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 ASSOCIAZIONE CLUB UDS:

PAGINA FB: CLUB UDS/SITO WEB:WWW.CLUBUDS.COM

Oggi ci ritroviamo ad affrontare una grave problematica che colpisce le famiglie nelle quali il coniuge o convivente presta servizio all’interno delle Forze Armate e di Polizia, quale il ricongiungimento familiare dei militari al coniuge impiegato nel settore privato.

Quello che stiamo per trattare, è un argomento ‘blindato’, al quale spesso e volentieri le istituzioni restano apparentemente indifferenti, un tabù che evidentemente si ha tutto l’interesse a non divulgare e che si ha l’impressione venga trattato come un problema ‘di serie b’, vissuto da pochi sfortunati. Si tratta invece di un disagio comune che riguarda molte famiglie militari di tutta l’Italia, da nord a sud, senza alcuna distinzione.

Ci preme coinvolgere l’opinione pubblica affinché venga sensibilizzato l’intero sistema, civile e militare. Ancora non esiste una legge e neppure una circolare che preveda il ricongiungimento familiare al coniuge che lavora a tempo indeterminato nel privato e per i titolari di un’attività commerciale, se non per i Carabinieri che ne usufruiscono da alcuni anni grazie ad una loro regola interna. La domanda è d’obbligo, come mai le restanti Forze Armate non prevedono questa opportunità?

Con la crisi che investe il nostro Paese, è impensabile per il familiare civile lasciare un posto di lavoro stabile, che consente di poter contare su uno stipendio fisso di vitale importanza per il sostentamento dell’intera famiglia, ottenuto dopo molti sacrifici e che è stato fondamentale per l’acquisto di una casa tanto desiderata (con tanto di mutuo concesso grazie a due buste paga e che altrimenti sarebbe stato impensabile ottenere!!).

Se si considera un militare di truppa dell’EI con un salario di 1300 euro mensili, non è materialmente possibile per un coniuge e convivente impiegato nel privato, pensare di lasciare tutto per raggiungere i propri affetti. Dopo anni e anni i militari continuano a fare i pendolari e a macinare chilometri e chilometri per raggiungere le città in cui le proprie famiglie risiedono, per poter trascorrere tempo prezioso con le loro mogli, i mariti, i compagni e i figli. Tutto questo senza considerare le missioni, i servizi, le esercitazioni, i campi, le navigazioni e tutti i loro doveri che li portano lontani da casa per settimane, mesi.

Da non sottovalutare poi la totale mancanza di ‘quotidianità’ e i relativi disagi che ne conseguono e che si ripercuotono non solo sui familiari e in particolar modo sui figli, ma anche sul militare stesso che presta servizio in una regione situata a chilometri di distanza, senza possibilità di ricongiungersi al nucleo familiare. A lungo andare risulta complicato non poter vivere giorno per giorno con i propri affetti, condividere le gioie e i dolori che la vita riserva stando l’uno accanto all’altra, uniti solo da un telefono o da un p.c.. Ne consegue che la serenità familiare viene messa a dura, durissima prova.

Come evidenziano le testimonianze raccolte tra le famiglie militari che vivono sulla loro pelle questa difficile situazione ‘’ancora più incredibile è dover fare i genitori part time vedendo crescere i propri figli in fotografia. Ogni volta tornare a casa è una tragedia, bisogna ricominciare da capo, far capire al proprio bambino che anche tu fai parte della famiglia perché a causa della distanza ti riconosce a stento, e appena se ne rende conto, vede il papà sulla soglia di casa con la valigia in mano, pronto a partire per l’ennesima volta, lasciando la propria moglie sola, che dovrà fare anche da padre e dividersi tra il suo lavoro, la casa e il figlio/a, aspettando e sperando che il proprio compagno, magari dopo un mese, possa venire a trovare la sua famiglia. Non ci sono parole per descrivere la sofferenza che si prova.’’.

