Salvate le edicole


Salvate le edicole
Il problema
In un susseguirsi di crisi lavorative in ogni campo e con varie crisi mondiali che ci tengono in continua apprensione NOI GIORNALAI stiamo scomparendo nella più totale indifferenza di tutti.
Con una giustificazione generalizzata, viene tutto addebitato al solo progresso informatico e derubricate tra le attività che han fatto il loro tempo. Ma vivendo ogni giorno le problematiche sulla propria pelle e spesso in attività tramandate da generazioni, possiamo sicuramente affermare che ciò non è vero o comunque non è l’unica causa dell’attuale situazione.
Considerati da sempre punti di riferimento nei quartieri, nei paesi più sperduti, “fari sulle città”, presidi sociali e soprattutto dichiarate sotto pandemia tra le attività essenziali, proprio per garantire ulteriormente il fruire dell’informazione scritta e veritiera. I giornali, le riviste e i prodotti editoriali cartacei in genere, essendo il prodotto tipico delle edicole e soprattutto il sistema più antico di fare informazione, ha tutt’ora una fondamentale importanza rispetto al digitale permettendo una diffusione capillare delle informazioni sia agli ”analfabeti informatici”, sia dando la possibilità di accedere all’approfondimento della notizia o dove non sia possibile, l’uso di mezzi elettronici.
Ma dal 2000 ad oggi, più del 70% delle edicole hanno abbassato definitivamente le saracinesche e tante stanno ancora chiudendo nell’indifferenza più totale. Ciò, portando in grave difficoltà numerosi nuclei familiari e chi viveva con questo lavoro. Un numero di 50000 posti di lavoro persi, calcolati solo per difetto.
Presi singolarmente apparentemente non fanno testo, ma sono da considerarsi come un’unica categoria sociale, ormai divenuta debole, ma probabilmente l’unica che sostiene il ricchissimo patrimonio culturale nazionale, riferimento insostituibile dell’informazione libera che solo questa categoria può a difendere.
Gli edicolanti essendo ufficialmente lavoratori autonomi, ad oggi hanno perso il capitale investito, lavoro, dignità, futuro. Per gli esterni, questo è ciò che comporta l’imprenditoria. Ma tutto questo ha dei responsabili ben precisi che esulano dalla crisi della carta stampata, l’avvento delle nuove tecnologie e dalla crisi economica in generale. Inoltre è bene sapere che seppur apparentemente si tratti di attività indipendenti, la categoria è sotto il giogo di decisioni prese da chi è alla sommità della filiera quali per semplificare editori, distributori e nel proprio caso anche dalle organizzazioni sindacali. Una categoria che non può decidere come un normale imprenditore su come gestire i propri affari ma essere obbligati da altri su cosa e come e a quanto vendere i prodotti.
Si evidenzia che la FIEG - Federazione Italiana Editori Giornali - ci costringe a lavorare con un Accordo Nazionale stipulato nel 2005, scaduto nel 2011, con aggi mai riqualificati secondo almeno degli aumenti ISTAT, con modalità di pagamento che rasentano lo strozzinaggio.
Qui parliamo di una controparte che oggi ha dalla sua una potenza di fuoco, dati altri interessi in tutti i settori industriali entro e fuori l’Italia. Per questo si vuole volontariamente sorvolare sulla reale crisi delle edicole, sacrificando migliaia di posti di lavoro.
Infatti, sebbene la base chiedesse già da tempo interventi, incontri, aggiornamenti, prese di posizione verso gli editori, sono passati ben 13 anni senza nessun taglio alle spese, nessun “adeguamento salariale” o economico in genere, vessati lavorativamente schiavi di una filiera che vede solo noi, gli unici a pagare la crisi in atto da tempo, senza nessun paracadute. Nemmeno le tante promesse in occasione del Covid, in cui ci si esortava ad essere in prima linea senza alcun tipo di protezione fisica ed economica, sono state rispettate.
Alla luce della situazione qui sopra e solo a grandi linee riportata, come parte in causa e componente decisamente fondamentale in quanto dettaglianti e ultimo anello della filiera, siamo qui ad evidenziarvi i punti da valutare e seriamente prendere in considerazione per la nostra sopravvivenza, con la speranza che possano dare una boccata d’ossigeno ad una categoria ormai arrivata allo stremo.
Pertanto:
chiediamo al governo in base alle sue competenze, di regolamentare e intervenire tra le parti per poter risolvere in tempi brevissimi l’estrema crisi e di valutare adeguati aiuti alle attività e le famiglie a loro collegate.
