Riduzione della quota di riserva per il Servizio Civile Universale nei concorsi


Riduzione della quota di riserva per il Servizio Civile Universale nei concorsi
Il problema
I docenti precari si trovano nuovamente ad affrontare l’ansia per le convocazioni, che, da quando è entrato in campo l’algoritmo diventano sempre più stressanti. Quest’anno però, ad aumentare il malcontento, anche l’assurda riserva del 15% destinata a chi, dal 2018, ha svolto senza demerito il Servizio Civile Universale. Ragazzi ovviamente giovani che hanno potuto, in questo modo, passare davanti a tantissimi precari storici con punteggi molto alti e che si ritrovano ora, dopo dieci anni di precariato, a dover nuovamente ricominciare con le supplenze brevi. Si tratta di una fascia di precari che in molti casi ha già famiglia, e tra loro anche padri e madri che dopo anni in cui erano riusciti, nonostante il lavoro precario, a trovare una qualche minima continuità, dovranno ora sperare di lavorare attraverso le chiamate da graduatorie di istituto, i cui stipendi, come sappiamo, vengono spesso erogati con mesi di ritardo.
Troviamo l’introduzione di questa riserva totalmente assurda, soprattutto se la si guarda in relazione all’altra importantissima riserva per chi è tutelato dalla legge 68/99, le cosiddette categorie protette. La loro riserva nasce in virtù di una legittima tutela verso persone che potrebbero incontrare difficoltà nel mondo del lavoro a causa della propria condizione, ci chiediamo quindi quale sia la logica che attribuisce un 15% di posti a chi, sicuramente lodevole per il servizio prestato, ha avuto l'opportunità di partecipare al Servizio Civile Universale in virtù della propria età. Come accade da anni nelle graduatorie del personale ATA, per chi ha svolto il Servizio Civile, viene riconosciuta un’annualità come servizio aspecifico e così potrebbe essere in tutti i concorsi pubblici o si potrebbe in aggiunta segnalare il Servizio Civile Universale come preferenza a parità di punteggio, questo per poter effettivamente valorizzare un servizio svolto in favore della comunità come viene fatto per altri titoli parimenti lodevoli. Diventa anche particolarmente delicata la questione, perché chi invece ha svolto tale servizio prima del 2018 viene tagliato fuori pur avendo a tutti gli effetti prestato un servizio alla comunità.
Qual è il criterio che ha portato a questa scelta? Si parla di merito, perché non riconoscere allora il merito a tutti quei precari che per anni hanno mandato avanti le nostre scuole nonostante tutto? E poi, non ci sarebbero categorie di persone che andrebbero tutelate in maniera prioritaria? Come si pensa di poter risolvere il meccanismo che ha innescato questa riserva all’interno delle GPS, lasciando a casa docenti precari storici, nonché madri e padri di famiglia che ora, dopo anni di lavoro, si trovano disperati? I concorsi, per come sono banditi attualmente, non sono la soluzione, perché i posti sono pochi e viene richiesto, una volta vinto, l’esborso esorbitante di denaro per poter poi accedere ai corsi abilitanti.
Crediamo che il sistema, così, non possa funzionare e il malcontento è papabile nell’aria più che in passato.
Chiediamo quindi al Dipartimento per le politiche giovanili e al Ministero per la Pubblica Amministrazione che venga modificata la legge n. 74/2023 e venga almeno ridotta al 5% la quota di riserva per il Servizio Civile Universale, in modo che sia maggiormente bilanciata rispetto a quella destinata a chi è tutelato dalla legge 68/99. Ricordiamo che la riserva dei posti è una TUTELA e non un PREMIO.
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Il problema
I docenti precari si trovano nuovamente ad affrontare l’ansia per le convocazioni, che, da quando è entrato in campo l’algoritmo diventano sempre più stressanti. Quest’anno però, ad aumentare il malcontento, anche l’assurda riserva del 15% destinata a chi, dal 2018, ha svolto senza demerito il Servizio Civile Universale. Ragazzi ovviamente giovani che hanno potuto, in questo modo, passare davanti a tantissimi precari storici con punteggi molto alti e che si ritrovano ora, dopo dieci anni di precariato, a dover nuovamente ricominciare con le supplenze brevi. Si tratta di una fascia di precari che in molti casi ha già famiglia, e tra loro anche padri e madri che dopo anni in cui erano riusciti, nonostante il lavoro precario, a trovare una qualche minima continuità, dovranno ora sperare di lavorare attraverso le chiamate da graduatorie di istituto, i cui stipendi, come sappiamo, vengono spesso erogati con mesi di ritardo.
Troviamo l’introduzione di questa riserva totalmente assurda, soprattutto se la si guarda in relazione all’altra importantissima riserva per chi è tutelato dalla legge 68/99, le cosiddette categorie protette. La loro riserva nasce in virtù di una legittima tutela verso persone che potrebbero incontrare difficoltà nel mondo del lavoro a causa della propria condizione, ci chiediamo quindi quale sia la logica che attribuisce un 15% di posti a chi, sicuramente lodevole per il servizio prestato, ha avuto l'opportunità di partecipare al Servizio Civile Universale in virtù della propria età. Come accade da anni nelle graduatorie del personale ATA, per chi ha svolto il Servizio Civile, viene riconosciuta un’annualità come servizio aspecifico e così potrebbe essere in tutti i concorsi pubblici o si potrebbe in aggiunta segnalare il Servizio Civile Universale come preferenza a parità di punteggio, questo per poter effettivamente valorizzare un servizio svolto in favore della comunità come viene fatto per altri titoli parimenti lodevoli. Diventa anche particolarmente delicata la questione, perché chi invece ha svolto tale servizio prima del 2018 viene tagliato fuori pur avendo a tutti gli effetti prestato un servizio alla comunità.
Qual è il criterio che ha portato a questa scelta? Si parla di merito, perché non riconoscere allora il merito a tutti quei precari che per anni hanno mandato avanti le nostre scuole nonostante tutto? E poi, non ci sarebbero categorie di persone che andrebbero tutelate in maniera prioritaria? Come si pensa di poter risolvere il meccanismo che ha innescato questa riserva all’interno delle GPS, lasciando a casa docenti precari storici, nonché madri e padri di famiglia che ora, dopo anni di lavoro, si trovano disperati? I concorsi, per come sono banditi attualmente, non sono la soluzione, perché i posti sono pochi e viene richiesto, una volta vinto, l’esborso esorbitante di denaro per poter poi accedere ai corsi abilitanti.
Crediamo che il sistema, così, non possa funzionare e il malcontento è papabile nell’aria più che in passato.
Chiediamo quindi al Dipartimento per le politiche giovanili e al Ministero per la Pubblica Amministrazione che venga modificata la legge n. 74/2023 e venga almeno ridotta al 5% la quota di riserva per il Servizio Civile Universale, in modo che sia maggiormente bilanciata rispetto a quella destinata a chi è tutelato dalla legge 68/99. Ricordiamo che la riserva dei posti è una TUTELA e non un PREMIO.
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Petizione creata in data 8 settembre 2024