Si parla in questo caso di famiglie militari che vivono il pendolarismo da minimo 10 anni.

“Questa situazione logora il cuore e l’anima, ogni giorno di più. Ci si aggrappa alla speranza che le cose possano cambiare, che ci venga riconosciuto il diritto di essere una famiglia, di vivere accanto ai nostri cari, sotto lo stesso tetto, che i militari possano usufruire del cosiddetto ‘benessere’, che invece i poteri forti non sembrano mettere al primo posto.  E’ arrivato il momento di dire basta, è giunta l’ora di rialzarci. Come prevede la Costituzione Italiana, tutti abbiamo diritto alla famiglia e a vedere crescere insieme i nostri figli, abbiamo il dovere di educarli, di essere dei buoni genitori, aiutarli nei momenti del bisogno, ad oggi questo per un ‘militare pendolare’ è praticamente impossibile. La scelta di amare un militare non dev’essere una condanna ma un ‘onore.”

 


Al momento è presente una pagina Facebook “CLUB UDS", ADERITE GRAZIE”     La Costituzione Italiana prevede il diritto alla famiglia, ma attualmente viene riconosciuto solo ai militari che sono sposati con un coniuge impiegato nella pubblica amministrazione. Dobbiamo essere considerati tutti di serie "A", nel 2013 ci si ritrova ad avere un posto fisso nel privato e ad essere discriminati, tenendo conto che questo tipo di trasferimento verrebbe richiesto solo dal personale delle forze armate che vive questo disagio e non comporterebbe quindi alcun onere finanziario nelle casse dello Stato.       In Parlamento è presente un disegno di legge ma nessuno ne parla e nessuno lo approva. Per questo ho deciso di lanciare questa petizione per chiedere al Presidente della Camera Laura Boldrini e al Ministro della Difesa Mario Mauro di operarsi affinché questo disegno di legge possa essere discusso in aula e approvato. Disegno di legge “ricongiungimento al coniuge lavoratore” presentato dal CLUB UDS.

Art. 1.

(Oggetto)

1. Le disposizioni della presente legge si applicano al personale delle Forze armate, al personale delle Forze di polizia ad ordinamento militare e civile, al personale del Corpo della Guardia di finanza e a quello del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

Art. 2.

(Ricongiungimento al coniuge lavoratore)

1. Al personale delle Forze armate, delle Forze di polizia ad ordinamento militare e civile, del Corpo della Guardia di finanza e a quello del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, che ha contratto matrimonio civile, è riconosciuto il diritto, previa presentazione di domanda, di risiedere nella città ove risiede il coniuge, secondo quanto è stabilito dall’articolo 3.

2. Di prestare servizio nella sede più vicina alla propria residenza e comunque la sede di servizio non potrà essere oltre i 90 Km. dalla residenza del dipendente che ne ha fatto richiesta.

3. Il limite dei 90 Km, potrà essere superato su richiesta del dipendente o su consenso dello stesso.

4. il personale di cui al comma 1 art. 2, con figli diversamente abili, riconosciuti tali ex legge 104/92 art. 21, ha precedenza di trasferimento nella sede più vicina alla residenza del nucleo famigliare.

Art. 3.

(Criteri per richiedere il ricongiungimento)

1. può richiedere il ricongiungimento tutto il personale di cui all’art. 1, avendo i seguenti requisiti:
di aver contratto regolare matrimonio civile;
di espletare da almeno 4 anni servizio fuori dalla regione in cui chiede il ricongiungimento e comunque che siano trascorsi almeno 3 anni dall’ultima assegnazione a domanda;
che il coniuge abbia un contratto di lavoro indeterminato da almeno 4 anni;
che il coniuge sia residente nella regione in cui si chiede il ricongiungimento da almeno 10 anni.

1. che il dipendente non abbia fruito di distacco e/o missione continuativa pari o superiore a 2 mesi nella regione in cui chiede il ricongiungimento.