I punti principali che riteniamo essere di fondamentale importanza sono i seguenti:
1) Concentrare la vendita del prodotto editoriale unicamente nelle edicole. Procedere all’inversione delle liberalizzazioni effettuate dalle precedenti legislazioni e di conseguenza riattivare e valorizzare le licenze di vendita;
2) Divieto di distribuzione gratuita di prodotto editoriale normalmente in vendita e prevedere in sostituzione, per sensibilizzare alla lettura e l’approfondimento, dei “ticket cultura” per giovani da spendere unicamente in edicola per pubblicazioni editoriali;
3) In occasione della messa in vendita delle pubblicazioni, mettere le edicole ad armi pari con le case editrici, vietando scontistiche fino all’80% a fronte del nostro misero 18,52% e non riconoscendo le enormi agevolazioni sull’invio postale di abbonamenti. Questo permetterebbe alla clientela di tornare nelle edicole, anche in occasione di eventuali abbonamenti che non possiamo impedire agli editori di fare;
4) Vera informatizzazione. Un unico portale nazionale gratuito, dove abbiano accesso tutti gli operatori della filiera, che permetta la programmazione e l’ottimizzazione della distribuzione al dettaglio e la prenotazione di qualsiasi pubblicazione reperibile in rete editoriale, anche su DL – distributori locali - diversi da quello di appartenenza. Ciò permetterebbe di capire anche a voi come i vari contributi al settore possano essere adeguatamente ripartiti;
5) Accompagnare con una buona uscita chi intende cessare l’attività con una sorta di prepensionamento. Diversamente, per quei soggetti ancora troppo giovani per la pensione, avere una speciale disoccupazione a tempo determinato in modo che possano trovare una nuova attività occupazionale e rottamare la propria licenza;
6) Per i proprietari di chioschi, la possibilità su tutto il territorio nazionale di poter cambiare la destinazione d’uso della struttura o evitare spese per la rottamazione delle strutture;
7) Si chiede che il conteggio dei contributi e le aliquote obbligatorie tipo INAIL e assimilate, siano direttamente computate al conteggio fiscale e di conseguenza commisurate al reddito effettivo. Altresì, si chiedono interventi a sostegno, quali agevolazioni sulle spese di gestione come luce, telefonia, canoni occupazione suolo pubblico e tari. La crisi ha portato ad una forte contrazione delle vendite e quindi dei ricavi, a fronte di un continuo aumento delle varie tassazioni. Questo punto è ovviamente più attinente al welfare che alla legge editoriale giacché tale;
8) L’abolizione dell’obbligo di permettere il pagamento dei prodotti editoriali, biglietteria trasporti pubblici, biglietti gratta e vinci e lotterie e simili – prodotti diventati tipici delle edicole - con il POS, dato i già bassi aggi ricavanti dalla loro vendita;
9) Riconoscere tale attività quale lavoro usurante dati gli orari e le condizioni in cui l’attività lavorativa viene svolta;
10) Attivare regole antitrust per impedire eccessive posizioni dominanti da parte di alcuni editori che possano inficiare lo stato di salute della rete editoriale, impedendo l'accesso alla rete di editori più deboli e in generale, limitando la libertà di stampa:
11) Porre dei limiti territoriali ai DDLL. Si richiede che questi operino esclusivamente su singole regioni e/o per aree metropolitane. Se gli stessi non possono essere gestiti da privati come avviene ora, se ne preveda l'intervento pubblico, impedendo che alcuni DL siano legati alla stessa proprietà su territori più vasti di quelli indicati. Onde evitare conflitti di interesse e plateali discriminazioni, chiediamo che i DL non possano essere al contempo proprietari e/o gestori di punti vendita;
12) Istituire e mettere in azione un Soggetto permanente presso il dipartimento dell’editoria, che controlli il rispetto di tutti in punti in elenco. Lo stesso, dovrà verificare l’osservanza delle regole da parte di tutti i soggetti della filiera editoriale;
13) Altresì si richiede l’intervento del Governo nel rispetto delle singole competenze di intervenire a regolamentare quanto elencato per poter riportare le parti ad un tavolo di trattative per un nuovo Contratto Nazionale e che faccia ulteriormente da tramite, per far sì che le richieste della base siano seriamente valutate ed accettate. Certo se le OOSS si impuntassero! E vigilare qualora le trattative dovessero protrarsi troppo a lungo, in quanto la crisi che stanno vivendo le edicole non ci permettono di attendere ulteriormente.
