✊ Ripristiniamo la giusta indennità di malattia per i lavoratori marittimi

Firmatari recenti
Sebastiano Felis e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

Un paradosso inaccettabile

Dal 1° gennaio 2024, la Legge di Bilancio (L. 213/2023) ha stabilito qualcosa di difficile da credere: un marittimo malato riceve meno di un marittimo disoccupato.

La legge prevede un'indennità di malattia pari al 60% della retribuzione, ma calcolata escludendo straordinari, indennità di navigazione e premi di imbarco, che rappresentano una parte sostanziale del reddito reale. Il risultato concreto: l'indennità effettiva può scendere a meno del 26% del reddito reale. La NASpI, quella riconosciuta a chi perde il lavoro, è calcolata sulla retribuzione piena ed è generalmente più alta. Chi si ammala viene quindi trattato peggio di chi viene licenziato. Nessuna logica economica, giuridica o umana riesce a spiegarlo.

Una discriminazione nei confronti di chi lavora in mare

Ogni altro lavoratore dipendente italiano, impiegato, operaio, tecnico, riceve l'indennità di malattia calcolata sull'intera retribuzione effettiva, componenti variabili incluse. I marittimi no. Eppure pagano gli stessi contributi, hanno le stesse famiglie, gli stessi mutui, le stesse bollette.

La differenza è che il loro lavora è lontano da casa, spesso per mesi, senza medico di base e senza farmacia. E se dopo cinque giorni di malattia non c’è guarigione, vengono sbarcati e perdono il contratto. Si trovano così colpiti da tre penalizzazioni: indennità ridotta a meno di un quarto dello stipendio reale, base di calcolo compressa, perdita automatica del posto.

Il rischio che nessuno vuole vedere

Questa situazione crea un deterrente concreto a dichiarare la propria malattia. Significa navi che solcano i mari con marinai che tacciono i sintomi per paura di perdere tutto. Ne va che non è solo una questione di giustizia: è una questione di sicurezza in mare.

Cosa chiediamo al Parlamento

Ripristinare l'indennità al 75% della retribuzione effettiva, incluse tutte le componenti variabili contrattualizzate
Riformare il calcolo INPS della RMGG perché rifletta il reddito reale
Garantire per legge che l'indennità di malattia non possa mai essere inferiore alla NASpI
Aprire un tavolo di confronto con lavoratori, armatori e INPS
Verificare la compatibilità della norma con la Costituzione e con la Convenzione internazionale MLC 2006
 
I marittimi italiani non chiedono privilegi. Chiedono di essere trattati come tutti gli altri lavoratori, e di non essere puniti per essersi ammalati.

Firma e condividi. Fai sapere che questa ingiustizia esiste.

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Salvatore MarePromotore della petizioneMarittimo di professione.

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Un paradosso inaccettabile

Dal 1° gennaio 2024, la Legge di Bilancio (L. 213/2023) ha stabilito qualcosa di difficile da credere: un marittimo malato riceve meno di un marittimo disoccupato.

La legge prevede un'indennità di malattia pari al 60% della retribuzione, ma calcolata escludendo straordinari, indennità di navigazione e premi di imbarco, che rappresentano una parte sostanziale del reddito reale. Il risultato concreto: l'indennità effettiva può scendere a meno del 26% del reddito reale. La NASpI, quella riconosciuta a chi perde il lavoro, è calcolata sulla retribuzione piena ed è generalmente più alta. Chi si ammala viene quindi trattato peggio di chi viene licenziato. Nessuna logica economica, giuridica o umana riesce a spiegarlo.

Una discriminazione nei confronti di chi lavora in mare

Ogni altro lavoratore dipendente italiano, impiegato, operaio, tecnico, riceve l'indennità di malattia calcolata sull'intera retribuzione effettiva, componenti variabili incluse. I marittimi no. Eppure pagano gli stessi contributi, hanno le stesse famiglie, gli stessi mutui, le stesse bollette.

La differenza è che il loro lavora è lontano da casa, spesso per mesi, senza medico di base e senza farmacia. E se dopo cinque giorni di malattia non c’è guarigione, vengono sbarcati e perdono il contratto. Si trovano così colpiti da tre penalizzazioni: indennità ridotta a meno di un quarto dello stipendio reale, base di calcolo compressa, perdita automatica del posto.

Il rischio che nessuno vuole vedere

Questa situazione crea un deterrente concreto a dichiarare la propria malattia. Significa navi che solcano i mari con marinai che tacciono i sintomi per paura di perdere tutto. Ne va che non è solo una questione di giustizia: è una questione di sicurezza in mare.

Cosa chiediamo al Parlamento

Ripristinare l'indennità al 75% della retribuzione effettiva, incluse tutte le componenti variabili contrattualizzate
Riformare il calcolo INPS della RMGG perché rifletta il reddito reale
Garantire per legge che l'indennità di malattia non possa mai essere inferiore alla NASpI
Aprire un tavolo di confronto con lavoratori, armatori e INPS
Verificare la compatibilità della norma con la Costituzione e con la Convenzione internazionale MLC 2006
 
I marittimi italiani non chiedono privilegi. Chiedono di essere trattati come tutti gli altri lavoratori, e di non essere puniti per essersi ammalati.

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Salvatore MarePromotore della petizioneMarittimo di professione.

I decisori

Al Presidente del Senato della Repubblica
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Petizione creata in data 8 aprile 2026