Sì ai bambini di Gaza, no ai bambini per Gaza. Contro lo sfruttamento politico dei minori


Sì ai bambini di Gaza, no ai bambini per Gaza. Contro lo sfruttamento politico dei minori
Il problema
Da cittadina che ha a cuore la pace, la concordia e i diritti dei bambini chiedo ai docenti e alle famiglie degli studenti minorenni di non aderire alla proposta di osservare un minuto di silenzio “per Gaza e la Palestina” il primo giorno dell’anno scolastico 2025-26, avanzata dalla “Scuola per la pace Torino e Piemonte”, dai “Docenti per Gaza” e dall’“Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università”, e ad altre iniziative analogamente discriminatorie.
Si ha tutto il diritto di mobilitarsi per i bambini di Gaza – per esempio chiedendo di implementare i corridoi umanitari che già li conducono nel nostro paese – ma non si ha nessun diritto di mobilitare i bambini per Gaza nelle scuole.
Chi valuterà la proposta senza averne letto il testo, che attinge largamente a un repertorio concettuale e lessicale a dir poco fazioso, potrà dire che questa del minuto di silenzio “per Gaza e la Palestina” non è un’iniziativa politica, ma etica e pedagogica, e lo farà scomodando valori universali, ma è proprio in nome della pari dignità dei bambini e del loro diritto a non essere strumentalizzati che questa proposta va rifiutata con la massima fermezza. Non c’è niente di etico nella pietà, nell’indignazione e nella denuncia selettive e non c’è niente di pedagogico nell’abusare di minori inconsapevoli.
I bambini palestinesi sono vittime innocenti di un terrorismo che da sempre se ne fa scudo, di una propaganda che li usa sistematicamente come arma e dell’ennesima guerra che li ha privati dei diritti fondamentali, feriti nel corpo e nella mente, uccisi, ma i bambini israeliani – vittime di un progetto di sterminio (in corso) cominciato molto prima del 7 ottobre e di politiche scellerate che allontanano la pace – non sono meno innocenti. Perché, quindi, se non per perpetuare una logica di guerra e di disparità, ricordare gli uni e dimenticare gli altri, anzi tutti gli altri? Erano studenti anche i ragazzi massacrati a Ma’alot nel lontano 1974, erano bambini anche i fratellini Bibas, recentemente assassinati durante la loro cattività a Gaza, ennesimi bersagli della violenza terroristica che insanguina Israele fin dalla sua nascita. Alla conta dei morti e degli edifici scolastici danneggiati con cui prevedibilmente verrà giustificata la mobilitazione a senso unico rispondo che, nel mondo lontano dai riflettori, milioni di bambini versano in condizioni oggettivamente peggiori di quelle, pur drammatiche, in cui vivono i loro coetanei palestinesi, e che se in molti di quei paesi “scolasticidio” non c’è stato è solo perché non ci sono mai state scuole. E mi domando perché le catastrofi umanitarie, le guerre e i genocidi dei paesi africani e asiatici non abbiano mai riempito i cuori, le menti e le piazze dei sedicenti antirazzisti e terzomondisti.
Per la stessa ragione per cui mi rifiuto di stilare quella squallida classifica della disperazione che di solito comincia con il Sudan e viene usata per dimenticare i meno disperati (ma non meno innocenti), rigetto questo cordoglio selettivo che inevitabilmente prelude a un’altrettanto selettiva condanna e rischia, dunque, di approfondire o innescare conflitti in una compagine scolastica che va, al contrario, mantenuta unita e solidale, nell’interesse di tutti e in particolare delle minoranze, a partire da quella ebraica, sempre nel mirino.

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Il problema
Da cittadina che ha a cuore la pace, la concordia e i diritti dei bambini chiedo ai docenti e alle famiglie degli studenti minorenni di non aderire alla proposta di osservare un minuto di silenzio “per Gaza e la Palestina” il primo giorno dell’anno scolastico 2025-26, avanzata dalla “Scuola per la pace Torino e Piemonte”, dai “Docenti per Gaza” e dall’“Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università”, e ad altre iniziative analogamente discriminatorie.
Si ha tutto il diritto di mobilitarsi per i bambini di Gaza – per esempio chiedendo di implementare i corridoi umanitari che già li conducono nel nostro paese – ma non si ha nessun diritto di mobilitare i bambini per Gaza nelle scuole.
Chi valuterà la proposta senza averne letto il testo, che attinge largamente a un repertorio concettuale e lessicale a dir poco fazioso, potrà dire che questa del minuto di silenzio “per Gaza e la Palestina” non è un’iniziativa politica, ma etica e pedagogica, e lo farà scomodando valori universali, ma è proprio in nome della pari dignità dei bambini e del loro diritto a non essere strumentalizzati che questa proposta va rifiutata con la massima fermezza. Non c’è niente di etico nella pietà, nell’indignazione e nella denuncia selettive e non c’è niente di pedagogico nell’abusare di minori inconsapevoli.
I bambini palestinesi sono vittime innocenti di un terrorismo che da sempre se ne fa scudo, di una propaganda che li usa sistematicamente come arma e dell’ennesima guerra che li ha privati dei diritti fondamentali, feriti nel corpo e nella mente, uccisi, ma i bambini israeliani – vittime di un progetto di sterminio (in corso) cominciato molto prima del 7 ottobre e di politiche scellerate che allontanano la pace – non sono meno innocenti. Perché, quindi, se non per perpetuare una logica di guerra e di disparità, ricordare gli uni e dimenticare gli altri, anzi tutti gli altri? Erano studenti anche i ragazzi massacrati a Ma’alot nel lontano 1974, erano bambini anche i fratellini Bibas, recentemente assassinati durante la loro cattività a Gaza, ennesimi bersagli della violenza terroristica che insanguina Israele fin dalla sua nascita. Alla conta dei morti e degli edifici scolastici danneggiati con cui prevedibilmente verrà giustificata la mobilitazione a senso unico rispondo che, nel mondo lontano dai riflettori, milioni di bambini versano in condizioni oggettivamente peggiori di quelle, pur drammatiche, in cui vivono i loro coetanei palestinesi, e che se in molti di quei paesi “scolasticidio” non c’è stato è solo perché non ci sono mai state scuole. E mi domando perché le catastrofi umanitarie, le guerre e i genocidi dei paesi africani e asiatici non abbiano mai riempito i cuori, le menti e le piazze dei sedicenti antirazzisti e terzomondisti.
Per la stessa ragione per cui mi rifiuto di stilare quella squallida classifica della disperazione che di solito comincia con il Sudan e viene usata per dimenticare i meno disperati (ma non meno innocenti), rigetto questo cordoglio selettivo che inevitabilmente prelude a un’altrettanto selettiva condanna e rischia, dunque, di approfondire o innescare conflitti in una compagine scolastica che va, al contrario, mantenuta unita e solidale, nell’interesse di tutti e in particolare delle minoranze, a partire da quella ebraica, sempre nel mirino.

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Petizione creata in data 8 settembre 2025