Firmato
Federazione Edicolanti d’Italia

Il problema
In un susseguirsi di crisi lavorative in ogni campo e con varie crisi mondiali che ci tengono in continua apprensione NOI GIORNALAI stiamo scomparendo nella più totale indifferenza di tutti.
Con una giustificazione generalizzata, viene tutto addebitato al solo progresso informatico e derubricate tra le attività che han fatto il loro tempo. Ma vivendo ogni giorno le problematiche sulla propria pelle e spesso in attività tramandate da generazioni, possiamo sicuramente affermare che ciò non è vero o comunque non è l’unica causa dell’attuale situazione.
Considerati da sempre punti di riferimento nei quartieri, nei paesi più sperduti, “fari sulle città”, presidi sociali e soprattutto dichiarate sotto pandemia tra le attività essenziali, proprio per garantire ulteriormente il fruire dell’informazione scritta e veritiera. I giornali, le riviste e i prodotti editoriali cartacei in genere, essendo il prodotto tipico delle edicole e soprattutto il sistema più antico di fare informazione, ha tutt’ora una fondamentale importanza rispetto al digitale permettendo una diffusione capillare delle informazioni sia agli ”analfabeti informatici”, sia dando la possibilità di accedere all’approfondimento della notizia o dove non sia possibile, l’uso di mezzi elettronici.
Ma dal 2000 ad oggi, più del 70% delle edicole hanno abbassato definitivamente le saracinesche e tante stanno ancora chiudendo nell’indifferenza più totale. Ciò, portando in grave difficoltà numerosi nuclei familiari e chi viveva con questo lavoro. Un numero di 50000 posti di lavoro persi, calcolati solo per difetto.
Presi singolarmente apparentemente non fanno testo, ma sono da considerarsi come un’unica categoria sociale, ormai divenuta debole, ma probabilmente l’unica che sostiene il ricchissimo patrimonio culturale nazionale, riferimento insostituibile dell’informazione libera che solo questa categoria può a difendere.
Gli edicolanti essendo ufficialmente lavoratori autonomi, ad oggi hanno perso il capitale investito, lavoro, dignità, futuro. Per gli esterni, questo è ciò che comporta l’imprenditoria. Ma tutto questo ha dei responsabili ben precisi che esulano dalla crisi della carta stampata, l’avvento delle nuove tecnologie e dalla crisi economica in generale. Inoltre è bene sapere che seppur apparentemente si tratti di attività indipendenti, la categoria è sotto il giogo di decisioni prese da chi è alla sommità della filiera quali per semplificare editori, distributori e nel proprio caso anche dalle organizzazioni sindacali. Una categoria che non può decidere come un normale imprenditore su come gestire i propri affari ma essere obbligati da altri su cosa e come e a quanto vendere i prodotti.
Si evidenzia che la FIEG - Federazione Italiana Editori Giornali - ci costringe a lavorare con un Accordo Nazionale stipulato nel 2005, scaduto nel 2011, con aggi mai riqualificati secondo almeno degli aumenti ISTAT, con modalità di pagamento che rasentano lo strozzinaggio.
Qui parliamo di una controparte che oggi ha dalla sua una potenza di fuoco, dati altri interessi in tutti i settori industriali entro e fuori l’Italia. Per questo si vuole volontariamente sorvolare sulla reale crisi delle edicole, sacrificando migliaia di posti di lavoro.
Infatti, sebbene la base chiedesse già da tempo interventi, incontri, aggiornamenti, prese di posizione verso gli editori, sono passati ben 13 anni senza nessun taglio alle spese, nessun “adeguamento salariale” o economico in genere, vessati lavorativamente schiavi di una filiera che vede solo noi, gli unici a pagare la crisi in atto da tempo, senza nessun paracadute. Nemmeno le tante promesse in occasione del Covid, in cui ci si esortava ad essere in prima linea senza alcun tipo di protezione fisica ed economica, sono state rispettate.
Alla luce della situazione qui sopra e solo a grandi linee riportata, come parte in causa e componente decisamente fondamentale in quanto dettaglianti e ultimo anello della filiera, siamo qui ad evidenziarvi i punti da valutare e seriamente prendere in considerazione per la nostra sopravvivenza, con la speranza che possano dare una boccata d’ossigeno ad una categoria ormai arrivata allo stremo.
Pertanto:
chiediamo al governo in base alle sue competenze, di regolamentare e intervenire tra le parti per poter risolvere in tempi brevissimi l’estrema crisi e di valutare adeguati aiuti alle attività e le famiglie a loro collegate.