2. se il dipendente rientra nel comma 2 dell’art. 3, il periodo previsto dal comma 1, 3° periodo dell’art. 3, decorre dal primo giorno del termine del distacco e/o missione.

Art. 4.

(Vacanze organiche)

1. nelle sedi, in cui verranno a crearsi le vacanze organiche, a causa dei trasferimenti per il ricongiungimento familiare, verrà assegnato personale che ne ha fatto richiesta, attingendo dalla graduatoria nazionale per i trasferimenti;

2. in mancanza di copertura da quanto previsto dal comma 1 dell’art. 4, verrà destinato personale neo assunto dal primo corso utile.

Art. 5.

(Oneri finanziari)

1. al personale delle Forze armate, al personale delle Forze di polizia ad ordinamento militare e civile, al personale del Corpo della Guardia di finanza e a quello del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, che beneficia della presente legge, non compete il congedo straordinario per trasferimento.

2. Ai sensi della presente legge, il ricongiungimento non comporta la corresponsione di alcuna indennità di trasferimento. Pertanto, dalla sua applicazione non derivano nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello stato.   Vogliamo tutela e impegno dello Stato nei confronti di chi è da sempre vostro servitore.   ABBIAMO UN BLOG : http://ricongiungimentofamiliare.blogspot.it/ INVITIAMO TUTTI A LASCIARE UN COMMENTO ANCHE SUL NOSTRO BLOG. SARà FONDAMENTALE PER VINCERE QUESTA BATTAGLIA. Il sito web www.clubuds.com GRAZIE A TUTTI

Letter to
Ministro della Difesa Roberta Pinotti
onorevole Domenico Rossi
www.clubuds.com
Oggi ci ritroviamo ad affrontare una grave problematica che colpisce le famiglie nelle quali il coniuge o convivente presta servizio all’interno delle Forze Armate e di Polizia, quale il ricongiungimento familiare dei militari al coniuge impiegato nel settore privato.
Quello che stiamo per trattare, è un argomento ‘blindato’, al quale spesso e volentieri le istituzioni restano apparentemente indifferenti, un tabù che evidentemente si ha tutto l’interesse a non divulgare e che si ha l’impressione venga trattato come un problema ‘di serie b’, vissuto da pochi sfortunati. Si tratta invece di un disagio comune che riguarda molte famiglie militari di tutta l’Italia, da nord a sud, senza alcuna distinzione.

Ci preme coinvolgere l’opinione pubblica affinché venga sensibilizzato l’intero sistema, civile e militare. Ancora non esiste una legge e neppure una circolare che preveda il ricongiungimento familiare al coniuge che lavora a tempo indeterminato nel privato e per i titolari di un’attività commerciale, se non per i Carabinieri che ne usufruiscono da alcuni anni grazie ad una loro regola interna. La domanda è d’obbligo, come mai le restanti Forze Armate non prevedono questa opportunità?

Con la crisi che investe il nostro Paese, è impensabile per il familiare civile lasciare un posto di lavoro stabile, che consente di poter contare su uno stipendio fisso di vitale importanza per il sostentamento dell’intera famiglia, ottenuto dopo molti sacrifici e che è stato fondamentale per l’acquisto di una casa tanto desiderata (con tanto di mutuo concesso grazie a due buste paga e che altrimenti sarebbe stato impensabile ottenere!!).

Se si considera un militare di truppa dell’EI con un salario di 1300 euro mensili, non è materialmente possibile per un coniuge e convivente impiegato nel privato, pensare di lasciare tutto per raggiungere i propri affetti. Dopo anni e anni i militari continuano a fare i pendolari e a macinare chilometri e chilometri per raggiungere le città in cui le proprie famiglie risiedono, per poter trascorrere tempo prezioso con le loro mogli, i mariti, i compagni e i figli. Tutto questo senza considerare le missioni, i servizi, le esercitazioni, i campi, le navigazioni e tutti i loro doveri che li portano lontani da casa per settimane, mesi.

