Rispettiamo gli impegni presi: vaccinare i paesi a basso reddito per uscire dalla pandemia

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Il problema

Siamo medici, infermieri, operatori ed operatrici della salute fermamente convinti dell'efficacia del vaccino e della sua fondamentale importanza come strumento imprescindibile per superare la pandemia. 

Crediamo che, in un momento di disponibilità limitata dei vaccini per la popolazione mondiale, le decisioni che riguardano la distribuzione e la somministrazione delle dosi debbano attenersi scrupolosamente alle evidenze scientifiche, a “considerazioni di equità a livello nazionale, regionale e globale”, come affermato dall’OMS [1], nonché agli impegni internazionali assunti.

Il 45% della popolazione mondiale non ha ancora ricevuto la prima dose del vaccino anti-COVID. Solo il 6% della popolazione dei paesi a basso reddito ha ricevuto la prima dose, con paesi dove questo livello scende al di sotto dell’unità. L'intero continente africano ha ricevuto solo il 3% delle dosi distribuite [2].

Con il progetto COVAX, i paesi ad alto reddito si sono impegnati a devolvere, circa cinque miliardi e mezzo di dosi entro il 2021. Ad oggi, solo 500 milioni di dosi (il 10%) sono state effettivamente distribuite. Delle 45 milioni di dosi promesse dall’Italia, ne sono state donate solo sei milioni. La Francia ha donato solo 15 milioni dei 120 promessi, il Regno Unito solo 10 su 100 milioni. Gli USA solo 200 milioni del miliardo di dosi promesse [3].

Nel frattempo, il numero di dosi di richiamo somministrate nei paesi ad alto reddito ha superato il numero di prime dose somministrate a livello mondiale, in netta contraddizione con quanto raccomandato dall’OMS secondo cui “il miglioramento della copertura della prima dose di vaccino dovrebbe essere prioritario rispetto alla vaccinazione di richiamo”.

Non dare la priorità alla somministrazione della prima dose nei paesi a basso reddito, lasciando miliardi di persone sprovviste di qualsiasi protezione contro il virus e le forme gravi di infezioni, significa trasformare questi paesi in immensi incubatori di varianti, con prevedibili rischi anche per la popolazione vaccinata.

Come operatori della salute, il nostro impegno è quello di mirare alla salute di tutti, indipendentemente dal paese di appartenenza. Per questo, nell'ottica di raggiungere gli obiettivi di copertura vaccinale su scala globale, chiediamo che l’Italia, l’Europa e tutti i paesi ad alto reddito tengano fede agli impegni presi e devolvano le dosi necessarie a garantire la copertura vaccinale anche nei paesi a basso reddito in cui l’accesso al vaccino anti-COVID19 è ancora estremamente limitato.

Questa richiesta si lega strettamente con un altro impegno non più rimandabile: la sospensione dei brevetti sui vaccini anti-COVID19, per cui sosteniamo ed invitiamo a firmare l’iniziativa dei cittadini europei.

Se i vaccini sono lo strumento per uscire dalla pandemia, la loro distribuzione equa a livello globale è l'unica strada per renderlo possibile.

 

Riferimenti

[1]https://www.who.int/news/item/04-10-2021-interim-statement-on-booster-doses-for-covid-19-vaccination

[2]https://ourworldindata.org/covid-vaccinations

[3]https://www.unicef.org/supply/covid-19-vaccine-market-dashboard

I decisori

Al Presidente del Consiglio dei Ministri Dott. Mario Draghi
Al Presidente del Consiglio dei Ministri Dott. Mario Draghi

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