I punti principali che riteniamo essere di fondamentale importanza sono i seguenti:
1) Concentrare la vendita del prodotto editoriale unicamente nelle edicole. Procedere all’inversione delle liberalizzazioni effettuate dalle precedenti legislazioni e di conseguenza riattivare e valorizzare le licenze di vendita;
2) Divieto di distribuzione gratuita di prodotto editoriale normalmente in vendita e prevedere in sostituzione, per sensibilizzare alla lettura e l’approfondimento, dei “ticket cultura” per giovani da spendere unicamente in edicola per pubblicazioni editoriali;
3) In occasione della messa in vendita delle pubblicazioni, mettere le edicole ad armi pari con le case editrici, vietando scontistiche fino all’80% a fronte del nostro misero 18,52% e non riconoscendo le enormi agevolazioni sull’invio postale di abbonamenti. Questo permetterebbe alla clientela di tornare nelle edicole, anche in occasione di eventuali abbonamenti che non possiamo impedire agli editori di fare;
4) Vera informatizzazione. Un unico portale nazionale gratuito, dove abbiano accesso tutti gli operatori della filiera, che permetta la programmazione e l’ottimizzazione della distribuzione al dettaglio e la prenotazione di qualsiasi pubblicazione reperibile in rete editoriale, anche su DL – distributori locali - diversi da quello di appartenenza. Ciò permetterebbe di capire anche a voi come i vari contributi al settore possano essere adeguatamente ripartiti;
5) Accompagnare con una buona uscita chi intende cessare l’attività con una sorta di prepensionamento. Diversamente, per quei soggetti ancora troppo giovani per la pensione, avere una speciale disoccupazione a tempo determinato in modo che possano trovare una nuova attività occupazionale e rottamare la propria licenza;
6) Per i proprietari di chioschi, la possibilità su tutto il territorio nazionale di poter cambiare la destinazione d’uso della struttura o evitare spese per la rottamazione delle strutture;
7) Si chiede che il conteggio dei contributi e le aliquote obbligatorie tipo INAIL e assimilate, siano direttamente computate al conteggio fiscale e di conseguenza commisurate al reddito effettivo. Altresì, si chiedono interventi a sostegno, quali agevolazioni sulle spese di gestione come luce, telefonia, canoni occupazione suolo pubblico e tari. La crisi ha portato ad una forte contrazione delle vendite e quindi dei ricavi, a fronte di un continuo aumento delle varie tassazioni. Questo punto è ovviamente più attinente al welfare che alla legge editoriale giacché tale;
8) L’abolizione dell’obbligo di permettere il pagamento dei prodotti editoriali, biglietteria trasporti pubblici, biglietti gratta e vinci e lotterie e simili – prodotti diventati tipici delle edicole - con il POS, dato i già bassi aggi ricavanti dalla loro vendita;
9) Riconoscere tale attività quale lavoro usurante dati gli orari e le condizioni in cui l’attività lavorativa viene svolta;
10) Attivare regole antitrust per impedire eccessive posizioni dominanti da parte di alcuni editori che possano inficiare lo stato di salute della rete editoriale, impedendo l'accesso alla rete di editori più deboli e in generale, limitando la libertà di stampa:
11) Porre dei limiti territoriali ai DDLL. Si richiede che questi operino esclusivamente su singole regioni e/o per aree metropolitane. Se gli stessi non possono essere gestiti da privati come avviene ora, se ne preveda l'intervento pubblico, impedendo che alcuni DL siano legati alla stessa proprietà su territori più vasti di quelli indicati. Onde evitare conflitti di interesse e plateali discriminazioni, chiediamo che i DL non possano essere al contempo proprietari e/o gestori di punti vendita;
12) Istituire e mettere in azione un Soggetto permanente presso il dipartimento dell’editoria, che controlli il rispetto di tutti in punti in elenco. Lo stesso, dovrà verificare l’osservanza delle regole da parte di tutti i soggetti della filiera editoriale;
13) Altresì si richiede l’intervento del Governo nel rispetto delle singole competenze di intervenire a regolamentare quanto elencato per poter riportare le parti ad un tavolo di trattative per un nuovo Contratto Nazionale e che faccia ulteriormente da tramite, per far sì che le richieste della base siano seriamente valutate ed accettate. Certo se le OOSS si impuntassero! E vigilare qualora le trattative dovessero protrarsi troppo a lungo, in quanto la crisi che stanno vivendo le edicole non ci permettono di attendere ulteriormente.
Firmato
Federazione Edicolanti d’Italia

Vittoria
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Petizione creata in data 5 febbraio 2024