COME PARTORIRE LO DECIDO IO: stop al rifiuto del taglio cesareo

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Scegliere di partorire attraverso il taglio cesareo è, sulla carta, un diritto della futura madre. Ogni individuo ha infatti il diritto di disporre del proprio corpo, ed essendo il parto un evento estremamente doloroso (descritto spesso come uno dei dolori più forti che si possano provare, a causa anche della lunghezza del travaglio) la donna è libera di optare per un parto chirurgico anche in caso di gravidanza fisiologica.

Tuttavia, così non è nei fatti: molti medici, infatti, si rifiutano di eseguire un taglio cesareo se non si verifica una situazione emergenziale che metta a repentaglio la vita della madre o del bambino. Il motivo principale di tali obiezioni consiste nel fatto che al taglio cesareo sia associato un rischio di mortalità materna 5 volte superiore rispetto ad un parto vaginale; tuttavia, questo numero è influenzato dal fatto che spesso si ricorra ad un taglio cesareo a causa di un'emergenza o di una patologia per la quale la partoriente è già in pericolo di vita. Di fatto, il gap tra i rischi connessi tra un parto vaginale e un parto chirurgico si rivela minimo qualora la partoriente sia assistita da personale esperto. 

Un'altra delle ragioni per cui un medico può rifiutare un cesareo, consiste nei rischi di morbilità materna (malattia) conseguenti al parto cesareo. Tuttavia, il parto vaginale non è esente da rischi, e spesso alla madre vengono volutamente omesse le possibili conseguenze negative legate al parto spontaneo proprio per non favorire la scelta del taglio cesareo: questa omissione è di fatto una manipolazione della scelta della donna.

Infine, una delle frequenti motivazioni del medico obiettore risiede nel fatto che il parto vaginale favorisca il corretto sviluppo del sistema immunitario del bambino, a differenza del parto cesareo che invece potrebbe penalizzarlo. Tuttavia, una volta che la futura madre è messa al corrente di questo dato di fatto, il medico non ne è più responsabile: anche l'allattamento materno favorisce un migliore sviluppo del sistema immunitario del bambino, e nonostante ciò la madre può optare liberamente per l'allattamento artificiale senza subire imposizioni di alcun tipo da parte del personale sanitario.

Tante donne ad oggi vivono il parto come un'esperienza traumatica a causa di medicalizzazioni che vengono imposte oppure, al contrario, negate. Ginecologi e ostetrici si appropriano frequentemente del corpo della partoriente non informandola adeguatamente, privandola del diritto all'autodeterminazione e scegliendo al posto suo.

Esistono molte battaglie da portare avanti per abbattere il fenomeno della violenza ostetrica (episiotomie, manovre di Kristeller o somministrazione di ossitocina eseguite senza consenso, cesarei eseguiti senza valido motivo e senza che la madre lo richieda, negazione dell'epidurale): in questa sede ho deciso di concentrarmi sul rifiuto del taglio cesareo perché io stessa ho sperimentato sulla mia pelle il senso di impotenza, di terrore e di incomprensione che scaturiscono da questo "no" dopo 16 ore di travaglio attivo e un'assenza di progressione del feto lungo il canale del parto.

Affinché ogni donna (in assenza di particolari problematiche o patologie) sia libera di scegliere liberamente tra un parto spontaneo e un parto chirurgico, affinché ogni donna sia libera di porre fine in qualunque momento alle sofferenze legate al parto vaginale, affinché una donna possa prendersi la responsabilità di prendere decisioni che riguardano il proprio corpo, affinché il diritto all'autodeterminazione sia garantito anche in sala parto, e affinché diminuisca la percentuale di donne che vivono il parto come un'esperienza traumatica (con l'insorgenza, in alcuni casi, dei sintomi del disturbo post-traumatico da stress), occorrono due cose:

1. una corretta informazione: il parto cesareo è ingiustamente demonizzato. La percentuale dei tagli cesarei praticati in Italia viene monitorata e giudicata con sospetto, descritta per lo più come un numero da sgonfiare drasticamente. Il più delle volte, però, non vengono riportate le ragioni di questa necessità, ragioni che pertanto vengono lasciate alla fantasia del lettore (il quale, ovviamente, deduce erroneamente che il parto cesareo sia un'operazione estremamente pericolosa). Altre volte, le informazioni riportate sono imparziali (seppure molto vaghe) e lasciano evincere che il parto vaginale sia un parto sicuro al 100%, al contrario del parto cesareo che invece è causa di numerose e ingestibili problematiche. In realtà entrambi i tipi di parto presentano pro e contro che la futura mamma ha il diritto di conoscere: solo un'informazione corretta e ben bilanciata garantisce alla donna una scelta libera.

2. una legge che liberalizzi esplicitamente il taglio cesareo: la legge ha un valore pedagogico e il Ministero della Salute deve prendersi la responsabilità di dire chiaramente che la donna ha il diritto di scegliere come partorire. È necessaria una legge che vieti la violenza ostetrica in tutte le sue forme: un milione di donne, nel lasso di tempo che va dal 2003 al 2017, ha dichiarato di aver subito una qualche forma di violenza fisica o psicologica alla prima esperienza di maternità. Secondo un'indagine condotta dall'Osservatorio sulla Violenza Ostetrica, per 4 donne su 10 il parto è stata un'esperienza lesiva per la propria dignità fisica e/o psichica. Lo scopo di questa petizione è però molto specifico: infatti, l'attenzione delle associazioni contro la violenza ostetrica viene spesso posta  (giustamente) sul ricorso al taglio cesareo senza il consenso della partoriente. Tuttavia non viene posta (ingiustamente) sul suo contrario. Dunque, se occorre una legge che descriva e vieti tutte le forme di violenza ostetrica, è necessario che all'interno di questa legge venga esplicitato che:

SCEGLIERE DI PARTORIRE CON TAGLIO CESAREO È UN DIRITTO DELLA PARTORIENTE ANCHE IN ASSENZA DI MOTIVAZIONI MEDICHE O DI SITUAZIONI EMERGENZIALI. 

Invito a firmare questa petizione:

- tutte le donne cui è stato negato un cesareo per troppe ore (intervento che, magari, alla fine è stato praticato lo stesso per l'insorgere di gravi complicanze);

- tutte le donne che decidono di non avere figli esclusivamente per la paura del parto;

- tutte le donne che hanno scelto o sceglierebbero un parto vaginale ma difendono il diritto delle altre partorienti di disporre liberamente del proprio corpo;

- tutte le ostetriche e ostetrici, ginecologhe e ginecologi, infermiere e infermieri, che ritengono un diritto umano quello di scegliere di interrompere la sofferenza, seppure questo significhi aumentare consapevolmente del 4% il rischio di complicazioni;

- tutti gli uomini che per solidarietà vogliono sposare questa causa. 

Allego un video in cui ho raccontato la mia difficile esperienza, e grazie al quale mi è stato consigliato di avviare questa petizione.

Grazie a chi mi ha suggerito di provare a cambiare le cose, e grazie a chi proverà a cambiarle insieme a me.