
Lo spaesamento dato dalla chiusure delle attività produttive, ludico e sportive, intorno al cavallo, ha portato fragilità al nostro settore, non contemplato, tra l'altro, da ammortizzatori sociali sufficienti e in taluni casi da nessun ammortizzatore sociale.
E' fondamentale che le istituzioni preposte diano al più presto nuove certezze alla filiera ippica/equestre per riorganizzare i tempi intorno ad alcuni punti di convergenza per la riapertura. Senza rigidità, ma fissando alcune ancore, alcuni momenti, alcune scadenze, che rappresentino per tutti dei punti di riferimento.
Il tanto decantato lavoro smart, in digitale, per programmare la riapertura, può beneficiare di una miriade di piattaforme che permettono conversazioni, riunioni o addirittura assemblee a distanza (come Zoom, GoToMeeting, Whereby, Webex, Skype, Hangouts) che solo oggi vedono la condivisione di confronto con il sottosegretario all'ippica Giuseppe L'Abbate sul tema: Ippica, filiera dimenticata? Incontro organizzato da GiocoNews sulla piattaforma Zoom. Da cui è scaturito, direttamente dalle parole del sottosegretario al Mipaaf, che l'ippica sarà riaperta al più presto, con un protocollo ad hoc, non appena le condizioni della diffusione dell'epidemia lo permetteranno, nonostante ancora non ci sia una calendarizzazione a questo proposito.
Peccato che, per il settore sella, ancora non ci sia alcun un incontro "digitale" in programmazione aperto a tutti gli attori della filiera per un protocollo sulle riaperture.
Nell'ippica e nella sella, nonché in tutte le altre attività che coinvolgono i cavalli, dall'ippoterapia, alla monta storica, all'equiturismo, alle carrozze per turisti, non siamo tutti uguali e pertanto non tutti possono rispondere alla nuova organizzazione adeguandosi con la stessa facilità degli altri.
Il protocollo eventuale delle riaperture dovrebbe adottare un modello non solo agile, ma anche flessibile, calibrato su ogni comparto della filiera.
Manca un coordinatore che metta in relazione i vari attori, e che sarebbe vitale per garantire che, in questa situazione, già di per sé complessa, le parti più deboli della filiera abbiano la possibilità di esprimersi, valorizzando e non rimarcando le differenze, perché il rischio è, che questa crisi da Covid19, non faccia che aumentare le sperequazioni, facendo diventare i deboli più fragili (o addirittura spegnendoli definitivamente), e i forti monopolisti. Scordandosi, parlando di valori, che nel mondo del cavallo non sempre i più forti sono i migliori, dal punto di vista della gestione del cavallo, dell'etica della relazione persona/cavallo, e del destino ultimo dell'animale. Almeno dal nostro punto di vista, che siamo attore di filiera dalla parte del cavallo.
A questo proposito, se esistono misure di assistenzialismo, a nostro avviso dovrebbero premiare i più bisognosi, non i già più forti. Gli squilibri non vanno rafforzati, ma calmierati per la pace sociale.
Va insomma evitato il rischio insito che "il più forte prenda tutto" e che nella divisione della torta, non avanzino neppure le briciole per chi ha realmente bisogno e nessuno che lo rappresenti. Per questo, le istituzioni dovrebbero mettersi come ago della bilancia, per creare un momento di eccezionale innovazione: delle relazioni, degli strumenti, delle geometrie e, anche degli orizzonti.
E' proprio con un'occhio ai più deboli, in quanto i forti possono permettersi il lusso di aspettare che l'epidemia passi, che l’importante sarebbe ripartire il prima possbile, stabilendo un colloquio tra le parti e le istituzioni, con tavoli digitali, rimettendo al centro il cavallo e il riconoscimento di categorie sommerse, magari mettendole in regola, in modo che possano avere una pensione, dopo decenni di lavoro.
Ci sono stati casi esemplificativi in negativo a questo proposito. Non solo i cavalli non hanno una pensione assicurata a fine carriera, ma neppure figure ausiliarie della filiera. Emblematica la fine come homeless riportata dai quotidiani di ex istruttori di equitazione, artieri, groom, una volta raggiunta l'età anziana e senza aver accumulato anni validi ai fini del raggiungimento di una pensione onorevole per il fatto di non aver versato i contributi.
Il dopo va pensato ora. Per questo serve un tavolo per la riapertura, con un occhio ai più deboli, che è venuto il momento di proteggere.
Vi ringraziamo se continuerete a:
- firmare la petizione
- condividerla il più possibile
Allo scopo di raggiungere gli obiettivi preposti. Riapertura quanto prima con protocollo flessibile declinabile alle varie categorie della filiera del cavallo.