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Parlamento Italiano
Governo Italiano

RIDUCIAMO LE TASSE SULLA BIRRA #salvalatuabirra

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L'ACCISA SULLA BIRRA È UNA TASSA CHE PAGHIAMO NOI OGNI VOLTA CHE BEVIAMO UNA BIRRA. IN PIZZERIA, A CASA, OVUNQUE.

CON GLI ULTIMI AUMENTI DELLE ACCISE SULLA BIRRA, UN SORSO SU DUE DELLA NOSTRA BIRRA SE LO BEVE IL FISCO.

Il 1° gennaio 2015 è entrato in vigore un nuovo aumento delle accise sulla birra, il terzo in soli 15 mesi.

Risultato: in poco più di un anno le accise sulla birra sono aumentate del 30%. E oggi, quando compriamo al supermercato una bottiglia di birra da 66cl - al prezzo di 1 euro - 45 centesimi sono di tasse. 

Insomma, oggi quasi un sorso su due della nostra birra se lo beve il Fisco!

È una situazione insostenibile. Per i 35 milioni di italiani che hanno il piacere di bersi una birra, per gli oltre 500 produttori italiani e per le 136.000 persone che lavorano con e nel settore della birra nel nostro Paese.

Una situazione che è ancora possibile cambiare, continuando a sostenere la nostra campagna e chiedendo al Governo e al Parlamento di ridurre la pressione fiscale sulla birra.

Ridurre le tasse sulla birra è giusto per tanti buoni motivi.

La birra è l’unica bevanda da pasto in Italia tassata con le accise, e i nuovi aumenti rendono ancora più iniqua questa discriminazione.

Le accise sulla birra in Italia sono tra le più alte in Europa: paghiamo quattro volte le tasse di spagnoli e tedeschi.

L’accisa è una tassa regressiva: gli ultimi aumenti fanno crescere il prezzo della birra e, con esso, anche il costo della serata in pizzeria, uno dei pochi piaceri che gli italiani possono ancora permettersi.

Con meno tasse il settore birrario può continuare a creare occupazione e opportunità imprenditoriali per i giovani. Negli ultimi 5 anni, ad esempio, sono nate 300 microaziende birrarie, ad opera perlopiù di under 35.

Con nuove tasse invece aumentano i prezzi, e l’inevitabile riduzione dei consumi di birra rischia di non portare alle casse dello Stato l’aumento di gettito atteso. È già successo in molti Paesi europei. 

È arrivato il momento che la politica e le Istituzioni riducano la pressione fiscale sulla birra e mettano in condizione i 500 produttori di birra italiani di realizzare il loro potenziale contribuendo a sostenere la ripresa dell’economia.

FAI SENTIRE LA TUA VOCE PER RIDURRE LE ACCISE SULLA BIRRA.

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Letter to
Parlamento Italiano
Governo Italiano
RIDUCIAMO LE TASSE SULLA BIRRA #salvalatuabirra

