Riformiamo il referendum abrogativo: che vincano i voti, non l’astensionismo.


Riformiamo il referendum abrogativo: che vincano i voti, non l’astensionismo.
Il problema
[Qui sotto il link alla petizione completa in PDF]
https://drive.google.com/file/d/17oflEfnauVysgvEhmnzj9xtTpUdMlq9g/view?usp=sharing
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Negli ultimi anni stiamo assistendo a un progressivo allontanamento dei cittadini dalla politica e dalle urne.
Le percentuali di partecipazione alle elezioni, ma soprattutto ai referendum abrogativi, sono in costante calo.
Questo non significa che le persone non abbiano opinioni o che non si interessino dei temi trattati: spesso, semplicemente, non credono più che partecipare serva davvero a qualcosa.
Il problema è che il sistema referendario attuale è costruito in modo da impedire il cambiamento.
In Italia, il referendum abrogativo è valido solo se vota almeno il 50% + 1 degli aventi diritto.
Ma negli ultimi anni questa soglia non viene più raggiunta quasi mai. E questo, di fatto, annulla la volontà di milioni di cittadini che invece sono andati a votare.
Il risultato è paradossale: vince l’astensionismo. Non vince il NO. Non vince il SÌ. Vince il non-voto.
È come se dicessimo che è meglio non scegliere, che è meglio restare fermi, che è meglio l’indifferenza alla democrazia.
Chi decide quando si fa il referendum?
Un altro problema serio è la discrezionalità di chi fissa la data del referendum.
Spesso le scelte politiche influenzano il momento, creando condizioni poco favorevoli per la partecipazione popolare o addirittura favorendo certi interessi, il che può influenzare pesantemente l'affluenza e quindi l'esito.
Per una vera democrazia, bisogna stabilire regole chiare e trasparenti su quando e come si svolgono i referendum, eliminando manovre che riducono la voce del cittadino.
Proponiamo che la data venga fissata direttamente da chi promuove il referendum, così da garantire equità, trasparenza e una partecipazione più consapevole.
Questa petizione nasce da una semplice idea: il voto deve contare sempre.
Chi va a votare, chi si informa, chi ci mette la faccia, non può essere ignorato solo perché altri decidono di non partecipare. L’astensionismo è un segnale, certo, ma non può essere trasformato in un’arma che annulla tutto il resto.
E soprattutto, non dobbiamo cadere nella trappola di darci la colpa tra noi cittadini.
Non è colpa delle persone che non vanno a votare. Spesso chi non partecipa è semplicemente deluso, sfiduciato, stanco di promesse tradite.
Continuare a colpevolizzare chi si astiene significa dividere la società, e farci litigare tra noi, mentre il vero problema resta lì, irrisolto: un sistema referendario obsoleto, che non rappresenta più la volontà collettiva.
Quello che chiediamo è semplice e concreto:
> Riformare il sistema referendario abrogativo, modificando il quorum con fasce differenziate che tengano conto sia dell’affluenza sia dei voti espressi, per valorizzare meglio la partecipazione.
In questo modo, SI e NO avranno lo stesso valore, e sarà la partecipazione attiva, non l’astensione, a decidere il futuro delle leggi.
È un passo fondamentale per ridare dignità alla partecipazione democratica, e soprattutto per non far sentire inutili milioni di cittadini che ancora ci credono.
Firma questa petizione se pensi che la democrazia debba basarsi sulle scelte, non sull’indifferenza.
Firma questa petizione se pensi che sia ora di ridare valore a ogni singolo voto.
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[Qui sotto il link alla petizione completa in PDF]
https://drive.google.com/file/d/17oflEfnauVysgvEhmnzj9xtTpUdMlq9g/view?usp=sharing
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Il problema
[Qui sotto il link alla petizione completa in PDF]
https://drive.google.com/file/d/17oflEfnauVysgvEhmnzj9xtTpUdMlq9g/view?usp=sharing
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Negli ultimi anni stiamo assistendo a un progressivo allontanamento dei cittadini dalla politica e dalle urne.
Le percentuali di partecipazione alle elezioni, ma soprattutto ai referendum abrogativi, sono in costante calo.
Questo non significa che le persone non abbiano opinioni o che non si interessino dei temi trattati: spesso, semplicemente, non credono più che partecipare serva davvero a qualcosa.
Il problema è che il sistema referendario attuale è costruito in modo da impedire il cambiamento.
In Italia, il referendum abrogativo è valido solo se vota almeno il 50% + 1 degli aventi diritto.
Ma negli ultimi anni questa soglia non viene più raggiunta quasi mai. E questo, di fatto, annulla la volontà di milioni di cittadini che invece sono andati a votare.
Il risultato è paradossale: vince l’astensionismo. Non vince il NO. Non vince il SÌ. Vince il non-voto.
È come se dicessimo che è meglio non scegliere, che è meglio restare fermi, che è meglio l’indifferenza alla democrazia.
Chi decide quando si fa il referendum?
Un altro problema serio è la discrezionalità di chi fissa la data del referendum.
Spesso le scelte politiche influenzano il momento, creando condizioni poco favorevoli per la partecipazione popolare o addirittura favorendo certi interessi, il che può influenzare pesantemente l'affluenza e quindi l'esito.
Per una vera democrazia, bisogna stabilire regole chiare e trasparenti su quando e come si svolgono i referendum, eliminando manovre che riducono la voce del cittadino.
Proponiamo che la data venga fissata direttamente da chi promuove il referendum, così da garantire equità, trasparenza e una partecipazione più consapevole.
Questa petizione nasce da una semplice idea: il voto deve contare sempre.
Chi va a votare, chi si informa, chi ci mette la faccia, non può essere ignorato solo perché altri decidono di non partecipare. L’astensionismo è un segnale, certo, ma non può essere trasformato in un’arma che annulla tutto il resto.
E soprattutto, non dobbiamo cadere nella trappola di darci la colpa tra noi cittadini.
Non è colpa delle persone che non vanno a votare. Spesso chi non partecipa è semplicemente deluso, sfiduciato, stanco di promesse tradite.
Continuare a colpevolizzare chi si astiene significa dividere la società, e farci litigare tra noi, mentre il vero problema resta lì, irrisolto: un sistema referendario obsoleto, che non rappresenta più la volontà collettiva.
Quello che chiediamo è semplice e concreto:
> Riformare il sistema referendario abrogativo, modificando il quorum con fasce differenziate che tengano conto sia dell’affluenza sia dei voti espressi, per valorizzare meglio la partecipazione.
In questo modo, SI e NO avranno lo stesso valore, e sarà la partecipazione attiva, non l’astensione, a decidere il futuro delle leggi.
È un passo fondamentale per ridare dignità alla partecipazione democratica, e soprattutto per non far sentire inutili milioni di cittadini che ancora ci credono.
Firma questa petizione se pensi che la democrazia debba basarsi sulle scelte, non sull’indifferenza.
Firma questa petizione se pensi che sia ora di ridare valore a ogni singolo voto.
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Petizione creata in data 11 giugno 2025

