San Marco quella che è stata, per secoli, una delle sue attività più famose.

Quando l’arcivescovo Betori è venuto a conoscenza di questi provvedimenti, oggettivamente finalizzati a cancellare San Marco e le sue attività, è rimasto sconcertato, anche perché confidava che nessuno avrebbe ignorato l’accordo stipulato con Lei, Maestro Generale. Il cardinale, che ha sempre manifestato il suo interesse per il convento, Le ha scritto una lettera e da questa è nato un dialogo con il fine dichiarato di assicurare un futuro a San Marco. In occasione della Messa per l’anniversario della morte di Giorgio La Pira (chiesa di San Marco, 5 novembre 2017) l’arcivescovo Betori ha riferito ai giornalisti quali proposte ha fatto a Lei, Maestro Generale; nel contempo ha ribadito che rispetta l’autonomia dell’Ordine Domenicano e che quindi la scelta fra le varie proposte spetta ai domenicani. Il cardinale, soddisfatto per la sintonia che si è creata con la Curia Generalizia Domenicana (il convento, vivificato da una comunità di frati, deve continuare la sua storia) in questo momento non può far altro che attendere la Sua decisione, Maestro Generale.
Tale situazione di attesa non è vissuta tranquillamente dai frati di San Marco, perché la loro condizione è oggettivamente di grande incertezza. In questo momento non è chiaro se e quando il convento chiuderà, e quale sarà la destinazione dei frati che attualmente vi risiedono. Così i Padri non possono fare alcuna programmazione a lungo termine, devono limitarsi all’ordinaria amministrazione e l’apostolato e la pastorale ne risultano inevitabilmente danneggiati. No, così non deve continuare, per il bene di tutti bisogna uscire quanto prima da tale situazione.

Ecco allora il senso della nostra Petizione: implorare l’Ordine affinché affretti la soluzione del problema, affinché a San Marco risieda ed operi una comunità con un congruo numero di frati, in grado di valorizzare ed incrementare le sue attività.
A Lei, reverendo Maestro Generale, ci rivolgiamo, fiduciosi che saprà fare la scelta giusta per tutelare il convento e rilanciare il suo apostolato. Ci scusi per la nostra insistenza: faccia presto! Tutta Firenze, e non solo Firenze, aspetta che Lei trovi una soluzione degna della storia gloriosa del Convento di San Marco.

 

Firenze, 20 dicembre 2017



Oggi: Salviamo il convento di San Marco a Firenze conta su di te

Salviamo il convento di San Marco a Firenze ha bisogno del tuo aiuto con la petizione "Salviamo il convento di San Marco (Firenze) dal nuovo provvedimento di chiusura". Unisciti con Salviamo il convento di San Marco a Firenze ed 17.261 sostenitori più oggi.