“Benessere Animale” negli allevamenti: questo inganno deve sparire dalle etichette!

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Quando abbiamo visto la puntata di “Indovina chi viene a cena” del 26/4 dedicata agli allevamenti intensivi* il sangue ha ribollito.

Ultimamente si stanno diffondendo, sui prodotti di origine animale, etichette con il claim “benessere animale”: vitello, vitellone, insaccati di suino, latte, mozzarella…

Ma gli animali si stanno accorgendo di questo nuovo benessere? O è solo marketing, del più infido?

E noi, scegliendo "benessere animali" siamo accontentati nel desiderio di vedere meno brutalità negli allevamenti o non è cambiato niente?

Perché un conto è non condividere i crudeli metodi dell’allevamento intensivo (che ormai nell'era di internet sono sotto gli occhi di tutti) e prenderne le distanze decidendo di non mangiare prodotti animali. Questo è un gioco a carte scoperte.

Un altro conto è essere raggirati da un sistema che si è accorto della crescente sensibilità dei consumatori nei confronti degli animali e la vuole sfruttare a proprio vantaggio…

Questo è un gioco sporco. A danno di tutti: qui non si tratta di una battaglia veg*, ma di tutti i consumatori!

“Benessere Animale” si riferisce ad un protocollo realizzato dal CreNBA (Centro di Referenza Nazionale per il Benessere Animale). Il protocollo, su base volontaria, viene applicato per esempio sia alle vacche allevate alla posta (cioè tenute legate per tutta la loro vita) che a quelle a stabulazione libera (cioè libere di muoversi, ma sempre e solo in stalla). Sia a un animale allevato in gabbia che al chiuso o all’aperto.**

Ma “benessere animale”:

. può essere applicato anche a prodotti provenienti da allevamenti intensivi convenzionali.

. non dà nessuna informazione al consumatore sul metodo di allevamento.

. è relativo alla sola fase di allevamento e non prevede procedure per la gestione delle fasi successive (es. trasporto, trasformazione, macellazione etc.). Quindi non importa se quel vitello, suino o pecora, prima di arrivare nel nostro piatto, ha subito giorni di viaggio in condizione ai limiti della sopravvivenza (l’Italia importa moltissimi animali da macello dall’estero): perchè può essere comunque certificato!

. penalizza tutti quegli allevatori che lavorano davvero per dare una vita migliore agli animali, rispettando l’ambiente e la salute dei consumatori, che fanno ingenti investimenti per adeguarsi per esempio al disciplinare “biologico”

Però, guarda caso, la nuova PAC (Politica Agricola Comunitaria) pone “il benessere animale” fra le 4 condizioni per l’accesso al regime di aiuti da parte dell’UE…

Inoltre le check-list per concedere questo claim derivano dall’esperienza veterinaria e sono state approvate dal Ministero ma NON sono correlate a una specifica normativa***.

Sabrina Giannini, l’eroica giornalista Rai è andata a parlare con alcuni allevatori che allevano secondo “Benessere Animale” e ha scoperto che per avere la certificazione:

. basta qualche abbeveratoio in più nell'allevamento (o la promessa di metterlo)

. sono idonei anche gli allevamenti con vacche alla catena (!)

. sono idonei anche quelli con le gabbiette per i vitelli (o scrofe) così piccole da non potersi girare

. sono idonei anche allevamenti suini sovraffollati, dove si procede con il taglio delle code per evitare episodi di cannibalismo (morsicatura della coda da stress) e alla castrazione senza anestesia.

Del resto come potrebbero allevatori che ricevono 36 centesimi per un litro di latte fare investimenti più significativi di un paio di abbeveratoi??

Se è vero che anche il Ministero della Salute nutre dei dubbi a proposito, noi chiediamo ai ministri della salute e delle politiche agricole di sospendere l’utilizzo di questo claim in etichetta e di provvedere a stilare protocolli più stringenti, garanzia di VERO benessere animale!!!

Testo redatto con la supervisione dell'avvocato Stefano Cenacchi.

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* https://www.raiplay.it/video/2020/04/Indovina-chi-viene-a-cena---Benessere-animale-9febfbb4-12bf-49dc-96cf-06c5287389c2.html

** http://www.classyfarm.it/wp-content/uploads/sites/4/2020/02/ba_check_list_bovbuf_2020-1.pdf

***https://ilfattoalimentare.it/benessere-animale-antibiotici.html