Il 1° gennaio è scattato un nuovo aumento delle accise sulla birra, il terzo in 15 mesi.
Così, in poco più di un anno, le accise sulla birra sono aumentate del 30% e oggi, quando compriamo al supermercato una bottiglia di birra da 66cl - al prezzo medio di 1 euro - circa 45 centesimi sono di tasse.
Insomma, quasi un sorso di birra su due se lo beve il Fisco.
A pagare sono soprattutto (ma non solo, come vedremo) i 35 milioni di italiani che bevono birra e le quasi 140.000 donne e uomini che lavorano nel settore e nell’indotto.
Aumentare ancora le tasse sulla birra è ingiusto e dannoso.
È ingiusto perché la birra è l’unica bevanda a bassa gradazione alcolica a pagare l’accisa nel nostro Paese e perché le accise sulla birra in Italia sono tra le più alte in Europa: i consumatori italiani pagano quattro volte le accise sulla birra rispetto a spagnoli e tedeschi. E nel nostro Paese non pagano le accise le bevande alcoliche che rappresentano il 65% dei consumi di alcol. Ad esempio, il vino in Italia non paga le accise. Oltre alla birra le pagano solo i vini liquorosi e aromatizzati, i liquori e i distillati.
Aumentare le accise sulla birra significa discriminare ancor di più una bevanda naturale, tra le meno alcoliche, accessibile a tutti. Una bevanda che fa parte delle abitudini alimentari di tanti italiani. Per di più è una tassa regressiva, che colpisce soprattutto le famiglie più deboli. Con gli ultimi aumenti delle accise sulla birra aumenterà infatti anche il costo di una serata in pizzeria, uno dei pochi piaceri che gli italiani possono ancora permettersi.
Ma soprattutto, aumentare le accise sulla birra danneggia tutti, non solo chi la birra la beve (che finisce con il pagarla di più) e le oltre 500 aziende italiane che la producono, tra grandi marchi e micro birrifici artigianali. Danneggia le 4.750 persone che lavorano direttamente nel settore birraio e le oltre 130.000 impiegate nell’indotto. E anche i tanti giovani che hanno trovato nella birra una opportunità imprenditoriale: negli ultimi 5 anni sono nate circa 300 micro aziende birrarie, con imprenditori nella maggior parte dei casi under 35.
Danneggia gli agricoltori italiani, perché le aziende birrarie acquistano le materie prime, come l’orzo, prevalentemente da coltivatori locali. E i gestori dei pubblici esercizi, oltre 200.000 imprese tra bar, ristoranti, alberghi, dove la birra è protagonista e rappresenta una importante voce di fatturato e reddito.
Infine, ed è paradossale, potrebbe danneggiare lo stesso Stato italiano, le cui entrate fiscali complessive derivanti dalla birra rischiano di risultare inferiori alle attese. Tasse elevate e conseguente aumento dei prezzi, infatti, possono indurre ad una contrazione dei consumi, specie nei ristoranti, bar, pub, con un solo parziale incremento degli acquisti nella GDO. E tali modifiche dei comportamenti di consumo, già verificatesi in occasione dei precedenti inasprimenti fiscali, comportano una marcata contrazione di tutte le imposte, quali IRES, IRAP, IVA, addizionali tributarie locali generate dalla filiera ho.re.ca.
Infine potrebbero peggiorare anche i nostri conti con l’estero, dato che con le accise aumentano le importazioni di birra dai Paesi con regimi fiscali assai più favorevoli del nostro.
Siamo consapevoli che il Paese ha urgente bisogno di tornare a crescere e che ci sono settori strategici, come l’istruzione e la cultura, che hanno bisogno di investimenti. Ma continuare a trovare le risorse economiche necessarie aumentando sempre le tasse non è giusto né efficace. Non sarebbe meglio tagliare la spesa pubblica improduttiva?
Gli ultimi aumenti delle accise sulla birra significano ulteriori tasse per i consumatori e rischiano di mettere in ginocchio un settore italiano (due terzi della birra consumata in Italia sono prodotti in Italia) che non può più essere penalizzato.
Aziende, piccole e grandi, sparse in tutta Italia, che creano valore e occupazione, soprattutto giovanile, esportano lo stile di vita italiano nel mondo, aiutano l’agricoltura e contribuiscono alla crescita e allo sviluppo di tanti pubblici esercizi e imprese della ristorazione. Aziende che non delocalizzano, che lavorano con una forte attenzione alla sostenibilità ambientale, che sono da anni impegnate a promuovere un consumo di qualità, moderato e pasto della birra e a sostenere e finanziare campagne informative per un consumo responsabile delle bevande alcoliche, dicendo “no all’alcol” nelle situazioni a rischio (prima di mettersi alla guida, durante la gravidanza, per i minorenni). Aziende che contribuiscono alle entrate dello Stato per oltre 4 miliardi di euro annui.
Gli ultimi aumenti delle accise sulla birra non risolvono i problemi del Paese e rischiano di portare danni a tanti italiani.
Chiediamo al Governo e al Parlamento Italiano di ridurre le tasse sulla birra, mantenendo l’impegno annunciato più volte dal Governo e dalle forze politiche di cominciare a diminuire la pressione fiscale.