Da non sottovalutare poi la totale mancanza di ‘quotidianità’ e i relativi disagi che ne conseguono e che si ripercuotono non solo sui familiari e in particolar modo sui figli, ma anche sul militare stesso che presta servizio in una regione situata a chilometri di distanza, senza possibilità di ricongiungersi al nucleo familiare. A lungo andare risulta complicato non poter vivere giorno per giorno con i propri affetti, condividere le gioie e i dolori che la vita riserva stando l’uno accanto all’altra, uniti solo da un telefono o da un p.c.. Ne consegue che la serenità familiare viene messa a dura, durissima prova.

Come evidenziano le testimonianze raccolte tra le famiglie militari che vivono sulla loro pelle questa difficile situazione ‘’ancora più incredibile è dover fare i genitori part time vedendo crescere i propri figli in fotografia. Ogni volta tornare a casa è una tragedia, bisogna ricominciare da capo, far capire al proprio bambino che anche tu fai parte della famiglia perché a causa della distanza ti riconosce a stento, e appena se ne rende conto, vede il papà sulla soglia di casa con la valigia in mano, pronto a partire per l’ennesima volta, lasciando la propria moglie sola, che dovrà fare anche da padre e dividersi tra il suo lavoro, la casa e il figlio/a, aspettando e sperando che il proprio compagno, magari dopo un mese, possa venire a trovare la sua famiglia. Non ci sono parole per descrivere la sofferenza che si prova.’’.

Si parla in questo caso di famiglie militari che vivono il pendolarismo da minimo 10 anni.

“Questa situazione logora il cuore e l’anima, ogni giorno di più. Ci si aggrappa alla speranza che le cose possano cambiare, che ci venga riconosciuto il diritto di essere una famiglia, di vivere accanto ai nostri cari, sotto lo stesso tetto, che i militari possano usufruire del cosiddetto ‘benessere’, che invece i poteri forti non sembrano mettere al primo posto. E’ arrivato il momento di dire basta, è giunta l’ora di rialzarci. Come prevede la Costituzione Italiana, tutti abbiamo diritto alla famiglia e a vedere crescere insieme i nostri figli, abbiamo il dovere di educarli, di essere dei buoni genitori, aiutarli nei momenti del bisogno, ad oggi questo per un ‘militare pendolare’ è praticamente impossibile. La scelta di amare un militare non dev’essere una condanna ma un ‘onore.”


Al momento è presente una pagina Facebook “ricongiungimento familiare FF.AA per tutti”

La Costituzione Italiana prevede il diritto alla famiglia, ma attualmente viene riconosciuto solo ai militari che sono sposati con un coniuge impiegato nella pubblica amministrazione. Dobbiamo essere considerati tutti di serie "A", nel 2013 ci si ritrova ad avere un posto fisso nel privato e ad essere discriminati, tenendo conto che questo tipo di trasferimento verrebbe richiesto solo dal personale delle forze armate che vive questo disagio e non comporterebbe quindi alcun onere finanziario nelle casse dello Stato.



In Parlamento è presente un disegno di legge ma nessuno ne parla e nessuno lo approva. Per questo ho deciso di lanciare questa petizione per chiedere al Presidente della Camera Laura Boldrini e al Ministro della Difesa Mario Mauro di operarsi affinché questo disegno di legge possa essere discusso in aula e approvato.

Vogliamo tutela e impegno dello Stato nei confronti di chi è da sempre vostro servitore.

ABBIAMO UN BLOG : http://ricongiungimentofamiliare.blogspot.it/ INVITIAMO TUTTI A LASCIARE UN COMMENTO ANCHE SUL NOSTRO BLOG. SARà FONDAMENTALE PER VINCERE QUESTA BATTAGLIA. GRAZIE A TUTTI