Diritto di retribuzione per gli specializzandi sanitari non medici!

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Specializzandi sanitari non medici, obbligati a lavorare senza alcuna retribuzione durante la specializzazione in ospedali e laboratori del Servizio Sanitario Nazionale. 

Sulla carta avrebbero diritto allo stesso contratto di formazione e alla stessa retribuzione degli specializzandi medici, di cui condividono in toto il percorso formativo post lauream, ovvero lezioni, esami e frequenza in laboratorio.
Nei fatti non solo non percepiscono alcun compenso, ma devono anche pagare di tasca propria la tassa di iscrizione annuale.

Lavorare gomito a gomito con i medici, svolgendo le loro stesse identiche mansioni e non essendo retribuiti per tale lavoro, comporta inevitabilmente uno stress psicologico continuo, a causa del deprezzamento dell'attività svolta dai non medici.

Ogni anno in diverse università italiane vengono banditi concorsi per l'accesso a scuole di specializzazione sanitaria aperte anche ai cosiddetti "non medici", ovvero biologi, chimici, fisici, farmacisti, veterinari, psicologi, odontoiatri..

Il possesso del titolo di specialista è requisito indispensabile per i biologi, dal 1992 (D.L. 502/1992), come per i colleghi medici, per la partecipazione ai concorsi del Servizio Sanitario Nazionale.

Purtroppo contrariamente a tutti gli specializzandi delle Scuole di Specializzazione di medicina, nonostante l'equiparazione giuridica e formativa con gli specializzandi medici, i "non medici" iscritti ad una Scuola di Specializzazione, sono esclusi da un contratto di formazione specialistica o anche solo da una borsa di studio.

In altre parole i "non medici" sono soggetti agli stessi doveri, ma non beneficiano degli stessi diritti, sebbene l'obbligo formativo in termini di ore di studio e di frequenza dei reparti è identico ai colleghi medici (D.L. 716/2016).
Che anche queste categorie abbiano diritto a un compenso è stato poi ancor più esplicitamente ribadito dal Consiglio di Stato nel 2002: «La frequenza delle scuole di specializzazione, per l'impegno a tempo pieno che comporta e le incompatibilità con ogni altra attività lavorativa, è attività necessariamente retributiva e, conseguentemente, non possono essere ammessi a frequentare le scuole di specializzazioni laureati che non godono di (...) contratto annuale di formazione-lavoro».

Nel 2013 una nuova sentenza del Consiglio di Stato ha imposto ai ministeri l'obbligo di retribuire gli specializzandi, in osservanza dell'art.8 della Legge n.401/2000, ma di fatto non è stata attuata.

Prima di ricorrere alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, chiediamo al Legislatore di attuare la sentenza del 2013 entro l'anno.